La Riserva del Capo: la Baronia

Alla scoperta del sentiero della Baronia

 

La Riserva che non c'è! E che vogliamo, subito!

Questo del sentiero di Baronia è il primo percorso che vi consigliamo, sicuramente adatto a quelli meno esperti di trekking. Ringraziamo gli amici di Trivago che con grande intelligenza e perspicacia hanno capito la bellezza dei luoghi ed il nostro SOS per impedire che Milazzo venga bollata come "polo industriale". Di questa cosa siamo stanchi e depressi. Noi siamo mare e cielo e campagne da 1.500.000 anni, da quando Milazzo emerse dalle acque, come Venere, per dare origine all'Era Geologica del Milazziano, nel Pleiostocene. Quindi non rompete più con i vostri fumi: ci avete rotto abbastanza. Questa pagina, sperando che vi piaccia, lancia una preghiera al Logos che ha progettato sapientemente Milazzo inserendola nella ottava isola Eolia e collegandola con la terraferma con le varie alluvioni. Questo siamo noi, l'ottava perla del Tirreno. Se non ci credete, immergetevi con noi tra le musiche degli Emmeles e Sodano sul sentiero della Baronia con gli amici di Legambiente. 

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info line Pippo Ruggeri di Legambiente del Tirreno cellulare (italia +39) 3683412665

Il vecchio faro a Capo Milazzo

Antico fanale di Capo Milazzo nell'ambito degli ulivi di Baronia

Sotto video che tratta dei tramonti a Capo Milazzo, la leggenda di Elena Baeli ed il suo fantasma avvistato al "Sautu Cavaddu" 

FULL HD

 

Si dedica la pagina a...

A Calipso, dal nobile animo,
Pippo Ruggeri, l'uomo dei sogni,
Mario Crisafulli, l'uomo dei fiori,
Angelo Natoli, radiologo per hobby, di professione fotografo, per le belle foto gentilmente concesse al sito,
Al Comune di Milazzo affinchè consenta un più facile accesso ai molti, compresi i disabili ai quali dedico queste pagine, perché possano in qualche modo godere da casa della visione di questi luoghi e con l'auspicio che finalmente si attua questa benedetta Riserva del Capo, prima che sia troppo tardi...Foto di Angelo Natoli, Capo MIlazzo, fiori di aprile -maggio

Ed ora immergetevi con noi nella pace dei tramonti, o per meglio dire, "tramari" di Capo Milazzo...

 

Dalla piazzetta di S. Antonino, dopo aver inevitabilmente ammirato il panorama della baia omonima sottostante, ci si incammina verso nord-ovest, imboccando una viuzza che porta al vecchio faro della Marina Militare; da qui, è possibile, attraversando gli antichi uliveti, dati in gestione a un famoso Camping di cui taciamo il nome per ovvie ragioni,La Baia di S.Antonino con lo sfondo di Monte Trino giungere fino ad uno strapiombo, delimitato da una scogliera a strapiombo sul mare, dove nidifica il gabbiano ed i falco pellegrino. Questi terreni appartenuti ul tempo alFoto di Angelo NAtoli con bella sirena fotografata ai laghetti di Capo Milazzo Barone Baele, da lui si nomarono “Baronia” e tra questi antichi e maestosi uliveti, talora battuti e modellati dal vento di ponente, soleva cavalcare sul suo destriero la bella e sfortuna Eleonora Baele, Il mare della Baiainnamorata del figlio del suo campiere, che presa dalla delusione d’amore, spronò il suo cavallo in un folle volo dalla rupe, detta appunto “u’ sautu du cavaddu” (il salto del cavallo); nelle notti di novilunio i pescatori giurano di udire ancora il suo pianto provenire dagli scogli, giù in fondo; ma queste sono storie e leggende del nostro popolo di Milazzo.

foto di Angelo Natoli, particolare di fiori di Capo MilazzoSotto seguono le foto gentilmente concesse da Angelo Natoli al sito "GastroEpaTo". Angelo, per i pochi che non lo conoscono, è un radiologo di Patti che opera con grande professionalità all'ospedale Barone Romeo e che ha l'hobby della foto artistica, espressione di grande spirito di osservazione e finezza d'amico. Anni luce prima di noi era già arrivato a scoprire il tesoro nascosto a Capo Milazzo.

