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appunti
del dott. Claudio Italiano
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esterocettivi
(recettori cutanei sensibili alla stimolazione tattile, termica,
dolorifica e di pressione) ·
propriocettivi
(recettori situati presso muscoli, tendini, ossa ed articolazioni) ·
enterocettivi
(recettori annessi ai vasi ed ai visceri). A seconda del livello midollare o bulbare in
cui fanno sinapsi con il secondo
neurone, le fibre si distinguono in brevi, medie e lunghe. Gli
stimoli sensitivi collegati alla sensibilità tattile epicritica, alla
sensibilità profonda (dolorifica profonda, parestesica, pallestesica e
propriocettiva muscolare, tendinea ed articolare) decorrono, a mezzo
delle fibre lunghe, nei cordoni posteriori fino ai nuclei di Goll e di
Burdach nel bulbo. Da questi nuclei ha origine il secondo
neurone sensitivo; le fibre subito si incrociano e continuano verso
l'alto costituendo il lemnisco mediale, (nastro di Reil mediano) che
attraversa il ponte, il mesencefalo e termina al talamo ottico (nuclei
ventrali postero-mediali e postero-laterali). Dal talamo parte il terzo neurone, che costituisce il fascio talamo-corticale; questo,
raggruppato al terzo posteriore del braccio posteriore della capsula
interna, va a finire alla corteccia sensitiva (circonvoluzione parietale
ascendente: aree 3, 1, 2). Gli stimoli sensitivi collegati alla
sensibilità superficiale, dolorifica e termica pervengono alle cellule
delle corna posteriori a mezzo delle fibre brevi e delle medie; da
queste cellule nasce il secondo neurone, che dopo aver incrociato la
linea mediana attraverso la commessura anteriore risale lungo il
cordone laterale sino al talamo (fascio spino-talamico) affiancandosi al
lemnisco mediale. . Al talamo pervengono stimoli sensitivi
provenienti dalla metà opposta del corpo. Il talamo e la corteccia
sensitiva elaborano gli impulsi sensitivi che ricevono. Il talamo è
responsabile del carattere "protopatico" della sensibilità
cioè di una percezione cosciente, ma generica. La corteccia opera una
elaborazione "epicritica" discriminatrice della sensibilità,
cioè di riconoscimento degli attributi di intensità, relatività e
spazialità di uno stimolo afferente. Nella corteccia parietale sensitiva esistono
tre aree sovrapposte, che dall'alto in basso corrispondono agli arti
inferiori, al tronco ed alla faccia, schematizzate nel caratteristico homunculus
sensitivus,
con la testa in giù ed analoghe a quelle della rappresentazione
corticale della motilità. La lesione delle vie sensitive in un punto
qualsiasi del suo decorso provoca alterazioni della sensibilità che
presentano una differente distribuzione a seconda della sede della
lesione stessa. Le
varie forme di sensibilità Una prima distinzione fondamentale è tra gli
stimoli che provengono dalla superficie cutanea (detti stimoli esterocettivi)
e che costituiscono la sensibilità superficiale: tattile, termica e
dolorifica superficiale e quelli che provengono dalla profondità: senso
di pressione (barestesica), di vibrazione (pallestesica), di posizione
degli arti (sensibilità statestesica), sensibilità dolorifica
profonda. Perché si possa avere una conoscenza esatta
dell'entità e della natura dei vari stimoli è, però, necessario che
essi siano perfettamente valutati ed analizzati, il che, come si è
detto, è di pertinenza esclusiva della corteccia (sensibilità
corticale). Tutta la superficie del corpo può venire
suddivisa in territori sensitivi, che sono caratteristici per i nervi
periferici ; per i metanieri spinali
la esatta individuazione di tutti i territori è di notevole
significato ai fini diagnostici, in quanto alla distribuzione sulla
superficie cutanea dei disturbi della sensibilità si può ricavare la
sede della lesione del nervo ed il livello del metaniero midollare colpito. Si tenga presente che ciascuna regione
cutanea è innervata da almeno tre diverse radici e che lungo la linea
mediana del corpo le fibre sensitive si accavallano per circa 2,5-5 cm
(per cui nelle lesioni organiche i disturbi della sensibilità superano
la linea mediana, avendosi oltre tale livello una zona di ipoestesia). Disturbi
obbiettivi della sensibilità Per anestesia
si intende la perdita completa della sensibilità e per ipoestesia la diminuzione; per iperestesia
si intende l'esagerazione e per disestesia
la perversione della sensibilità.
