Domenico Ryolo, Preistoria e protostoria di milazzo

DOMENICO RYOLO

Preistoria e protostoria di Milazzo

cfr  Necropoli di Mylai
Domenico Ryolo, vita ed opere
Domenico Ryolo, scritti ed articoli   
Necropoli di Mylai
 

Questo brano del nostro grande Domenico Ryolo è dedicato sicuramente ai ragazzi che si accostano con amore e curiosità al mondo della ricerca e della nostra storia, ma non certamente a quei milazzesi stolti che hanno usato la pala meccanica quando repertavano qualcosa mentre scavavano per le fondamenta di caseggiati a Milazzo, compiendo un vero sacrilegio...

ing. Domenico RyoloL'articolo che qui riportiamo apparve sulla rivista "Regioni "del 10 maggio 1971. La sua importanza sta nel fatto che in esso, per la prima volta, Ryolo dà notizia della sua scoperta ali 'estremità settentrionale del Promontorio di Milazzo di reperti risalenti a circa 6000 anni fa: l'ultimo dei suoi tanti ritrovamenti, che documenta il più antico insediamento dell'uomo nel territorio milazzese, e diventa riferimento per la datazione di altri reperti del Castello e della Piana. Quei pochi frammenti di ceramica che Ryolo chiamava il "certificato di nascita " di Milazzo sono stati ora consegnati, su suo preciso mandato, al Museo archeologico di Milazzo, dove sono esposti nella teca della prima sala.

Quasi di fronte alle isole Eolie una lingua di terra di circa 10 km stacca dalla Sicilia e si protende in mare, prima con una zona pianeggiante e poi con un promontorio a picco sul mare. Questa è la penisola di Milazzo, nota da tempi antichi con l'appellativo di «Aurea Chersoneso», a decantarne il fascino e a celebrarne oltre la bellezza panoramica, anche il clima e la feracità del suolo. Una mitica leggenda celebrò sin dal tempo della civiltà greca questo ubertoso territorio. Si volle allora che il dio Sole lo avesse scelto per farvi pascolare i suoi grandi armenti, e che il mare provvedesse saltuariamente a pulirne le stalle. La tradizione storica voleva che Milazzo, ai pari di tante altre città della Sicilia fosse al pari di tante altre città della Sicilia fosse stata fondata dai Greci, fissandone la data al 716 a.C. Ma oggi, a seguito delle mie scoperte e dei miei studi, il mito della colonizzazione greca in Sicilia va riveduto ed ha necessità di nuovi accertamenti. Ciò va riferito in modo indubbio al territorio della Sicilia nordorientale, per il quale i reperti preistorici venuti alla luce danno elementi certi per impostare la comparsa dell'uomo in queste regioni in modo diverso da quello generalmente conosciuto e che ci viene indicato dal mito predetto. Alla luce di questi ritrovati si può ora tracciare un quadro degli insediamenti umani in Milazzo, il che è quanto dire, si può tracciare la sua storia sin dai più antichi tempi. La recentissima scoperta della ubicazione di un Villaggio neolitico, da me fatta nello scorso mese di settembre al Capo di Milazzo, dà oggi la possibilità di affermare che il più antico agglomerato umano vi si stabilì sin dal 4.500 a.C, coevo perciò agli insediamenti di Stentinello in provincia di Siracusa e del Castellare a Lipari. Con le precedenti scoperte, perciò, il neolitico ci appare così in quattro località abitate e cioè: al Capo di Milazzo, nella Zona del Castello, in contrada Scaccia ed in contrada Badessa: queste ultime due, distrutte tra il 3.500 ed il 2.500 a.C, come ho potuto calcolare, da grossi smottamenti e trascinamenti di terreno, provocati da importanti convulsioni climatiche. L'esistenza di questi quattro agglomerati umani in un territorio esteso appena 2.400 ettari circa, è davvero singolare. Si presta a molte illazioni e considerazioni e spinge a ricerche nei territori degli attuali paesi circostanti. Nulla sappiamo di questo popolo, all'infuori che doveva tenere relazioni e scambi commerciali sia con le isole Eolie che con altri centri più o meno lontani, perché nei luoghi abitati si rinvennero utensili sia di ossidiana che di quarzite, i quali dovettero certo essere stati importati, perché in Milazzo non esiste né ossidiana né quarzite. Altra notizia emersa è quella di un'attività artigiana, per lo meno al Capo di Milazzo, perché lì venne rinvenuto un «nucleo» di ossidiana, dal quale erano state staccate due «lame» di utensili. Ciò indica che da Lipari, oltre utensili di ossidiana, vennero anche trasportati blocchetti di ossidiana 0 nuclei, dai quali operai locali milazzesi staccarono lamette per confezionarne utensili. E' questa un'attività insospettata, perché, prima, tutto faceva supporre che gli abitanti di Lipari barattassero solo utensili di ossidiana già confezionati, tenendo segreta la maniera come lavorare la ossidiana. Il materiale venuto in luce è poco: una quindicina di lame o pezzi di lama di ossidiana, un «nucleo» di ossidiana, una lama di quarzite e pochi ma interessanti cocci di ceramica. Si spera di reperire più numeroso materiale con i prossimi scavi. Con i successivi periodi della età del bronzo antico e di quella del bronzo medio, cioè dal 1900 a.C. sino al 1300 circa a.C, le abitazioni umane in Milazzo sembrano concentrarsi in unico agglomerato e cioè nella zona dell'attuale Castello, occupando la parte orientale dalla sommità a scendere verso l'attuale via S. Domenico. Tale ubicazione è confermata da uno scavo da me eseguito in Vico del Re, dove è apparso uno strato di terreno giallomarrone, spesso circa dieci centimetri, attribuibile con certezza alla permanenza dell'Uomo della Età del Bronzo. Relative a questo periodo sono due necropoli, che ho avuto la fortuna di scoprire. Una dell'età del bronzo antico, ubicata in contrada Vaccarella, all'inizio dell'attuale strada panoramica, e l'altra in contrada Sottocastello.

