La Riserva Marina di Capo Milazzo

La RISERVA MARINA AL CAPO DI MILAZZO (ME)

A Calypsos, ninfa marina milazzese...

delfini, capo milazzo, secca ponente

Branco di delfini avvistati a 200 mt dalle coste di Capo Milazzo

Il webmaster, Claudio Italiano, ringrazia il Comitato AMP Capo Milazzo ed il suo Presidente dott. Gianfranco Scotti per il prezioso lavoro svolto
Si ringrazia Legambiente del Tirreno, nella persona di Pippo Ruggeri per l'introduzione. E, dulcis in fundo, i sub del Gruppo Subacqueo "Bavosa" : Marta Rifici, fotografa d'eccezione per noi di Gastroepato della Riserva Marina, Caterina Cipriano, consulente  e gli amici subacquei che si si sono immersi nei fondali della Riserva Marina di Capo Milazzo

Non solo industrie: noi milazzesi siamo anche mare da 1.500.000 anni, e che mare!

Cos'è un'area marina protetta?

Le aree marine protette sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. Nelle riserve marine è assolutamente vietato abbandonare rifiuti sulle spiagge. Le seguenti attività sono soggette a regolamentazione variabile: pesca sportiva, pesca professionale, immersione subacquea, ingresso con mezzi di trasporto inquinanti (imbarcazioni a motore, moto, automobili). La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione. Il Capo di Milazzo, estremità della penisola omonima, era nei tempi remoti una delle

Aragosta, secca di Ponente

Aragosta, secca di Ponente

isole Eolie che in seguito a inondazioni fluviali provenienti dalla terra ferma si è adesso congiunta. Questa antica origine e un’analoga bellezza naturalistica la inserisce a pieno titolo nel contesto dell’arcipelago e come tale può essere valorizzata. La riserva terrestre e marina insieme possono valorizzare un unico complesso scenario naturalistico comprendente habitat vitali diversificati. Per fortuna il gioco delle correnti che investono il Capo rendono le sue acque assolutamente incontaminate respingendo gli inquinamenti provenienti dalla città e dalle industrie. Questo ha permesso lo sviluppo di un ampia prateria di poseidonia, una pianta acquatica, che si estende soprattutto dalla parte di levante e che costituisce la base energetica di tutto il sistema faunistico dei fondali, costituendo fonte di cibo e di riparo per un ampia varietà di molluschi e pesci sia stanziali che migratori. Proprio tutto questo rende le acque del Capo una specie di vivaio ittico naturale che consentirebbe se preservato da continui prelievi ittici o da occasionali quanto rovinosi scarichi di materiali dragato un eccellente pescosità di tutta l’area circostante. E’ proprio questa la funzione riservante della Riserva Marina, che consentirebbe non solo la protezione dell’ambiente ma anche la promozione dell’attività non invasiva dei pescatori locali, ai quali verrebbe garantito il diritto esclusivo sulla zona. Fra l’altro proprio l’attività dei pescatori locali ha una valenza antropologica antica che si fonde con l’ambiente ed evoca nel turista la cultura del mediterraneo. Il turismo è l’altra grande possibilità che la Riserva può offrire in quanto garantirebbe la fruizione, discreta e rispettosa, ai subacquei e agli amanti del mare, che si vedrebbero offrire anche itinerari costieri sulla terraferma e sul mare con il periplo del Capo. La Riserva Marina si inserisce non solo nel quadro della valorizzazione economica delle vocazioni del territorio, ma anche di un più generale interesse della Città verso il mare a cui è naturalmente legata.

 
Flabellina, secca di Ponente, Capo Milazzo

Flabellina, secca di Ponente, Capo Milazzo


Il Capo Milazzo

Il mare, le Eolie, i monti Peloritani e Milazzo, una striscia di colori sovrapposti che vanno dall'azzurro marino al verde del manto vegetale, attraverso il bianco e l'ocra delle scogliere. Per chi viene dal mare o per chi vi giunge percorrendo la costa settentrionale della Sicilia, Milazzo appare una terra a sé, un’isola. In effetti fu circondata dal mare fin dalle sue origini: solo successivamente venne unita alla terraferma dall’istmo alluvionale. Emerso circa 1.500.000 anni fa (tra il Terziario e il Quaternario) a seguito di movimenti tettonici che lo portarono ad un’altitudine media di 60 metri, il promontorio presenta ovunque i segni della sua geologia, come le rocce sedimentarie e i fossili di organismi marini. Milazzo fu abitata fin dal neolitico e per le vicissitudini storiche ha visto modificare e, per fortuna, non devastare il suo territorio; cosicché oggi, con la sua flora e la sua fauna, così ricche e variegate, rimane un’ “isola “ naturalistica molto interessante.

