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Trombocitopenia
o Piatrinopenia 2.
Criteri di classificazione
delle piastrinopenie
appunti
del dott.
Claudio Italiano
vedi anche l'indice
di ematologia
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cfr
prima Piastrinopenie 1
Criteri classificativi delle piastrinopenie
Vari sono
i criteri in base ai quali possono essere classificate le sindromi
piastrinopeniche. Da un punto di vista generale si può dire che le
piastrine diminuiscono di numero quando si rompe l'equilibrio fra
produzione e consumo, o perché risulta deficitaria in senso assoluto la
produzione, o perché la distru-zione alla periferia supera il gettito
midollare, vale a dire perché aumentano i consumi. Pertanto la prima
classificazione di ordine generale, che può essere schematicamente
proposta, è quella che distingue le piastrinopenie in due grossi
gruppi, comprendente, il primo, tutte le forme condizionate da un
defi-cit, comunque evocato, della produzione (piastrinopenie da
piastrinopoiesi insufficiente; piastrinopenie da piastrinopoiesi
inefficace) ed abbracciante il secondo quelle determinate da un eccesso
di consumi, indipendentemente dalla natura dei fattori che lo
sostengono e quale che sia la sede di tale esaltato consumo. In senso
lato può essere compresa fra le cause dell'esagerato consumo anche la
dispersione esogena di piastrine (grandi emorragie, emodialisi). Lo
schematismo di tale classificazione trova il suo limite naturale nella
possibilità che si verifichino delle compensazioni o delle sinergie fra
i due meccanismi fondamentali che si trovano alla base delle
piastrinopenie — deficit di produzione, eccesso di consumi — nel
senso che alla accentuata lisi periferica delle piastrine corrisponda,
se le sue condizioni anatomofunzionali sono integre ed efficienti, una
maggiore attività piastrinopoietica del midollo intesa teleologicamente
a correggere parzialmente o totalmente — il compenso sarà tanto più
agevole quanto più modesta è l'entità della dispersione o distruzione
periferica delle piastrine — il deficit di bilancio, il quale pertanto
potrà essere per un certo tempo in tutto o in parte mascherato dalla
reattività compensatoria del midollo emopoietico. In altri termini,
grazie ed in virtù delle capacità di adeguamento sia pure non ottimale
o imperfetto del midollo alle sollecitazioni periferiche, la
piastrinopenia potrebbe risultare inferiore a quella che sarebbe stata
se il midollo non avesse risposto allo stimolo periferico ed avesse
conservato inalterate le sue capacità produttive.
..
Poiché le attitudini
reattive del midollo non sono illimitate, è fatale che prima o poi
arrivi il momento in cui il compenso, sia pure imperfetto e relativo,
tenderà a farsi sempre meno efficiente e sempre più precario, per cui
il gettito midollare di trombociti si porterà, dai valori inizialmente
aumentati, prima intorno ai suoi valori normali, in senso assoluto, e
successivamente, scenderà al di sotto della norma, con la inevitabile
conseguenza di un aggravamento della condizione piastrinopenica, la
quale, a questo punto, riconoscerà una duplice origine, periferica e
centrale. Tutto questo sta ancora una volta a significare che i fenomeni
bio-logici non possono essere forzatamente inscritti in schemi
prefabbricati, che, come tali, non contemplano le eccezioni. Strettamente
collegabile a quella testé ricordata, è la classificazione che assume
come criterio base l'atteggiamento anatomo-funzionale del midollo. In
tal senso le piastrinopenie possono essere distinte in iporigenerative,
quando la ricchezza in megacariociti, che delle piastrine sono la
naturale matrice, è più o meno sensibilmente ridotta rispetto alla
norma, con conseguente riduzione della quantità di piastrine che
vengono prodotte e dismesse in circolo, e piastrinopenie
iperrigenerative quando invece il quadro midollare si caratterizza per
l'abbondanza dei megacariociti e per l'aumento del gettito midollare.
