La prostatite: clinica, diagnosi e cura

La prostatite: clinica, diagnosi e cura

 

appunti del dott. Claudio Italiano

 cfr prima  prostatite

Quadro clinico

Prostatite acuta batterica

Sintomi generali sono il senso di malessere con febbre elevata di tipo intermittente ed artromialgie diffuse. Localmente è presente dolore perineale accompagnato da pollachiuria estrema, disuria, stranguria, tenesmo vescicale, sintomi sostenuti sia dalla irritabilità vescicale che dalla frequente ritenzione urinaria incompleta causata dall'improvviso ostacolo a livello prostatico. Esiste un dolore vivo alla defecazione per cui il paziente tende a ridurre la frequenza delle evacuazioni causando costipazione. La flogosi acuta catarrale può regredire spontaneamente o a seguito di idonea terapia; in alcuni casi si ha invece l'evoluzione verso l'ascessualizzazione con esacerbazione della sintomatologia minzionale descritta. Se non trattato, l'ascesso tende spontaneamente alla formazione di un tramite fistoloso che in genere si apre nell'uretra e, più raramente, nel retto, nella vescica o nel perineo.

Prostatite cronica batterica

Oltre che come sequela di un episodio acuto questa forma può manifestarsi come processo cronico sin dall'inizio.

Diagnosi

La diagnosi generica di prostatite è facilmente sospettabile già sulla base del quadro sintomatologico. La differenziazione tra le varie forme di prostatite e prostatosi richiede invece un accurato esame clinico.
 
La prostata, situata al di sotto della vescica

Esplorazione rettale

Nella prostatite acuta l'esplorazione della prostata rivela una ghiandola aumentata di volume, di con-sistenza molliccia, pastosa per edema, molto calda e soprattutto dolentissima alla pressione. Nelle forme ascessualizzate si ha la netta sensazione di fluttuazione nell'ambito di una tumefazione teso-elastica, molto dolorabile. Nella prostatite cronica batterica la prostata è di volume normale o lievemente aumentato con superficie irregolare per presenza di noduli sporgenti i quali sono molto dolenti alla palpazione. II quadro obiettivo è molto simile a quello del carcinoma tanto che in molti casi è solo lo studio bioptico a dirimere i legittimi dubbi. Nella prostatite abatterica i reperti non sono sempre uniformi: alcune volte il quadro obiettivo non si discosta da quello della forma cronica batterica; altre volte (e sono le più frequenti) la prostata appare invece aumentata di volume ma di consistenza pastosa per edema e congestione. La prostatodinia, infine, tipica affezione dell'età giovanile o adulta, dimostra quasi sempre una ghiandola del tutto normale.

 


 

Esame colturale (Test di Meares e Stamey)

Insieme all'esame microscopico del secreto prostatico rappresenta uno dei cardini nella diagnostica differenziale.
Fondamentale per la sua attendibilità è l'esatta esecuzione del prelievo: a vescica piena si fa mingere il paziente e si raccolgono in provetta sterile i primi 10 ml di urina indicati come VB 1; in una seconda provetta, dopo aver fatto urinare circa 200 ml, si raccolgono altri 10 ml che rappresentano il flusso intermedio o VB 2; successivamente il paziente viene invitato ad interrompere la minzione e si esegue un massaggio prostatico raccogliendo in una terza provetta il secreto così ottenuto, EPS; dopo il massaggio si fa riprendere la minzione raccogliendo, sempre in raccoglitore sterile, i primi 10 ml emessi indicati come VB3. I dati ottenuti vengono così interpretati: in un'infezione dell'uretra la conta batterica nel campione VB 1 (getto iniziale di lavaggio dell'uretra) sovrasta in maniera significativa quella dei campioni EPS e VB 3; al contrario in caso di prostatite batterica EPS e VB 3 sovrastano VB 1. Nei casi infine di infezione vescicale tutti i campioni mostrano una conta batterica sovrapponibile.
 

