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appunti
del dott.
Claudio Italiano vedi anche Endocrinologia related links su Tiroide: La Tiroide: parte introduttiva La Tiroide: gli ipertiroidismi Le condizioni di deficit di ormone tiroideo La visita del paziente con il gozzo La prognosi nel cancro della tiroide: importanza del tipo istologico I noduli tiroidei, caldi e freddi. I noduli tiroidei: la diagnostica previo agoaspirato.
INDICI METABOLICI
Nella diagnosi dell'ipotiroidismo sia subclinico sia conclamato è utile la misurazione della concentrazione basale del TSH sierico. Il quadro subclinico rappresenta uno stadio nell'evoluzione dell'ipotiroidismo, in cui un'anomalia strutturale o funzionale che alteri la sintesi ormonale è compensata dall'ipersecrezione di TSH. Negli stati tireotossici la concentrazione del TSH sierico è quasi sempre bassa o indosabile. Mentre i metodi radioimmunologici convenzionali non erano in grado di distinguere tra valori normali e subnormali, le tecniche immunoradiometriche o chemiluminescenti che utilizzano anticorpi monoclonali sono attualmente caratterizzate da una eccellente sensibilità. I pazienti con tireotossicosi tendono ad avere livelli indosabili «0,1 mU/1), mentre nella maggior parte dei soggetti normali il range dei valori, utilizzando questi dosaggi, è compreso tra 0,3 e 3 mU/l . Queste metodiche di dosaggio offrono quindi vantaggi significativi rispetto alle tradizionali metodiche radioimmunologiche e possono essere utili nel confermare una diagnosi sia di iper- che di ipotiroidismo. Nei pazienti con ipertiroidismo indotto dal TSH le concentrazioni di TSH sierico sono elevate in modo assoluto o inappropriato rispetto ai valori di FT4 e FT3- Questa rara sindrome deriva sia da un adenoma ipofisario secernente TSH sia dalla resistenza del meccanismo di secrezione del TSH al feedback negativo esercitato dalla T4 e dalla T3. La determinazione del TSH nel siero è il mezzo migliore per distinguere l'ipotiroidismo non trattato di origine tiroidea, nel quale i valori sono invariabilmente elevati, dall'ipotiroidismo ipofisario o ipotalamico, in cui i livelli di TSH sono generalmente ridotti o normali. Alcuni pazienti affetti da ipotiroidismo di origine ipotalamica o ipofisaria secemono una forma di TSH immunoreattiva, ma priva di azione biologica. In questi casi le concentrazioni di TSH nel siero possono essere elevate piuttosto che ridotte. Il test di stimolazione con ormone stimolante la secrezione di tireotropina (thyrotropin-releasing hormone, TRH) valuta lo stato funzionale del meccanismo secretivo del TSH e possiede significato diagnostico in diverse circostanze. In seguito all'iniezione di TRH in un soggetto normale, il TSH sierico inizia ad aumentare, raggiunge un picco tra i 20 e i 45 minuti, quindi declina rapidamente. La natura del meccanismo di feedback ipofisario è tale che, con una funzione ipotalamo-ipofisaria normale, ci si aspetta un incremento nella risposta al TRH quando la cellula tireotropa rileva un deficit di ormoni tiroidei (particolarmente di T3) e una risposta ridotta o assente quando gli ormoni tiroidei sono in eccesso. Così, a eccezione dei rari casi di resistenza ipofisaria agli ormoni tiroidei, in cui le risposte sono generalmente normali, la tireotossicosi è invariabilmente associata a una risposta diminuita o assente del TSH al TRH. A causa dell'estrema sensibilità del meccanismo di inibizione a feedback del TSH, si osservano comunemente risposte ridotte al TRH in pazienti apparentemente eutiroidei con livelli sierici di T3 o T4 nella norma, ma con un'aumentata produzìone di T3 o T4 da parte di adenomi tossici funzionanti autonomamente o gozzi multinodulari tossici. Una ridotta risposta al TRH si può anche osservare in alcuni pazienti eutiroidei con malattia di Graves. Inoltre, le risposte al TRH sono spesso ridotte nei soggetti più anziani, soprattutto nei maschi. Nonostante queste eccezioni, una risposta al TRH assente o inferiore alla norma rappresenta un'eccellente prova della diagnosi di tireotossicosi. Con la disponibilità di metodiche di dosaggio del TSH ultrasensibili, il test con TRH viene ormai raramente utilizzato a questo scopo. Il test con TRH è di scarsa utilità anche nella diagnosi di ipotiroidismo. La risposta è aumentata nei pazienti con ipotiroidismo primitivo, ma l'entità dell'incremento è generalmente proporzionale all'aumento del TSH sierico basale. Alcuni pazienti con ipotiroidismo ipofisario presentano risposte inferiori alla norma e alcuni con deficit di TRH conseguente a un'alterazione ipotalamica hanno una risposta quasi normale. Inoltre, in un quarto dei pazienti con ipotiroidismo da patologia ipotalamo-ipofisaria le concentrazioni basali del TSH sierico sono normali o lievemente elevate e la risposta al TRH è esagerata, anche se il TSH sierico dosato può non essere bioattivo. Il test di soppressione tiroidea è utilizzato per valutare il normale controllo omeostatico della funzione tiroidea. In condizioni normali gli ormoni tiroidei esogeni sopprimono la secrezione ipofisaria di TSH, determinando una riduzione della captazione di iodio radioattivo. In considerazione dell'attuale impiego della liotironina (100 mg/die per 7-10 giorni), il conseguente declino della T4 sierica, come quello della captazione di iodio radioattivo, può essere utile come indice di soppressione. Una risposta normale consiste nella riduzione della captazione di iodio radioattivo a meno della metà del