La metafora dell'amore

La metafora dell’amore

 

  • Nicola Schepis in una sua elaborazione fotografica della zia scomparsaLa Comunicazione

  • La Spiaggia dei Sogni

  • La metafora dell'amore

  • Riccardo Casalaina, musicista dimenticato

  • Le stanze della musica e dell'amore

  • Le mie poesie

  • Sogno, bagliore rosa
  • La nostra civiltà odierna ha soffocato i pensieri, le ideologie, i sogni, sostituendo l’amore con un tumulto di seduzioni inattese sino alla vertigine: aliti o respiri, onde di passioni svanite si sgretolano nella sabbia. Un flusso d’informazioni inonda il globo terrestre e si cestina in carta stralcia; contenuti messi al bando, significanti puri, mode virtuali si barattano senza senso.
      L’opulenza dell’emozioni mercificate si commutano in un gigantesco ipermercato dell’amore, ove si respinge ogni essenza, concetto o cosa alcuna; non si ha il tempo di gustare, d’assaporare alcunché, che tutto svapora o si estingue o svanisce.

     

     L’amore nella sua natura più intima è un cieco che guarda dentro i suoni, si meraviglia di quell’avvenenza e sussulta di gioia. E’ un romanzo che conduce il lettore nell’intreccio delle sue azioni senza tuttavia essere lì, lo trascina nelle attese, disattese, cadute e slanci, come un’onda che affonda e s’innalza. E’un’espressione figurata che fa sentire odori mai annusati, tinte novelle, ombre difformi e distinte, che di continuo fioriscono, maturano e si rinnovano.  
    E’ una metafora come il mare visto in un acquitrino per estensione toccante e suggestiva, o la luce che illumina gli occhi spenti in chi vuole ancora sognare, perché è carne della fantasia, poiché è tenerezza e calore. L’amore è l’opera più compiuta, ove i contrasti si risolvono nella lucentezza delle sue fattezze. Amore è splendore; Romeo quando discese le stanze del sonno eterno e vide la sua Giulietta, distesa, immobile nel sudario della morte, ma dolce nelle fattezze di donna disse: “…la morte che ha succhiato il miele del tuo respiro, non ha avuto alcun potere sulla tua bellezza…”.
    Il suo ritratto era oltre la morte, la sua figurazione si era compiuta straordinariamente nell’amore, come una partitura orchestrale, che volge l’insieme delle sue parti in un tutto. Quella moltitudine di sorrisi, di sguardi dati e non dati, vissuti solo per attimi, nelle avversità drammatiche di quella storia infelice, non potevano che legare eternamente i due sposi e congiungerli nel tempo dei tempi con la poesia.  Eros è arte poetica, perché la poesia è una tela dipinta che non si può osservare con gli occhi, un palco di metafore che sussulta nell’animo e muta i sensi in altro; innalza il piacere in sapore, sublima il gusto in odore. Cupido abitando le stanze della musica, della poesia, dell’immagine, è l’architettura più compiuta dell’inventiva, della genialità, ove confluiscono i cocci della vita e si risolvono in un’arte senza precedenti. E’ il poeta musicista che sa amare, e dipinge senza pastelli, guarda con gli occhi del cuore, e sente fortissimamente la propria creatività germogliare tra melodie, colori e volti; è forse uno sceneggiatore? Viaggia nella musica delle fisionomie, e vede prati sterminati, pianeti, onde d’acqua e di vento mentre accoglie un sorriso. Così l’amore unisce i suoni, le parole, gli odori i ritratti, elabora la bellezza dalle singole parti, e dalla loro confluenza ritrae l’unità, l’opera ultima dell’universo.    La perdita dell’unione, dell’armonia, del bello è la più grande sconfitta dell’uomo contemporaneo, che si accontenta di frammenti selvaggi di piacere nei vissuti di periferia, nei sobborghi grigi e squallidi della miseria. Oggi la celerità degli scambi, la liberazione del desiderio e la sua usura sino all’estinzione d’ogni anelito, ha reso fatuo nell’uomo la possibilità di immaginare, di creare, d’ascoltare l’armonia che gli ruota intorno. La corsa degli eventi si sgretola e non si afferra più il senso delle cose, le utopie si schiantano con i desideri, la ricerca dello choc resta l’unica opzione al senso dissolto.
       Le coppie disfanno i loro affetti in letti che raccolgono la sterilità dei loro sogni, affondano in una profonda monotonia, dalla quale non riescono ad affiorare neppure le speranze. Gli amori si riciclano all’infinito, sono parole o choc densi di passioni che svaniscono, che hanno perduto il senso della continuità, desideri che si avvalgono in spirali o labirinti; sono come la politica, la moda, le ideologie scomparse, che tornano come spettri di un tempo perso nel ricordo. Si è spenta nell’uomo la figura del poeta musicista, colui che sapeva sentire, vedere con la mente, meravigliarsi e sorridere come un bimbo. L’amore oggi è solo un trastullo d’emozioni che s’innalzano per qualche istante per poi decadere; un farsi e disfarsi, un’attrazione verso il vuoto, un continuo sfilacciarsi e lacerarsi dell’esistenza. La fantasia muore sotto i colpi di una burocrazia abietta, che trasforma in normative e consuetudini i pensieri: respiri affranti da rumori persistenti ed instancabili spirano.  L’amore fluttua tra interminabili rappresentazioni pubblicitarie, nelle telenovele dove continui climax, intrecci e trame noiose, monocordi, rinnovano le attese, le disattese del telespettatore; sono solo tensioni dinamiche, tessuti narrativi privi di storia. Amare vuole dire riscoprirsi poeti, musicisti, pittori, scultori. Quando il giardino dei sogni inaridisce, nessuna telenovela potrà rinverdire quei boccioli avvizziti; in quel momento e da quell’attimo il declino prende il sopravvento sulla vita, sulla bellezza, l’amore si disfà senza più sogni o aspettative ed i figli nati martiri di quest’epoca pagano ai posteri il prezzo del dolore, di un’insofferenza intollerabile, che alberga le loro case.
    Nicolò Schepis

