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IL CASO CLINICO.
ANAMESI FAMILIARE.:
gentilizio riferito negativo per Diabete mellito.,
negativo per m. di cuore, positivo per m. cardiovascolari,
il genitore ha effettuato by –pass; dislipidemia mista
il padre.
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anamnesi fisologica..
Non beve e non fuma, modica mongiatrice, coniugata con 3 figli in
a.b.s, nel maggio 2000, intervento di miomectomia per fibromatosi
uterina, da tale epoca, per un periodo di 4 anni ha utilizzato
FEMSEVEN sistemi, estradiolo emiidrato 1, 5 mg; in atto sospeso. La
paziente è in atto in pensione per invalidità, avendo lavorato come
operaia addetta al montaggio delle rubinetterie ed in agricoltura come
bracciante.
Anamnesi Patologica Remota.
: Il 28.05.’97 diagnosi di discopatia lombare e ricovero presso COT SPA;
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nel 1998 ha eseguito
EGDS con diagnosi di " ulcera pilorica ed antrite erosiva;
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il 1/02/1999 è stata
ricoverata presso divisione di Neurologia con diagnosi di "
trombosi cerebrale", all’epoca la TAC tuttavia non ha
evidenziato aree a densità ematico né sovra, né sotto-tentoriale;
ECG: BBD con sofferenza subendocardica ant.;
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24/09/99 ricovero in
Chir. Genrale per sottoporsi ad asportazione di fibroadenoma del
QSE mammella destra;
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il 9.01.00 si è
ricoverata in Neurologia per "attacco ischemico cerebrale
transitorio in soggetto con cardiopatia mitralica di grado lieve con
ipopotassemia; all’esame neurologico, obnubilamento del sensorio,
spianamento del solco naso-genieno di sinistra; andatura con tendenza
alla lateropulsione verso destra, lieve ipocinesia dei muscoli
periorali di sinistra. Lieve emiparesi facio-brachioi-crurale sinsitra
a gradiente crescenter in senso cranio-caudale; all’epoca TSH 0,73,
FT3 3.25, F T4 1.61 ai limiti;
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7/04/2000 clinica
Neurologica 2 per episodi sincopali in paziente con malformazione di
Chiari di tipo I, S. ansioso-depressiva;
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Il 22/05/00 ricovero in
Ostericia e ginecologia , dove si è sottoposta a laparoisterectomia
totale e salpingoovariectomia bilaterale per fibromatosi uterina e
menometrorragie. Esame istologico: cervicite micropolipoide, in
entrambe le ovaie corpi albicanti e corpo luteo; in una delle ovaie
cisti follicolare ed un corpo luteo mestruale.
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19/10/01 Neurologia
Milazzo per episodio cefalgico, esiti di pregresso isctus ischemico,
lieve insuff. Mitralica;
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5/12/02 neurologia
Milazzo: episodio lipotimico, colica renale.
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21.06.02 nuovo ricovero
in neurologia per "Attaco ischemico cerebrale
transitorio", con TAC eseguita negativa; se si esclude "
scarsa rappresentazione in sede occipitale bilaterale degli spazi
subaracnoidei", di non sicuro significato patologico.
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31/03/2003 ricovero C/o
Medicina i per Malformazione encefalica: deficit di forza e
parestesie, malessere generale, vomito a getto;
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8/04/03 Centro
Neurololesi: EEG, NEG, TSA: negativo, potenziali evocati nella norma,
doppler venoso documenta insuff. venosa degli arti inferiori.
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nell’5.04.2005
ricovero per calcolosi della colecisti e colecistectomia ULP,
ipertensione arteriosa gastroduodenite.
Finalmente giunge alla
nostra attenzione!
Lei stessa ci dice che:
"mentre lava si abbassa a prendere un secchio con l’acqua e nota
il braccio sinistro e la gamba, senza forza, non riesce a parlare, ha
annebbiamento della vista, visione " a scosse" degli oggetti e
vertigine, con emicrania violente a sin, e subito perdita di
coscienza.".