Esame
delle varie forme di sensibilità L'esame va eseguito con metodo ed attenzione,
preferibilmente in tempi successivi, per evitare fenomeni di
stanchezza del paziente, il quale deve essere a riposo, rilassato ed ad
occhi coperti. Sensibilità
superficiale 1) tattile:
si saggia toccando lievemente la cute del paziente con un pennellino
o con un batuffolo di cotone idrofilo o con un frammento di carta; 2) dolorifica
superficiale: si tocca con un ago la cute, esercitando una pressione
tale da provocare una sensazione spiacevole; 3) termica:
su aree cutanee simmetriche (in quanto la sensibilità
termica varia tra aree del corpo coperte e quelle scoperte) si saggia a
mezzo di due provette contenenti acqua fredda e calda; in mancanza, si
ricorrerà per il freddo ad un oggetto di metallo e per il caldo ad
alitare discretamente sulla cute. Sensibilità
profonda 1) di
pressione (barestesica): pressione con la punta del dito,
graduandola per intensità e durata; 2) di
vibrazione (pallestesica): si poggia sulle superfici ossee
accessibili (mastoide, clavicola, sterno, tibia, malleoli ecc.) un
diapason in vibrazione; 3) senso
di posizione: al paziente ad occhi chiusi si muovono passivamente
i vari segmenti del corpo e si chiede in quale posizione essi si trovano
o meglio in quale direzione essi sono stati spostati ed ancora invitando
il paziente ad assumere la stessa posizione con l'arto controlaterale; 4) dolorifica
profonda: si pizzicano le masse muscolari di un arto od il tendine
di Achille e si valuta la forza che occorre esercitare perché il
paziente avverta dolore (mentre nella neurite si osserva iperestesia,
nella tabe dorsale tale sensibilità è diminuita o assente). Questo tipo di sensibilità si esplora con la
pressione sui nervi, in corrispondenza dei punti in cui essi sono più
facilmente accessibili (punti di Valleix). Sensibilità corticale La sensibilità corticale con la sua capacità
epicritica interviene nella: 1) discriminazione
di vari stimoli sensitivi: a) tattile:
paziente ad occhi chiusi, si tocca la cute con le due punte di un
compasso e si stabilisce quale è la distanza minima tra le due punte
perché esse vengano percepite come due stimoli; detta capacità di
discriminazione varia nelle varie parti del corpo, risultando massima
a livello dei polpastrelli delle dita; b) termica,
con apprezzamento delle estreme differenze di temperatura; e) ilognosica,
con identificazione della struttura degli oggetti. 2) localizzazione
degli stimoli: a paziente ad occhi chiusi, gli si tocca la cute
con un oggetto qualsiasi; egli deve localizzare la sede dello stimolo e
proseguendo nell'esame, indicare in quale rapporto spaziale rispetto
alla precedente avviene la successiva stimolazione; 3) spazialità:
tracciando con una punta smussa una figura o una parola di
dimensioni sufficientemente grandi sulla cute del paziente, questi
deve essere in grado di riconoscerla; 4) relatività:
il paziente, sempre ad occhi chiusi, deve essere capace di
differenziare un oggetto più duro da uno più molle, uno più caldo
da uno meno caldo; 5) stereognosia:
riconoscimento sintetico dell'oggetto; 6) disturbi
dello schema corporeo.. oppure
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