    Parsifal omaggio a R. Wagner
    Perché proprio Parsifal?
    Parsifal flussi d’immagini germogliate e vaste quanto luoghi inaccessibili e disseminati!
    Che cosa vuol dire?
    Parsifal è un file ipertestuale?
    Qualunque sua parola espressa è una catena ininterrotta di rappresentazioni invisibili, si schiude sulle acque sovrumane della musica. Se fosse stata possibile la sua comprensione, certamente, si sarebbe compiuta nel secolo scorso. M’inebria sapere quanto splendore sia rimasto custodito nell’incomprensibile, come la bellezza che non sorride più, giacché abbiamo oscurato da tempo la sua visione. Parsifal è un luogo in cui la musica, la parola, le forme rendono opachi i loro confini, così nel suono il senso si concede alla frase; la parola ancella della musica accenna solo un biancore lunare, poiché le superfici sonore che fluttuano in spazi relativi, contengono la completezza di ciascun cenno indicato. Come si può figurare nella mente una musica elevata ad un flusso di fattezze, di forme, rappresentazioni, sembianze che si dissolvono più in alto, più in basso, vicino, lontano, intersecandosi ad altre: colori che sfumano e generano impasti di tinte e gradazioni proteiformi, versatili? Sarebbe forse come nascere un'altra volta; ridestarsi dal sonno o dalla tristezza di tele di paesi conformi, contaminati da configurazioni urbanistiche disadorne e nude. Parsifal è il canto che desidera, e la musica sogna e la parola ammalia e il tempo svanisce ed incanta. La moderna concezione del tempo e dello spazio di Einstein prende forma nella musica wagneriana. Il tempo dell’azione teatrale si discosta da quello intimo, relativo, instabile che fluisce nella musica, luoghi inconsci ed apparizioni profonde così evocate dalle armonizzazioni cromatiche, prendono il sopravvento sulle rappresentazioni esterne.   I processi di metaforizzazione si compiono attraverso la musica, e le figure del senso traslato nelle metamorfosi armoniche connotano e talvolta dissolvono significati più ampi. Le azioni della trama narrativa viaggiano nella musica, ma la musica conduce desideri rimossi, talvolta opposti all’azione visibile, l’io e l’inconscio si stringono in conflitti eterni, giacché si relativizza il tempo dilatandosi quasi all’infinito. Desideri incestuosi, rendono la rinuncia all’amore una bramosia inestinguibile, che si sublima nella purezza e nell’esaltazione dell’arte. Una sensualità anelata, arsa dal dolore che offuscherebbe persino la luce, ove l’angoscia della castrazione vissuta fa sì che il significante dell’amore resti per sempre barrato, rende la rinuncia più virile del desiderio stesso. Nella musica la scena invisibile dissolve paesaggi evocando colori sconosciuti, come Ulisse che si concede solo al canto delle sirene stretto da una corda all’albero della sua imbarcazione. Quelle tinte e gradazioni sonore vorticose ed avvolgenti dell’armonia come onde oceaniche, sono seduzioni e lusinghe di una bellezza che travolge ed acceca. Le emozioni sono raffigurate dalla musica, nel modo più accurato: qualunque esitazione, o respiro, o ricordo è lì immutabilmente detto, sofferto.   La pena narrata, manifestata nella sua interezza, dalla profonda ed inquietante instabilità armonica, è la metafora più compiuta della purezza. Il desiderio erotico vertiginosamente incestuoso, sospinto dal vento del dolore e della passione, come unica ragione di vita, si trasforma in castità, quando Parsifal aborrito il desiderio incestuoso, offre un grandioso contrasto di passione e castrazione. Così sboccerà una luce nuova, la sublimazione della libido nella libertà, una chiarezza mai vista dagli occhi di alcuno. Una musica solare alla fine del dramma mistico torna nella sua maestosa veemenza, un miracolo che riuscirà a liberare l’uomo dalle passioni e renderlo infinito come la luce?
     