valore di controllo e in una diminuzione della T4 sierica ai limiti inferiori o al di sotto della norma; una normale risposta al test di soppressione non è compatibile con una situazione di ipertiroidismo e ne esclude la diagnosi in quanto la liotironima sopprime il TSH (piuttosto che la tiroide in modo diretto) e perché il TSH non è misurabile nella maggior parte degli stati di ipertiroidismo. Nell'ipertiroidismo è sempre presente un test di soppressione alterato, indipendentemente dalla causa eziologica; questo può essere indice di una autonomia funzionale della tiroide, della presenza di uno stimolo anomalo (non TSH) o di una secrezione autonoma di TSH. Tuttavia, un test di soppressione alterato non è patoc,nomonico di ipertiroidismo, essendo presente nella malattia di Graves dopo il trattamento e in circa la metà dei pazienti eutiroidei con oftalmopatia prodotta dalla malattia di Graves. A causa del rischio di effetti indesiderati degli ormoni tiroidei esogeni, in particolare della liotironina, negli anziani e nei cardiopatici, il dosaggio ultrasensibile del TSH ha quasi completamente soppiantato il test di soppressione tiroidea nella diagnosi di ipertiroidismo. ALTRI TEST Varie prove che non valutano la funzione tiroidea sono utili per definire la natura della patologia tiroidea o per pianificare la terapia. Per esempio, nel siero della maggior parte dei pazienti affetti da malattia di Hashimoto e in molti,con ipotiroidismo primitivo tireoprivo o con malattia di Graves sono ìdèntificabili titoli elevati di anticorpi anti-perossidasi tiroidea (antiTPO), definiti anche antimicrosomiali o anticorpi antitireoglobulina. Nella malattia di Graves il siero contiene anche anticorpi contro il recettore per il TSH. In generale, questi sono in grado di inibire il legame recettoriale del TSH (immunoglobuline inibenti il legame dei TSH [TSH-binding inhibitory immunoglobulins, TBH]) e di stimolare la produzione di cAMP (immunoglobuline o anticorpi stimolanti la tiroide [thyroidstimulating antibodies or immunoglobulins, TSAb o TSI]). L’utilità clinica della determinazione dei TSI risiede nel fatto che la scomparsa di questi fattori dal siero, durante un cielo di terapia antitiroidea indica la possibilità di una remissione a lungo termine dell'ipertiroidismo quando la terapia verrà interrotta. In alcuni pazienti, anticorpi analoghi ai TBII non possiedono effetti stimolanti intrinseci, ma bloccano la risposta al TSH endogeno e deteminano ipotiroidismo senza gozzo. Sia gli anticorpi stimolanti sia quelli bloccanti il recettore per il TSH hanno la capacità di attraversare la placenta e, di conseguenza, di determinare nel neonato, rispettivamente, un ipertiroidismo (malattia di Graves neonatale) o un ipotiroidismo transitorio. La misurazione di questi anticorpi durante gli ultimi mesi di gravidanza consente di valutare le probabilità di un eventuale sviluppo della malattia nel neonato. Alcuni pazienti, più comunemente quelli con patologia tiroidea autoimmunitaria, sviluppano anticorpi circolanti contro la T3, la T4, o entrambe. In questi casi il dosaggio radioimmunologico della T3 e della T4 fornisce valori falsamente aumentati o ridotti in relazione alla tecnica radioimmunologica usata, dato che l'anticorpo circolante compete con l'anticorpo esogeno per il legame con il ligando marcato. La reale concentrazione dell'ormone, determinata su campioni di siero, è aumentata a causa degli ulteriori siti di legame messi a disposizione dall'anticorpo; tuttavia, l'ormone legato a esso non è disponibile per svolgere una azione metabolica. Nel caso degli anticorpi anti-T3, che sono i più frequenti, i valori di RT3U sono bassi perché l'anticorpo endogeno compete con la resina per il legame con la T3 marcata. Questi anticorpi possono essere evidenziati aggiungendo al siero l'ormone marcato e dimostrando il legame delle immunoglobuline con l'ormone marcato. Come in numerose altre patologie tiroidee, anche nei casi di carcinomi differenziati della tiroide si osserva la liberazione in circolo di tireoglobulìna; conseguentemente, le determinazioni radioimmunologiche della concentrazione sierica di tireoglobulina, pur non avendo valore nella diagnosi di carcinoma tiroideo, sono utili per valutare l'adeguatezza della terapia iniziale e segnalano la comparsa di recidive o la disseminazione della malattia; anticorpi antitireoglobulina endogeni possono determinare valori falsamente ridotti. Nei pazienti con tireotossicosi, concentrazioni di tireoglobulina sierica inferiori alla norma, insieme a valori ridotti di captazione dello iodio radioattivo, suggeriscono la presenza di una tireotossicosi fittizia. La scintigrafia permette la localizzazione dei siti di accumulo del radioiodio o del sodio pertecnetato [99'Tc]. Questa tecnica è utile per definire le aree di aumentata o ridotta attività all'interno della ghiandola e per evidenziare un gozzo retrosternale, la presenza in sede ectopica di tessuto tiroideo, l'emiagenesia della tiroide e le metastasi funzionanti del carcinoma tiroideo. Anche l'ecografia della tiroide è utile per differenziare i noduli cistici da quelli solidi. Poiché l'ecografia fornisce informazioni accurate sulla morfologia tiroidea senza essere invasiva e senza possedere, apparentemente, effetti lesivi, essa può essere impiegata per valutare le variazioni di volume della tiroide e dei singoli noduli nel tempo e in risposta al trattamento.
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