La prima, quasi interamente distrutta dagli scavi meccanici, ha fornito poco materiale, in massima parte allo stato di cocciame. La seconda, tecnicamente esplorata, ha messo in luce circa 70 tombe, molte delle quali ad enchytrismòs: il materiale apparso è stato molto interessante. Alcuni vasi ceramici presentavano impressi dei segni grafici. Anche per queste popolazioni non si sa nulla e non si possono fare altro che supposizioni, una delle quali è che tale popolo doveva certo reggersi con savie nonne e con ordinamenti e discipline regolanti la convivenza. Tra l'altro, infatti, ciò potrebbe esser dimostrato dal fatto che i vasi contenenti le spoglie umane e poste nelle necropoli trovaronsi coricati con le bocche rivolte verso nordovest, sembrando osservare una prescrizione o un rito religioso. Inoltre, le necropoli erano ubicate lontano dal centro abitato: 250 metri l'una e 700 metri in linea d'aria l'altra, dimostrando così una norma igienica ammirevole. Questo rilievo ultimo è importante, perché appare così in Milazzo sin dal XIX secolo a.C. quella norma, poi codificata nel V secolo a.C. dalle XII Tavole romane, prescrivente il seppellimento dei propri morti lontano dai centri abitati si osservò scrupolosamente sino ai primi secoli del Cristianesimo. Mancando notizie che le popolazioni di Sicilia dell'età del bronzo provengano da un nuovo afflusso o da invasioni di correnti straniere, si deve arguire che tali popolazioni della età del bronzo siano quelle stesse del periodo neolitico, evolutesi. Si deve quindi dedurre che popolazioni neolitiche e popolazioni dell'età del bronzo appartengano allo stesso ceppo etnico. Senza volerci fermare su tale ceppo etnico per discuterne la provenienza, la parentela o la discendenza, possiamo solo dire che essi rappresentano agglomerati di quelle popolazioni che in seguito furono chiamate SICANE. In tal modo l'agglomerato umano di Milazzo di quelle epoche fu SICANO al pari degli altri centri abitati in quel tempo nell'Isola. Queste popolazioni dell'età del bronzo, o per meglio precisare: queste popolazioni Sicane nei seppellimenti dei defunti usavano il rito della inumazione: il che è chiaramente apparso dalla necropoli di contrada Sottocastello di Milazzo. Col secolo XIII a.C. circa, cioè con il principio della età del bronzo recente, un importante avvenimento si verifica in Sicilia: l'invasione di un nuovo popolo che occupa gran parte della Zona nordorientale dell'Isola. Sono i Siculi della tradizione, i Siculi incineratoli della cosiddetta Civiltà Villanoviana, i quali, provenienti molto probabilmente dalla Calabria, si stanziano lungo la spiaggia settentrionale da Messina sin quasi a S. Agata di Militello, lungo la spiaggia ionica da Messina sin quasi a Lentini e nella zona montana sino a Rometta. La loro invasione avviene in maniera aggressiva e le locali pacifiche popolazioni, sopraffatte, fuggono verso i monti, aggregandosi ad altri nuclei, e, divenendo numerosi, fondano i grossi Centri, le grandi Città Sicane, ove si afforzano e dove appare la prima costruzione di difesa: il primo fortilizio megalitico, che tuttoggi ancora esiste. Milazzo è stato il centro dove si son trovate le più importanti manifestazioni di questo nuovo popolo. La scoperta da me fatta nell'ottobre del 1950 della necropoli di tale popolo, destò la maggiore sorpresa tra gli studiosi, perché insospettata. Questa necropoli, ubicata tra le attuali piazza Roma e Via XX Settembre, durante, la esplorazione, confermò che codesti Siculi usavano il rito dell'incinerazione, bruciavano cioè i cadaveri dei propri morti, raccogliendo le ceneri e gli oggetti personali (bronzi ed altro) che depositavano in speciali vasi {urne cinerarie) per metterli sotto terra.
