Il prof. Giuseppe Moscati, un medico, un santo...Il prof. Giuseppe Moscati.

Prof. Giuseppe Moscati, dell'Università di Napoli

Quando la professione del medico e l'essere santi si incontrano

...e siccome il mio sito è un pò strano, ma per non questo non piace alla gente,  vi narrerò la bella storia di un collega, di un medico santo, appunto il prof. Giuseppe Moscati, più volte apparso in sogno ai malati terminali i quali improvvisamente hanno trovato nella Sua intercessione la cura miracolosa ai loro mali.  Mi scuso per le pubblicità che servono come beneficienza per una persona che non lavora, perciò scusatemi se spezzano il tono serio e rispettoso di queste mie righe rivolte al grande Moscati, ma lui che come me tribolava per tirare avanti e, come me, spesso non si faceva pagare, nel marasma dei tagli vergognosi di questa sanità che colpisce i giovani medici che cercano di lavorare, mi capirà!

Dovete sapere che il collega Moscati è un santo dei nostri giorni; infatti nasce a Benevento il 25 Luglio 1880. A 23 anni, dopo una brillante laurea, inizia la faticosa carriera del medico e di apostolo della fede, unendo la scienza profonda ad una fede operosa di chi capisce che al di là delle formule biochimiche esiste un Logos operante.... E come fanno alcuni medici, vedi quelli "Senza Frontiere", non chiede compenso a chi ha veramente bisogno di assistenza e li aiuta, addirittura, a spese sue, senza farsi accorgere, mettendo banconote tra i fogli delle ricette!

La sua giornata è densa di preoccupazioni e di affanni, ma Giuseppe ha sempre sorrisi per chi impetra la sua opera professionale... però se lo spirito è forte, la carne è debole ed il collega santo muore ad appena 47 anni, il 12 Aprile 1927; quel giorno si era alzato di buon mattino, aveva fatto la Comunione ed era andato in ospedale, là dove lo attendevano una moltitudine di pazienti.... ma alle 15:00 si sente male e, così, senza agonia, si addormentò nel Signore....Con lui si manifestò appieno quella umanizzazione della medicina che, proprio negli anni in cui egli si trovò a operare, sembrava risentire invece di un'eccessiva scientificità, che comportava un certo distacco della figura del medico dal paziente, quasi come se, per affermare le proprie competenze professionali, basate sulla razionalità e sullo zelo scientifico delle nuove acquisizioni in campo medico, fosse più importante "risolvere la malattia" piuttosto che occuparsi del malato in sé. Moscati, invece, anticipò con il suo comportamento quello che è oggi considerata nell'esercizio della medicina la condizione necessaria ed essenziale per occuparsi del malato, inteso non più come semplice portatore di una malattia da guarire, ma come persona che soffre e a cui bisogna perciò riconoscere pari dignità nella sua sfera fisica e in quella emotiva spirituale, con una presa in carico totale dei suoi bisogni.

Il prof. Giuseppe Moscati benchè fosse morto e sepolto, tuttavia fa parlare ancora di sè: il ricordo delle sue opere, infatti,  continua a diffondersi tra la sua gente, e chi prega sulla sua tomba, ottiene per Sua intercessione i Miracoli Divini della guarigione del corpo.  Si dice, infatti, ma questo è un fatto reale e documentato, che un ragazzo affetto da un

male incurabile  giacesse ormai in fin di vita sul lettino dell'Ospedale del Policlinico di Napoli, quand'ecco di sera, mentre tutti riposavano (si fa per dire!), gli appare un medico vestito con un camice lungo fino ai piedi, una vecchia campanella bianca, con occhialetti rotondi e baffetti, capelli in ordine e brizzolati, proprio come nella nostra immagine...il medico gli si avvicina, trascinando un vecchio carrello di legno per le terapie.... apre una fiala di un farmaco portentoso e gliela pratica in vena, accarezza il paziente e scompare.... L'indomani il ragazzo, miracolosamente non presenta più lesioni; le lastre, la TAC, gli accertamenti di laboratorio sono come per incanto completamente nella norma...ma stavolta non sono stati scambiati gli accertamenti! I medici non riescono a capire, ma il giovanotto spiega che la notte precedente un medico di turno, di notte, gli ha praticato la terapia e che, probabilmente, questa è stata la ragione di una guarigione così repentina! Anzi, per meglio dire, descrive quel medico anziano e col sorriso bonario sulle labbra che gli aveva fatto pure una carezza!

Non è possibile! I medici non si danno pace: la descrizione corrisponde a quella del compianto e defunto prof. Giuseppe Moscati, morto per lo meno 30 anni prima!!

Dagli scritti del prof. Giuseppe Moscati.La notizia fa il giro del mondo ed arriva alle persone giuste: i fatti vengono confermati e così il collega il 25 Ottobre 1987 viene proclamato Santo da S.S. Giovanni Paolo II.  E noi che restiamo esterrefatti vorremo somigliare  a questo nostro Grande Collega che per tutti dovrebbe essere esempio di Scienza, di Fede e di Bontà.

Preghiera dell'ammalato

O Signore, la malattia ha bussato alla porta della mia vita, mi ha sradicato dal mio lavoro e mi ha trapiantato in un altro mondo, il mondo dei malati. Un'esperienza dura, o Signore, una realtà difficile da accettare. Eppure, Signore, ti ringrazio per quanto ho imparato e sto imparando da questa malattia; ho toccato con mano la fragilità e la precarietà della vita, mi sono liberato da tante illusioni. Ora guardo tutto con occhi diversi: quello che ho e che sono non mi appartiene, è un tuo dono; ho scoperto che cosa vuol dire: "dipendere", aver bisogno di tutto e di tutti, non poter fare nulla da solo: ho provato la solitudine, l'angoscia, lo smarrimento, ma anche l'affetto, l'amore, l'amicizia di tante persone. Signore Gesù, anche se mi è difficile ti dico: Sia fatta la tua volontà! Ti offro le mie sofferenze e le unisco alle tue. Aiuta i Medici, gli Infermieri, i Familiari e tutti quelli che, giorno e notte, si sacrificano per me. Dona a tutti un cuore grande, paziente, generoso. Sostienimi nelle sofferenze, dammi fiducia, pazienza, coraggio, e se vuoi, dona la guarigione a me e agli altri.

Noi di Gastroepato siamo dalla parte del collega S.Giuseppe Moscati.

di Claudio Italiano

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