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| LA RISERVA DEL CAPO DI MILAZZO, VIDEO GIRATO DAI RAGAZZI DELLA LUIGI RIZZO E CLASSIFICATO A SANREMO DEL GLOBAL EDUCATION FESTIVAL DEL 2008 SE VUOI DARE UNA MANO ALL'ISTITUZIONE DELLA RISERVA DI CAPO MILAZZO, INVIA PER SENSIBILIZZARE I POLITICI sindacomilazzo@tiscali.it LA RISERVA E' UN BENE DEL MONDO INTERO ! La Riserva del Capo: una realtà unica, un miracolo dellevoluzione neogenica del Mediterraneo che il mondo intero ci invidia, tranne che i milazzesi che ancora non lhanno istituita, né capita! Si ringrazia la webmaster Lara per la realizzazione. Speciale Riserva del Capo, a cura di Claudio Italiano:
Che cosè una riserva?
La Riserva del Capo: un dovere, una risorsa, un antidoto per una Città avvelenata.
Essa comprende: - il territorio della Baronia con una superficie di ettari 56,40; - larea di Montetrino (fino alla base dellemergenza collinare); - il costone roccioso che a ponente congiunge il territorio della Baronia e punta Tono. Essa confina : - a Sud con Via dei Platani e fino al suo prolungamento nella Via delle Scale sino al mare di Levante; - ad Este con la Battigia di Riva Smeralda, Cirucco e Punta Mazza; - a Nord con la Baia di Rinella, il Faro, Punta Gamba di Donna, Punta Messinese e lo scoglio della Portella; - ad Ovest con la Cala di S. Antonio e Puntalacci e da qui, seguendo tutto il costone di ponente per una quota di 60 metri verso Pietre Rosse, Testa dellImpiccato, Punta Gottazze. Punta Riali, fino a Punta del Tono. Tipologia Essendo il territorio in questione, dotato di rilevante valore ambientale, scientifico, estetico e sociale e perciò essendo necessario che esso venga sottratto allincontrollato intervento delluomo (si fa per dire!) al fine di consentirne la conservazione e la protezione se ne propone linserimento nellelenco delle Riserve Naturali Orientate della Regione Sicilia, ai sensi della L.R. 6 maggio 1981 n. 98 recante Norme per listituzione nella Regione Siciliana di parchi e riserve naturali, con le modifiche ed integrazioni di cui alla L.R. 9 agosto 1988, n. 14 e succ. Un paradiso terrestre chiamato Capo Milazzo. Clima. La piovosità media annua è di 65 mm con una distribuzione non uniforme ma con maggiore concentrazione nel periodo autunno inverno. La temperatura media estiva fa registrare valori di circa 26°, quella invernale di 12°. La scarsa umidità della zona rappresenta un elemento caratterizzante del clima mediterraneo. Esso può essere definitoa carattere termo-mediterraneo. Esso può essere definito a carattere di tipo attenuato. Direzione preferenziale dei venti W-E. Fauna. Le specie tipiche della macchia mediterranea. In particolare avremo: riccio europeo, topo selvatico, topolino delle case, volpe, donnola, pipistrello, conoglio selvatico, moscardino, surmolotto.
Avifauna.