Obiettivi Generali

Scorfano, secca di Ponente -capo Milazzo

Scorfano, secca di Ponente -capo Milazzo

Il promontorio di Capo Milazzo, compreso fra il Golfo di Patti ed il Golfo dì Milazzo, nel paesaggio naturale delle coste settentrionali della Sicilia orientale caratterizzate da coste basse con modesta importanza ambientale e paesaggistica, rappresenta l'elemento più fragile e maggiormente soggetto ai danni indotti dall'antropizzazione. Nonostante i problemi che l'affliggono, questo territorio presenta ancora grandi potenzialità che, utilizzate correttamente attraverso un'azione integrata di gestione, potrebbero garantire la salvaguardia dell'ambiente e uno sviluppo turistico sostenibile, offrendo, addirittura, nuova occupazione. Il problema va quindi affrontato in maniera complessiva giungendo a quella che è, ormai universalmente, definita la "gestione integrata della fascia costiera" (ICZM, Integrated Coastal Zones Managment ) il cui obiettivo è l'uso sostenibile delle risorse naturali costiere ed il mantenimento della loro biodiversità attraverso un piano di sviluppo ambientale diretto ad aumentare la prosperità sociale ed economica delle comunità costiere nel lungo termine; facilitando l'interazione dei differenti settori economici costieri e risolvendone i conflitti. E' assolutamente evidente come un ambiente costiero, inserito in un contesto territoriale fortemente antropizzato, possa essere salvaguardato solo attraverso la realizzazione, nel lungo periodo, di un'efficace politica di tutela territoriale che alleggerisca la fascia costiera dalla pressione antropica e dall'apporto di sostanze inquinanti.


L'area da sottoporre a misure di protezione
Stella Marina, secca di Ponente Capo Milazzo
La zona in esame ricade nella Sicilia nord-orientale, nel territorio del comune di Milazzo. L'area da sottoporre a misure di conservazione e protezione è il promontorio di Capo Milazzo e le due aree ad esso adiacenti che si sviluppano ad est e ad ovest del promontorio del Capo, comprendenti la lunga porzione di costa bassa che si snoda verso ovest parallelamente al lungomare di ponente della città di Milazzo e la costa rocciosa del settore orientale del promontorio che comprende l'area portuale e la zona industriale del comune di Milazzo. Si tratta di un territorio densamente popolato, in cui sono presenti tutti gli aspetti dell'antropizzazionc: dai centri abitati costieri, all'edilizia residenziale e di villeggiatura, dai complessi turistici a quelli industriali. Il promontorio di Capo Milazzo è stato inserito nell'elenco dei siti d'importanza comunitaria (SIC) per la regione biogeografica mediterranea ai sensi della direttiva 92/43/CEE (Supplemento ordinario n. 167 alla G.U. n. 170 del 24 luglio 2007). Qualsiasi intervento gestionale non può prescindere da una adeguata conoscenza della situazione ambientale. Questo livello di conoscenza è ottenibile attraverso adeguati ed approfonditi studi di base in cui le informazioni definiscono le caratteristiche principali dell'ambiente abiotico (cioè non vivente), lo stato della comunità biologica ed il grado di interazione di entrambi. Attraverso un lavoro di indagine che integri le attività di geologi, biologi marini ed ecologi con gli utilizzatori del mare (pescatori, subacquei, associazioni ambientaliste) sarà possibile acquisire le informazioni necessarie alla conoscenza dell'area in esame ed alla predisposizione di misure di protezione e di monitoraggio. Nella valutazione dello stato e delle pressioni che agiscono sull'ambiente marino e costiero sono evidenti le carenze nelle conoscenze attuali. I limiti principali allo studio ed alla formulazione di un piano di gestione integrata nascono dall'insufficienza dei dati su vari aspetti dell'ecosistema che si vuole proteggere:
• Le caratteristiche naturali: morfologia, condizioni climatiche e idrografiche della fascia costiera
• Le attività umane (settori): urbanizzazione, turismo, carico e scarico, attraverso i fiumi, di contaminanti prodotti dalla popolazione costiera, agricoltura, traffico marittimo, industria, industria petrolifera e l'influenza delle attività di pesca e dell'acquacoltura, che esercitano pressioni sull'ambiente marino e costiero
• Lo stato ambientale e le principali minacce, incluso lo stato di eutrofizzazione, l'inquinamento, lo sfruttamento irrazionale delle risorse ittiche
• La sensibilità dell'ecosistema e gli impatti del cambiamento climatico, i cambiamenti della biodiversità.