In sostanza la paziente ha
ripetuti episodi di perdita di coscienza e soffre di deficit di forza e
presenta un deambulazione strascicata. Sicuramente il tono dell'umore è
depresso, ma in conseguenza dei ripetuti ricoveri senza addivenire ad una
diagnosi certa. Senza cincisquiare veniamo ad dunque.
Dopo aver eseguito
una ennesima TAc encefalo negativa, un EEG che è negativo,
obiettivando effettivamente dei deficit neurologici, riteniamo che
qualcosa non quadri in questo quadro clinico! Cosi decidiamo di eseguire
una Risonanza Magnetica Nucleare, che quantomeno ci possa dare qualche
idee delle condizioni del tronco encefalico, in più rispetto ad una TAc
che è limitata dalla presenza del tessuto osseo. E sarà appunto la RMN
encefalica a chiarire il quadro di questa povera signora, documentando,
per fortuna, una forma iniziare di quella che appresso descriveremo come
sindrome di Arnold Chiari.
SINDROME
DI ARNOLD-CHIARI
E'
una malformazione congenita e rara, che consiste in un'anomalia di due
parti del cervello, il brainstem ed il cervelletto, le quali risultano
più lunghe del normale, finendo cosi per scivolare in basso ed l'occupare
il canale cervicale, e sporgendosi più in basso, il canale spinale.
Questa spinta può dar luogo a compressione e deficit di nervi cranici,
idrocefalo e segni di compressione del midollo spinale a livello alto.
Clinicamente vi può essere la presenza prolungata di vertigini e
l'affiorare di problemi di vista e di udito. E' sempre opportuna la
consultazione di un neurologo. In caso di malformazione estremamente
accentuata, è necessario anche l'intervento chirurgico. Ce ne sono vari
tipi, a seconda dell'associazione con altre malformazioni (mielomeningocele)
e dell'entità dello spostamento. E' un difetto congenito cioè presente
fin dalla nascita, o acquisito che interessa il tronco encefalico ed il
cervelletto. Può essere associato a molte altre anomalie, incluso
mielomeningocele, siringomielia e spina bifida.
Si distinguono due tipi di malformazione. In entrambi i tipi, l'area
(chiamata fossa cranica posteriore) in cui il cervelletto ed il tronco
encefalico sono localizzati, è più piccola del normale. Questo comporta
che il cervelletto ed il tronco encefalico sono spinti in basso attraverso
una piccola apertura chiamata foro magno.
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Esistono diversi tipi:
Nel tipo I le tonsille cerebellari sono dislocate attraverso il forame
magno nella parte superiore del canale cervicale. Nel 20-30% dei casi
si ha anche siringomielia e in un quarto dei casi anomalie ossee della
base cranica.
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Nel tipo II sono
dislocati nel canale cervicale il verme e la parte inferiore degli
emisferi del cervelletto, il bulbo ed il IV ventricolo. Di solito si
associa mielomeningocele.
Il tipo II è più grave del tipo I ed il trattamento è più
complicato.
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La Chiari tipo III, che
è rara, consiste nell’ erniazione del cervelletto e del midollo in
un meningocele situato in sede cervicale alta
I sintomi sono legati alle strutture
dell'encefalo e alla parte superiore del midollo spinale compresse. La
sintomatologia delle malformazioni di Chiari è variabile e si hanno segni
e sintomi di interessamento troncoencefalico, cerebellare, del midollo e
dei nervi cranici come cefalea, dolore cervicale, vertigine, nistagmo,
paralisi dei nervi cranici, atassia, ipoestesia e parestesia degli arti.
Sono stati descritti anche episodi sincopali e apnea notturna centrale o
ostruttiva. La sincope convulsiva, presente nel nostro paziente, è una
forma di apnea notturna. È determinata, come le altre forme di apnea in
pazienti con malformazione di Chiari, dall’ipertensione endocranica
transitoria che causa compressione dell’arteria verte-brobasilare ),
percussione del cervelletto contro il clivus e compressione della sostanza
reticolare ascendente mesencefalica con conseguente ipotensione e ipossia
cerebrale
Inoltre gli episodi di ipertensione endocranicale causano parossismi di
dolore suboccipitale e cefalea.
