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cfr rene pressione Le complicanze nel paziente con ipertensione arteriosa L'ipertensione arteriosa: la cura farmacologica> L'ipertensione arteriosa: le cure 2010
. E' funzione della contrazione del ventricolo sinistro (sistole) e dal suo rilassamento (diastole). In fase sistolica si rileva il valore massimo di pressione (pressione sistolica o massima), mentre in diastole il valore minimo (pressione diastolica o minima). La pressione arteriosa dipende, perciò, dalla forza con cui il cuore pompa il sangue nel sistema dei vasi arteriosi e dalla resistenza che essi presentano al flusso; cioè se il mio cuore non ce la fa, cioè se è insufficiente come pompa, la mia pressione sarà bassa, se, viceversa, i miei vasi sono ristretti, per esempio per una stenosi (restringimento), la pressione sarà elevata ed il flusso sarà vorticoso e turbolento, talora evidenziabile all’auscultazione come un "soffio".
Ciò premesso, qual’ è la pressione normale?
E’ iperteso colui il quale ha una pressione maggiore (dal greco iper) , cioè una pressione sanguigna più alta del normale (cfr la tabella); il cuore deve faticare di più per spingere il sangue in circolo e, a lungo andare, questo stato porta al danneggiamento dei vasi arteriosi, a cominciare dalle arteriole più piccole, soprattutto dei reni e della retina. Però la pressione che per un individuo va considerata normale, per il diabetico deve essere ancora più bassa, cioè intorno a 120 mmHg per la massima e 65 per la minima.Le cause dell’ipertensione arteriosa Solo nel 5% dei casi la causa dell’ipertensione è conosciuta (insufficienza renale cronica, feocromocitoma, stenosi dell’arteria renale, farmaci, sindrome di Conn etc.); si parla, quindi, di ipertensione secondaria, legata, cioè a patologie note. In circa il 95%, invece, non è attribuibile ad alcuna causa identificabile e pertanto viene detta primitiva, idiopatica o essenziale.Conosciamo, però, alcuni fattori predisponenti, in grado di modificare la pressione arteriosa: fattori di tipo genetico, ambientale, legati all’esercizio fisico, alla dieta e allo stress. In particolare : Classificazione della pressione arteriosa.
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DANNO D’ORGANO (cfr rene pressione )
MALATTIE CARDIOVASCOLARI CHE NE DERIVANO
. Se con questi accorgimenti non si ottiene alcun
risultato è necessaria una terapia di tipo farmacologico, valutata dal
medico in base alle caratteristiche del paziente e al rischio
cardiovascolare legato, anche, alla presenza di patologie concomitanti; in
linea di massima si parte da una monoterapia per passare ad un trattamento
combinato con più farmaci.
I farmaci appartengono a varie classi che vengono impiegati a seconda di ciò che si vuol ottenere. Mi spiego meglio. Se curo l’ipertensione nel giovane e voglio prevenire l’ipertrofia del miocardio, cioè che il cuore si "ingrossi" e poi che scompensi, utilizzo i far4maci beta-bloccanti; gli ace-inibitori nel diabetico e nel cardiopatico perché nel tempo prevengono i danni del miocardio. Ancora esistono i calcio-antagonisti, utili nei soggetti che necessitano di ridurre la pressione dei vasi, per esempio utili nei nefropazienti. I vecchi diuretici dell’ansa, es. furosemide, sono ancora utili se impiegati per fare ridorre la volemia, cioè "fare scaricare i liquidi" del paziente cardiopatico, del paziente cirrotico ed in tutti i soggetti che presentano, per esempio, edemi declivi. Infine esistono i sartani, che trovano impiego anch’essi nello scompenso del miocardio e nei soggetti con ipertrofia del ventricolo sinistro. Ancora sono da citare la clonidina, impiegata con sistemi transdermici e per os, oggi usata in casi particolari. Insomma questo per dirvi che la cura dell’ipertensione non è cosa di poco conto, né semplice da attuarsi.
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