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OBESITA’ E SQUILIBRI ORMONALI.
da appunti del dott.
Claudio Italiano
cfr su questo
sitoweb:
La Diabesità ed i diritti del diabetico
L'organo rappresentato dal tessuto adiposo e
la sua patologia
Plicometria per valutare lo stato di
nutrizione.
La Chirurgia Metabolica per dimagrire e per
la cura del diabete
L'obesità
Fame e sazietà.
Regolazione dell'uptake del cibo.
Sindrome metabolica
La pancia ed i fianchi= rischio infarto ed
ictus!!
Quali farmaci sono giusti per dimagrire.
La pancia gonfia
L'obesita' ed i rischi connessi a tale
condizione
Obesity Day 10 ottobre: la dieta giusta!!
Obesità ed ovaio policistico
oppure cfr obesità
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E' a tutti noto il luogo comune che vuole che un
soggetto obeso abbia una malattie delle "ghiandole", cioè
un disturbo endocrinologico. Ma vediamo se
questa affermazione è vera, come e perchè. Inoltre vi rimandiamo ai
links correlati a partire dalla "sindrome metabolica e l'adiposopatia
diabesita
per approfondire il tema
L’obesità
si associa a disordini endocrini, coinvolgendo sia ormoni peptidici, sia
ormoni steroidi. La causa di tali alterazioni va cercata in momenti
eziopatogenetici secondari all’obesità stessa, per cui si
instaurerebbero delle modificazioni delle costellazioni ormonali in
relazione al grasso corporeo e regrediscono con il dimagrimento. Le
principali alterazioni endocrinologiche sono:
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Iperinsulinismo ed insulinoresistenza
Incremento del cortisolo (l’aumento della massa
addominale pare una condizione simil-sushingoide); ciò dipende da un’aumentato
metabolismo, con incremento della corticosoluria ma anche da aumento della
stimolazione della corteccia del surrene da parte dell’ACTH; pare
accertato che la risposta al cortisolo è maggiore nei soggetti con
incremento del rapporto vita/fianchi (vedi obesità su questo sito). È
verosimile perciò che nell’obesità addominale sia presee nte un’ipersensibilità
e un’iperresponsività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene regolato
dal fine controllo dei recettori glucocorticoidi nel sistema nervoso
centrale.
A ciò si associa nelle donne con obesità addominale un aumento
degli androgeni, espressione di un ipersurrenalismo, con irsutismo e
peluria. Non solo nell’obesità addominale, ma anche nel diabete
tipo 2 con insulino-resistenza è stata
dimostrata un’elevata concentrazione diurna di cortisolo ed ACTH, e di
ß-endorfina e una alterata capacità soppressiva del desametasone. Nel
diabete tipo 2 dell’uomo è difficile interpretare il possibile ruolo
dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene nella patogenesi delle alterazioni
metaboliche proprie del diabete anche perché la stessa iperglicemia e lo
scompenso metabolico del diabete possono indurre alterazioni
neuroendocrine e della risposta del cortisolo agli stimoli. D’altra
parte è comprovato come il cortisolo induca insulino-resistenza mediante
l’inibizione del trasporto del glucosio, dell’attività della glicogeno-sintasi
muscolare, di molte tappe recettoriali e postrecettoriali del segnale insulinico e infine mediante stimolazione
della lipolisi del tessuto adiposo e quindi della
concentrazione plasmatica di FFA.
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Aumento delle catecolamine.
L’attività simpatica è aumentata
nell’obesità per un aumentato tono simpatico di base. L’iperinsulinemia
basale e postprandiale che accompagna l’obesità
è un fattore di stimolo dell’attività simpatica. In realtà l’effetto
potenziante dell’insulina postprandiale viene meno nell’obesità dal
momento che la risposta adattativa del sistema nervoso simpatico sembra
essere già massimale nel soggetto obeso e non è ulteriormente
modificabile. L’escrezione urinaria di noradrenalina nelle 24 ore è
correlata al grado di obesità, alla distribuzione centrale del tessuto
adiposo e all’iperinsulinemia che accompagna l’obesità. Inoltre
nell’obesità si avrà aumento della pressione
arteriosa con rischio di aritmie
ed infarto
del miocardio, specie se il soggetto è dislipidemico
e fuma. Per quanto riguarda la funzione della midollare surrenalica nell’obesità,
dalla letteratura scaturisce che esiste una ridotta secrezione di
adrenalina. Esiste ancora una ridotta attività della midollare del
surrene con iperestrogenismo: da qui l’obesità con ginecomastia.
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Testosterone.
Nell’uomo obeso
i livelli totali di testosterone risultano ridotti.
In numerosi studi anche le concentrazioni di testosterone libero attivo e
di sex-hormone - binding - g o b u l i n (SHBG) come pure di ormone
follicolostimolante (FSH) sono ridotti col risultato di un quadro di
ipogonadismo. Anche il deidroepiandrosterone solfato (DHEA-S) risulta
essere ridotto in maniera proporzionale alla distribuzione centrale del
grasso addominale e con i livelli di insulina; essendo questa condizione
correlata con la mortalità cardiovascolare. Inoltre da studi recenti
sembra che i livelli di testosterone siano correlabili con la resistenza
insulinica, tant’è che il soggetto che è affetto da ipogonadismo, se
effettua trattamento sotitutivo con ormoni gonadici, vede migliorare la
sua glicemia e la resistenza insulinica periferica dopo 9 mesi di
trattamento. A dosi elevate, però, la somministrazione di testosterone o
di anabolizzanti induce al contrario un peggioramento della sensibilità
all’insulina e della tolleranza al glucosio (vedi culturisti!). Un
trattamento cronico con androgeni può indurre una specifica riduzione,
anche se limitata, del grasso viscerale senza interferenze sul grasso
delle altre regioni e in particolare sul grasso sottocutaneo. Dopo
trattamento con testosterone si assiste ad una riduzione del grasso
viscerale, dell’utilizzazione dei lipidi, del turnover dei trigliceridi
e dell’attività della lipoproteinlipasi, mentre
la lipolisi risulta essere stimolata. Si è visto, altresì, che il
testosterone è in grado di agire sul grasso viscerale consentendone il
suo riassorbimento, stanti i recettori per il testosterone nell’adipe
viscerale. Infatti, non per niente, si dice in Sicilia che il vero "mascolo"
è un "omo di panza e prisenza!!"