 
Cernia, Riserva Marina di Capo Milazzo

Cernia, Riserva Marina di Capo Milazzo


Motivazioni naturalistiche

La fascia costiera del territorio di Milazzo presenta problemi molto evidenti: ecosistemi di grande pregio, infatti, importantissimi per le funzioni di rifugio e di riproduzione di numerose specie ittiche, sopportano il peso di uno sforzo di pesca eccessivo da parte della pesca professionale e sportiva che, unitamente all'impatto derivante dalla sempre crescente antropizzazione (scarichi fognari, sviluppo industriale, ecc.) hanno portato al depauperamento di risorse biologiche pregiate e di grande valore economico. A ciò si aggiunge un intensivo sfruttamento con attrezzi poco selettivi, quali reti da circuizione su bassi fondali e che operano in dispregio delle normative esistenti e dei controlli da parte delle autorità preposte allo scopo. Questi attrezzi operano soprattutto sulle "secche" (e le numerose reti abbandonate sui fondali ne sono testimonianza) che rappresentano, con i loro anfratti, grotte, etc, un sito preferenziale di rifugio di numerose specie ittiche pregiate, quali saraghi, cernie e aragoste, ed inoltre fungono da zona di aggregazione di specie pelagiche che cacciano nei dintorni. Un criterio fondamentale per la scelta di un'area marina da sottoporre a misure di conservazione c la diversità biologica. Questo parametro è correlalo alla ricchezza di specie e dipende da molte condizioni, non ultima la diversità ambientale intesa come varietà degli habitat che costituiscono un territorio (sinuosità della costa, asperità dei fondali, numero di biocenosi presenti sul fondale). Ai fini della messa a punto di un piano di protezione della fascia costiera che si concretizzi con la creazione di un'Area Marina Protetta, la conoscenza dettagliata della flora e della fauna dei luoghi è condizione indispensabile.
Tra le caratteristiche ambientali dell'area è importante sottolineare la presenza di specie e comunità animali e vegetali inserite nelle Normative Nazionali, Direttive Europee (Habitat ali. 2, 3, 4) e Convenzioni Intemazionali (Berna, Cites) che stabiliscono misure di protezione e conservazione, vietandone il prelievo, il danneggiamento dei siti ed il disturbo:
a - La piattaforma a molluschi vermetidi; b - La fascia ad Astroides calycularis; c -1 banchi a Cladocora caespitosa; d -1 popolamenti sciafili; e - I popolamenti a Corallium rubrum; f -Le grotte e le cavità sommerse; g - La prateria di Posidonia oceanica.

L'elencazione delle specie e delie comunità animali e vegetali di notevole importanza ecologica, rinvenute lungo la costa del promontorio, è il risultato, seppur sintetico, delle osservazioni condotte negli ultimi anni. Per la descrizione si rimanda all'Allegato I

Motivazioni socio-culturali ed economiche

Murena, Secca di Ponente -Capo Milazzo, Riserva Marina

Murena, Secca di Ponente -Capo Milazzo

Il Turismo

La componente ambientale è divenuta ormai da tempo componente primaria dei prodotti turistici ed in alcuni casi costituisce il fondamento del prodotto stesso (tematiche verdi, mare), in altri casi diventa un fattore condizionante nelle scelte del turista (qualità del territorio). Le attività promozionali e divulgative del prodotto "turismo sostenibile" possono essere considerate come valore aggiunto della proposta turistica: l'attenzione all'ambiente e la sua protezione rappresentano un elemento di alta qualità da parte dell'offerta e un valore percepito da parte delia domanda, in particolare quella straniera. Diviene elemento efficace di comunicazione e si connota anche come strumento di valorizzazione del territorio; Un'attenta pianificazione dello sviluppo turistico, basata quindi su uno sviluppo sostenibile, appare particolarmente appropriata, proprio in relazione alle peculiarità di tale attività che è strettamente legata all'ambiente naturale ed all'eredità storica e culturale del luogo. Il degrado o la distruzione di queste risorse riduce la capacità d'attrazione delle aree, fino a far cessare l'attività turistica stessa.
II turismo sostenibile si configura, invece, come un modello di sviluppo economico volto a:
1. migliorare la qualità della vita della comunità ospitante;
2. fornire ai visitatori un'esperienza di elevata qualità;
3. mantenere buona la qualità dell'ambiente a cui sono legati sia la comunità locale che i visitatori.

