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ORCHIEPIDIDIMITI
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L’orchite
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Quadro
clinico e diagnosi
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orchiepididimiti 1
Nella
storia clinica dei pazienti con orchiepididimite acuta è spesso presente
una manovra strumentale endouretrale od una eccitazione sessuale
particolarmente intensa; nonostante l'uso ormai diffuso di interrompere i
deferenti non è infrequente il riscontro di un pregresso intervento sulla
prostata così come la concomitanza, o il ricorso anamnestico, di una
prostatite cronica.
L'esordio della sintomatologia è brusco
con
dolore di solito intenso all'emiscroto interessato ed irradiazione
lungo il cordone spermatico fino al fianco omolaterale. È presente febbre
elevata (39°-40°) con brivido e frequentemente disturbi minzionali tipo
pollachiuria e stranguria. L'epididimo in poche ore si ingrossa notevolmente
sino a due tre volte le dimensioni normali; inizialmente l'organo è ancora
distinguibile dalla gonade ma ben presto tende a formare un'unica massa con
quest'ultima.
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Lo scroto appare arrossato e la sua palpazione
risveglia un violento dolore. Il dolore spontaneo nella fase conclamata si
riduce, accentuandosi però nella stazione eretta, verosimilmente per
trazione da parte del contenuto scrotale aumentato di peso sugli elementi
del funicolo. È presente una modesta reazione di difesa a livello della
fossa iliaca omolaterale in corrispondenza del decorso del deferente. Può
manifestarsi anche una secrezione uretrale corpuscolata. La palpazione della
prostata, che deve essere condotta con prudenza e senza massaggiare,
obiettiva una certa succulenza e dolorabilità della ghiandola specie nel
lobo omolaterale dell'orchiepididimite.
Il
laboratorio metterà in rilievo una leucocitosi neutrofila e spesso
un'infezione delle vie urinarie.
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L'evoluzione clinica è naturalmente influenzata dal trattamento: una terapia
medica precoce può far regredire in pochi giorni l'infezione con netta
diminuzione dei segni infiammatori ed esiti modesti; se il trattamento è
più tardivo l'evoluzione è più lunga, di alcune settimane almeno, esitandone
tumefazione e nodosità dell'epididimo.
Qualche volta l'evoluzione può essere verso la suppurazione e la creazione
di una fistola con la cute scrotale o con il testicolo; altre volte il
decorso si fa subacuto verso una epididimite cronica con episodi acuti
recidivanti. La
sintomatologia nelle forme croniche durante la fase di quiescenza può
essere assente o estremamente sfumata (soltanto un senso di fastidio
non ben localizzato a livello scrotale od in fossa iliaca). La
febbre è di solito assente od è presente una modesta febbricola spesso
misconosciuta anche dal paziente. Qualche volta il medico viene consultato
per la presenza di un nodulo epididimario scarsamente dolente alla
palpazione. Tali
forme croniche possono però facilmente riesacerbarsi ed allora la
sintomatologia è sovrapponibile a quella delle forme acute. La
diagnosi dell'affezione è abbastanza semplice sulla base dei dati
anamnestici e dei segni e sintomi clinici descritti. Notevole importanza
riveste la diagnosi etiologica che si presenta ovviamente più
indaginosa. Gli esami colturali quali l'urinocoltura,
preferibilmente frazionata, e la spermiocoltura vanno condotti non solo sui
terreni per i comuni patogeni ma anche su terreni speciali per Miceli, per Chlamydie e Micoplasmi. È importante inoltre, soprattutto nelle forme
recidivanti e croniche, indagare sulle possibili cause favorenti
l'infezione: l’urografia con cisto-uretrografa menzionale e l'uro-flussimetria
rivelano la presenza di stenosi uretrali o di una patologia prostatica e
vescicale; l’ecotomografia transrettale precisa il tipo di patologia
prostatica e dimostra l'eventuale presenza di affezioni delle vescicole
seminali. Sono invece da proscrivere in linea generale tutte le manovre endouretrali. La
diagnosi differenziale nelle orchiepididimiti acute va posta con la torsione
del funicolo. Quest'ultima di solito interessa soggetti più giovani (15-16
anni in genere), l'esordio è più brutale ed il dolore più intenso; non c'è
sintomatologia urinaria e, almeno inizialmente, è assente anche la febbre;
l'esplorazione rettale è negativa. Il segno di Prehn (sollevamento
del glande) nella torsione è negativo in quanto non allevia il dolore,
cosa che si verifica nelle orchiepididimiti. Vale
comunque la regola assoluta che in caso di dubbio conviene praticare un
intervento esplorativo. Nelle
epididimiti croniche la diagnosi differenziale, non sempre facile, va posta
con l'epididimite tubercolare. Di
solito quest'ultima è meno dolorosa e con decorso più insidioso. Il
deferente può assumere l'aspetto caratteristico "a corona di rosario";
l'esplorazione rettale evidenzia più frequentemente una prostata indurita
con interessamento della vescicola seminale omolaterale. La
ricerca microscopica, colturale e biologica del
bacillo di Koch può chiarire la diagnosi mentre l'u-rografia evidenzia
spesso altre localizzazioni a carico dell'apparato urinario. L'orchiepididimite
specifica inoltre ha maggior tendenza a fistolizzare e la fistola è di
solito posteriore. L'orchiepididimite,
sia a prevalenza orchitica, che a prevalenza epididimitica, comporta sempre
un grave rischio per la fertilità del paziente. L'infezione può causare in
un primo momento seri danni per l'azione tossica diretta degli agenti
infettivi sulle cellule e sul plasma seminale. Più importanti sono
comunque i danni a distanza dovuti agli esiti dell'infezione. Nelle
forme a prevalenza orchitica e ad evoluzione non suppurativa, la lesione è
legata soprattutto all'azione compressiva sui tubuli seminiferi da parte
dell’edema peritubulare.
La
terapia
Essa
prevede l’impiego di antiflogistici e di antibiotici. Il trattamento
consiste nel riposo a letto, elevazione scrotale, impacchi ghiacciati sullo
scroto, analgesici e terapia antimicrobica per 7-10 giorni. Se si sospetta
una sepsi, può essere utile la somministrazione parenterale di un
aminoglicoside o di una cefalosporina di terza generazione, fino a che non
siano noti l'organismo infettante e l'antibiogramma. Gli esami colturali
sono importanti per stabilire se la terapia è adeguata. A meno di un
ascesso, di un piocele o di un infarto testicolare, non è generalmente
richiesto il drenaggio chirurgico. In generale, è indicata una completa
valutazione urologica; tuttavia, i pazienti con epididimite trasmessa per
via sessuale raramente necessitano di una valutazione anatomica.
L'epididimite batterica ricorrente, secondaria a uretrite cronica o
prostatite incurabili, occasionalmente può essere prevenuta dalla legatura
del deferente (vasectomia).
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