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appunti del dott. Claudio Italiano Trattamento con le
statine nella malattia renale
cfr anche .
cfr prima Direttore U.O.C. Nefrologia e Dialisi P.O. “G. Fogliani” Milazzo tel 090 9290282
.
n
La malattia renale cronica rappresenta una condizione
caratterizzata da alterazioni qualitative e quantitative dei lipidi
circolanti fortemente indirizzata verso un profilo proaterogeno.
n
Queste alterazioni compaiono precocemente durante la
storia naturale della malattia renale e sono evidenziabili fino negli
stadi di terapia sostitutiva (emodialisi, dialisi peritoneale e
trapianto).
Ruolo delle statine
(simvastatina, atorvastatina, pravastatina ecc) e Malattia Renale
Cronica (CKD)
n
Una valutazione della efficacia su end-points
cardiovascolari delle statine in pazienti con compromissione lieve-media
della funzione renale é stata effettuata valutando rispettivamente studi
di intervento con statine che includevano pazienti con insufficienza
renale di grado lieve-medio. In tutti gli studi esaminati che avevano
utilizzato statine diverse si é osservata una significativa riduzione
degli end-points cardiovascolari, inclusa la mortalità.
n
Da notare come nello studio ASCOT-LLA la somministrazione
di atorvastatina inducesse una riduzione del LDL colesterolo identica a
quella ottenuta in altri studi da dosaggi più elevati di statina e nello
stesso tempo inducesse una riduzione degli end-points cardiovascolari
significativamente maggiore (-40% vs -29% e -28% ottenuti
rispettivamente con 40 mg di simvastatina e 40 mg di pravastatina).
n
L’atorvastatina è stata studiata in oltre 400 studi
clinici randomizzati dimostrando un elevato profilo di sicurezza e
tollerabilità su tutto il range di dosaggi disponibili, da 10 mg a 80
mg. L’atorvastatina è stata utilizzata e studiata in più di 80.000
pazienti ed è supportata da un’esperienza di oltre 81.000.000 di
pazienti-anno a livello mondiale. Anche quando utilizzata alla dose
massimale di 80 mg, l’atorvastatina si è dimostrata ben tollerata e con
una bassa frequenza di eventi avversi. La valutazione dei dati di
sicurezza derivanti dagli studi clinici randomizzati evidenziano
l’elevato profilo di sicurezza dell’atorvastatina su tutto il range di
dosaggi. E’ stato osservato solamente un caso di rabdomiolisi non
fatale e per di più in uno studio clinico nel quale è stata utilizzata
la dose di 10 mg/die (ASCOT-LLA). Ciò è tanto più importante se si
considera che in molti studi clinici randomizzati è stata utilizzata la
dose di 80 mg/die di atorvastatina.
Do Statins Slow the Progression of Chronic Kidney
Disease?
1.Lipid-lowering effect
Evidence linking achieved LDL-Chol with renal
benefit
2.Non lipid-lowering effects
Is renal benefit secondary to ancillary (pleiotropic)
effect of statins?
Fattore di rischio cardiovascolare nei pazienti
nefropatici
Fattore di più rapida progressione del danno renale nei
pazienti nefropatici o di comparsa di danno renale nei pazienti non
nefropatici
Che l’impiego di statine migliora la progressione della
malattia aterosclerotica e dunque è di beneficio per l’effetto
pleiotropico esercitato dalle stesse. Le statine, infatti, riducono
la perdita di funzione renale di circa 1 mL/min/anno Studio
dei pazienti con CKD e terapia con statina (atorvastatina) Lo
studio TNT (Treating to New Targets Study )e’ stato analizzato
retrospettivamente suddividendo i pazienti in base ai valori della
filtrazione glomerulare calcolata con formula matematica. I pazienti con GFR<60 mL/min
sono stati considerati pazienti con malattia renale (CKD), quelli con
GFR>60 mL/min senza malattia renale. Ambedue I gruppi ricevevano 10 od
80 mg/die di atorvastatina. Un primo risultato dello studio TNT
rianalizzato in base ai valori della funzione renale della popolazione
studiata é stato quello di confermare su una ampia popolazione di
soggetti che, indipendentemente dal dosaggio di atorvastatina utilizzato
(10 od 80 mg/die), i pazienti con danno renale hanno rispetto a coloro
che mostrano una migliore funzione renale una maggiore incidenza di
eventi cardiovascolari. Questo dato conferma quindi che la malattia
renale si associa ad una peggiore prognosi cardiovascolare. Risultati
dello studio TNT (Treating to New Target): Effetti della presenza o meno
di CKD e GFR<> 60 mL/min/1.73m2 in pazienti trattati con 10 od 80 mg di
Atorvastatina sull’end point primario (tempo di comparsa di un evento CV
maggiore, morte coronarica, IM non fatale e non secondario a procedure,
arresto cardiaco risuscitato, stroke fatale e non). La peggiore prognosi
CV appartiene ai soggetti con malattia renale trattati con il dosaggio
basso di statina. La
prognosi Cardio Vascolare (CV) migliore si osserva nei pazienti senza nefropatia trattati
con il dosaggio elevato di atorvastatina. E’
interessante notare come i pazienti con malattia renale trattati con il
dosaggio elevato di atorvastatina presentino una prognosi CV
sovrapponibile a quella dei soggetti senza malattia renale trattati con
10 mg di atorvastatina. Un dosaggio elevato di atorvastatina sembra
quindi annullare, almeno in parte, lo svantaggio prognostico di avere
una funzione renale compromessa.