Paesaggio agricolo tradizionale ed etno-antropologico. Larea riveste un interesse notevole per gli aspetti naturalistici, paesaggistici, geomorfologici, antropici, architettonici e urbanistici, testimonianze di diversi periodi storici, culturali ed antiche ere geologiche. Dal punto di vista vegetazionale il territorio è caratterizzato da due aspetti fondamentali: luno naturalistico e laltro antropico. Larea si trova ad una altezza media di metri 75 con venti prevalenti dai quadranti ovest-nordovest come indica linchinazione delle chiome degli antichi ulivi. Le colture tradizionali sono costituite da uliveti e vigneti. Luliveto copre una superficie di ettari 46 con un sesto di ml.9X9; la varietà degli ulivi è la oglialora messinese, cultivar autoctona tipica da olio, con anzianità dimpianto di circa 140 anni. Il rendimento in frutto è di q.li 1.00 per pianta, con una resa in olio del 28,30%. In atto luliveto è dotato di impianto di irrigazione automatizzato sottochioma e subisce o dovrebbe subire una potatura media triennale. Laltra cultura tradizionale è rappresentata dal vigneto, con una superficie di ettari 10. La coltura della vite in questarea risale ad epoche antichissime, anche se ha subito nel tempo varie trasformazioni, la più importante delle quali risale ai primi del secolo scorso. A seguito dellinvasione Fillosserica, i vigneti furono ricostruiti da ibridi di viti americane, i quali trovarono nella Piana di Milazzo uno dei centri di studio più importanti dEuropa, da cui ebbe origine lattività vivaistica, che ancora oggi ricopre rilevanza economica nel territorio. I vini che si producevano in questarea erano abbastanza rinomati, tanto da essere citati in una nota degli anni 30 dal prof. Federico Paulsen, direttore, allepoca, del Vivaio Governativo di Viti Americane di Palermo. Famosi furono, infatti, i vini denominati Capo Rosso e Capo Bianco dal nome che la penisola assume anche per via del colore bianco calcareo delle rocce. In tal senso la produzione di vino del Capo può senzaltro essere valorizzata tipicizzandola nellambito delle vigenti normative in materia. La vegetazione naturale. cfr anche La
vegetazione naturale consiste soprattutto di essenza
tipiche del Mediterraneo se pure in maniera diversificata
rispetto alla natura pedologica del territorio, alla sua
morfologia, alla esposizione dei versanti ed ai venti
dominanti. La vegetazione arbustiva di macchia la
ritroviamo lungo le scarpate costiere diffusa su suoli
degradati e su terreni molto accidentati. La vegetazione
rupicola è invece localizzata negli anfratti rocciosi e
caratterizzata da una frammentaria vegetazione alofita
sparsa lungo il litorale. Lazione dei venti
preponderanti ad ovest diversifica lo sviluppo della
vegetazione dei versanti orientali da quelli occidentali
del Capo. Infatti i primi presentano un grado di umidità
più elevato rispetto a questi ultimi. La vegetazione
arbustiva lungo il versante dilevante, in consociazione
per altro a liane ed erbe ed arbusti vari (rubia
peregrina, lonicera inplexa, teucrium flavium, prasym
mayus, anemone hortensis e asparagus acutifolius) è
caratterizzata dalla presenza del pistacia lentiscus e
della ginestra di Spagna (spartium yunceum), oltre che
dalla Euphorbia dendroides che è una
Gli studi geologici.
- Sabbie ciottolose del terrazzo fra 40-60 metri lungo la costa occidentale, fra la Tonnara e S. Antonio, sulla costa orientale da Punta Salto del Cavallo a Crucco. Esse sono di spessore limitato (pochi dm). Gli affioramenti sono limitati alle falesie costiere, perché le sabbie sono nascoste dal mantello di cineriti brune pomicei che ricoprono la parte pianeggiante dellisola. Questo terrazzo è lo stratotipo del Milazziano. - Lembi di panchina a pochi metri dal mare o sommersi. Indizi dellesistenza del quaternario più antico del Milazziano, sono i fiori di litofagi a quote elevate sulle rocce di Montetrino e certi riempimenti calcareo-ciottolosi delle fratture. Quindi esisteva un quaternario marino Premilazziano oggi eroso o nascosto da sedimenti posteriori. E verosimile che le sabbie Milazziane possano contenere fossili provenienti da questo Quaternario più antico, come Valvelapore e frammenti che spesso si riscontrano. Insediamenti archeologici nella zona della Riserva del Capo. Nella zona della Baronia risultano tracce di presenza umana fin dalla metà del IV millennio a.C.. Essa è documentata dal ritrovamento di schegge di ossidiana lavorata, blocchetti di ossidiana e ceramica di stile Stentelliano. Questa presenza continua, più o meno ininterrotta fino allepoca classica (circa IV sec. a.C) documentata stavolta da frammenti a vernice nera, da ceramica rossa o nera decorata, da frammenti acromi. Edificio della fondazione Lucifero.
La Baia di S. Antonio.
Il Santuario di S. Antonio da Padova.
E raggiungibile dalla parallela alla dorsale che porta verso la piazzetta di S. Antonio, attraverso una stradina fiancheggiata da uliveti ed armacie, che alla fine si inerpica per uno stretto sentiero tortuoso lambito da una integra, fitta e profumata macchia mediterranea; Vi si repertano biancospino, Carrubo, assenzio marino, gladiolo il lirico, ginestra comune, cappero rupestre, finocchio selvatico.
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