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appunti
del dott. Claudio Italiano
oppure cfr oppure cfr
Il
periodo di incubazione varia
da 3 a 15 gg, con durata media di 8-10 gg. La sintomatologia clinica può essere divisa in tre periodi: a)
catarrale,
b) convulsivo o spasmodico c)
della
convalescenza. Esistono
forme abortive, specie negli adulti, nei ragazzi e bambini vaccinati. Clinica Il
periodo catarrale inizia generalmente con infiammazione del
tratto respiratorio superiore, irritazione delle membrane mucose, tosse
secca prevalentemente notturna che gradatamente aumenta di intensità e
frequenza, divenendo anche diurna. La temperatura è normale o
leggermente superiore alla norma. Questo periodo, durante il quale
l'esame obiettivo risulta negativo, dura in media da 7 a 10 gg. Segue il
periodo
convulsivo o spasmodico con scomparsa della febbre, con un
crescendo degli accessi di tosse parossistica. Questi accessi possono essere
provocati da qualunque stimolo come il parlare, il deglutire, con la
pressione digitale della trachea, ecc. ed hanno una frequenza che
aumenta assieme alla gravita ed alla durata degli stessi. Ogni accesso
consiste di numerosi violenti colpi di tosse che si succedono in rapida
successione, separati da intervalli di tempo insufficienti per
l'inspirazione, tanto che la cianosi che si stabilisce può essere di
tale intensità da richiedere adeguate e sollecite misure
terapeutiche. La fine dell'episodio parossistico è contrassegnato da un
unico profondo sforzo inspiratorio forzato che, per la persistente
chiusura della glottide, si manifesta con un rumore intenso, sibilante
paragonabile ad un urlo. Durante i parossismi della tosse, che si
possono ripetere più volte nel corso delle 24 ore, l'aspetto del
paziente è quello di una persona sofferente, spossata, ansiosa, col
volto tumido, congesto e ricoperto di sudore, con gli occhi lacrimosi ed
iniettati di sangue, con le vene del collo e del capo manifestamente
turgide, con le labbra cianotiche. Alla fine dell'accesso il paziente
emette del muco denso, filante, ed è spesso colto da vomito, specie se
l'accesso si verifica dopo il pasto. Nei bambini più piccoli, il
periodo che segue a questi accessi è rappresentato da uno stato di
apparente arresto respiratorio con sopore e mancanza di risposta ai
normali stimoli ambientali . La
fase parossistica dura da 7 gg ad un mese, dopodiché gli accessi si
diradano sempre più sino a scomparire del tutto. Nei lattanti, specie
sotto i 6 mesi, si può non avere la fase parossistica e la malattia
non essere diagnosticata. Passibile
di sospetto già nel periodo prodromico, in caso di epidemia, la
pertosse si lascia facilmente diagnosticare nel periodo di stato per le
tipiche manifestazioni che la caratterizzano e di cui abbiamo detto.
Ove dubbi dovessero nutrirsi, può venire in aiuto l'isolamento
dell'agente causale dal tampone naso-faringeo, mentre l'aumento della
leucocitosi ha valore solo quando coesistano degli elementi di ordine
clinico che indirizzino verso la vera natura dell'affezione. Quanto alla
dimostrazione della presenza di anticorpi nel siero, essa ha scarsa
importanza diagnostica, verificandosi non prima della 3a
settimana di malattia, in un'epoca cioè in cui il quadro clinico è già
di per sé significativo. I tests comprendono: a)
la coltura di
tamponi naso-faringei b)
la PCR su
Bordet-Gengou c)
l’immunofluorescenza
diretta (DFA), e metodi sierologici. I
batteri possono essere recuperati dal paziente solo durante le prime tre
settimane di malattia, rendendo inutili coltura e DFA dopo questo
periodo, anche se la PCR può avere qualche utilità limitata per altre
tre settimane. Le
complicazioni che
possono insorgere nel decorso della pertosse sono da una parte di
ordine meccanico, gli accessi prolungati e ripetuti di pertosse potendo
causare la comparsa di emorragie congiuntivali, la formazione di ernie,
la rottura del timpano ecc., e/o dall'altra di ordine infettivo per la
sovrapposizione di infezioni da streptococchi,
pneumococchi, stafilococchi, capaci di provocare polmoniti,
broncopolmoniti, ecc. Ancora sono
state documentate emorragie sottocongiuntivali, fratture costali,
incontinenza urinaria, e dissezione dell'aorta. Più
rara l'evenienza di complicazioni nervose sotto forma di un quadro
encefalitico di origine tossica. Specie nelle forme di lunga durata non
irrilevante è l'insorgenza a distanza di asma bronchiale e l'instaurarsi,
grazie all'intervento di altri fattori, di una condizione enfisematosa. La
prognosi, durata
della malattia a parte, è generalmente buona: riservata dev'essere
invece quando l'affezione si verifica nei lattanti. Il trattamento si avvale di un duplice ordine di provvedimenti, da una parte la somministrazione di antibiotici, con preferenza per l'eritromicina, l’ampicillina e le tetracicline e, dall'altra, l'impiego di siero immune specifico o di immunoglobuline normali. Anche con il cotrimoxazolo sono stati vantati buoni risultati. Utile è la vaccinazione che previene la malattia per 5-10 anni. Per i bambini, le vaccinazioni sono comunemente somministrato in combinazione con le vaccinazioni contro il tetano, difterite, polio e Haemophilus influenzae di tipo B, a età due, quattro, sei, e 15-18 mesi. Un richiamo solo più tardi viene somministrata a 4-6 anni di età. Il vaccino acellulare più recenti, noti come DTaP, ha notevolmente ridotto l'incidenza di effetti avversi rispetto al precedente "a cellula intera”. oppure cfr |
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