La Scabbia

La Scabbia

 

appunti del dott. Claudio Italiano

Numerosi animali invertebrati sono responsabili di affezioni cutanee nell'uomo e, con maggior frequenza, lo sono alcune specie appartenenti agli ordini Arachnida e Insecta sarcoptes scabiei

La dermatosi da punture di zecca e le acariasi da acari umani, animali, vegetali e ambientali, costituiscono alcuni esempi della patologia cutanea da aracnidi; la pulicosi, la tungiasi, la miasi, la pederosi, le dermatiti da bruchi, e le pediculosi della patologia cutanea da insetti. Il serbatoio della scabbia è l’uomo. Le persone già immunocompromesse (es. HIV+, anziani, ecc.) sono invece a maggior rischio di contagio e nelle comunità in cui sono ospiti possono verificarsi più facilmente epidemie di scabbia.

 

SCABBIA

La scabbia è un'ectoparassitosi umana da aracnidi, che si manifesta con una tipica lesione elementare, il cunicolo, e con segni diffusi di grattamento. La scabbia è una malattia conosciuta da tempi antichi, grazie a studi archeologici sull'Egitto si pensa che sia stata scoperta prima di 2.500 anni fa; ne parla Aristotele (384 - 322 a.C.) in un passo nel quale cita il termine "acaro".    In seguito il medico dell'antica Roma Celsus ne descrisse per primo le caratteristiche cliniche, e a lui si deve l'origine del nome della malattia: scabbia (dal verbo latino scabere, nella forma congiuntiva scabies, ossia "(ci) si gratti" ).

Epidemiologia

La malattia è presente in tutto il mondo e ancora abbastanza frequente anche nel nostro Paese, dove in atto si denunciano anche 5000 casi/anno, ma si stima sia in notevole diffusione, anche per via dell’immigrazione di  clandestini e le condizioni economiche più disagiate della popolazione e degli immigrati.  La trasmissione può avvenire per contatti interpersonali, specialmente in occasione di rapporti sessuali, ma più spesso si verifica per contagio indiretto tramite gli effetti letterecci. Il tempo necessario alla comparsa dei sintomi dipende dal numero di parassiti acquisiti al momento del contagio e varia da poche settimane a due-tre mesi. Caratteristico è l'interessamento successivo di più persone conviventi con il soggetto ammalato.

Eziopatogenesi

La scabbia è causata dal Sarcoptes scabiei hominis. Il numero di parassiti che infestano il paziente è limitato e varia da 10 a 40. L'acaro della scabbia ha forma ovalare, dimensioni di 0,35-0,45 x 0,20-0,30 mm e quattro paia di arti, gli anteriori provvisti di ventose e i posteriori di setole.    Il maschio è leggermente più piccolo della femmina e muore dopo l'accoppiamento. La femmina gravida scava all'interno del corneo e fino al malpighiano un piccolo tragitto sinuoso lungo 0,5-1,5 cm detto cunicolo e nella porzione terminale del cunicolo, denominata eminenza acarica o, per il suo aspetto traslucido, vescicola perlacea, depone da 10 a 20 uova.   Le uova si schiudono dopo 3-4 giorni e ne fuoriescono larve esapodi che in 15-18 giorni si trasformano in ninfe e poi in acari adulti. Nel determinismo del prurito intervengono fenomeni di sensibilizzazione allergica nei confronti del parassita. Sono infatti dimostrabili nel siero IgE specifiche e sono positivi i test intradermici con estratti dell'acaro. Anche il calore ha un effetto scatenante il prurito

Clinica

lesioni infette da sovrapposizione batterica  da scabbia (cuniculi cutanei)

Lesioni infette da scabbia della radice delle dita della mano, all'altezza delle nocche

La scabbia classica, che nell'adulto risparmia il capo e le superfici palmo-plantari mentre nel neonato e nel bambino interessa tutta la superficie cutanea, si manifesta con prurito intenso in modo particolare di sera, al momento di coricarsi, e con i segni del grattamento, escoriazioni lineari e papule escoriate. Sono inoltre presenti i caratteristici cunicoli, che vanno ricercati a livello degli spazi interdigitali delle mani, della superficie flessoria dei polsi , dei gomiti, dei pilastri anteriori delle ascelle, dell'areola mammaria, dei fianchi, dei genitali maschili, delle regioni glutee e sottoglutee e dei bordi laterali dei piedi. Nel maschio spesso si osservano elementi papulo-nodulari al glande e allo scroto. Nel neonato sono abitualmente senti grosse papule edematose e in sede plantare non sono rari fenomeni essudativi con vescicolazione e squamocroste.

