Nevrosi fobica ed ossessiva

NEVROSI FOBICA

Caratterizzata da: A) comportamento «fobico»; B) personalità di base: astenico-anancastica. A) Comportamento fobico
Fobia: è la paura di una situazione o di un oggetto (animato o inanimato) di per se privo di qualunque valore intrinseco di pericolo reale. La fobia è un tipo di disturbo che si manifesta con paura costante, ricorrente e irragionevole nei confronti di un oggetto, una situazione, un animale, un evento ben specifico. Dal momento che la fobia si presenta all’interno di un contesto ben preciso, in genere, si è portati a pensare che sia meno invalidante di altri tipi di problematiche.Essendo un disturbo così peculiare e specifico, però, può capitare che a volte la persona riesca ad evitare totalmente, a tenere lontano dalla sua quotidianità l’oggetto fobico, fino a quando, non si presenta un’occasione, una situazione, un cambiamento nella vita stessa della persona che la evitamentoporta a dover “fare i conti” con l’oggetto della propria fobia.  Il comportamento fobico comprende pertanto 3 elementi:
1) l'oggetto (o la situazione fobica o meglio fobogena);
2) la paura non razionale del soggetto, e da questi criticata, di tale oggetto o situazione;
3) il comportamento di evitamento dell'oggetto o situazione per difendersi dalla suddetta paura (misura controfobica).
Le forme più frequenti a riscontrarsi nella pratica sono: la fobia degli spazi aperti (agorafobia): il soggetto non si allontana da un luogo ritenuto sicuro, ha difficoltà ad attraversare da solo la strada, non può rimanere solo in luoghi aperti; la fobia dei mezzi di trasporto (dromofobia); la fobia dei luoghi chiusi e di spazi angusti: folla, luoghi chiusi affollati, ascensori (claustrofobia); la fobia delle altezze (acrofobia); fobia di avvicinare malati per timore di contagio (nosofobia); fobia della morte con conseguente comportamento di evitamento di oggetti, luoghi, situazioni collegati in qualche maniera alla morte (tanatofobia).

 

L'evitamento è una difesa psichica volta ad allontanare l'individuo da uno stimolo ansiogeno attraverso il semplice meccanismo del non fronteggiare tale stimolo. La conseguenza è un aumento della percezione di pericolosità dello stimolo evitato. Questo tipo di difesa è, per la psicologia cognitiva, alla base delle fobie e del mantenimento di credenze disfunzionali (convinzioni di pericolosità di oggetti o eventi). Quanto più un individuo evita di esporsi ad oggetti o situazioni che gli provocano paura, tanto più sarà confermata in lui la credenza che tale oggetto o situazione siano realmente pericolose. Tecniche di esposizione (esporre gradualmente in maniera consapevole l'individuo allo stimolo temuto) permettono di diminuire sensibilmente la credenza di pericolosità dell'oggetto temuto.

Interpretazione psicodinamica.

Alla base della nevrosi fobica esiste una angoscia conflittuale che comporta un sentimento doloroso ed insopportabile di minaccia inter. che deriva dalla lotta tra elementi pulsionali (pensieri, desideri) incompatibili con il sistema di valori del soggetto e le difese che l'Io mette in atto per mantenere represse tali pulsioni. Trasferendo il significato minaccioso su un dato esterno al soggetto (cioè con la formazione di una fobia) l'Io realizza il «vantaggio» di spostare dall'interno all'esterno la fonte dell'angoscia e di trasformarla nella paura, sia pure irrazionale, di una cosa concreta dalla quale si può difendere attivamente evitandola. È da notare che in questa «scelta» dell'oggetto fobico traspare spesso la qualità del conflitto interiore: cioè la fobia ha un valore simbolico.