    Progetti di vita

    La metafora e l’amore
    La danza, la poesia, la narrativa, la maschera e le immagini congiunte all’amore
    Premessa:
    La danza è un rito, un ponte d’unione tra il gesto, la musica e l’universo. Le danze sacre erano rappresentative, paradigmatiche, mettevano in scena una gestualità metaforica, una densità di significati che si accresceva nel movimento. In epoche remote offriva la possibilità taumaturgica di rappresentare i drammi e le gioie di un gruppo etnico. Così il gesto produceva una parola più spessa, il poetico era socializzato, i simboli di uno strato etnico si scambiavano nella relazione.   Nessuna movenza era isolata, ma apparteneva ad un’architettura interattiva più ampia. A mio avviso il mito non faceva parte solo della narrazione, poiché le figure musicali erano le forme più gremite e consistenti del suo senso. Proferiva Curt Sachs “ Noi non sappiamo più pregare danzando”. Il poetico secondo il pensiero di Roman Jakobson consiste in un’equivalenza tra la forma fonica e gli aspetti semantici, io credo, che a sua volta anche il mito sia strutturato per mezzo d’equivalenze tra aspetti semantici gestuali e fonologici. Tutte le rappresentazioni sono state sempre integrate al suono. Un tempo, la realtà si concedeva alla fiaba; nel suono, nei ritmi, nei gesti veicolava molto più senso di quello che noi potremmo intendere oggi con la parola. Il significato ondeggiava nella melodia e dal suono si faceva carne del gesto, ritualizzandosi nella comunicazione per poi divenire maschera, simbolo, proiezione di vissuti individuali e collettivi. La danza in sanscrito significava tensione dell'anima verso il suo Dio: emozioni, sentimenti, elementi tensivi che dovevano in qualche modo risolvere, come nella musica quando si parla di una dissonanza armonica che tende a ritrovare il suo equilibrio perduto. La dissonanza e la consonanza generalmente armonizzano nel loro divenire temporale melodie che si muovono nello spazio. I gesti si possono considerare per analogia come rappresentazioni melodiche di scene musicali in qualche modo spazializzate, o meglio ancora paesaggi emozionali espressi. La musica è un palco il cui senso è polisemantico, un divenire interpretabile, metaforico e contestuale del significato. Chi crede in una sua semantica denotativa ha sbagliato strada. Per la sua traboccante versatilità metaforica, la musica può assumere un ruolo terapeutico, quando rappresenta attraverso le movenze del corpo, o di scene sonore, drammi esistenziali, quelli più oscuri, meno interpretabili, annodati a tracce mnestiche inconsce. Così i riti diventano scene di vita invisibile, comunicabili ma poco interpretabili; disegni, stili musicali, rivelazioni poetiche e gestuali nei quali l’uomo si è detto e raccontato, anche se buona parte della sua narrazione è rimasta oscura, pur avendo visualizzato in queste forme espressive buona parte della sua anima.  La danza nel tempo richiamava, nell’allegoria dei suoi gesti, contenuti censurati dalla coscienza, conflitti intrapsichici profondi. Queste parti racchiuse nella mente si esprimevano o si raccontavano nella musicalità del movimento o nella fiaba, e dalle scene invisibili della psiche prendevano, così, corpo nell’azione teatrale. La maschera, la danza, la poesia, le raffigurazioni simboliche appartengono alla stessa carne, sono scene mentali di luoghi molto lontani, ricordi ancestrali, talvolta tracce di vita passate e oscurate dai secoli. Vorrei ricordare un gran maestro che al tempo stesso fu musicista ed anche un pedagogista: Jaques-Dalcroze. Inutile discutere d’espressione corporea senza ricordare il gran contributo di Dalcroze, che comprese le valenze più profonde dei ritmi interni, Il palco espressivo nel quale rappresentare la musica dell’uomo. Le stanze dell’amore sono come il canto delle sirene, ove il gorgheggio può stregare la parola, poiché la voce fa parte della musicalità dell’uomo, ed è poi seguita dal gesto, giacché esso ha una sua movenza risonante con l’amore. E dalla voce ai gesti, agli sguardi, ai sorrisi un’orchestra di sentimenti alita e modula gli stati d’animo. La realtà storica in cui viviamo ha aborrito la musicalità della voce, la sua melodia vocale, per certi aspetti rendendola più sorda, con variazioni dal forte al piano brusche, irregolari, che potrebbero manifestare forme caotiche di sentimenti contrastanti. Che cosa manca? Forse un modo diverso di intendere le pause, le sfumature sia vocali sia gestuali, poiché corriamo vorticosamente e non riusciamo a ritrovare il senso, come diceva Baudelaire, delle cose “mute”. Nei tocchi leggeri si possono armonizzare gli stati d’animo, come in un vaso di sogni che plaga i desideri. Le gradazioni, le mezze tinte di colore usate con accuratezza nella composizione musicale di un tempo, cagionavano le raffinatezze dell’animo, oltre a pronunciarle nel loro linguaggio estetico.
     