 

 

Il Palombaro, monumento semidiroccato di Capo Milazzo, foto di Angelo Natoli

Palombaro, struttura della fine dell'ottocento realizzata per il soggiorno ed il controllo delle tonnare alla Baia di S. Antonino

 Tramonto a Punta Messinese, Capo Milazzo, foto di Claudio ItalianoQui il viaggiatore ammira i cespugli di lentisco e canne ed intravede un sentiero tra esse che si reca fino all’estrema punta del promontorio, in una visione paradisiaca di abbraccio tra cielo e terra. Il sentiero si spinge ad oriente fino a “Punta Mazza”, tappa d’obbligo per l’escursione del naturalista e dello studioso di geologia che vi ammira le stratificazione delle rocce e studia la storia delle origini del Mediterraneo, leggendovi le righe segnate da conchiglie e fossili. Profumi di primavera, cieli tersi, tramonti da fiaba si intersecano in un intreccio di colori e di emozioni; da “Punta Mazza” si può accedere da terra alla splendida e solitaria spiaggetta di Rinella o più in là andare alle spiaggette di Cirucco o penetrare in barca alla famosa grotta di “Gamba di Donna”, così detta da una stalattite calcarea che ricorda appunto la gamba di una donna, meta degli innamorati!  Tra i prati che seguono agli uliveti, dicevamo, è possibile ammirare alcune piante alofile e fra esse specie assai rare di orchidea selvatica, la“Opphys sphegodes”, endemica della Sicilia settentrionale, mentre intorno è tutto un coro festoso di usignoli, verzellini, capinere, tra lo sfrecciare di gabbiani e di conigli selvatici che trovano tra i dirupi e le scogliere il loro habitat naturale.

Lo sfondo di Vulcano e Lipari al tramonto coi cieli tersi del tramonto infuocato.

Tramonto con sfondo delle isole Eolie, Vulcano e Lipari, dalla Punta Messinese di Capo Milazzo

Chi è più fortunato può persino scorgere stormi numerosi di airone cinerino (se le industrie ce lo permetteranno ancora!); chi nidifica sulle rocce sottostanti è il gheppio (falco tinnuculus). A rendere ancora più romantico il paesaggio è il nostro caro e vecchi faro, un tempo abitato da un guardiano del faro e dalla sua famiglia, il sig. Currò, quando ancora non vi era una strada asfaltata che conduceva a Capo Milazzo ed il figlio del guardiano era notte e giorno in ascolto radio, pronto a dare soccorso alle imbarcazioni in difficoltà, sui 27 mHz! Oggi le abitazioni del faro sono disabitate ed esso è controllato da meccanismi elettrici, ma con il suoBassa marea a Capo Milazzo: particolare di pesci, foto di Angelo Natoli fascio luminoso, di notte, è come se continui ad abbracciare i pescatori ed a guidarli verso la Punta di Capo Milazzo, specie quelli dilettanti che si dedicano alla pesca dei totani, nel canale tra Milazzo e l’isola di Vulcano. Da qui, dietro il faro, a circa 200 metri, una scalinata di più di 300 scalini, ottima soluzione per chi vuole fare sport e trekking, conduce agevolmente il viandante verso la scogliera ed i laghetti salati, dove la vegetazione di gariga e steppa e di olea oleaster, cioè ulivo selvatico, lascia il posto a rocce calcaree grigio-perlacee. Tra le piante qui è possibile scorgere delle bulbose, tra cui l’Urginea marittima e l’Iris sisyrinchium, il timo e dalle rocce pendere i cappero ed i suoi fiori viola.

I laghetti salati all'estremità del Promontorio

Piscina naturale di Venere, all'estrema Punta Messinese di Capo Milazzo

Alla fine del percorso il trofeo è la “Punta Messinese”, con lo scoglio di Portella , detto volgarmente dai popolani “U’ caccioffulu” (il carciofo), dalla forma strana. Tra le forme strane della roccia bianca è possibile scorgere i tratti del “Viso di Pietra”, che si colora di rosso sanguigno nelle calde serate estive ai tramonti infuocati, quando il cuore palpita nel petto per l’emozione che prende ed il canto stridulo delle cicale con i profumi delle stoppie riarse e delle euphorbie riempie l’anima.

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