La sindrome metabolica

La sindrome metabolica

appunti del dott. Claudio Italiano,

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Oggi l’approccio alla prevenzione delle patologie è globale, cioè tiene conto di diverse problematiche, allo scopo di prevenire il danno d’organo.

La sindrome metabolica o da insulinoresistenza è presente in quasi la metà degli individui anziani ed è associata a dislipidemia, ipertensione, insulinoresistenza/intolleranza al glucosio/iperglicemia e adiposità viscerale. Dati recenti dimostrano che la prevalenza di tale situazione patologica sta aumentando insieme al BMI, specialmente fra i giovani

 

Definizione di  Sindrome Metabolica (S.M.), secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità

  • Alterata regolazione glucidica o diabete

  • Insulinoresistenza

  • Ipertensione (=140/90 mmHg)

  • Ipertrigliceridemia (150 mg/dl e/o basso tasso di colesterolo HDL (<35 mg/dl nei maschi e < 39 mg/dl nelle femmine)

  • Obesità centrale (c >0,9 nel maschio e > 0,85 nelle femmine e /o BMI > 30

  • Microalbuminuria.

  • Sindrome metabolicaMa questa definizione non è piaciuta al Gruppo di Studio Europeo dell’Insulinoresistenza (EGIR) che ha criticato quanto proposto dagli esperti dell’OMS allo scopo di evitare confusione con l'insulinoresistenza del diabete ed ha indicato nuovi criteri.

    Si è stabilito, pertanto che la presenza di tre o più di questi disordini è definibile come Sindrome Metabolica.

    circonferenza vita: = 102 cm nei maschi, = 88 cm nelle femmine;

    glicemia a digiuno: >110 mg/dl;

    ipertensione arteriosa: = 130/85 mm Hg;

    ipertrigliceridemia: = 150 mg/dl;

    ridotto colesterolo HDL: = 40 mg/dl nei maschi; = 50 mg/dl nelle femmine

     

    Fin qui il discorso sembra chiaro: se ho i fianchi grossi, oppure la pancia, se non mi muovo, se ho la pressione alta, i trigliceridi ed il colesterolo, che mi può succedere, dunque?

    Sono un portatore di Sindrome Metabolica, ancora non mi sono ammalato ma ho preso la Nomination alla malattia cardiovascolare (CV) ed all’infarto, ictus e diabete tipo 2. Ma che cos’è la CV? Essa è causata dal restringimento a cui vanno incontro i vasi coronarici, cioè quelli che portano il sangue al cuore, poiché anche il cuore è un organo come tutti gli altri e necessita di ossigeno e nutrimento.  Il restringimento progressivo delle arterie si definisce aterosclerosi  e, per fortuna, se un soggetto ha avuto un infarto si può intervenire dilatandole ed intervenendo con una tecnica che si definisce PTCA o angioplastica percutanea! Ma poiché noi dobbiamo parlare di prevenzione del danno, diremo che occorre agire prima che le patologie si verifichino, ma come?

    Intanto precisiamo che il grasso della pancia o dei fianchi (per intenderci nell’uomo a forma  sferica, come "di mela" e la donna, fiancuta ", a pera") è detto grasso viscerale  e non è solo un grasso di deposito ma è un vero e proprio organo endocrino e più aumenta il grasso e l’obesità, più è grave il rischio CV. In particolare, noi sappiamo che esso è funzione della BMI, cioè dell’indice di massa corporea, cioè un valore che si ottiene dividendo il peso del soggetto per l'altezza al quadrato in metri; quando l’indice di massa corporea (BMI) + maggiore di 25 (per il suo calcolo vedi il link), allora il soggetto è obeso ed il suo rischio si accresce fino alla obesità di I, II e III grado. L'adiponectina si riduce nell'obesità viscerale e con essa la sensibilità periferica all'insulina si riduce, col rischio di sviluppare il diabete; l'IL6 aumenta, il TNF alfa che è una citochina infiammatoria si accresce, il fattore PAI-1 aumenta e con esso il rischio aterotrombotico. Alcune delle principali adipochine nella condizione di sindrome metabolica:
    LEPTINA: è un fondamentale segnale di sazietà a livello cerebrale; influenza inoltre svariate attività corporee, come l'ematopoiesi e la riproduzione; l'espressione e la secrezione della leptina aumentano nell'obesità.
    ADIPONECTINA: importante nella regolazione del metabolismo energetico, favorisce l'ossidazione dei trigliceridi ed aumenta la sensibilità insulinica di muscoli e fegato; l'espressione e la secrezione di adiponectina diminuiscono nell'obesità. ASP: aumenta l'uptake di glucosio negli adipociti, inibisce la lipasi ormono-sensibile e attiva la diacilglicerolo aciltransferasi. Ha quindi un'attività stimolante sulla sintesi di trigliceridi ed inibitoria sull'ossidazione degli acidi grassi. TNF-a: l'eccessiva produzione di questa sostanza da parte del tessuto adiposo è correlata nell'insulinoresistanza negli obesi. Incrementa infatti la liposi ed il conseguente aumento dei FFA circolanti; a livello del tessuto muscolare riduce l'espressione del trasportatore GLUT-4 del glucosio. Manda inoltre in apoptosi le cellule adipose brune, deputate alla termogenesi ausiliaria, e ne riduce la funzionalità. PAI-1: è un fattore causale della .  RESISTINA: inibisce l'uptake di glucosio nelle cellule muscolari scheletriche.

    La prevenzione della sindrome metabolica

    La prevenzione si ottiene con:
    a) dieta (vedi link sulla piramide alimentare e la dieta seria); qui diciamo che la dieta è ipocalorica, senza condimenti saturi, cioè senza burro, strutto, lardo.. ecc, con fibre (crusca, verdura, fibra dei legumi, dell’avena, per ridurre l’assorbimento dei grassi; con meno carboidrati (pana e pasta), senza dolci, con pesce azzurro ed olii polinsaturi (es. olio di mais).

    b) Sport, da fare modicamente, sotto controllo del medico o del cardiologo
    c) Trattando il colesterolo
    d) Trattando i trigliceridi
    e) Trattando l’ipertensione.
    Sperando di essere stato ancora utile per la tua salute, di avere dato a voi la possibilità di avere poche idee ma ben confuse, di aver fatto prevenzione alla tua malattia cardiovascolare (CV),

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