Il Papa a Messina

Ho incontrato un Santo: ricordo di Karol Wojtyla

11 GIUGNO 1988 IL PAPA A MESSINA

Una foto che ritrae il dott. Claudio Italiano quando era ancora Guardia Marina.Era l’11 giugno del 1988; all’epoca ero un giovanotto di 27 anni e svolgevo il servizio di leva quale Ufficiale Medico della Marina Militare alla Base Navale di Marisicilia, in Messina. Proprio il giorno prima, in occasione della grande Festa della Marina, ero stato sbarcato dalla fregata portaelicotteri "Fasan" in cui ero Capo Servizio Sanitario di Bordo e destinato appunto a Marisicilia, per completare gli ultimi mesi della leva. Insomma, per ordini superiori, ero arrivato a Messina solo un giorno prima del Papa e non so perché, ma quella volta ricevetti un incarico che ricorderò e che mi onorerà per tutti i giorni della mia vita: dovevo attendere l’arrivo del Santo Padre, Karol Wojtyla, alla Base Navale ed essere pronto a prestare la mia opera di medico se ce ne fosse stato il bisogno

Quindi, anche se per un’ora, mi potevo definire anch’io il medico del Pontefice, perché sarebbe stato disonorevole nella Base Navale che altri si fossero occupati dell’assistenza sanitaria se non un Ufficiale Medico della Marina Militare Italiana. La cosa, non vi nascondo, mi lusingava ed al tempo stesso mi impensieriva : che cosa sarebbe potuto accadere? Il Papa, sapevamo, era scampato qualche anno prima, nel ma, nel Il papa Karol mentre scende dall'elicottero, appena atterrato a Marisicilia1981, ad un attentato in San Pietro e quel giorno la Base Navale brulicava di intelligence ed il piano per accogliere il Santo Padre era stato minuziosamente studiato. Ufficialmente si diceva che sarebbe arrivato da mare, da Reggio Calabria, ma nessuno era a conoscenza in realtà del vero programma per il  suo approdo in Sicilia, se non noi militari. Infatti, verso le 10, sentimmo il rombo di due grossi elicotteri bianchi della Aeronautica Militare ed uno di essi atterrò con fragore nel campo di Marisicilia, sollevando un vento tremendo e scuotendo con forza tutti gli alberi che pur si trovavano a circa 100 metri dal luogo dell’atterraggio. Non vi nascono l’emozione: ero là a pochi metri dal Pontefice, mentre questi tenendosi con una mano il berrettino bianco, vestito di  luce sfolgorante, sotto il sole abbagliante di un Giugno di sole siciliano, aperto il portello, scendeva in maniera disinvolta gli scalini dell’elicottero, tra il saluto delle Autorità religiose e militari e gli applausi fragorosi della folla gremita ed esultante dei familiari della Base. Arrivato vicino a noi, vedendoci impettiti, in alta uniforme, con la fascia azzurra e la borsa del soccorso in terra, ci guardò compiaciuti e mentre lo salutavamo con la mano alla tempia, si rivolse, con fare dolce ed amorevole e ci disse in accento polacco: “Grazie Fratelli”! Il suo carisma ci avvolse come altre volte era avvenuto per la gente che l’incontrava, e non ci sembrò che si trattasse del Santo Padre, ma il tono cordiale, la voce affettuosa, il modo di fare semplice di questo grande Uomo, ci mise a nostro agio e collegammo quasi la sua figura a quella di uno dei tanti preti che avevamo incontrato da ragazzi e con i quali magari avevamo in passato giocato qualche partita a pallone o effettuato insieme qualche gita !! Questo era Wojtyka, un uomo sincero, la dove l’Uomo, però, si ergeva possente ed amorevole, maturato dalla sua sofferta esistenza. 

 

Qui a Messina, le prime parole proferite, mentre con lo sguardo ammirava il cielo luminoso siciliano, i colli Peloritani e lo spettacolo che offrivano ai suoi occhi chiari ed intensi le spume dello Stretto di Messina, erano state, rivolgendosi al nostro Cappellano: “Messina, la porta del Paradiso!”. Più in là, a noi che lo scortavamo, aveva detto che Messina è il luogo dove si può cogliere meglio che altrove la bellezza del Creato nelle sue Creature, perché il corpo di Dio si manifesta nella storia e nel Creato! E ancora che dall’alto dell’elicottero che atterrava nella base aveva scorto la sua tanto amava Vergine e letto la scritta “ Il papa saluta dalla motovedetta della capitaneria di porto, nello stretto di Messina.Vos etIl Papa accompagnato dall'amm. Arena ipsam civitatem benedicimus”. Così nel suo discorso affettuoso ai tanti giovani che lo circondavano, prendendo spunto dalla Madonna della Lettera, aveva detto di trasformarsi tutti in tante letterine d’amore vive che diffondono messaggi di pace e di fratellanza! «Guardate a Lei e cercate di essere voi la sua “lettera” in mezzo al mondo». “Lettere” non “anonime” ma vive, credibili, capaci di provare stupore per ogni alba nuova, di donarsi senza pensare al contraccambio!” Quindi, a bordo della imbarcazione della capitaneria di Porto, tenendosi saldo con le sue mani che allora erano vigorose, lo vedevi felice guardare l’orizzonte avidamente, quasi ad assorbire in sé la bellezza che emanava dal creato, per portarsi davanti alla Batteria di  Forte Massotto. proclamò la canonizzazione della Beata Eustochia, modello di vita fondato sull'amore di Dio, e nel 1990, quindi,  avrebbe fatto lo stesso per Padre Annibale Maria Di Francia. Insomma il Papa ha sempre amato Messina e le sue genti e così pure è venuto giù in Sicilia per pregare la stessa Vergine Bruna del Tindari che “tanto – disse -  gli ricordava la sua Vergine di Czestokowa”. Quel giorno del lontano 1988, infine, così come era solito sempre fare ed avrebbe fatto in futuro, non mancò di visitare i più deboli ed incontrò migliaia di disabili e volle visitare i quartieri che erano rimasti come ai tempi del terremoto del 1908. Ricordo infine le sue ultime parole proferite prima di allonarsi: "Coraggio, Sicilia" disse e qualche tempo più in là sarebbe tornato a proferire parole dure nei confronti della Mafia, sempre dalla parte dei più deboli con sincerità e convinzione. Per questo sempre dirò di aver incontrato un Santo

Claudio Italiano