Pazienti con malattia coronarica e una ridotta funzione renale (eGFR<60
mL/min) presentano una comobidità CV ed un danno d’organo maggiori
rispetto a coloro che presentano una normale (o meno compromessa)
funzione renale (eGFR>60 mL/min). Negli stessi pazienti l’incidenza di
eventi cardiovascolari maggiori é superiore del 32% a quanto osservato
nei pazienti con normale funzione renale. Un
miglioramento della funzione renale, Atorvastatina dose-dipendente, é
osservabile in tutti i pazienti dello studio TNT.
Il trattamento intensivo della dislipidemia (con Atorvastatina 80
mg) riduce significativamente il rischio di eventi CV maggiori rispetto
a quanto osservato con Atorvastatina 10 mg sia nei pazienti con ridotta
funzione renale (-32%) sia nei pazienti con normale funzione renale
(-15%). La
terapia con Atorvastatina 80 mg in pazienti con malattia coronarica e
ridotta funzione renale é altrettanto ben tollerata rispetto ad
Atorvastatina 10 mg.
n
Esistono numerosi studi che dimostrano come Atorvastatina,
utilizzata a dosaggi diversi, ha mostrato di determinare una
stabilizzazione od un miglioramento della funzione renale (determinata
come filtrazione glomerulare stimata con formula matematica, eGFR,
quando confrontata sia con placebo sia con una terapia usuale che
includeva l’utilizzo di statine.
n
Lo studio ALLIANCE, vero esempio di studio effettuato
nella realta clinica, ha suggerito che l’utilizzo di Atorvastatina a
dosaggi diversi rallenta significativamente la velocita’ di progressione
del danno renale rispetto all’utilizzo di una terapia meno intensiva.
n
Una significativa protezione della funzione renale e’
stata osservata anche con l’utilizzo di Atorvastatina 10 mg/die in
pazienti diabetici non nefropatici (studio CARDS).
n
Lo studio TNT ha per la prima volta dimostrato che un
dosaggio piu’ elevato di Atorvastatina (80 mg/die) induce una maggiore
significativa nefroprotezione rispetto all’utilizzo del dosaggio di 10
mg/die, pur mantenendo lo stesso profilo di sicurezza.
n
Studio Greace: modificazioni nel tempo della funzione
renale (CrCl mL/min/1.73 m2) nei soggetti trattati con terapia
‘strutturata” (TS, atorvastatina 10-80 mg/die) ed “usuale”(TU). I valori
della clearance della creatinina,sono espressi in quartili (Q1→Q4,
clearance della creatinina piu’ elevata→piu’ ridotta). Risulta evidente
come nei soggetti che assumevano atorvastatina si manifestasse un più
favorevole andamento nel tempo della funzione renale e come questo
effetto fosse significativamente maggiore quando la funzione renale
risultava maggiormente compromessa. ·
Analogamente al comportamento della proteinuria la
clearance della creatinina si riduceva lievemente e non
significativamente nei pazienti trattati con atorvastatina mentre si
osservava una significativa riduzione della clearance della creatinina
(da 50 +/- 1.9 to 44.2 +/- 1.6 mL/min (P < 0.01) nei pazienti che non
assumevano atorvastatina. Questo dato sembra indicare che la terapia con
atorvastatina in pazienti con malattia renale cronica induce un
significativo rallentamento della progressione del danno renale.
(Studio di Bianchi S, Bigazzi R, Caiazza A, Campese
VM A controlled, prospective study of the effects of atorvastatin on
proteinuria and progression of kidney disease Am J Kidney Dis. 2003
Mar;41(3):565-70 ).