La sincope convulsiva consiste in attacchi cerebrali anossici che non
devono essere confusi con gli attacchi epilettici. Si manifesta con spasmi
generalizzati, qualche volta con una componente clonica . Alla
combinazione dei fattori scatenanti rappresentati dall’ apnea, ipossia e
ipotensione, secondo alcuni autori si associa l’ipercapnia . L’insieme
di tali squilibri spiega i casi di morte improvvisa in pazienti con
malformazione di Arnold Chiari.
Nel tipo I i sintomi possono manifestarsi solo all'adolescenza o nell'età
adulta. L'età media di presentazione è 41 anni. Si può avere: cefalea,
dolore al collo, perdita di equilibrio, fastidio agli arti, disturbi
visivi, vertigini e difficoltà alla deglutizione. I sintomi possono
peggiore con la tosse o con gli sforzi.
Nel tipo II la maggior parte dei pazienti sono bambini. La sintomatologia,
spesso drammatica, frequentemente si manifesta dopo la nascita. I sintomi
includono deficit degli ultimi nervi cranici, quali turbe della
deglutizione, stridore laringeo (cioè difficoltà respiratorie) da
paralisi delle corde vocali, disturbi cerebellari (opistotono, nistagmo,
atassia), brevi episodi di apnea da disfunzione del tronco encefalico,
dolori nucali, parestesie agli arti. Tardivamente si instaura una sindrome
da ipertensione endocranica legata all'idrocefalo per compressione del IV
ventricolo e delle vie liquorali. I
disturbi lamentati dai pazienti sono da ricondurre alle diverse formazioni
nervose coinvolte dal processo di malattia:
- la compressione del bulbo: vertigini,
disturbi della fonazione e della deglutizione, paralisi agli arti
- la cavitazione centrale del midollo
cervicale: aree di perdita della sensibilità per il calore e il
dolore agli arti superiori
LA CURA
Il trattamento consiste in una
decompressione sottooccipitale, quando presenti i segni di compressione
delle strutture della fossa cranica posteriore, o la deviazione liquorale
per correggere l'idrocefalo .La terapia chirurgica, riservata ai
casi più gravi, consiste nell'eliminare la strozzatura del bulbo e delle
sue cisterne attraverso l'allargamento del forame occipitale e della parte
iniziale del canale vertebrale cervicale. Questo
viene attuato abbattendo l'osso occipitale fino al forame occipitale (craniectomia
suboccipitale) e l'arco posteriore dell'atlante (laminectomia di C1).
Contemporaneamente è necessario allargare la resistente memrana
protettiva che avvolge le strutture cerebrali e le cisterne liquorali, la
dura madre, che abitualmente è ristretta e spessa a questo livello. Dando
spazio alle formazioni nervose abitualmente si riaprono le cisterne
liquorali e si ristabilisce la circolazione liquorale. Di conseguenza la
cavità all'interno del midollo cervicale non è più sotto pressione e si
riduce di volume.
LA PROGNOSI
I risultati sono in genere buoni quando la
chirurgia è instaurata precocemente.
Nel tipo II il 68% dei casi mostra una completa o quasi risoluzione dei
sintomi, il 12% moderati deficit residui ed il 20% non presenta
miglioramenti (in genere i neonati hanno un andamento peggiore dei
bambini).
DIAGNOSI
Prima dell’introduzione della RMN la diagnosi della malformazione di
Chiari veniva effettuata con la mielografia cervicale e con la TC ;
successivamente la RMN diventò la migliore indagine neuroradiologica
permettendo con immagini saggitali secondo il metodo di A. O. Aboluezz una
precisa misurazione della estensione delle tonsille oltre il forame magno.
Noi presentiamo un caso di malformazione di Arnold Chiari di tipo 2 con
siringomielia cervicale e analizziamo la patogenesi degli attacchi di
sincope convulsiva, presenti nel paziente.
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