Ossigenoterapia prolungata

Ossigenoterapia prolungata

cfr anche ossigenoterapia
il paziente che respiramale
la respirazione

Ossigenoterapia e terapia non farmacologica

Gli stadi più avanzati e gravi della BPCO sono accompagnati spesso da insufficienza respiratoria caratterizzata da ipossiemia arteriosa che, se non trattata, determina riduzione della sopravvivenza allorché raggiunge valori inferiori ai 55-60 mmHg. I pazienti che non riescono a soddisfare il loro fabbisogno di ossigeno attraverso la respirazione hanno continuamente bisogno di un apporto integrativo, in particolare sotto sforzo (passeggiate, ginnastica), poiché il corpo non riesce ad immagazzinare l’ossigeno. L’ossigenoterapia a lungo termine aumenta l’aspettativa di vita, diminuisce la dispnea, migliorando l’efficienza e la qualità della vita, sostiene il sistema cardiocircolatorio. La terapia è davvero efficace solo se l’apporto di ossigeno viene assicurato per almeno 16 ore al giorno. L’ideale sarebbe un apporto 24 ore su 24. Per porre diagnosi, il medico pone il paziente in osservazione breve senza l'ausilio di ossigenoterapia e, successivamente, esegue l'indagine emogas analitica.

 

In questi casi è necessario istituire un trattamento con ossigeno in modo continuo, per almeno 15 ore (1), meglio per 18-24 ore al giorno, e a lungo termine (OTLT). Le ore di trattamento includono ovviamente le ore notturne preferibilmente con bassi flussi di ossigeno (in genere da 1 a 2 litri/min). Il flusso deve essere adeguato a mantenere la PaO2>60 mmHg e la saturazione di ossigeno (S02%)>92%. Nei pazienti ipercapnici è raccomandata la somministrazione di ossigeno a bassi flussi al fine di prevenire pericolosi incrementi di C02 con comparsa di episodi di acidosi respiratoria scompensata. Le indicazioni alla OLT, secondo le varie Linee Guida nazionali e internazionali.L'OLT è indicata nei pazienti che in fase stabile, a riposo e con il miglior trattamento possibile, in esami emogasometrici ripetuti nel tempo a distanza di almeno quindici giorni l'uno dall'altro e per un periodo di almeno due mesi consecutivi, presentino:

- Pa02<55 mmHg oppure
- Pa02 compresa fra 56 e 59 mmHg, in presenza di ipertensione arteriosa polmonare, cuore polmonare edemi declivi, ematocrito > 55%. L'efficacia del flusso di ossigeno prescelto e la persistenza dell'indicazione alla OTLT devono essere verificate periodicamente a 3 mesi e a 12 mesi dopo l'immissione in OTLT e periodicamente almeno 1 volta all'anno o in occasione di ogni cambiamento dello stato clinico del paziente.

INDICAZIONI ALLA OLT

-Pa02<55 mmHg
oppure
-Pa02 compresa fra 56 e 59 mmHg, in presenza di ipertensione arteriosa polmonare, cuore polmonare, edemi declivi,  ematocrito >55%.

Le persone con BPCO e insufficienza respiratoria cronica che presentino frequenti riacutizzazioni e necessitino di ripetuti ricoveri ospedalieri abbiano ipercapnia possono beneficiare di un trattamento ventilatorio cronico non invasivo (NIV), dopo opportuna valutazione specialistica. Per migliorare la funzionalità polmonare, in pazienti selezionati, è pos-sibile ricorrere anche a tecniche chirurgiche come la bullectomia, cioè l'asportazione di bolle polmonari, e alla riduzione di volume polmonare, che può essere ottenuta attraverso l'ablazione chirurgica delle zone polmonari apicali interessate dal processo enfisematoso, o mediante l'introduzione, all'interno dei bronchi, di valvole unidirezionali finalizzate a desufflare il parenchima enfisematoso o con altre tecniche broncoscopiche ancora in fase di validazione. Tali metodiche di trattamento broncoscopico sono da riservare a pazienti accuratamente selezionati e da attuare in centri con comprovata esperienza nel settore. Nel caso in cui il paziente affetto da BPCO presenti una severa Bombolone per ossigenoterapiadecurtazione funzionale ed una marcata compromissione clinica, caratterizzate da un valore di FEV1 <20%, necessità di ossigenoterapia a lungo termine e ripetute ospedalizzazioni per esacerbazione della condizione patologica di base, può essere candidato al trapianto polmonare. Il trapianto di polmone ha un impatto favorevole sulla funzione respiratoria, la capacità di esercizio e la qualità di vita, mentre resta controverso il suo effetto sulla sopravvivenza.


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