Ho potuto accertare la località abitata in Milazzo da questo nuovo popolo. E' una zona di terreno nella località dell'attuale Castello, di estensione alquanto più ampia di quella abitata dai precedenti nuclei dell'età del bronzo antico e medio. Occupò il versante orientale della zona in questione, sino a Via S. Domenico, limitato a nord dal Vicolo Puntarolo e a Sud dalla Chiesa del SS. Salvatore. Qui fu trovato molto cocciame anche in superficie, e nello scavo predetto di Vico del Re, oltre tre belle tazze buccheroidi, apparve uno strato di terreno nero, spesso quasi 20 centimetri, attribuibile, con certezza, a codesti Siculi. La necropoli predetta diede la possibilità di mettere in luce circa 270 urne cinerarie, costituite in prevalenza da bei vasi: alcuni addirittura bellissimi. Apparvero anche parecchi vasi provenienti dalla Grecia. Ammirevoli furono poi gli oggetti di corredo che erano contenuti nelle urne cinerarie. Dall'esame della necropoli e da quello dei vasi si possono arguire alcune notizie intorno a codesto popolo. Primieramente appare che la convivenza era saviamente retta da buone norme che venivano osservate da tutti i cittadini. Infatti i seppellimenti venivano eseguiti quasi tutti entro il recinto della necropoli, la quale era ubicata, secondo savie norme igieniche, a circa m. 750 dal centro abitato. Secondo. Le urne cinerarie venivano deposte ad una profondità costante di m. 2,00 coricate con la bocca rivolta verso sudest. Terzo. Si deve arguire anche che ad un imprecisato momento della sua esistenza, codesto popolo si ellenizzò, come è dimostrato dal costante uso, da tale momento in avanti, di vasi e materiale ceramico fabbricato in Grecia. Quarto. La comunità di Milazzo doveva per certo vivere in uno stato di floridezza e di grande attività commerciale che le consentivano scambi notevoli con popolazioni lontane e le permettevano di ritirare e barattare merci e vasi sui dalla Grecia. Un fatto di grande importanza, che risalta dalla necropoli è questo: nella necropoli non sono apparsi seppellimenti o depositi di urne cinerarie posteriori alla fine del VII secolo a.C. o ai primi del VI sec. a.C. Come mai?  La constatazione che sembrava molto misteriosa, venne recentemente da me chiarita con uno studio della questione. Il popolo di Zancle (successivamente appellatasi: Messana) iniziò da tempo l'ingrandimento della sua Città Stato, sopraffacendo ed occupando a poco a poco territori di altri agglomerati umani. Divennero così preda e occupazione le terre di Rometta e quelle di Monforte S. Giorgio (nucleo di Pisterina). In questa marcia di espansione, alla fine del VII secolo a.C. o ai primi del VI secolo a.C. venne aggredita, sopraffatta e inglobata la comunità Sicula di Milazzo. E in tal modo gli Zanclei si installarono in Milazzo, dove certo misero delle proprie milizie a presidiare e difendere il Castello, che in quell'epoca o successivamente venne edificato. Così Milazzo, florida e importante Città Sicula sin dal XIII secolo a.C, alla fine del VII secolo a.C. o ai primi del VI secolo a.C venne sopraffatta e distrutta, scomparendo con la sua Comunità autonoma. Da allora in poi essa fece parte del territorio di Messina e in tale stato la trovò il successivo ordinamento romano: motivo per cui i suoi abitanti beneficiarono del diritto di Cives Romani al pari degli altri abitanti di Messina_Questo stato di fatto, di dipendenza cioè da Messina, durò quasi certamente anche per tutta l'epoca imperiale romana e forse oltre.

indice argomenti su Milazzo