Stella Marina, Capo Milazzo, Riserva Marina

La Pesca artigianale

La pesca artigianale è l'attività più sensibile a tutte le forme di aggressione della fascia costiera. Essa risente, inevitabilmente, dell'inquinamento, dell'urbanizzazione delle coste, del turismo e di tutte le attività che si sviluppano lungo le coste e potrebbe svolgere un ruolo di "presidio ambientale" sul territorio marino, monitorando continuamente lo stato dell'ambiente e denunciando gli eventi che tendono a ridurne la qualità. Le proposte gestionali che riguardano la fascia costiera non possono prescindere dall'aspetto socioeconomico che questa realtà rappresenta. L'attuale situazione economica, dominata dalla tendenza a massimizzare i profitti, ha penalizzato proprio le attività tradizionali come la pesca artigianale, determinandone uno stato di crisi, tanto più se costretta a coesistere con attività parallele organizzate industrialmente come la pesca a strascico. Sulla piccola pesca artigianale occorre, quindi, operare con un approccio nuovo che superi i limiti dettati dalla diffidenza dei pescatori, da un comparto dominato dall'individualismo, dall'assenza di chiarezza soprattutto per quanto riguarda le catture e gli aspetti economici. Sta emergendo l'ipotesi, almeno a livello teorico, che la piccola pesca, essendo indissolubilmente legata al territorio marino, potrebbe rappresentare oltre che la base di un sfruttamento responsabile delle risorse, anche la realtà su cui innescare un nuovo ruolo di salvaguardia ambientale.
 

Gruppo di Subacquei Bavosa,

Il gruppo sub "Bavosa": Marta Rifici in basso a destra

Motivazioni a favore dell'istituzione dell'Area Marina Protetta di Capo Milazzo

Quando si parla di protezione del mare occorre considerare in primo luogo il ruolo della fascia costiera e la sua condizione "subordinata" rispetto all'entroterra. L'ecosistema marino si gestisce, quindi, proteggendo soprattutto il confine con la terra emersa e pianificando razionalmente la distribuzione e lo sviluppo delle attività umane. Un corretto programma di organizzazione del territorio si basa sul principio della contiguità nel mosaico territoriale di fasce "produttive" (soggette cioè allo sfruttamento delle risorse e perciò "inquinanti" o nocive per l'ambiente) e di zone "improduttive" ("non inquinanti"), sottratte allo sfruttamento e soggette a tutela. In quest'ottica le AMP si inseriscono come aree di particolare biodiversità e dall'interesse paesaggistico eccezionale, da conservare intatto, ma anche da adibire ad osservatorio privilegiato per lo studio di un ambiente in condizioni naturali o controllate. L'istituzione di un'arca marina protetta da sola non risolve il problema della conservazione dell'ambiente costiero, ma consente almeno di salvare dalla speculazione e dal degrado un biotopo-simbolo, caratterizzato dal prevalente interesse biologico, paesaggistico ed espressivo dei valori culturali di un intero territorio e vulnerabile (suscettibile cioè alla perdita irrimediabile delle caratteristiche di unicità e di interesse in seguito ad interventi impropri o inadeguati). Fino ad oggi le informazioni sugli effetti socio economici che l'istituzione di una Riserva Marina determina sul territorio sul quale ricade sono molto positive. Occorre, però, vincere l'ostilità iniziale delle popolazioni locali e spingerle alla collaborazione, esponendo loro in modo chiaro i vantaggi della tutela. In tale direzione si sta muovendo l'intensa opera di coinvolgimento che l'Amministrazione Comunale di Milazzo, il Comitato AMP Capo Milazzo ed il Dipartimento di Ecologia dell'Università degli Studi di Palermo stanno portando avanti, con successo, coinvolgendo tutti gli attori di questo percorso (pescatori professionisti, pescatori sportivi, associazioni ambientaliste, operatori del turismo). Un primo successo ottenuto è stato il totale consenso, da parte di tutti i soggetti coinvolti, stesura di una bozza di zonizzazione dell'area marina prospiciente Capo Milazzo. La proposta di zonizzazione, con le tre aree a diverso grado di tutela ed un generale schema delle principali attività che potrebbero essere consentite, è stata accolta favorevolmente dalla collettività (Allegato 2).