      Proposta di un progetto che integri i percorsi della poesia, della danza, della maschera, delle immagini con i vissuti dell’amore.
     
       
    Spazi di rappresentazione
    Stanze di lettura.
    Stanze d’ ascolto.
    Stanze d’ascolto musicale.
    stanze per comunicare in luoghi di silenzio.
    Stanze d’espressione corporea.
    Luoghi della maschera e della teatralità.
    Sale per dipingere e comunicare.
    Sale per immagini filmiche e diapositive.
    Luoghi per osservare il cielo stellato.
     
    Ho citato alcuni tropi o luoghi dove perseguire attività creative, che possono ridare al corpo ed alla mente una dignità perduta. Non bastano le stanze, per realizzare questo obiettivo,potrebbero essere riempite male. Quando parlo di ascolto intendo un sentire emozionale e non solo concettuale. Queste dimore dovrebbero essere la fucina della comunicazione. Un luogo di congiunzione, tra la danza, la poesia, la musica e le immagini; e poi la grande sintesi: la scoperta dell’amore. 
       
    Sarebbe proficuo in un primo momento realizzare un’attività di comunicazione, migliorando le abilità di ascolto attivo, in seguito si potrebbero esplorare ed esprimere paesaggi musicali. I partecipanti attraverso delle adeguate conduzioni disporrebbero dei mezzi per avvertire la densità semantica di quelle scene invisibili, di quelle zone dell’animo, nascoste, come se fossero verità remote inattuali.

    Metodologia

    Per la realizzazione di questo obiettivo dovrebbero essere compiute le seguenti attività :
    Attività d’ascolto
    I partecipanti sarebbero educati al silenzio, alle inflessioni della voce, alle diversità ritmiche e modulative del tono vocale. A percepire e dilatare le pause tra una frase e l’altra, tra più periodi.
    Ascoltare nell’altro le varianti espressive oltre il senso del suo discorso. Percepire la sua gestualità, gli sguardi, i sorrisi, i silenzi.
    Intendere e vivere il contesto, le gradazione luminose, gli odori, i suoni circostanti.
       
    Attività gestuali
     Esprimere con la danza i propri stati d’animo, gestualizzare un testo, una musica, un profumo, un colore, una dissolvenza. Sentire il contatto corporeo con l’altro, creando una reciprocità tattile come se fosse uno svolgimento melodico. Interagire nell’unione e nel distacco.
     
