Poesia di Milazzo, le nuvole raccontano
Il prof. Filippo Russo di Milazzo

Le nuvole raccontano

 

per gentile concessione del prof. Filippo Russo, con stima e riconoscenza pubblichiamo.  Grazie, professore. Claudio Italiano

tratto da  "La Voce di Milazzo" ottobre/novembre 2009.

 

I cipressi puntano il cielo e i passi risuonano leggeri nel silenzio impregnato dell’odore dei fiori. Nel mare increspato, una barca dondola a ridosso della costa, più lontana una petroliera fende l’acqua lasciandosi dietro una scia bianca; un uccello nero volteggia come fragile foglia, un cane scodinzola nel vialetto, un altro, sdraiato, osserva, sornione, il visitatore. Il cimitero, l’estate fredda dei morti. “Qui”, veramente, “delle divertite passioni per miracolo tace la guerra”. Gli operai del Comune stanno effettuando dei lavori in una terrazza, ma anche il mulinare di picconi e pale si disperde in una dimensione ovattata, persino il camioncino diviene un elemento del paesaggio, come le siepi, le lapidi bianche, le linee architettoniche delle cappelle.

Ma non ti senti solo. Guardi intorno, posi gli occhi sulle foto, leggi le epigrafi, e richiami alla memoria nomi e volti, ricordi un gesto, un fatto, recuperi un anello di vita collettiva, e poi un altro, e un altro ancora. E scorrono gli anni a ritroso, il tempo si dilata, il passato scivola sul presente, e un giovane rincorre l’altro, e così un anziano, una donna, un bambino. Un episodio… più episodi… si srotola il gomitolo della nostra storia; per ognuno, sul vissuto quotidiano scendono domande senza risposte ( perché lei/lui? perché così giovane?) e inquietanti interrogativi si protendono sul futuro: quando e come sarà anche per me?

In questo silenzio dilagante non regnano le divisioni, le voci insulse, gli strilli insensati, le rabbie e i furori della città; qui una sorte comune affratella e suggella complicità, per una lacrima versata, un sorriso accennato, una preghiera sommessa. E leggi negli sguardi di quella donna e di quella ragazza sconosciute il tuo stesso tremore, una stessa ansia, e in ogni uomo che s’avvicina, abbia trenta o quaranta o sessant’anni, riconosci la persistenza di un legame più forte del tempo cancellato, del vuoto, della morte...

Torni indietro, varchi il cancello e ti assorbe l’altra realtà. La facciata della chiesa dei Cappuccini è imbrattata di scritte volgari, le macchine abbordano le curve con cautela, ma il centauro fa rombare il motore e devi scansarti, dal poggio la vista si distende su un tappeto ininterrotto di yacht e motoscafi, nella via sottotante filtrano, dagli usci, le immagini della televisione, i bimbi giocano, dalla cucina fuoriesce l’odore di frittura, dalle bancarelle invitano il pesce, vecchi amici conversano sulle panchine, l’albergo attende i clienti... Immerso nel traffico, ridiventi pianta della tua terra, le radici profonde, i rami contorti, e ne succhi gli umori nel dispiegarsi dell’ora controversa. Ti riscopri uomo di pena, in bilico tra miseria e nobiltà. Dove spesso è difficile capire e capirti. Dove l’esperienza non è maestra di vita. Dove si fatica ad essere coerente e spesso devi guardarti dall’altro. Da dove, a volte, vorresti andare via.

Poi, all’improvviso, senti il grido dei gabbiani, sollevi lo sguardo, osservi le nuvole... Batuffoli bianchi viaggiano verso il castello. S’accende, allora, il prodigio dell’illusione: e se quelli che ci hanno lasciato fossero lassù, che ci guardano, finalmente liberi e sereni? Se niente muore veramente e vicendevolmente, noi e loro, ci ritroviamo e aspettiamo, docili e indulgenti? Rapiti in questo dolce divagare, le nuvole ci riconsegnano la storia della città, ci dicono degli errori e delle sconfitte, ma anche della laboriosità e dei sacrifici che nei secoli l’hanno plasmata. Di come sia necessario che ogni passaggio di testimone si traduca in un‘esortazione all’impegno e alla responsabilità per continuare la fitta trama che ci avvolge. Solo così i vivi trovano forza nel ricordo dei morti e i morti rivivono nel pensiero di chi resta. Un brivido ci scuote, un’emozione riaffiora dal profondo. Riposate in pace, sulla collina. È luminoso il cielo sopra Milazzo.

Filippo Russo

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