Trattamento della malattia di Basedow

Trattamento della malattia di Basedow

L'obiettivo della terapia è regolare e controllare l'attività della ghiandola tiroide con farmaci specifici come lo iodio radioattivo e sostanze ad azione antitiroidea. Inoltre, abbiamo visto che il Morbo di Graves – Basedow è spesso accompagnato da disturbi di natura psichica; di conseguenza il paziente può essere curato anche con farmaci in grado di controllare tali prodromi: a tale scopo viene generalmente prescritto il propanololo, indicato per curare tachicardia, ansia e sudorazione.

Esistono tre possibilità di trattamento tiroideo specifico della malattia di Basedow:
• terapia con tireostatici;
• intervento chirurgico;
• radio-iodio-terapia.
La scelta terapeutica dipende da diversi fattori e deve essere sempre valutata in base al singolo caso. Soprattutto è importante farsi domande su:
• età del paziente;
• dimensioni, tipologia, modalità di accrescimento e localizzazione del gozzo, nonché se si tratta di una recidiva o della prima manifestazione;
• entità dei disturbi;
• eventuali patologie concomitanti;
• compliance del paziente al trattamento da scegliersi;
• eventuale gravidanza in corso.

 

 

 

Terapia con tireostatici.

I tireostatici (es, metimazolo)  combattono efficacemente i sintomi dell'ipertiroidismo; non è stato dimostrato un loro effetto sui meccanismi patologici di tipo immunologico. In regola generale, devono essere somministrati per periodi prolungati. La durata della terapia dipenderà da quando si ottiene la remissione spontanea della malattia di Basedow; si tratta, pertanto, di una terapia di transizione che non incide sulla causa della malattia. I vantaggi della terapia con tireostatici sono costituiti dalla rapidità della loro efficacia, dalla buona capacità di controllo dei sintomi e, quasi sempre, da una buona tolleranza.
Le indicazioni più frequenti per l'uso dei tireostatici sono:
• l'età, dall'infanzia fino all'adolescenza;
• primi sintomi della malattia;
• gozzo piccolo o inesistente;
• ipertiroidismo grave;
• come preparazione ad una operazione;
• trattamento da eseguire negli intervalli tra le se-dute di radio-iodio-terapia;
• crisi tireotossica;
• gravidanza ed allattamento (richiede un adatta-mento della posologia).
La somministrazione di tireostatici è controindicata nei casi di disturbi gravi dell'ematopoiesi, di colestasi grave e/o di disturbi della funzione epatica; in generale, in caso di effetti collaterali gravi (per esempio agranulocitosi che compare in circa l'l°/o dei casi) il farmaco deve essere immediatamente sospeso. I tireostatid utilizzati più frequentemente sono i derivati della tiou-rea (carbimazolo, metimazolo) o del perclorato.

Terapia chirurgica.

L'intervento elimina rapidamente le manifestazioni ipertiroidee. Tuttavia, non può essere effettuato in piena fase ipertiroidea, ma occorre somministrare tireostatici prima dell'intervento per raggiungere una situazione metabolica di eutiroidismo. Le indicazioni alla tiroidedomia sono:
• gozzo grande, diffuso o nodulare, con ipertiroidismo grave e/o sintomi di compressione;
• un paziente piuttosto giovane con un gozzo grande;
• nel gozzo nodulare, se vi è un sospetto di malignità;
• perdita di risposta, o comparsa di gravi effetti collaterali, durante il trattamento farmacologico con tireostatici;
• mancata compliance del paziente al trattamento farmacologico;
• donne che desiderano intraprendere una gravidanza.
Le controindicazioni sono l'ipertiroidismo in fase attiva, la ricomparsa dello stesso dopo un pregresso intervento, l'elevato rischio chirurgico (pazienti con polipatologie e/o anziano e la resistenza agli ormoni tiroidei. Le complicanze chirurgiche consistono nella paralisi del nervo ricorrente, nell'ipoparatiroidismo (vedi pag. 628 e segg.), in caso di escissione inav-vertita di tutte le ghiandole paratiroidi e nell'ipotiroidismo. Per evitare quest'ultimo caso si raccomanda una escissione subtotale della tiroide, nella quale, ad entrambi i lati, si lascia-no piccoli residui di tessuto funzionale.

Radio-iodio-terapia

Questa terapia consiste nella somministrazione ai pazienti di iodio radioattivo (131l), che si accumula nella tiroide e distrugge i follicoli con funzionalità eccessiva, il che conduce ad uno stato di eutiroidismo. È indicata se i pazienti non presentano un gozzo o se esso è di dimensioni piccole, se sono affetti da un gozzo recidivante (soprattutto se operato in precedenza), se non rispondono ai tireostatici o presentano gravi effetti collaterali di questi farmaci, oppure in caso di elevato rischio chirurgico. Prima del trattamento si deve valutare se la tiroide è capace di immagazzinare iodio, perché altrimenti la somministrazione di iodio radioattivo è controindicata. Le controindicazioni tipiche sono la gravidanza e l'allattamento, nonché l'ipertiroidismo marcato non in trattamento farmacologico. Lo svantaggio della radio-iodio-terapia è il suo lento esordio d'azione (di arca tre mesi). Raramente si manifesta una tiroidite da radiazione, mentre è più frequente con il tempo la comparsa di uno stato di ipotiroidismo. Il trattamento con iodio radioattivo può comportare gravi effetti collaterali come l'oftalmopatia. Per curare questo probabile effetto collaterale, il medico può prescrivere lacrime artificiali da applicare durante il giorno e gel lubrificante da applicare nell'occhio durante il riposo notturno. In caso di gravità, i corticosteroidi (es. prednisone) possono ridurne il gonfiore.

 

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