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METASTASI
OSSEE
appunti
del dott.
Claudio Italiano
.
Le
metastasi ossee sono più frequenti dei tumori ossei primitivi. In
generale, i tumori si diffondono al tessuto osseo per via ematogena, ma
si può osservare anche un'invasione per contiguità da masse
originatesi dai tessuti molli adiacenti. In ordine di frequenza
decrescente, i segmenti ossei più coinvolti sono le vertebre, il
femore prossimale, il bacino, le coste, lo sterno, l'omero prossimale e
il cranio. Le metastasi che originano dai carcinomi della prostata,
della mammella e del polmone costituiscono l'80% di tutte le metastasi
ossee.
II
tessuto osseo costituisce una sede frequente di metastasi a partenza
da diversi tumori:
·
Carcinoma
della mammella
·
Carcinoma
del polmone
·
Carcinoma
del rene
·
Cancro
della vescica
·
Carcinoma
della tiroide
·
linfomi
e dai sarcomi.
·
Plasmocitoma
(le localizzazioni ossee sono presenti nel 70-95%)
.
Le metastasi ossee
possono essere asintomatiche o possono provocare dolore, tumefazione,
una sintomatologia riferibile a intrappolamento di una radice nervosa
del midollo spinale, una frattura patologica o una mieloftisi (sostituzione
del midollo). In caso di estesa distruzione ossea si possono osservare
anche sintomi riferibili a ipercalcemia.
Sintomatologia
Il
dolore
.
Il
dolore acuto e cronico, specie notturno, rappresenta un problema
importante nella sanità pubblica, può insorgere a seguito di fratture
improvvise e patologiche, anche per traumi banali. Le fratture
patologiche, causando un dolore di grado severo e una prolungata
immobilità, rappresentano una complicanza seria nelle metastasi ossee.
Le fratture delle ossa lunghe sono quelle che portano a serie
conseguenze e si verificano nel 10% circa dei pazienti con metastasi
ossee. Una frattura patologica di un osso lungo (più frequentemente
femore) provoca un dolore di grado severo, necessita l'ospedalizzazione
e l'immobilizzazione del paziente e un immediato trattamento, quando è
possibile, chirurgico.
Visti
la prevalenza nella popolazione e gli effetti sul paziente stesso e
sulla collettività, con sostanziale perdita nella produttività.
Inoltre è il sintomo più comune per cui le persone si rivolgono al
medico. La prevalenza del dolore neoplastico è del 55% in pazienti
ambulatoriali e il 46% di questi presenta dolore per inadeguata
terapia analgesica. Il dolore delle metastasi ossee rappresenta circa la
metà dei casi con dolore neoplastico ed è il sintomo più frequente
nelle metastasi ossee. Altro problema è dato dalla compressione
midollare, dovuta alla pressione meccanica esercitata da masse tumorali
che, in base alla loro ubicazione, sono classificate come extra o
epidurali e intradurali. Il midollo più colpito è quello dorsale,
seguito dal lombare e dal cervicale. I tumori che sviluppano
compressioni midollari sono, in ordine decrescente di frequenza, quelli
della mammella, del polmone, della prostata, il linfoma e del rene.
A
seguito di compressione midollare compaiono altri segni tipici della
mielopatia, quali deficit sensitivi (parestesia), disturbi motori
(dall'astenia alla paraplegia, alla tetraplegia) e alterazioni del
sistema nervoso autonomo (ritenzione urinaria, stipsi, impotenza).
Altro
segno di laboratorio, abbastanza raro, è l’ipercalcemia,
un’emergenza metabolica di solito associata a tumore, potenzialmente
fatale. Le neoplasie più frequentemente associate a ipercalcemia sono
il carcinoma del polmone, della mammella, il mieloma, le neoplasie del
distretto cervico-facciale, del rene e della prostata.
