La rosolia

ROSOLIA

dott. Claudio Italiano

Se sospettate una gravidanza e pensate di aver contratto la rosolia, rivolgetevi subito al vostro ginecologo.

    La rosolia è una malattia virale contagiosa a de­corso acuto e ad evoluzione benigna, caratterizzata da un esantema maculo-papuloso, da tumefazione dei linfonodi cervicali ed occipitali e da plasmocitosi ematica. Una peculiare proprietà del virus consiste nella infezione dell'embrione e del feto quando la donna gravida si ammali di rosolia; si distinguono perciò due entità cliniche: la congenita e quella post-natale. Eziologia ed epidemiologia. L'agente eziologico è un virus a RNA, di forma sferica od ovalare, provvisto di involucro lipidico, che appartiene al gruppo dei togavirus. Labile all'etere, al cloroformio ed al calore si conserva a meno 70° per molti mesi ed è trasmissibile all'uomo e ad alcune specie di scimmie infettabili per via sottocutanea, intramuscolare, endovenosa e nasale. Il virus da luogo alla formazione di anticorpi neutralizzanti, inibenti l'emoagglutinazione dell'emazie di pulcino di un giorno di vita, di piccione adulto e fissanti il complemento. Mentre questi ultimi regrediscono nel volgere di uno-due anni, i neutralizzanti si rendono evidenti precocemente subito dopo la comparsa dell'esantema e persistono per tutta la vita o comunque per molti anni. Data la scarsa resistenza del virus all'ambiente esterno il contagio è interumano e la trasmissione avviene soprattutto a mezzo delle secrezioni delle prime vie respiratorie con tosse, starnuti etc. Sotto il profilo epidemiologico va ricordato che anche i pazienti con scarse manifestazioni cliniche e quelli nei quali l'infezione decorre in assenza di segni clinici eliminano il virus e quindi rappresentano un veicolo importante di contagio. Altra fonte di infezione è rappresentata dalla contaminazione di laboratorio alla quale è esposto il personale che lavora all'isolamento del virus e che maneggia il sangue dei malati durante la fase di viremia. Anche il neonato affetto da rosolia congenita rappresenta una fonte di contagio per la durata di parecchi mesi. Il periodo di eliminazione del virus oscilla in genere da 5-6 giorni prima della comparsa dell'esantema a 8 giorni dopo la sua scomparsa. I due sessi sono interessati in egual misura e la malattia colpisce elettivamente il bambino nell'età scolare e prescolare, ma non è rara fra gli adolescenti e gli adulti. Possono essere risparmiati i bambini prima dei 6 mesi se protetti dall'immunità diaplacentare ed anche quelli che hanno acquisito un efficiente grado di immunità specifica durante precedenti epidemie. La malattia è presente allo stato endemico in quasi tutti i Paesi del mondo ad eccezione delle comunità isolate nelle quali ad intervalli irregolari tra i 5 e gli 8 anni si verificano epidemie più o meno estese. La malattia induce una immunità permanente.

Patogenes

Il virus penetra nell'organismo per via naso-faringea, si moltiplica nelle cellule della mucosa delle vie respiratorie superiori e raggiunge indi il sistema linfatico dando luogo ad adenopatie rilevabili precocemente. Si immette successivamente nel sangue (fase viremica), ove può essere isolato alcuni giorni prima della comparsa dell'eruzione. In tempi opportuni, è possibile isolarlo anche dalle feci, urine, liquor e linfoghiandole. Durante la gestazione il virus oltrepassa la barriera placentare; si ritiene che il tempo che intercorre tra l'infezione materna e quella dell'embrione non superi i 5 giorni. Si sviluppa nei tessuti embrionali e persiste durante tutta la vita fetale nonostante la elevata presenza di anticorpi umorali e può essere isolato in tutti gli organi fetali quali rene, milza, tiroide, fegato, cuore, ossa etc. L'infezione dei cloni cellulari tessutali dell'embrione e del feto causa una rallentata crescita per diminuita moltiplicazione delle cellule, che è responsabile delle anomalie di sviluppo di tutti gli organi fino a causare l'aborto. Le prime immunoglobuline di origine materna sono le IgM, che non oltrepassano il filtro placentare; solo le successive IgG potrebbero impedire la diffusione del virus nell'embrione costringendolo alla localizzazione endocellulare. Non si instaurerebbe così la tolleranza immunologica per la mancanza di contatto fra cellule immunocompetenti e virus, il quale potrebbe persistere a lungo nelle cellule infette anche dopo la nascita, quando lo si rinviene nelle secrezioni nonostante la presenza delle IgM formatesi nel periodo fetale e localizzate in sede intravasale. Successivamente, con lo sviluppo della maturità immunologica si avrebbe la eliminazione del virus.

