La Riserva di Capo Milazzo è naturale

La Riserva del Capo di Milazzo

vedi Isola di Milazzo, Milazziano

I ragazzi della Luigi Rizzo, capitanati dalle insegnati Natalina Torre ed Enza Perez ,hanno girato un video, con la regia di Claudio Italiano e si sono classificati al Global Educational Festival di Sanremo del 2008; il tema che essi hanno scelto si è basato sulla riserva di Capo Milazzo. Il titolo era: "Dall'Inferno al Paradiso". (cfr Un DVD per la Riserva)

VIDEO GIRATO DAI RAGAZZI DELLA LUIGI RIZZO E CLASSIFICATO A SANREMO AL GLOBAL EDUCATION FESTIVAL DEL 2008

La Riserva di Capo Milazzo e la Riserva Marina sono dei beni del mondo intero!  La Riserva del Capo: una realtà unica, un miracolo dell’evoluzione neogenica del Mediterraneo che il mondo intero ci invidia, tranne che i milazzesi che ancora non l’hanno istituita, né capìta!

Videoclip dall'Inferno al Paradiso parte I

Videoclip dall'Inferno al Paradiso parte II

Che cos’è una riserva?

Le Riserve naturali sono “territori che, per ragioni di interesse generale, specialmente d’ordine scientifico, estetico ed educativo, vengono sottratti all’incontrollato intervento dell’uomo e posti sotto il controllo dei poteri pubblici al fine di garantire la conservazione e la protezione dei caratteri naturali fondamentali.” (art.2 L.R. 98/1981). Hanno estensione limitata, a volte identificabili con un singolo biotopo, cioè fenomeno o entità naturale, pregevoli sul piano ecologico e paesaggistico, significative dal punto di vista scientifico e rappresentative di aspetti peculiari di determinati territori. Si differenziano dai parchi naturali regionali che sono, invece,  “aree di notevole estensione, spesso coincidenti con un comprensorio naturale non ancora trasformato dalla civiltà industriale e metropolitana intensiva, idoneo per vocazione ad assolvere a finalità composite tra le quali, accanto alla priorità esegigenza di conservazione, l’educazione, la ricreazione all’aria aperta ed il tempo libero”.

 

 

 

La Riserva del Capo: un dovere, una risorsa, un antidoto per una Città avvelenata

vedi foto sferica anche con occhiali elettronici >>> panorama a 360 °dalla Baronia su GoogleMaps

 L’area oggetto della proposta di Riserva Naturale, presentata all’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente del Comune di Milazzo, è la parte estrema del promontorio Capo Milazzo. Gran parte di quest’area, l’estremità Nord di Capo Milazzo, è costituita dai terreni della Baronia di proprietà della Fondazione Lucifero, istituita nel 1963, che persegue come fini istituzionali l’assistenza dei bambini gracili e bisognosi.Tramonti a Cala S. Antonino

Essa comprende:
- il territorio della “Baronia” con una superficie di ettari 56,40;
- l’area di Montetrino (fino alla base dell’emergenza collinare);
- il costone roccioso che a ponente congiunge il territorio della Baronia e punta Tono.
Essa confina :
- a Sud con Via dei Platani e fino al suo prolungamento nella Via delle Scale sino al mare di Levante;
- ad Este con la Battigia di Riva Smeralda, Cirucco e Punta Mazza;
- a Nord con la Baia di Rinella, il Faro, Punta Gamba di Donna, Punta Messinese e lo scoglio della Portella;
- ad Ovest con la Cala di S. Antonio e Puntalacci e da qui, seguendo tutto il costone di ponente per una quota di 60 metri verso Pietre Rosse, Testa dell’Impiccato, Punta Gottazze. Punta Riali, fino a Punta del Tono.Inverno a Milazzo: la Baia di S. Antonio con vista del Palombaro all'estrema Punta ed i calcari del Milazziano

Tipologia

Essendo il territorio in questione, dotato di rilevante valore ambientale, scientifico, estetico e sociale e perciò essendo necessario che esso venga sottratto all’incontrollato intervento dell’uomo (si fa per dire!) al fine di consentirne la conservazione e la protezione se ne propone l’inserimento nell’elenco delle Riserve Naturali Orientate della Regione Sicilia, ai sensi della L.R. 6 maggio 1981 n. 98 recante “ Norme per l’istituzione nella Regione Siciliana di parchi e riserve naturali”, con le modifiche ed integrazioni di cui alla L.R. 9 agosto 1988, n. 14 e succ.