      La metafora e la maschera
    La maschera offre una possibilità simbolica di rappresentazione, offrendosi come metafora. La persona potrà assumere ruoli diversi ed interpretarli in vario modo. Questo strumento antropologico può ridare all’individuo la possibilità di riscoprirsi nelle molteplici forme ed esperienze della sua esistenza. Da qui inizia un cammino che consentirebbe alla persona di ripensare i miti e riscoprire la dimensione poetica della cultura. costruire la maschera ( elemento proiettivo e pulsionale della propria esistenza) per riguardare quel se stesso perduto; poterla indossare come un abito, e sentirsi parte di quella veste assunta e dar vita a dei vissuti sia da solo, sia insieme agli altri. Un dirsi e ridirsi con emozioni diverse: richiami d’esperienze per analogia e contrasti di tono.


    Le immagini
    La vita oltre ad essere una narrazione, una fabula con un intreccio d’azioni, è un insieme di scene, visibili che invisibili, sia reali che virtuali. Queste scene hanno una sua grammatica. Fu molto abile R. Wagner nel dare rilievo alle scene invisibili attraverso il tessutno narrativo ed espressivo della musica.
    Nelle scene non ci stanno solo le azioni visibili, ma i colori, le tinte, le gradazioni dell’animo. Le emozioni esprimono, colori,immagini, suoni, metafore e talvolta le scene visibili si confondono con quelle interne.
    Di solito i corsi per imparare a fotografare insegnano molto a capire l’incidenza della luce, la profondità di campo nel rapporto tra figura e sfondo, i particolari delle forme, i contrasti, l’inquadratura e l’importanza della macrofotografia.
    Non ci dicono però, quanto c’emozionano le figure che osserviamo, come riflettiamo in essi parti di noi stessi. Le architetture sono pensieri, emozioni, qualche volta, lontane nel tempo, un incrocio di proiezioni umane congiunte a rappresentazioni del passato. Sarebbe utile condividere in gruppo le immagini dopo aver appreso ad osservare con occhi diversi, rappresentare colori, vissuti, tinte e gradazioni emozionali.
     
    Nascita del poetico
    Le sinestesie assumono un significato attraverso le trasposizioni sensoriali dei vissuti: una melodia di un violino può evocare un’esperienza tattile. Può essere rappresentata e vissuta con il corpo. Sarebbe proficuo scoprire l’importanza delle sinestesie, giacché la maschera può intendersi come una metafora.
    Attraverso le sinestesie la dimensione poetica prende forma, poiché una percezione sonora ne può richiamare una tattile e viceversa. Il poetico nasce dalle elaborazioni cognitivo-linguistiche, dei vissuti sinestetici.
     
    Verso la dimensione dell’amore
    Che cos’è l’amore, se non una grande composizione artistica d’immagini, suoni, gesti, metafore, paesaggi dell’animo. L’amore è la trasformazione del pensiero nella visualizzazione della sua scena.
    Il pensiero che si visualizza, può innamorarsi del suo sé, trasferito o raffigurato da un altro ad uno specchio, e riflettersi in un infinito gioco di ritratti. L’arte è il pensiero che si può scorgere,vedere o rappresentare o ascoltare. In gruppo o in coppie il pensiero è transindividuale e diviene nel tempo, non si fissa in una maschera, ma si trasforma in continue visualizzazioni. Sono rilevanti i processi di astrazioni piaggettiane, che attraverso un pensiero logico formale diventano scene del pensiero: metafore.
    L’amore è nella produzione di scene psichiche, nella sua sintesi, nell’idealità proiettiva che s’ appassiona e s’attrae. Si differenzia molto dalla sessualità, perché sublima il piacere nella bellezza, l’amore è una dimensione cognitiva integrativa, una metafora conclusiva. Allora ritengo opportuno che è necessario educarsi all’amore.
    Molto spesso scene pubblicitarie, filmiche, televisive prendono il sopravento su quelle vissute, determinando delle profonde distorsioni sull’amore. Una grave perdita di realtà che oggi tende a prendere il sopravvento, un mondo di rappresentazioni vuote gestite dal mercato.
    Alla stessa maniera i suoni, i rumori, la vertigini delle azioni quotidiane sono scene in cui non è più possibile visualizzare un pensiero denso di colori, metafore, gradazioni, sfumature ritmiche ed agogiche.
     
    Comunicazione in gruppo dei vissuti individuali
     Queste esperienze educative per essere assimilate ed accomodate nel pensiero, devono prima essere espresse e vissute in luoghi di silenzio attraverso la metafora, in un linguaggio polisemantico; la linfa della fantasia e del pensiero mitico.


    Nicolò Schepis
     

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