Carmelo Isgrò

L'isola di Milazzo, Punta Mazza e la famosa "Grotta dell'Oro"

 

Tratto dal famoso libro "Guida alla natura di Capo Milazzo", di Carmelo Isgro', ed. Lombardo Milazzo, infoline + 39  090 9283641 - acquista il libro al sito

cfr panorama di Punta Mazza www.guidaallanaturadicapomilazzo.it/360/p.mazza

La presentazione del libro al Duomo Antico

Biologo e biochimico, dedica il tempo libero alla natura. Appassionato di fotografia, vice-campione italiano di fotografia subacquea nel 2015. Istruttore federale di vela (FIV) di immersione con le bombole e di apnea (Fipsas-CMAS). Socio fondatore e Presidente dell'associazione di attività subacquee "Dugongo Team' Coordinatore federale Fipsas della regione Sicilia per l'apnea Ha allestito la mostra naturalistica "I fossili di Capo Milazzo* e diverse mostre fotografiche sulla natura e i fondali del Promontorio. Cerca di trasmettere la propria passione ai più giovani, specialmente attraverso la divulgazione nelle scuole.
 

Continuando a navigare verso nord si arriva ad una piccola lingua di terra chiamata Punta Mazza. Il pianoro che la sovrasta è raggiungibile da terra, percorrendo il sentiero della Baronia. La discesa a mare è sconsigliata per via della forte ripidità e instabilità del pendio.

Il libro di Carmelo Isgro, edito da Tipografia Lombardo Milazzo

fig 2

fig. 3

Francesco Negro nella sua carta del 1640 la indica come "Capo Bianco" e il Camilliani dice che ivi sorgeva una torretta di guardia chiamata "Guardiola di Capobianco". Punta Mazza rappresenta un sito molto interessante per comprendere l'evoluzione geologica del Promontorio di Capo Milazzo nel corso di milioni di anni. Infatti, la falesia esposta a nord-ovest (fig. 1) mostra in sezione la successione affiorante dei vari tipi di roccia che costituiscono il Promontorio.
È come compiere un viaggio nel tempo dove gli strati più in alto sono i più recenti, mentre osservando quelli più in basso si va indietro di milioni di anni. La fig. 2 schematizza la successione geologica tipo di Capo Milazzo, con le diverse formazioni rocciose sovrappostela fig. 4 invece ne mostra la carta geologica.
Le rocce grigie, che costituiscono la base della falesia, sono rocce metamorfiche; sono le più antiche del Capo, con un età di circa 300 milioni di anni. Al di sopra troviamo un livello dato da conglomerati con clasti carbonatici, formato dallo smantellamento delle rocce calcaree di età Tortoniano superiore-messiniano Inferiore. Proseguendo verso l'alto osserviamo dei depositi di colore giallo-ocra (fig. 3); sono le marne calcaree gialle del Pleistocene inferiore, rocce sedimentarie formatesi circa 2,5 milioni di anni fa in un ambiente marino profondo qualche centinaio di metri. In queste rocce roviamo molti fossili, soprattutto Ottocoralli come ad esempio Keratoisis. Subito sopra affiora un deposito suborizzontale che emende il nome di "terrazzo marino tirreniano". E' costituito da sabbie, ghiaie e ciottoli arrotondati, molto ricco di fossili. Testimonia un ambiente marino caldo e poco profondo risalente a circa 125mila anni fa. Infine lo strato scuro superiore è costituito da sedimenti tufo-cineritici, esteso sulla gran parte del promontorio. Questo deposito è costituito perlopiù da ceneri vulcaniche emesse durante antiche ed intense eruzioni dei vulcani delle isole Eolie. Oggi appare fortemente alterato: infatti arricchendosi nei millenni con materiale organico, ha dato vita al fertile suolo agrario del Capo.
Successivamente alla deposizione del terrazzo tirreniano il Promontorio,fino ad allora sommerso,cominciò ad emergere dalla superficie del mare, in seguito principalmente a movimenti tettonici: questo lento processo di sollevamento è tuttora in atto.