Mentre le forme iporigenerative si identificano con le condizioni
piastrinopeniche sostenute da un deficit di produzione, quelle
iperrigenerative corrispondono alle piastrinopenie da esagerata lisi
periferica (splenica ed intravascolare). La distinzione è importante,
perché essa viene generalmente assurta come criterio orientativo ai
fini dell'indicazione o meno della splenectomia, metodo di cura eletti-»
D di talune situazioni piastrinopeniche. Un tempo, per il fatto che
nelle forme iperrigenerative i megacariociti, abbondantemente reperibi
nel midollo, non presentano figure di campeggiamento in attività
piastrinopoietica, si era pensate, nel quadro dell'ipersplenismo vecchia
maniera, ac una inibizione della loro maturazione ad opera di presunti
principi di origine splenica. Oggi il fenomeno viene più razionalmente
spiegato con l'accelerato turn-over delle cellule megacariocitarie
violentemente sollecitate a tamponare le perdite periferiche, anche se
l'ipotesi di un ipersplenismo piastrinopenico inteso non nel senso
esclusivo di un'ipersequestrazione piastrinica nel letto vascolare della
milza, ma in quello di una inibizione citomaturativa e citoespulsiva
del midollo può contare ancora su non pochi elementi a suo suffragio.
Si pensi solo alla iperpiastrinosi che residua qualche volta in via
permanente all'intervento di splenectomia, intervento che, nell'ambito
del concetto della ipersequestrazione splenica, dovrebbe assicurare :
ritorno alla norma del livello piastrinico patologicamente abbassato.
..
Infine
un'altra classificazione basata su un criterio eminentemente clinico
potrebbe essere quella che contempla da una parte le piastrinopenie
idiopatiche o essenziali o da cause sconosciute (la loro definizione è
solo negativa e forse provvisoria in attesa che si riescano ad
individuare i momenti eziologici che ne sono i veri responsabili) e
dall'altra le piastrinopenie secondarie da cause note, si tratti di
farmaci o di tossine batteriche o virali (piastrinopenie medicamentose
ed infettive). A queste due categorie una terza potrebbe essere
aggiunta, quella delle piastrinopenie sintomatiche che occorrono nel
corso di affezioni varie caratterizzate tutte da una grave
compromissione anatomica del midollo (aplasie, metaplasie midollari in
corso di leucemie, mielomi, metastasi midollari, con sostituzione delle
normali componenti cellulari, ad opera di tessuti neoplastici estranei
al midollo, mielosclerosi e via dicendo) in cui peraltro la
piastrinopenia rappresenta solo un elemento subordinato di un più vasto
e complesso quadro anatomo-clinico che ha fuori del sistema
piastrinopoietico il suo epicentro patogenetico e clinico. In
ossequio ai criteri ai quali abbiamo inteso ispirare la stesura di
questo Compendio, destinato eminentemente agli studenti ignari della
materia e come tali desiderosi di semplicità e di chiarezza, noi
seguiremo nella nostra esposizione uno schema classificativo di una
semplicità elementare, quello patogenetico , basato, come
dice la stessa terminologia, sui meccanismi che condizionano la
riduzione del livello delle piastrine circolanti. Tale criterio offre
oltre tutto il vantaggio di abbracciare tutte le condizioni
piastrinopeniche, anche quelle ad incerta o ignota eziologia, e di
consentire una valutazione di ordine generale del ruolo che le piastrine
svolgono anche in situazioni morbose, apparentemente ad esse estranee e
lontane. Verranno pertanto incluse nella nostra trattazione anche alcune
forme particolari di trombocitope-nia, quella da cosiddetto deficit
congenito di trombopoietina e la trombocitopenia ciclica, la prima perché
è tutt'altro che certo che sia realmente dovuta al deficit del
sopracitato fattore trombopoietico, e l'altra perché contraddistinta da
cicliche oscillazioni del numero di piastrine circolanti, delle quali
peraltro ancora sfugge il sottostante meccanismo eziopatogenetico.
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