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Nelle donne, al contrario, esiste la sindrome
dell’ovaio policistico associata ad obesità ed iperandogenismo.
L’iperandrogenismo sembra essere più pronunciato nelle donne con
obesità centrale o viscerale. Consensualmente all’aumento del
testosterone l’SHBG risulta ridotto contribuendo di per sé alla
distribuzione centrale dell’adiposità. I ridotti livelli di SHBG,
generalmente indicatori di iperandrogenismo e l’aumento del
testosterone libero sono associati ad insulino-resistenza nelle donne
sia in fase pre che post-menopausale. I ridotti valori di SHBG sono in
grado di predire il diabete tipo 2. La correzione dell’iperandrogenismo
è in grado di migliorare l’insulino-resistenza. L’iperandrogenismo
nella donna è dunque seguito da una condizione di insulino-resistenza.
D’altra parte anche l’iperinsulinemia secondaria all’insulino-resistenza
causa un’aumentata produzione di androgeni. Gli androgeni causano
insulino-resistenza; la componente iperinsulinemia a sua volta induce
un’aumentata produzione di androgeni con un processo di ciclo
vizioso. L’obesità nella donna è seguita da
irregolarità mestruali e da alterazioni della
secrezione degli ormoni steroidi femminili, che originano a livello
della gonadotropine e dei loro releasing-ormoni-ipotalamici. Tali
disordini della secrezione degli ormoni steroidi sessuali sembrano
essere presenti soprattutto nella donna con obesità addominale
centrale, che presenta più frequentemente irregolarità mestruali
o amenorrea. Peraltro, il trattamento con estrogeni (17-ß estradiolo)
in donne diabetiche insulino-resistenti, aumentando l’SHBG e,
riducendo il testosterone libero e l’eventuale iperandogenismo,
determina un netto miglioramento del compenso metabolico e
della sensibilità insulinica. Dopo la menopausa l’attività dell’LPL
si riduce mentre i processi lipolitici aumentano nei depositi adiposi
gluteofemorali. Il trattamento ormonale sostitutivo, ma soprattutto
gli estrogeni, inducono un ripristino del metabolismo premenopausale.
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Ormone della crescita
.Nell’obesità i livelli dell’ormone della
crescita (GH) sono bassi e la sua secrezione pulsatile è ridotta sia per
frequenza che per altezza dei picchi. Anche le risposte secretive a vari
stimoli come l’L-Dopa, arginina, clonidina, ipoglicemia e GH-RH sono
ridotte. Il deficit di secrezione del GH sembra particolarmente
pronunciato nell’obesità viscerale. Dopo somministrazione di
testosterone, nell’uomo con obesità viscerale, la secrezione di GH
migliora, anche se non si normalizza, suggerendo che il testosterone possa
in parte controllare la secrezione di GH. In soggetti con obesità
viscerale con ridotta secrezione di GH è stato dimostrato che piccole
dosi di GH, tali da mimare la secrezione fisiologica, sono in grado di
ridurre l’insulino-resistenza.
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Tiroide.
La funzione tiroidea non è compromessa in presenza
di obesità. E’ vero l’opposto e, cioè, che un soggetto diventa
secondariamente obeso se la tiroide è insufficiente, e questo si
manifesta nell’ipotiroidismo. Infatti i livelli di tiroxina (T4) totale e
libera sono risultati normali in numerose popolazioni di soggetti obesi.
Per quanto riguarda invece la triiodotironina (T3) i valori normali di T3
totale e libera possono risultare ai limiti o elevati. D’altra parte è
l’apporto calorico che influenza i livelli di T3, che risultano ridotti
in corso di dieta con apporto calorico inferiore a 600 calorie/die,
altrimenti l’organismo andrebbe in catabolismo e consumerebbe la massa
muscolare. Dopo 2 giorni di tale restrizione calorica il T3 si riduce del
40% mentre la rT3 si raddoppia e la tiroxina rimane invariata. Al
contrario una dieta ricca induce un aumento della T3 e una riduzione
consensuale della rT3. Gli ormoni tiroidei non sembrano influenzare la
sintesi e la secrezione di leptina. Essi peraltro svolgono un ruolo
permissivo sulla lipolisi e sul catabolismo dei trigliceridi
di deposito. Gli ormoni tiroidei sono in grado di aumentare i
ß3-recettori adrenergici nel tessuto adiposo, mediatori dell’effetto
lipolitico delle catecolamine. Tuttavia il medico serio non utilizzerà
mai gli ormoni tiroidei per consentire la lipolisi, cioè lo scioglimento
dei depositi di grasso corporeo e ciò per evitare danni all’apparato
cardiovascolare, non ultime le aritmie !
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