Forme fobico-ossessive

Sono caratterizzate dal fatto che il comportamento evitante di oggetti o situazioni assume l'aspetto di coazioni di evitamento per timore che possa insorgere un'idea o un desiderio o un impulso di tipo ossessivo quasi sempre con il valore di aggressività nei confronti degli altri e di se stessi (es.: fobia ossessiva delle armi, dei coltelli e di oggetti dotati in genere di intrinseca capacità lesiva). Gli autori francesi danno a questo genere di fobie la denominazione di fobia fidi pulsione» per distinguerle dalle fobie «di situazione» tipiche della nevrosi fobica.
B) Personalità di base
Accanto ai caratteri tipici della personalità astenica i soggetti fobici presentano elementi caratteriali della «personalità anancastica»: tendenza al dubbio, al controllo e alla iterazione perseveratoria.
Diagnosi differenziale

La sindrome fobica è talmente caratteristica che la diagnosi differenziale non offre particolmente problemi. Fanno eccezioni alcune fobìe bizzarre di schizofrenici che possono nascondere sentimenti di influenzamento o rappresentano l'esito pseudo-nevrotico di deliri.
 

 

NEVROSI OSSESSIVA

È caratterizzata da: 1) sintomi ossessivi (ossessione); 2) comportamento coattivo di controllo del sintomo ossessivo; 3) personalità di base («psicastenica»).
1) Ossessione (sintomo ossessivo): è l'improvvisa comparsa nel campo di coscienza di un contenuto (idea, sentimento, rappresentazione) di valore e significato in genere sgradevole o in contrasto con la personalità del soggetto, al di fuori della volontà del soggetto stesso e che questi sperimenta come estraneo al corso normale del suo pensiero. Tale contenuto ossessivo si afferma e si impone ricomparendo iterativamente nonostante gli sforzi del soggetto di liberarsene, fino a produrre una coercizione inter., un vero e proprio parassitismo psichico.
2) L'esperienza di imposizione e di coercizione interattiva e la qualità negativa dell'«ossessione» provocano una reazione affettiva del soggetto, che può andare dal disagio e dal fastidio fino a gravi condizioni di ansia con notevole sofferenza morale. Da questa situazione insopportabile procede una elaborazione difensiva che si concretizza in un comportamento di controllo di apparenza e sapore ritualistico. Tale cerimoniale diviene ben presto rigido, eseguito in una maniera scrupolosissima. Può giungere a dominare completamente l'ideazione e la vita intera del soggetto. Frequente a riscontrarsi nella pratica sono: cerimoniali di lavaggio minuziosi e lunghissimi per l'idea ossessiva dello sporco o del contagio; cerimoniali di ripetizione di gesti e/o frasi a scopo propiziatorio, tipo formule cabalistiche per combattere idee ossessive, oscene e blasfeme. La s. ossessiva è la più grave tra le sindromi nevrotiche e la più resistente e ribelle alle terapie. Non sono infrequenti nel suo lungo decorso delle fasi intercorrenti dì tipo depressivo.
3) Personalità di base: psicastenica (ossessivo-anancastica)
Psicastenia è un termine introdotto in psichiatria da Janet il quale con esso voleva intendere la presenza in determinati soggetti di un abbassamento del tono e del livello delle funzioni cerebrali sup. A causa di tale «astenia psichica» i soggetti hanno caratteristiche particolarmente:
a) «lentezza» nelle manifestazioni ideative e motorie;
b) tendenza al dubbio dovuta all'incertezza e ambivalenza affettive davanti a situazioni di scelta tra due alternative;
c) tendenza alla elaborazione psichica, alla ruminazione inter. e al controllo di atti e pensieri;
d) tendenza razionalizzatrice fatta con meticolosità, pignoleria; per fezionismo spiccati (tendenza perseveratoria);
e) attività rigida e controllata con un moralismo stretto e ortodosso che regola la propria esistenza.
Interpretazione psicodinamica. I tratti caratteriali dell'ossessivo vanno intesi come formazioni reattive (modelli difensivi) contro l'ansia. Essi controllerebbero impulsi inaccettabili di natura sessuale ed aggressiva. I sintomi ossessivi si manifestano quando vengono a cade re le difese caratteriali in seguito a varie cause (aumenti delle pulsioni istintive, traumi emotivi). Il meccanismo psicodinamico di difesa invocato nella patogenesi del s. ossessivo è fondamentalmente lo spostamento (cioè la causa emotiva viene spostata dall'oggetto rimosso su uno di verso) e vari altri meccanismi come l'isolamento e la simbolizzazione.
Diagnosi differenziale: 1) con le cosiddette «ossessioni fredde» delle forme pseudonevrotiche della schizofrenia; 2) sindromi ossessive che compaiono come aspetti patoplastici di personalità in caso di depressioni reattive o più spesso endogene.

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