 

Un paradiso terrestre chiamato Capo Milazzo

 

 Il milazzese non sa o non ha mai capito o, peggio ancora, finge di non aver capito, che in terra di Sicilia Iddio gli ha donato un paradiso terrestre. E vediamo perché.

Clima

La piovosità media annua è di 65 mm con una distribuzione non uniforme ma con maggiore concentrazione nel periodo autunno inverno. La temperatura media estiva fa registrare valori di circa 26°, quella invernale di 12°. La scarsa umidità della zona rappresenta un elemento caratterizzante del clima mediterraneo. Esso può essere definitoa carattere termo-mediterraneo. Esso può essere definito a carattere di tipo attenuato. Direzione preferenziale dei venti W-E.

Fauna

Le specie tipiche della macchia mediterranea. In particolare avremo: riccio europeo, topo selvatico, topolino delle case, volpe, donnola, pipistrello, conoglio selvatico, moscardino, surmolotto.

 Avifauna.

sparviero, rondine, cuculo, gheppio : uccelli della Riserva del Capo MilazzoGli uccelli sono i migliori indicatori della sanità di un ambiente e dalla loro  presenza o assenza, in termini quantitativi e qualitativi, si può stabilire l’importanza di una determinata area. Sono stati effettuati  numerosi sopralluoghi per cui è stato possibile redigere l’elenco di cui appresso riportato. Alcune specie sono state osservate solo in transito, essendo prevalentemente acquatiche, bisognose quindi di paludi o corsi d’acqua per la sosta. Ciò non toglie che la zona sia importante, integra com’è attualmente, anche per loro. Inoltre la Sicilia orientale è interessata da un flusso migratorio notevole di uccelli in volo da e per l’Africa. La migrazione è infatti sia autunnale che primaverile e  milioni di uccelli lasciano la Sicilia da Capo Milazzo, diretti verso le Isole Eolie e da li poi nel resto dell’Europa. Tra la vegetazione, le rocce, i nascondigli naturali, trovano rifugio dai predatori, riposano dopo le estenuanti fatiche del viaggio, si rifocillano, nutrendosi di insetti, frutti della vegetazione mediterranea tipica della zona. I grossi predatori, come le aquile ed i falchi cacciano roditori e piccoli uccelli, a volte insetti. E’ indispensabile che trovino in questo naturale trampolino di lancio verso il mar Tirreno un luogo di sosta sicuro e ricco di cibo per loro, come anche durante il viaggio di andata verso l’Africa, dopo aver attraversato centinaia di chilometri di amare aperto. Sono infatti specie minacciate in tutta Europa e già da anni l’UE ha lanciato progetti di salvaguardia.

 

Paesaggio agricolo tradizionale ed etno-antropologico

 

L’area riveste un interesse notevole  per gli aspetti naturalistici, paesaggistici, geomorfologici, antropici, architettonici e urbanistici, testimonianze di diversi periodi storici, culturali ed antiche ere geologiche. Dal punto di vista vegetazionale il territorio è caratterizzato da due aspetti fondamentali: l’uno naturalistico e l’altro antropico.L’area si trova ad una altezza media di metri 75 con venti prevalenti dai quadranti ovest-nordovest come indica l’inchinazione delle chiome degli antichi ulivi. Le colture tradizionali sono costituite da uliveti e vigneti. L’uliveto copre una superficie di ettari 46 con un sesto di ml.9X9; la varietà degli ulivi è la “oglialora messinese”, cultivar autoctona tipica da olio, con anzianità d’impianto di circa 140 anni. Il rendimento in frutto è di q.li 1.00 per pianta, con una resa in olio del 28,30%. In atto l’uliveto è dotato di impianto di irrigazione automatizzato sottochioma e subisce o dovrebbe subire una potatura media triennale. L’altra cultura tradizionale è rappresentata dal vigneto, con una superficie di ettari 10. La coltura della vite in quest’area risale ad epoche antichissime, anche se ha subito nel tempo varie trasformazioni, la più importante delle quali risale ai primi del secolo scorso. A seguito dell’invasione Fillosserica, i vigneti furono ricostruiti da ibridi di viti americane, i quali trovarono nella Piana di Milazzo uno dei centri di studio più importanti d’Europa, da cui ebbe origine l’attività vivaistica, che ancora oggi ricopre rilevanza economica nel territorio. I vini che si producevano in quest’area erano abbastanza rinomati, tanto da essere citati in una nota degli anni ’30 dal prof. Federico Paulsen, direttore, all’epoca, del Vivaio Governativo di Viti Americane di Palermo. Famosi furono, infatti, i vini denominati “Capo Rosso” e “Capo Bianco” dal nome che la penisola assume anche per via del colore bianco calcareo delle rocce. In tal senso la produzione di vino del Capo può senz’altro essere valorizzata tipicizzandola nell’ambito delle vigenti normative in materia.