Gli
effetti sistemici, tra cui il decadimento generale, la diminuzione delle
attività e la mobilità, che compaiono spesso nei pazienti con
metastasi ossee, non fanno altro che peggiorare le altre complicanze tra
cui l'ipercalcemia, e possono provocare atelectasie polmonari con
processi infettivi, tromboembolie, coagulazione intravascolare
disseminata, ulcere cutanee, con conseguente peggioramento del
Performance Status e diminuzione delle possibilità terapeutiche. Tutti
questi fattori sono alla
base della prognosi infausta di questi pazienti.
Gestione
del paziente con metastasi ossee
Le
metastasi ossee sono la causa maggiore di morbilità nei pazienti con
cancro. Le complicanze principali sono il dolore, fratture patologiche,
compressione midollare, ipercalcemia e soppressione midollare.
L'insieme
di questi problemi è responsabile dell'alto tasso di ospedalizzazione
di questi pazienti con tutte le conseguenze socio-economiche che possono
derivare. Per questo è utile selezionare i pazienti a rischio, e
trattarli immediatamente per prevenire queste complicanze e di
conseguenza abbattere l'alta morbilità.
Questo
implica la partecipazione di vari specialisti nella gestione del
paziente con metastasi ossee: l'Oncologo medico, il radioterapista,
l'ortopedico, il palliativista, il riabilitatore ed altri.
Purtroppo
fino ad oggi la gestione di questi pazienti è frammentaria e spesso il
paziente deve recarsi da vari specialisti in momenti e tempi diversi con
lunghe liste di attesa e grandi disagi psicofisici.
Il
trattamento non è semplice e prevede:
-
-
Terapie mediche antiblastiche: chemioterapia, ormonoterapia
-
-
Bioterapie
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Radioterapia
-
-
Terapia radiometabolica
-
-
Altre terapie mediche: bisfosfonati,
farmaci analgesici
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-
Chirurgia ortopedica
-
-
Riabilitazione
Tutto
questo rende più che mai necessario il ricorso ad un approccio
multidisciplinare che implica la partecipazione (coordinata dallo
specialista oncologo che ha in cura il paziente) dei vari specialisti
coinvolti ed a tutti andrebbe richiesta la massima disponibilità al
confronto, allo scambio delle opinioni e alla collaborazione reciproca.
Queste lesioni si associano frequentemente a
ipercalcemia e all'escrezione di peptidi contenenti idrossiprolina,
fattori indicativi di distruzione della matrice ossea. Quando prevale
l'attività osteoblastica, le lesioni possono essere messe bene in
evidenza con la scintigrafia ossea sistemica (molto sensibile alla
neoformazione ossea), mentre all'esame radiologico si può osservare un
aumento della densità ossea oppure osteosclerosi. Le lesioni
osteoblastiche si associano a elevati livelli in circolo di fosfatasi
alcalina che, quando è molto marcata, può determinare ipo-calcemia.
Sebbene alcuni tumori producano soprattutto lesioni osteolitiche (per
es., il cancro del rene) e altri determinino prevalentemente lesioni
osteoblastiche (per es., il carcinoma della prostata), la maggior
parte delle metastasi è di entrambi i tipi, con un decorso in cui la
prevalenza può essere dell'uno o dell'altro tipo. Nei pazienti anziani,
in particolare nelle donne, bisogna talvolta distinguere le lesioni
metastatiche dall'osteoporosi vertebrale. Nell'osteoporosi la corticale
è quasi sempre risparmiata, mentre viene regolarmente distrutta in caso
di metastasi ossee. Il trattamento delle metastasi ossee dipende dalla
neoplasia primitiva e dai sintomi. Alcuni tipi di metastasi ossee sono
suscettibili di trattamento (da linfomi
non Hodgkin e Hodgkin);
altre vengono trattate solo a scopo palliativo. La radioterapia locale
allevia il dolore osseo. Alcune neoplasie ormono-sensibili possono
essere trattate con antiormoni (antiandrogeni nel carcinoma della
prostata, antiestrogeni nel carcinoma della mammella). Lo stronzio 89,
un radioindicatore specifico con tropismo per il tessuto osseo,
localizzandosi selettivamente sulle metastasi può svolgere un certo
ruolo terapeutico. I bifosfonati vengono anche impiegati con successo,
specie nelle lesioni metastatiche da plasmocitoma.
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dei tumori
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