La Riserva del Capo : il sentiero " U 'nfennu e u paradisu"

Alla scoperta del sentiero dell'Inferno e del Paradiso

Nausicaa e Ulisse presentano la Riserva Terrestre di Capo Milazzo

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info line Pippo Ruggeri di Legambiente del Tirreno cellulare (italia +39) 3381467505

 

Alla bella Nausicaa
Alla belle scogliere del Capo
Alla scoperta de “U ‘nfennu e u paradisu”.

In una giornata di sole e di vento del nostro aprile generoso, una melanconica tristezza nel cuore che ci fa riscoprire bambini, per scorazzare tra i campi e sfuggire allo stress della città: questi gli input che ci spingono sulla strada della  “Manica”, a Capo Milazzo, alla scoperta della bella Nausicaa che la leggenda dell'epopea greca vuole si aggiri in questi luoghi alla ricerca del suo Odisseos.
 

Claudio Italiano sul sentiero

Claudio Italiano, sul sentiero de L' Infermo e Paradiso

Così, dopo la Chiesa della S.S. Addolorata, che si erge su un terrapieno, superata la Villa Elvira appartenuta alla famiglia Bonaccorsi, svoltiamo a sinistra, all'altezza del bivio ed imbocchiamo la stradina della Manica, a Capo Milazzo, stradina che ci porta al sentiero de “U ‘nfennu e u paradisu”; si trova sul versante di ponente del promontorio del Capo, in contrada "Manica", sopra la ‘Ngonia del Tono, per capirci. E' una vecchia "mulattiera", un tempo usata dai contadini della zona per raggiungere i fondi coltivati e trasportare merci, specie durante la guerra per nascondersi agli occhi indiscreti del nemico. E’ un percorso per chi ama il trekking e, soprattutto, per gli innamorati che vogliono godere degli elementi ilozoistici che la Natura ha sapientemente messo a disposizione del milazzese, confondendosi tra la fitta vegetazione. Da circa 50 anni è stato, pero', abbandonato, ma grazie al lavoro sapiente del ciclopico Pippo Ruggeri e dei campi di volontariato internazionale, organizzati da Legambiente, nell'Estate 2001 il sentiero è stato ripulito e messo in sicurezza. E' diventato cosi' un fantastico percorso turistico-naturalistico, in uno dei posti piu' belli ed incontaminati di Capo Milazzo. Esso si sviluppa per oltre 4 Km; da contrada "Manica" fino a Monte Trino, e termina su una caratteristica spiaggetta.

Il Capo di Milazzo e le sue scogliere viste dal sentiero

Dal sentiero Infermo e Paradiso: veduta di Punta Messinese, Riserva del Capo

Come descrivere la bellezza di questi luoghi?

Con i colori di queste foto che abbiamo scattato, il giallo delle euphorbie a primavera e delle ginestre, il rosa del garofano rupicolo, la scabiola cretica, le pale spinose delle opunthie tune dai frutti rossi acri, la rigogliosa macchia dei lentischi, eriche, ulivi dalle chiome scolpite dal vento e caprifogli, lo sfondo dell’azzurro adriatico del mare, le sue spume bianche, i cieli tersi dell’orizzonte ed i peloritani e l’Etna a sud, e più a nord l’isola di Vulcano, insomma il paradiso terrestre!
 Mentre ci emozioniamo ai profumi ed ai colori smaglianti di questa nostra generosa primavera, un falco pellegrino ci sfreccia a pochi metri e subito si perde nel cielo ad ali spiegate, sfruttando le correnti ascensionali che risalgono dalle irte scogliere. Il nome de “u ‘nfennu e u paradisu”, cioè l’inferno ed il paradiso fa riferimento alle caratteristiche del posto, con le scogliere nere, dove le spume si infrangono in vortici rumorosi che si odono anche tra il fischio assordante del vento (vedi filmato all’indirizzo web milazzo video  ed i colori paradisiaci fin qui descritti. Finalmente dopo aver scarpinato per quasi 3 chilometri, giungiamo in un posticino ameno tra gli antichi ulivi dove riposiamo le stanche membra su rocce levigate, mentre lo sguardo si perde a nord sull’estrema punta di Capo Milazzo e la Baia di S. Antonino, mentre più su si erge maestoso la montagnola di Monte Trino con lo spettacolo nauseabondo dei suoi ripetitori!
Perciò, rinfrancato lo spirito ripercorriamo a ritroso il viottolo e scorgiamo, stavolta, un sentiero detto delle “gottazze” che porta giù alla scogliera omonima. L’occhio spaurito del viandante, frastornato dalla vertigine dello strapiombo sulle rocce giù in fondo, non può fare a meno di riposare a fianco sulla visione delle “armacie”, cioè dei muretti a secco che la mano sapiente dell’antico “capiciano” aveva posto a baluardo delle frane. Ora non mi resta che salutarvi e dedicare questi scritti alla bella Nausicaa che di tanto in tanto dicono si è scorta furtiva tra questi luoghi sperduti e solinghi.

Veduta dall'alto dalla "Manica" della 'Ngonia

Veduta della 'Ngonia del Tona dalla Manica

 

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