 
E' ormai chiaro che la collaborazione e la partecipazione dei cittadini aumenta grandemente le probabilità di una buona riuscita dell'istituzione di un'area protetta e della sua successiva gestione. L'ostilità delle comunità rivierasche può portare, di contro, al fallimento di qualsiasi buona iniziativa. Il fattore umano è quindi importante, ma non va considerato né esclusivo né superiore agli interessi naturalistici. Il percorso intrapreso mira a risolvere il conflitto tra esigenze diverse: quella della tutela ambientate e quella dello sviluppo, cercando di raggiungere una sintesi ad un livello più alto dove la tutela, la più rigorosa possibile, sia intrinsecamente compatibile con un alto livello di sviluppo (che non è solo economico, ma è anche e prima di tutto sociale, civile, culturale). La creazione di una AMP "Promontorio di Capo Milazzo" potrebbe avere un ruolo rilevante in una ipotesi di gestione integrata della fascia costiera, sia per il suo significato culturale e turistico che per il suo ruolo ecologico. Se correttamente gestita, l'area marina protetta potrebbe contribuire al mantenimento dell'equilibrio e della produttività dell'ecosistema marino, difendere habitat critici, preservare la biodiversità, e contribuire anche all'uso sostenibile delle zone costiere utilizzando gli ecosistemi e le loro risorse biologiche in maniera razionale, limitandosi a prelevare una parte della produzione, lasciando integra un'adeguata quantità di individui in grado di riprodursi e moltiplicarsi.
Le finalità principali che conducono alla creazione di aree protette marine possono essere riassunte in questo modo:
• protezione dei valori biologici ed ecologici (questo appare come lo scopo principale dell'istituzione di un'area marina protetta).
• ripristino, mantenimento ed incremento dei valori biologici ed ecologici che sono stati ridotti o comunque danneggiati da attività umane.
• promozione dell'uso sostenibile delle risorse.
• monitoraggio, ricerca, educazione e formazione, per approfondire le conoscenze sull'ambiente marino costiero.
• creazione di forme di ricreazione e turismo compatibili con la salvaguardia dell'ambiente.

Gorgonie, Capo Milazzo, secca di Ponente, area marina protettaQueste motivazioni evidenziano il ruolo delle A.M.P. nei confronti della "componente antropica" per quanto riguarda la regolamentazione delle attività umane e gli sforzi progettuali necessari per perseguire le finalità sopraindicate. Infatti, l'istituzione di un'area protetta non implica solo l'introduzione di vincoli o limitazioni nell'uso delle risorse ambientali, ma anche la valorizzazione delle peculiarità naturali o paesaggistiche e l'individuazione di nuove opportunità economiche. Il promontorio di Capo Milazzo, inserito in un ampio contesto ambientale costituito dall'arcipelago delle Isole Eolie, ricade in un ambito di interesse turistico internazionale le cui notevoli bellezze naturali e paesaggistiche sono note in tutto il mondo al punto da attirare, ogni anno, notevoli flussi di visitatori. Un'attenta valorizzazione dell'area, attraverso la realizzazione di misure di protezione e di mantenimento dei valori biologici ed ecologici, il monitoraggio, la ricerca, l'educazione ambientale favorirebbero lo sviluppo di un nuovo tipo di turismo, più attento alla qualità ambientale e maggiormente distribuito nell'arco dell'anno, i cui benefici economici potrebbero essere distribuiti all'interno della società ospitante (alberghi, ristoranti, negozi, etc). Per far ciò è stato avviato un processo partecipativo, che vede il coinvolgimento di tutti gli attori locali, in modo che questi si sentano protagonisti dello sviluppo e della gestione del proprio territorio. Lo sviluppo turistico potrebbe essere un fattore aggregante all'interno della società. Questa zona potrebbe infatti rappresentare un'area pilota di particolare rilevanza per la messa a punto di modelli di sviluppo sostenibile che includano anche la pesca artigianale. Definire questi modelli può consentire da un lato la riduzione dello sforzo di pesca attraverso l'utilizzazione di tecnologie selettive ed eco-compatibili e dall'altro può determinare un miglioramento delle condizioni socioeconomiche del comparto.
In sintesi, si ritiene che la protezione di un ambiente fragile ed al tempo stesso ricco di potenzialità diversamente finalizzate possa portare a numerosi vantaggi quali:
• la valorizzazione del sito come risorsa, dato il miglioramento dell'ambiente a terra e a mare.
• la valorizzazione dell'immagine del luogo, in quanto si renderà la zona turisticamente più attrattiva. Sviluppo delle attività del terziario e dej servizi in particolare con la riconversione di attività marginali in attività più redditizie;
• il contributo all'educazione del cittadino al rispetto del territorio in cui vive, dato dalla consapevolezza che la qualità della vita di ciascuno è una conseguenza diretta della qualità dell'ambiente in cui si vive.