Esame del secreto prostatico

La prostatite acuta è caratterizzata da una secrezione purulenta che produce una crescita confluente dell'agente patogeno nella coltura, con un pH fortemente alcalino. Nella prostatite cronica il secreto prostatico è ugualmente alcalino ma il reperto microscopico è caratterizzato da cellule di sfaldamento ed infiammatorie, leucociti e macrofagi. La prostatite cronica abatterica, infine, dà luogo ad una secrezione che contiene, oltre a cellule di sfaldamento e pochi macrofagi, anche obbligatoriamente un numero di leucociti non inferiore a 10 per campo; al di sotto di tale numero il secreto viene considerato normale e la diagnosi orientata verso la prostatodinia. Nell'ambito della diagnostica per immagini, un ruolo preminente è ricoperto dall'ecografia transrettale che, consente un'attendibile diagnosi differenziale con le altre affezioni prostatiche. Le immagini ecografiche della prostatite acuta sono caratterizzate da aree anecogene dovute all'edema di natura infiammatoria od all'ascessualizzazione del focolaio. Aree iperecogene che rimangono confinate all'interno della capsula sono invece caratteristiche della prostatite cronica batterica. Nella prostatite granulomatosa si nota la presenza di aree nodulari asimmetriche focalmente dense. Tali reperti, come quelli delle prostatiti croniche, necessitano quasi sempre di una biopsia mirata per la diagnosi differenziale con il cancro prostatico. Fra le indagini radiologiche conserva ancora un suo preciso ruolo la cistouretrografia minzionale e retrograda che evidenzia gli eventuali restringimenti uretrali causati dalla prostatite e la presenza dei tramiti fistolosi e delle cavità ascessuali. Infine quale integrazione al dato morfologico, L’urodinamica ci offre la valutazione del danno funzionale legato alla prostatite. L’ uroflussimetria si dimostra in genere alterata per l'ostruzione causata dall'aumento volumetrico della ghiandola. La ripetizione dell'esame nel corso del trattamento permette di valutare nel tempo l'evoluzione della prostatite e di conseguenza la correttezza della terapia instaurata.
 

Prostatite cronica e subfertilità

L'osservazione di un'elevata quota di infertilità maschili legate ad infezione del tratto genitale ed urinario basso ha stimolato un crescente interesse circa il possibile ruolo etiologico svolto dalle prostatiti e dalle vescicoliti quasi sempre associate. Numerosi studi in vitro hanno dimostrato che l'aggiunta di microrganismi vivi, in quantità superiori alle 10 colonie per mi di seme normale, diminuisce la motilità e la capacità d'agglutinazione degli spermatozoi mentre ciò non avviene per più modeste concentrazioni di batteri. Da questo scaturisce che, nelle prostatiti acute, nelle quali la concentrazione batterica è elevatissima, può manifestarsi un danno diretto sul seme, mentre nelle prostatiti croniche, nelle quali la quantità di microrganismi è decisamente inferiore, l'infertilità si produce non sulla base di un effetto diretto dei patogeni sugli spermatozoi, ma per un'alterazione del secreto prostatico. Infatti è ben noto che la composizione e le caratteristiche fisiche dei fluidi delle ghiandole genitali accessorie ricoprono un ruolo decisivo per la vitalità dei nemaspermi e quindi per la fertilità dell'individuo.
 

Terapia

Prostatite acuta batterica: il trattamento si basa sulla somministrazione di analgesici, antipiretici ed antibiotici a dosi battericide, seguendo le indicazioni dell'esame colturale e del relativo antibiogramma. L'intensa e diffusa reazione infiammatoria favorisce il passaggio delle sostanze antibatteriche dal plasma ai dotti prostatici, altrimenti notevolmente difficoltoso, consentendo quindi ai farmaci di svolgere compiutamente la loro azione. L'esperienza clinica dimostra invece che la prostatite cronica batterica pone notevoli problemi di trattamento, stante la notevole refrattarietà alla terapia medica antibatterica per le difficoltà di diffondere i farmaci all'interno dell'acino prostatico, ricorre quindi di necessità anche a manovre fisiche (massaggio) o, più raramente, chirurgiche (resezione endoscopica).

Per approfondire il tema:

L'ipertrofia_prostatica
La poliuria
L'ematuria
Lombalgia
Dolore addome inferiore
Le infezioni urinarie
L'orchite
L'uretrite
Malattie a trasmissione sessuale

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