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Nefropatia diabetica.
appunti del dott.
Claudio Italiano, diabetologo ospedaliero
Definizione
La nefropatia diabetica nella sua forma clinica
evidente è caratterizzata da proteinuria con emissione di > 300 mg/24
di proteine, riduzione del filtrato glomerulare ed ipertensione arteriosa.
La nefropatia o glomerulosclerosi diabetica
contribuisce all’insufficienza renale cronica avanzata nella misura del
15% circa dei soggetti per anno in Italia, mentre negli altri paesi nel
30% dei casi.
La prevalenza è del 20-30% nei pazienti con diabete
tipo 1 dopo 10-20 anni dall’esordio, mentre nel 10% circa dei casi nei
pazienti con diabete di tipo2.
Storia naturale.
La nefropatia diabetica clinicamente manifesta è
preceduta da una fase di nefropatia incipiente caratterizzata dalla
presenza di microalbuminuria, definita come escrezione di albumina
compresa tra 30 e 300 mg/24. I pazienti con diabete di tipo 1 con
microalbuminuria hanno una maggior frequenza di ipertensione arteriosa con
filtrato glomerulare ancora normale. Con la comparsa di proteinuria il
filtrato glomerulare inizia tuttavia a decadere con una velocità
variabile nei diversi pazienti, che può arrivare fino a 10-12 ml all’anno.
Tale lesione, cioè la nefropatia, microangiopatica, si associa quasi
sempre alla retinopatia, ma anche a cardiopatie, come la ipertrofia
ventricolare sinistra. La morbilità e la mortalità per cardiopatia
ischemica ed altre complicanze vascolari sono particolarmente elevate.
Diagnosi.
In tutti i pazienti alla diagnosi di diabete e per un
anno come screening occorre richiede un esame delle urine con ricerca
della proteinuria (va bene anche con Albustix). La dimostrazione di
proteinuria ha valore diagnostico per una nefropatia clinicamente
manifesta. Si dovrà allora procedere alla valutazione quantitativa della
proterinuria ed alla misurazione dei paremetri di funzionalità renale,
cioè alla creatininemia, alla clearance della creatinina, cioè alla
capacità che ha il rene di depurare l’organismo dalle scorie azotate,
espressione ciò di potenza e di salute del rene.
Se le proteine sono indosabili, allora è bene
richiedere un esame di finezza, che è la microalbuminuria; inoltre il
rapporto albumiona/creatinina in un campione a caso di urine, meglio al
mattino è un’altra indagine utile; oppure la ricerca dell’albuminuria
nelle 24 ore.
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Trattamento.
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Anche in questo caso, l’ottimale controllo dello
scompenso glicometabolico è alla base della cura della nefropatia
diabetica e può ridurre del 39% il rischio di sviluppare danno
glomerulare e dunque microalbuminuria; se viceversa si
"aggredisce" la malattia diabetica con insulinoterapia,
allora il successo sarà nel 54% dei casi. Secondo i dati dell’UKPDS,
uno studio sui pazienti diabetici che ha fatto la storia della
medicina, il controllo del diabete è alla base del successo nel
controllo della nefropatia.
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Controllo dell’ipertensione; si attua impiegando
dei farmaci come gli ace-inbitori; in genere si preferisce il
ramiprilato o, secondo lo studio on-target, il telmisartaN ; in
verità anche altri sartani hanno dimostrato un ottimo controllo della
proteinuria ed hanno attuato protezione nel glomerulo renale, per
esempio l’irbesartan, al dosaggio di 150 e 300 mg/die; più è
controllata la pressione e migliore è l’effetto protettivo sul
rene, vi è un consenso in questo caso circa gli obiettivi da
conseguire e, cioè, che il diabetico debba tenere la sua pressione
più bassa rispetto ad un soggetto non diabetico; i valori ideali sono
sicuramente < a 130 mmHg per la sistolica e < 85 mmHg per la
diastolica. Anzi un controllo severo della ipertensione è alla base
di successo per la prevenzione degli accidenti cerebrovascolari,
ictus, dell’ischemia
del miocardio ed, ovviamente, del danno sull’occhio e sul rene.
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Dieta, è consigliabile non eccedere sull’apporto
di proteine che devono essere di 0,8 g/die per kg peso, cioè per un
soggetto di 70 kg di peso 0,8 x 70= 56 g/die; in caso di riduzione del
filtrato si potrà ridurre ulteriormente a 0,6 g/kg die; oggi,
tuttavia, circa questi aspetti ci sono studi contrastanti.
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