ALLEGATO 1
Elenco delle specie e delle comunità animali e vegetali di notevole importanza ecologica rinvenuti lungo la costa del promontorio di Capo Milazzo e già oggetto di misure di protezione nazionali ed internazionali

• La piattaforma a vermeti

La piattaforma a vermeti è una costruzione biogena dovuta ai gasteropode sessile Dendropoma petraeum (Monterosato). Tale struttura è estremamente abbondante e rivela un ottimo livello di strutturazione proprio sull'estrema punta di Capo Milazzo. Le bioformazioni litorali a Molluschi Vermetidi, che si presentano come piattaforme orizzontali formate dalia crescita coloniale aggregata delle conchiglie di questo mollusco gasteropode si sviluppano nella zona di marea. Gli interessi che tali biocostruzioni rivestono sono molteplici:
- anzitutto la distribuzione puntiforme, e solo localmente abbondante, ne accresce l'importanza dal punto di vista biogeografico e li rende equivalenti a degli endemismi;
- in secondo luogo le biocostruzioni sono presenti unicamente in acque subtropicali o temperato-calde, e mostrano un numero sorprendente di analogie con le barriere coralline frangenti di mari tropicali,soprattutto in termini di biodiversità;
- la loro localizzazione nella fascia intermareale ne facilita l'osservazione ed il rilevamento, ma al contempo ne accresce la vulnerabilità e la sensibilità agli agenti esterni;
- la loro natura di animali sessili, per definizione più sensibili agli stress ambientali ed agli effetti dannosi di eventi inquinanti, conferisce a queste strutture un potenziale ruolo di "indicatore ecologico".
- sono strutture rigide che limitano l'erosione della retrostante area costiera, assorbendo la maggior parte degli impatti idrodinamici provenienti dai mare.
La specie è inserita nella lista delle specie marine in pericolo o minacciate di estinzione nel Mediterraneo (Boudouresque et ai, 1996) ed è inserita nell'elenco delle specie da proteggere della Convenzione di Berna Ap. 2
Fattori di minaccia - La principale minaccia alla sopravvivenza di questa biocostruzione deriva direttamente dall'azione dell'uomo e secondariamente dalle variazioni climatiche. L'antropizzazione incontrollata della fascia costiera provoca evidenti fenomeni di regressione della piattaforma. Lo scarico a mare dei materiali di risulta (i cosiddetti "sfabbricidi"), provenienti da lavori edili, l'apporto terrigeno dovuto ai fenomeni di dilavamento dei terreni costieri privi di una buona copertura vegetale e lo scarico incontrollato o abusivo di reflui industriali e urbani portano al degrado ed alla successiva distruzione della piattaforma. Ai danni derivanti dagli apporti antropici terrestri vanno aggiunti quelli provenienti dal mare. Infatti, le imbarcazioni a motore, con il loro passaggio, alterano l'idrodinamismo locale
provocando variazioni di piccola scala nella frequenza e nell'altezza delle onde, che si traducono in cambiamenti dei tassi di filtrazione da parte dei molluschi ed in una diminuzione dell'efficienza alimentare, che determina a sua volta uno stato di stress degli organismi. Una seconda causa di minaccia, sempre derivante dalle imbarcazioni a motore e dai reflui urbani, è data dallo sversamento di oli e tensioattivi che, formando una pellicola sulla superficie delle acque, rallentano o inibiscono la capacità filtrante degli organismi. Un ultimo ma non irrilevante contributo alla distruzione di questa importante biocostruzione deriva, infine, dall'azione diretta dell'uomo attraverso il calpestio (o '*trampling") soprattutto durante il periodo estivo.