Anatomia patologica.

Non sono note modificazioni istologiche caratteristiche della rosolia acquisita per la benignità della malattia. Nelle forme congenite, nella fase dell'organogenesi, si verificano lesioni degenerative e necrotiche, che comportano gravi danni in tutti gli organi ed in particolare in quello del Corti, nell'occhio e nel tessuto elastico dei vasi. Analoghe lesioni si riscontrano a carico dei vasi meningei e cerebrali con focolai di necro­si ischemica nella sostanza cerebrale e difetti di mielinizzazione.

Sintomatologia in corso di infezione da rosolia

Nella rosolia acquisita il periodo di incubazione, spesso asintomatico, varia da 14 a 21 giorni; ad esso segue il periodo di invasione o catarrale che rivela alcune differenze a seconda che sia colpito il bambino o l'adulto; in quest'ultimo la sintomatologia è più eclatante con compromissione delle condizioni generali. Nel bambino, 2-3 giorni prima dell'esantema può manifestarsi anoressia; ma già 4-5 giorni prima dell'eruzione si può rendere apprezzabile la comparsa di adenopatie, localizzate elettivamente ai linfonodi latero-cervicali, retromastoidei e retronucali, anche se possono essere interessati quelli di altre sedi. La loro consistenza è dura; sono mobili, senza segni di periadenite ed il volume è variabile da un pisello ad una nocciola; questo rilievo obiettivo riveste importanza diagnostica. Il primo segno della malattia è costituito dall'esantema; l'eruzione ha aspetto morbilliforme con formazione di maculo-papule di color rosa, che scompaiono con la pressione e ricompaiono subito dopo lentamente; i contorni sono irregolari; talvolta gli elementi esantematici sono più piccoli, quasi scarlattiniformi. Le due varietà possono essere simultaneamente presenti ed intersecarsi oppure vi può essere la prevalenza dell'una o dell'altra. Anche la distribuzione cutanea ricorda quella del morbillo; inizia al collo, si estende al torace ed al volto per poi generalizzarsi prima agli arti superiori e poi a quelli inferiori. Contemporaneamente alla comparsa dell'esantema o 24 ore prima, si ha un lieve rialzo termico 37,5°-38°, ma non mancano i casi in cui la temperatura rimane normale. L'esantema può presentare un colore rosso-cupo o petecchiale sull'ugola e sul palato molle (segno di Forscheimer), la sua durata è di 24-48 ore e si dilegua senza apprezzabile desquamazione. Frequente è il riscontro di una congiuntivite di modica intensità. Paziente con eruzione maculopapulare da rosolia, dai casi clinici del dott. Claudio ItalianoNell'adulto il periodo di invasione è caratterizzato da spiccata astenia, da febbre (38°-39°), dalle adenopatie che in genere sono precoci e dolenti, sempre elettivamente occipitali, da modesti fenomeni catarrali delle prime vie respiratorie e da un enantema talora emorragico. Sintomo quasi costante sono le artralgie che compaiono in coincidenza con l'eruzione o il giorno successivo ed interessano soprattutto i polsi, le ginocchia e le dita; al dolore si associa una tumefazione articolare che si protrae per una settimana. Talora si ha chiara tendenza emorragica che si estrinseca con l'aspetto purpurico di alcuni elementi eruttivi ovvero con la comparsa di gengivorragie o epistassi. L'evoluzione si protrae più a lungo che nel bambino, sia per la persistenza delle adenopatie che per la marcata astenia. Il quadro ematologico, dopo una iniziale leucocitosi, è caratterizzato da leucopenia e linfocitosi relativa. In circolo, oltre che nel puntato linfonodale, si riscontrano più o meno numerose plasmacellule, morfologicamente normali, che compaiono durante la fase esantematica e persistono per due-tre settimane.

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