Diagnosi

La malattia va differenziata da un eczema come pure dalle acariasi di origine animale. È utile la notizia della presenza in famiglia di altre persone con prurito e di eventuali soggiorni in località in cui la malattia è endemica. Nei casi dubbi deve essere effettuai; cerca dell'acaro prelevando con una c o con un bisturi le porzioni più superficiali dell'epidermide a livello di un sospette cunicolo, chiarificando il materiale con idrato di potassio al 10% ed esaminandolo al microscopio a piccolo ingrandimento. Si potranno in tal modo vedere nei casi positivi l'acaro stesso, le sue uova o soltanto gli escrementi. Il prurito in tali casi è spesso assente, nonostante la presenza di numerosissimi parassiti.

Decorso

Se non trattata, la malattia ha decorso cronico e può complicarsi con infezioni batteriche.  In soggetti immunodeficienti, mentalmente ritardati o fisicamente debilitati, l'affezione talora evolve in una dermatosi generalizzata ipercheratosica e squamocrostosa con preminente interessamento delle mani e dei piedi e distrofie ungueali, detta scabbia crostosa o norvegese.

Terapia

Nel nostro Paese la scabbia viene abitualmente trattata con bisolfuro di dimetilfenilene (Mitigal) applicando il preparato per 3-5 giorni dopo un accurato lavaggio della cute. La terapia della scabbia è, salvo qualche eccezione, topica: il prodotto anti-scabbia va applicato su tutta la superficie cutanea, dal collo ai piedi  (esclusi il capo - a meno che non sia direttamente colpito dall’infestazione - e l’intera zona circostante l’ano e i genitali). Il tempo di contatto deve essere di 24 ore, senza lavarsi, ciò vale anche per le mani,che, se vengono lavate prima di questo tempo, devono essere ritrattate. L’applicazione deve essere accurata, specie sulla pelle tra le dita e intorno alle unghie (utile uno spazzolino).  Non sempre un ciclo di trattamento è sufficiente ad eliminare in modo completo l’infestazione: a volte a distanza di una settimana può essere indispensabile effettuare un secondo ciclo, su indicazione dello  specialista. L'applicazione va effettuata anche nel bambino su tutto il corpo, mentre nell'adulto si può evitare la medicazione del capo. Il prodotto è di solito ben tollerato, ma talora provoca una dermatite allergica da contatto. Al termine della terapia si procederà al cambio completo della biancheria personale e del letto, che andrà disinfestata con lavaggio in acqua calda o a secco. Dopo il trattamento possono persistere anche per mesi elementi papulo-nodulari isolati, fortemente pruriginosi, detti noduli post-scabbiosi, espressione di una reazione allergica del tessuto ai residui dell'ospite.  Questi noduli saranno trattati con preparazioni topiche corticosteroidee o con crotonil-l-etil-otoluidina al 1096 (Eurax). La malattia è soggetta a denuncia obbligatoria.   La pulizia della casa avviene come di norma prestando però maggior attenzione alla rimozione dello sporco da angoli e intercapedini e dagli oggetti che possono essere toccati direttamente dalla pelle di più persone, come il WC e il bidet. La disinfestazione ambientale vera e propria di solito non è indicata perché l’acaro sopravvive non più di qualche giorno se non a contatto con la pelle. La biancheria intima, gli abiti e le lenzuola usati dal paziente nei 3 giorni precedenti la diagnosi e fino a trattamento concluso, devono essere lavati utilizzando il lavaggio a 90° C, poiché a questa temperatura l’acaro muore.

Link correlati al tema:  

Lesioni cutanee varie, da insetti, meduse, zecche ecc.  
I pidocchi e le piattole
Le punture d'insetto
Febbre bottonosa del mediterraneo da zecca


index_dermatologia