• La fascia ad Astroides calycularis

Questa madrepora occupa generalmente la fascia batimetrica che va da 2 a 5 metri di profondità e si localizza sulle parti della scogliera meno soggette a disturbo antropico e più esposte ad un intenso ricambio delle acque. Cresce rigoglioso immediatamente sotto la superficie, strettamente aggregato in migliaia di individui rosso-arancione, fino a formare una cintura continua dall'aspetto di altissimo impatto estetico. Per questo motivo è considerata tra le associazioni biotiche più belle e più facili da osservare. Quindi, non solo costituisce un attendibile indicatore ecologico della purezza delle acque e del buono stato di conservazione del litorale, ma ha un'estrema importanza dal punto di vista paesaggistico, sicché proteggendo questa fascia si difende l'integrità dell'ecosistema e una possibile attrattiva per il turismo subacqueo.

Fattori di minaccia - Il prelievo da parte di acquariofìli, l'inquinamento organico e tracce di inquinamento chimico.
La specie è inserita nella lista delle specie marine in pericolo o minacciate di estinzione nel Mediterraneo (Convenzione di Berna Ap. 2).
Secondo la classificazione di Boudouresque et al. (1996), è inserita fra le specie "rare", minacciate ad un grado "medio", che potrebbe divenire "serio" nell'arco di dieci anni.
 

• I banchi dì Cladocora caespitosa

cladocora caespitosaCladocora caespitosa è una madrepora coloniale con scheletro calcareo formato da individui più o meno ramificati. La forma della colonia varia da cuscinetti compatti, anche di 50 cm di diametro nelle acque superficiali, a forme sempre più ramificate alle maggiori profondità. Vive su fondali rocciosi o pietrosi fino a 600 m di profondità. E' il più grosso madreporario del Mediterraneo. Lungo la costa del promontorio di Capo Milazzo sono presenti numerosi banchi di questa madrepora che in alcune aree raggiungono notevoli dimensioni. All'interno dei tessuti risiedono le zcoxantelle, microalghc di colore verde visibili nelle colonie ben illuminate. Fattori di minaccia - La simbiosi con le zooxantelle rende tale specie particolarmente vulnerabile al riscaldamento delle acque superficiali. Durante il periodo estivo ed autunnale sono, infatti, facilmente osservabili colonie completamente bianche, danneggiate dalla perdita dei simbionti, che manifestano il preoccupante fenomeno del bleaching. Il ripetersi di tali episodi determina una diffusa rarefazione della specie, anche se la presenza di numerose piccole colonie in alcune aree suggerisce una buona resilienza. Tale organismo è inserito in diversi elenchi di specie protette o minacciate allegati a convenzioni Internazionali (Allegato II Conv. Berna ed Annesso II Protocollo delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea -ASPIM, Convenzione di Barcellona-).
 

• I popolamenti sciafili


Una entità naturalistica degna di protezione è rappresentata dai popolamenti sciafili (che prediligono ambienti a bassa luminosità) e dal coralligeno. L'esposizione diretta a nord e la bassa luminosità dei fondali a strapiombo favoriscono lo sviluppo di concrezionamenti sciafili. La rugosità del substrato, inoltre, incrementa l'insediamento delle larve e la formazione di rifugi occupati da una ricca fauna endolitica. Tale biotopo ospita popolamenti animali e vegetali molto ricchi e diversificati. Il Coralligeno è formato dal concrezionamento di vari organismi vegetali e animali su substrato roccioso preesistente. La componente animale è decisamente prevalente, con netta dominanza dello Cnidario Ottocorallo Paramuricea clavata (Gorgonia rossa). La copertura algale risulta costituita da alghe rosse calcaree incrostanti {Pseudolithophyllum expansum, Lithothamnium fruticulosum e Melobesie) e da alcune alghe verdi adattate a condizioni di scarsa illuminazione come Halimeda urna e Udotea petiolata. Tra i popolamenti animali più rappresentativi: Eunicella singularis (Gorgonia bianca), Eunicella cavolinii (Gorgonia gialla).
 