La vegetazione naturale. 

 

Inverno a Milazzo: veduta dalla Manica della spiaggia di Ponente e del Tono.La vegetazione naturale consiste soprattutto di essenza tipiche del Mediterraneo se pure in maniera diversificata rispetto alla natura pedologica del territorio, alla sua morfologia, alla esposizione dei versanti ed ai venti dominanti. La vegetazione arbustiva di macchia la ritroviamo lungo le scarpate costiere diffusa su suoli degradati e su terreni molto accidentati. La vegetazione rupicola è invece localizzata negli anfratti rocciosi e caratterizzata da una frammentaria vegetazione alofita sparsa lungo il litorale. L’azione dei venti preponderanti ad ovest diversifica lo sviluppo della vegetazione dei versanti orientali da quelli occidentali del Capo. Infatti i primi presentano un grado di umidità più elevato rispetto a questi ultimi. La vegetazione arbustiva lungo il versante dilevante, in consociazione per altro a liane ed erbe ed arbusti vari (rubia peregrina, lonicera inplexa, teucrium flavium, prasym mayus, anemone hortensis e asparagus acutifolius) è caratterizzata dalla presenza del pistacia lentiscus e della ginestra di Spagna (spartium yunceum), oltre che dalla “Euphorbia dendroides” che è una pianta xerothermofila come l’Opuntia, l’Artemisia arborescens, l’Olia europea sylvestris. asphodelus fistolosusL’azione della salsedine ha favorito lo sviluppo di entità alofite tipiche dei litorali rocciosi, sia in prossimità del mare che all’interno. L’area nord orientale presenta emergenze geobotaniche caratterizzate da una ricca flora vascolare costituita da specie tipiche della macchia mediterranea di cui fanno perte anche l’Olivastro, il Lentischio e l’Artemisia.  Sono da ricordare l’Opuntia ficus indica, l’Echinox spinosissimus Turra, Senecio gibosius ed il Limonium minutiflorum, l’Agave(di origine messicana come l’Opuntus) diffusa sulle scarpate della costa occidentale prospiciente la Baia di S. Antonio, l’Oxales pes-caprae (acetosella gialla) ed il Chrysantemum coronarium dal colore giallo dorato, pianta annuale che copre i terreni incolti in larghe distese, l’Orchis italica, presente sui terreni pietrosi. Fra la vegetazione rupicola ricordiamo la Scabiosa Credica considerata rara in Sicilia. Il Cappero (caparis rupestris e spinosa), pianta tipica del mediterraneo, arbusto spontaneo a foglie semplici, fiori rosato grandi, frutti a bacca grossa, cresce negli anfratti delle rocce calcaree del Capo. I boccioli florali costituiscono il “cappro” da salamoia.

Gli studi geologici sul Milazziano

Particolare del costone che da sulla Baia, rocce calcaree e piante arbustive, comprese il cappero e le opuntieStudiato sotto il profilo geomorfologico, geologico e paleontologico fin dall’Ottocento, Capo Milazzo presenta un elevato interesse scientifico, come testimoniano le numerose ricerche di cui è ricca la letteratura. Le ragione di ciò che è stata illustrata da A. Zagami (Un contributo al censimento del patrimonio geologico siciliano: Capo Milazzo), il quale ha dimostrato che in località Punta Mazza e Cala S. Antonio affiora l’intera successione sedimentaria, la quale fornisce un interessante modello di sedimentazione prossimale nell’ambito della complessa evoluzione del Mediterraneo. Ed ha sottolineato come la zona, sottoposta a vincolo paesaggistico, non presenti opere antropiche tali da causare un impatto ambientale di tipo irreversibile.  Stratigraficamente il Promontorio, nella cui parte settentrionale si trova la Baronia, è costituito da un’isola con basamento metamorfico affioranta in seguito a movimenti orogenetici nel periodo Quaternario, considerata, quindi, come derivazione relativamente recente della pianura costiera mediante un apporto sabbioso. I terreni Quaternari di Milazzo si possono così ripartire (cfr Ruggeri, Istit. Di Paleontologia e Geologia dell’Università di Palermo):-          Sabbie ciottolose del terrazzo fra 40-60 metri lungo la costa occidentale, fra la Tonnara e S. Antonio, sulla costa orientale da Punta Salto del Cavallo a Crucco. Esse sono di spessore limitato (pochi dm). Gli affioramenti sono limitati alle falesie costiere, perché le sabbie sono nascoste dal mantello di cineriti brune pomicei che ricoprono la parte pianeggiante dell’isola. Questo terrazzo è lo stratotipo del Milazziano.-    Lembi di panchina a pochi metri dal mare o sommersi. Indizi dell’esistenza del quaternario più antico del Milazziano, sono i fiori di litofagi a quote elevate sulle rocce di Montetrino e certi riempimenti calcareo-ciottolosi delle fratture. Quindi esisteva un quaternario marino “Premilazziano” oggi eroso o nascosto da sedimenti posteriori. E’ verosimile che le sabbie Milazziane possano contenere fossili provenienti da questo Quaternario più antico, come Valvelapore e frammenti che spesso si riscontrano.