Nacque così "l'isola di Capo Milazzo", un'isola rocciosa lunga circa 5 km, non distante dalla terraferma fig. 5). Solo in seguito, a partire da circa 10rnila anni fa, 'accumulo di grandi quantità di materiale detritico trasportato dai corsi d'acqua provenienti dai Monti Peloritani formò l'attuale piana alluvionale e di conseguenza l'istmo che oggi congiunge Capo Milazzo al resto della Sicilia, delineandone l'attuale conformazione di penisola fg.6).
È dunque possibile considerare il Promontorio di Mlazzo "l'ottava isola delle Eolie"!
Da un punto di vista geologico certamente no. Il Promontorio, infatti, non si è formato in seguito ad eruzioni vulcaniche com'è avvenuto a ognuna delle sette Isole Eolie ma come detto, ha un'origine geologica completamente differente (fig. 4).

LA GROTTA DELL'ORO

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isola di Milazzo

Continuando il nostro periplo e oltrepassata Punta Trifiletti, si giunge alla Grotta dell'Oro (fig. 1,2,3,4). Il luogo,oltre ad essere interessante da un punto di vista naturalistico, è legato a un singolare episodio che si racconta essere realmente accaduto durante l'assedio spagnolo che ha avuto luogo tra il 1718 e il 1719. Il modo più comodo per raggiungere la grotta è via mare poiché la scalinata di accesso ricade in una proprietà privata. In alternativa è possibile percorrere un sentierino che si diparte dall'ultima delle tre piazzole consecutive che si aprono lungo la strada panoramica, dov'è possibile parcheggiare e che conduce ad una spiaggetta vicina alla grotta (circa 5 minuti di cammino).
Una delle leggende su questa grotta racconta che alcuni nobili milazzesi filo-spagnoli, con la complicità di un sacrestano corrotto, nottetempo fossero riusciti ad evadere dal castello dove erano stati imprigionati. Nella grotta, sfruttando una credenza popolare secondo la quale sarebbe stata abitata da un terribile mostro marino, "vi trovarono refugio e nascondiglio". Ma i tedeschi avendone fiutato la presenza, inviarono delle guardie armate, le quali terrorizzate dalla vista del mostro fuggirono a gambe levate. La visione del temibile mostro era stata determinata dalle "pugna di monete d'oro" con le quali i fuggitivi avevano corrotto i soldati in perlustrazione al loro arrivo nella grotta, riuscendo così a guadagnare il largo impuniti.
Ma la “Rutta ill'oro", così come viene chiamata dialettalmente, è legata anche ad altre storie, che narrano di pirati e di bottini nascosti al suo interno prima di far rientro in porto, eludendo cosi eventuali perquisizioni. Il Camilliani la denomina "Grotta dell'argento", segno che già probabilmente nel '500 su di essa aleggiavano storie leggendarie come questa testé narrata. In questa, come in tante altre cavità naturali sparse nelle vicinanze, trovarono rifugio molte persone durante i bombardamenti della Seconda guerra mondale. Al suo interno (fig. 2), il 6 agosto del 1943, nacque il Sig. Francesco Maisano, un pescatore di Vaccarella, chiamato per questo "Cicciu da rutta". Secondo il suo racconto, appena nato fu lavato con acqua di mare e adagiato su un letto di alghe.

La grotta dell'Oro è costituita da un grande e unico ambiente che presenta due aperture: una sul lato nord, naturale e molto ampia (fig.l) davanti alla quale c'è un grosso masso; l'altra dal lato opposto più stretta e certamente di origine antropica. È una grotta tettonica; da un punto di vista geologico è il risultato dell'erosione marina sulla roccia metamorfica che ora ne costituisce le pareti. All'interno (fig. 2 e 4)trovano rifugio diverse specie animali: sono presenti ad esempio nidi di Rondine montana (Ptyonoprogne rupestris) e di Piccione torraiolo (Columba liviavor. domestica).

RUTTAZZI

La costa rocciosa a ridosso della Grotta dell'Oro è caratterizzata dal susseguirsi di una serie di piccole cavità; per questo viene denominata popolarmente epiteto siciliano dispregiativo per indicare grotte anguste . Come precedentemente detto, fu qui che molta gente trovò riparo dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Molto suggestivo è un arco naturale di roccia metamorfica che ha un'altezza di 10m e una larghezza media di 3m. Appena dietro si apre una frattura che pe­netra per una dozzina di metri. Qualche passo più avanti un'altra frattura nel metamorfico ha preservato il solco di battente olo­cenico ad un altezza di 80-110 cm dall'attuale superficie del mare, testimonianza del progressivo sollevamento del Promontorio. Basta avvicinarsi all'ingresso per mettere in fuga i tanti esemplari di Piccione torraiolo che qui hanno il loro nido .

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