• I popolamenti di Corallium rubrum


E' una specie che occupa un ampio range batimetrico (dai pochi metri in grotta fino ai 300 m di profondità, tipicamente tra i 40 e i 100 m). Predilige gli ambienti rocciosi con poca luce, infatti ampie popolazioni si instaurano anche nelle grotte semioscure. Nelle aree più favorevoli vengono raggiunte densità di 300 - 1000 colonie a m2. Le colonie possono arrivare generalmente a 20 cm di altezza, raramente fino a 40 cm. Il tasso di accrescimento è lento, circa 2-8 tran l'anno in altezza. Specie in passato ampiamente diffusa nel Mediterraneo, è oggi in rarefazione in tutto il suo areale. Le regioni dove il corallo è ancora presente in modo relativamente abbondante sono le coste di Marocco e Tunisia, Bocche di Bonifacio e Spagna. In Italia è segnalato sia sul versante adriatico che in quello ionico e tirrenico. Indipendentemente dal substrato su cui si insediano tali fanerogame modificano spesso notevolmente il sedimento di impianto: i posidonieti sono considerati una trappola per i sedimenti per l'azione frenante delle foglie.

Funzioni delle praterie
Le praterie di Posidonia oceanica svolgono un ruolo molto importante nell'economia ecologica del sistema litorale. Innanzitutto, grazie al loro sistema di ancoraggio dato da radici e rizomi, stabilizzano i sedimenti ed impediscono l'erosione dei fondali; inoltre il filtro meccanico opposto dalle lunghe foglie intrappola i materiali in sospensione e smorza l'azione dei marosi, contribuendo così a rallentare l'erosione delle spiagge. Si è visto, ad esempio, che la regressione di un solo metro del posidonieto provoca un arretramento della spiaggia di circa 15 metri.
Ma oltre all'azione puramente meccanica sopra descritta, la prateria esplica una funzione altrettanto importante come ecosistema biologico. L'elevata produzione di biomassa foliare, unitamente a quella degli epifiti algali che ricoprono le foglie, innesca una rete alimentare molto complessa alla quale afferisce una grande quantità di organismi animali. Le praterie offrono cibo, rifugio e luoghi di riproduzione a numerose specie di Pesci, Crostacei e Molluschi di interesse economico.

Situazione attuale
La situazione lungo la costa del comune di Milazzo mostra aspetti allarmanti dovuti a cause certamente complesse, ma con buona approssimazione riconducibili alla crescente pressione antropica sulla fascia costiera. La maggior parte delle praterie di P. oceanica sono localizzate in prossimità di baie ed a ridosso delle punte di Capo Milazzo. In queste aree, soprattutto nella stagione estiva, si concentrano gli ancoraggi delle imbarcazioni. La continua aratura della prateria nelle fasi di recupero delle ancore e la rimozione di piante di posidonia stanno causando una lenta, ma inesorabile regressione delle praterie. Gli ancoraggi eccessivi, l'inquinamento da scarichi urbani e industriali completano il quadro delle cause del degrado che in alcune zone ha ormai raggiunto dimensioni allarmanti.

Collaborazioni in corso con il Dipartimento di Ecologia dell'Università di Palermo
Il Dipartimento di Ecologia, con il suo Laboratorio di Conservazione marina e gestione della fascia costiera, ha attualmente in atto alcune collaborazioni di ricerca con il Comitato AMP Capo Milazzo. La prima riguarda l'analisi del processo partecipativo all'istituzione dell'area marina protetta. Attraverso l'uso di questionari e di strumenti analitici appositamente realizzati, viene valutata la percezione che i diversi attori/fruitori hanno dell'AMP prima che questa venga istituita. Questo approccio permette di comprendere come venga vista la presenza di un'area protetta, di quali siano le aspettative e di quali siano i timori. Ripetendo le analisi nel tempo, si potrà osservare la variazione della percezione della presenza dell'AMP in funzione del raggiungimento degli obiettivi naturalistici e socio-economici prefissati. Una seconda linea di ricerca riguarda la valutazione della distribuzione di strutture biotiche sensibili. La prima ad essere valutata è la piattaforma a vermeti, della quale è stata mappata la distribuzione lungo il capo, la macrostruttura e lo stato di conservazione. Questo permetterà di comprendere quale sia lo stato iniziale della struttura lungo i differenti versanti del promontorio e come la conservazione possa migliorare la condizione della piattaforma. La seconda struttura che verrà successivamente presa in considerazione è la fascia infralitorale ad Astroides calycularis. Anche per questa sensibile bioformazione verrà valutata la distribuzione lungo il capo, la densità delle colonie e lo stato di conservazione, utilizzando alcuni descrittori come lo stato del cenenchima, il numero di polipi per colonia ed il numero di polipi morti rispetto al totale.

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