Insediamenti archeologici nella zona della Riserva del Capo

Nella zona della Baronia risultano tracce di presenza umana fin dalla metà del IV millennio a.C.. Essa è documentata dal ritrovamento di schegge di ossidiana lavorata, blocchetti di ossidiana e ceramica di stile Stentelliano. Questa presenza continua, più o meno ininterrotta fino all’epoca classica (circa IV sec. a.C) documentata stavolta da frammenti a vernice nera, da ceramica rossa o nera decorata, da frammenti acromi.

Edificio della fondazione Lucifero.

Capo Milazzo: edificio del Barone Baele e Chiesetta di S. Nicolò, oggi conevento di suore.Edificio risalente alla metà del ‘600, con l’annessa Cappella di S. Nicolò, ebbe origine ad opera del Barone Onofrio Baele, che diede il nome alla contrada del Capo, detta “Baronia”, feudo di quella famiglia. Nel 1751 per successione pervenne ai Lucifero. Estintasi la Famiglia, dopo varie vicende tuttii beni passarono alla “Fondazione Lucifero di S. Nicolò”; istituita nel 1963 come Ente Morale, ha il fine di assistere i bambini gracili e bisognosi ed è retta da un Consiglio di Amministrazione di cui fanno parte rappresentanti del Comune, del Vescovo e del Prefetto.

La Baia di S. Antonio.

Nella Baia, a nord, incastonati a mezzacosta nella parte falcata del promontorio, appaiono i resti di una Torre medievaleggiante a due elevazioni, a pianta quadrata con angoli smussi, quattro portali di accesso e aperture superiori – oggi crollate – in stile gotico. La torre , volgarmente, chiamata “U palumbaru” non sarebbe una costruzione militare ma il Chillemi ed il Malandrino l’attribuiscono ad un progetto del 28 agosto 1895 per realizzare un inserimento pittoresco nello scenario naturale della Baia. La Torre Lunga, invece, che oggi esiste solo come rudere, si trova in prossimità della piazzetta di S. Antonio. Essa è un ‘antica torre per la difesa marittima, datata 1584 .

Il Santuario di S. Antonio da Padova.

E’ scavato nella roccia, dove originariamente era una grotta nella quale si rifugiò e dimorò il portoghese Fernando di Bulhoes, successivamente Sant’Antonio, quando, a seguito di una tempesta, nel gennaio del 1221, la nave che doveva condurlo a Lisbona, trovò riparo nella Baia di Capo Milazzo, detta da lui di S. Antonio. Egli ritornò a Milazzo nel 1222 per fare opera di evangelizzazione. Dopo la sua morte avvenuta nel 1231 e la sua canonizzazione (1232), la grotta divenne luogo di culto e di ritiro spirituale. L’attuale santuario ricavato nella roccia è il risultato di lavori iniziati nel 1575, ad opera del nobile Andrea Guerriera; nel 1737 ad opera dell’arcivescovo di Messina Tommaso De Vidal e dell’arciprete di Milazzo Abate Francesco Maria Proto, e nel 1783. Fra le opere custodite sono da segnalare l’Altare Maggiore con intarsi e capitelli a stucco, realizzato nel 1699 e nel 1704; l’Altare laterale della Madonna della Provvidenza del 1697; infine la statua lignea del Santo dello scultore Noè Ma rullo del 1704; il portale in pietra è del 1699.

Montetrino

E’ raggiungibile dalla parallela alla dorsale che porta verso la piazzetta di S. Antonio, attraverso una stradina fiancheggiata da uliveti ed “armacie”, che alla fine si inerpica per uno stretto sentiero tortuoso lambito da una integra, fitta e profumata macchia mediterranea; Vi si repertano biancospino, Carrubo, assenzio marino, gladiolo il lirico, ginestra comune, cappero rupestre, finocchio selvatico.

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