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L’arteriopatia periferica diabetica o PAD appunti del dott. Claudio Italiano, internista e diabetologo cfr anche tutti gli altri links di diabetologia
. L’impiego dei prostanoidi, di questi farmaci che consentono una vasodilatazione del circolo ematico, è sempre raccomandabile nei soggetti dove ogni altra manovra è impossibile e c’è rischio di perdere l’arto. Si possono cos’ ridurre:
I prostanoidi più impiegati sono la PGE1 e la PGI2 o prostaciclina naturale e soprattutto la prostaciclina stabile di natura sintetica o iloprost che in uno studio osservazionale su 228 pazienti con ischemia critica degli arti inferiori ed ulcere trofiche diabetiche e non ha dimostrato risultati nettamente più favorevoli sia in termini di salvataggio dell’arto che di riduzione di morte cardiovascolare rispetto a quelli ottenuti con PGE1.
PAD
. Occorre, pertanto, di fronte a questi quadri drammatici operare una valutazione repentina del caso ed intervenire con la chirurgia vascolare ove possibile al più presto, riservando la terapia con iloprost nell’altro 25% dei casi che prima non si poteva trattare. E’ chiaro che la terapia con prostaglandine non è scevra di effetti collaterali e che è anche controindicata nel paziente cardiopatico. Iloprost è un analogo della prostaciclina che agisce a livello del microcircolo con una dimostrata attività antitrombotica, pro-angiogenetica e di riprogrammazione delle funzioni endoteliali e per questo viene anche impiegato nella fibrosi polmonare, la sclerodermia e la PAD. Inoltre viene sfruttata la capacità che ha il medicamento di incrementare il flusso ematico e ripristinare l’equilibrio fisiologico tra prostanoidi endogeni e prostaciclina e trombossano che è responsabile invece di aumentata aggregabilità piastrina e della formazione di trombi (cfr malattia tromboembolica)
Linee guida ESC/EASD
Indicazioni terapeutiche circa l’uso di prostanoidi.
Posologia e modo di somministrazione. Iloprost
deve essere impiegato sotto stretto controllo medico presso strutture
ospedaliere ed ambulatori adeguatamente attrezzati. L'eventualità di
una gravidanza in atto dovrà essere esclusa prima del trattamento di
donne in età fertile. Deve essere somministrato, dopo diluizione, per
infusione venosa. Il dosaggio dovrà essere adattato sulla base della
tollerabilità individuale del singolo paziente nell'ambito di un range
di infusione compreso tra 0,5 e 2 ng di iloprost/kg/min. per la durata
di 6 ore giornaliere. Il trattamento sarà ripetuto giornalmente per un
massimo di 4 settimane. Nel fenomeno di Raynaud, per ottenere un
miglioramento per diverse settimane, spesso sono sufficienti periodi di
trattamento più brevi (da 3 a 5 giorni). La sicurezza e l'efficacia di
un trattamento di durata superiore alle 4 settimane o di cicli di
trattamento ripetuti non è stata accertata. Per l'uso endovenoso, il
contenuto di una fiala di iloprost deve essere diluito in 250 ml di
soluzione fisiologica o glucosata al 5% sterili, provvedendo ad
un'accurata miscelazione. La soluzione pronta per l'uso così ottenuta e
contenente 200 ng (0,2 mcg) di iloprost/ml verrà somministrata per
infusione venosa, giornalmente per 6 ore, in una vena periferica o via
catetere in una vena centrale. mediante l'uso di pompa di infusione. La
soluzione per l'infusione dovrà essere preparata quotidianamente per
garantirne la sterilità. Nei primi 2.3 giorni di trattamento dovrà
essere ricercata la dose massima tollerata individualmente. A questo
scopo l'infusione verrà iniziata alla velocità di 10 ml/h per 30 min.
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