·
Dopo un anno di terapia con atorvastatina (10-40 mg/die) +
terapia convenzionale (Terapia convenzionale = ACE Inibitori, sartani,
o entrambi (~80%) + antiipertensivi
¯ PA <140/90
mmHg (PA ad 1 anno: 133/84 mmHg), +Dieta Iposodica + dieta Ipoproteica +
↓ Colesterolo, e meno zuccheri ) o solo terapia convenzionale, la
proteinuria si riduceva da 2.2 +/- 0.1 to 1.2 +/- 1.0 gr/24 ore (P <
0.01) nei pazienti trattati con atorvastatina mentre questa si riduceva
solo da 2.0 +/- 0.1 to 1.8 +/- 0.1 gr/24 ore (P non significativo) nei
pazienti che non ricevevano atorvastatina proseguendo la sola terapia
convenzionale. Si
poteva concludere che (Bianchi S et al, Am J Kidney Dis;41:465-470,
2003):
n
La terapia con Atorvastatina nei pazienti con malattia
renale cronica:
•
riduce significativamente la proteinuria
•
rallenta la progressione del danno renale
n
Questi effetti sono indipendenti dal controllo della
pressione arteriosa e si aggiungono a quelli indotti dal trattamento
con ACE inibitori e sartani.
Nota 13, criteri di prescrizione delle statine
La prescrizione a carico del SSN è limitata ai pazienti
affetti da:
· Ipercolesterolemia poligenica secondo i criteri specificati
al relativo paragrafo 1) che costituisce parte integrante della
presente prescrizione
Pazienti (individuazione - Target terapeutico - Farmaci
prescrivibili a carico del SSN in funzione del
Del livello di rischio Colesterolo LDL
raggiungimento del target
in Tabella I) in mg/dl
SCELTA
____________________________________________________________________________________________________________
Farmaco di 1° Farmaco di 2° Farmaco di 3°
scelta (*) scelta
livello
_____________________________________________________________________________________________________________
- Pazienti con Colesterolo
Statine di 1° Statine di 2° ========
rischio moderato LDL < 130
livello livello
- Pazienti con Colesterolo
Statine di 1° Statine di 2° In aggiunta
rischio alto LDL < 100
livello livello
Ezetemibe
compresi i
pazienti diabetici
senza eventi
cardiovascolari
- Pazienti con Colesterolo
Statine di 2° In aggiunta
rischio molto LDL < 70
livello Ezetemibe
alto compresi
i pazienti diabetici
con eventi
cardiovascolari
(*) Nei pazienti che siano intolleranti alla dose ottimale di
statina per il conseguimento del target terapeutico è rimborsato
il trattamento aggiuntivo con ezetimibe
Farmaci prescrivibili a carico del SSN:
- Per livelli di trigliceridi > 500 mg/dl
Omega 3
- Per livelli di LDL-C > 130
mg/dl Atorvastatina
- Per livelli di LDL-C < 100 mg/dl,
Trigliceridi > 200 mg/dl e
Colesterolo non HDL
(Tot. C meno HDL-C) > 130
mg/dl Atorvastatina
3) Iperlipidemie in pazienti con insufficienza renale cronica (IRC)
Il
danno aterosclerotico nei pazienti con insufficienza renale cronica (IRC),
a parità di livello dei fattori di rischio, è superiore a quello che si
osserva nella popolazione generale; le malattie cardiovascolari sono
infatti la principale causa di morte dei pazienti con IRC. Per tale
motivo è necessario, in questi pazienti, un controllo particolarmente
accurato dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari, tra cui
la dislipidemia. Le
statine sembrano efficaci nella prevenzione di eventi vascolari in
pazienti vasculopatici con IRC e sono in grado di ridurre la proteinuria
e di rallentare la progressione della malattia renale. Per pazienti
adulti con IRC in stadio 3-4 (GFR < 60ml/min, ma non ancora in
trattamento sostitutivo della funzione renale), così come per coloro che
pur con una GFR > 60 ml/min presentino segni di malattia renale in atto
(proteinuria dosabile), va considerato un trattamento farmacologico
ipocolesterolemizzante, nel caso di insuccesso della correzione
dello stile di vita, con l’obiettivo di raggiungere un TT per LDL-col
almeno < 100 mg/dL; secondo alcuni autorevoli enti internazionali, il TT
può essere fissato a < 70-80 mg/dL (specie in presenza di condizioni che
aumentano ulteriormente il rischio, come una storia clinica di eventi
cardiovascolari accertati o diabete mellito). Se i
livelli della trigliceridemia sono ≥ 500 mg/dL, va considerato un
trattamento con fibrati, tenendo conto dell’esigenza di adeguare il
dosaggio di questi farmaci, escreti per via renale, alla funzione renale
residua. Nei
pazienti con IRC in stadio 5 (GFR < 15 ml/min o in trattamento
sostitutivo della funzione renale) le evidenze attuali, desunte dai
pochi studi di intervento pubblicati, non sono favorevoli al trattamento
della dislipidemia. Il recentissimo risultato dello studio AURORA, che
valutava l’effetto di rosuvastatina in una popolazione di pazienti con
IRC allo stadio finale, ha dimostrato che, a fronte di una riduzione del
LDL-C, il trattamento con statina non era associato ad una riduzione
dell’end-point combinato di IMA, stroke e morte cardiovascolare. cfr
anche |
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