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Che fare in corso di
Infarto Miocardico acuto?
cfr anche:
La cardiopatia ischemica: generalità
La
cardiopatia ischemica: la clinica
La
cardiopatia ischemica: la diagnosi
Ma sarebbe più opportuno
parlare di Sindrome Coronarica acuta, o di infarto
con ST sottoslivellato ed ST sopraslivellato, ben
più grave. Per fortuna oggi abbiamo idee più chiare circa la gestione
del paziente con IMA. La mortalità intraospedaliera, così, per IMA si è
ridotta enormemente: dal 25-30% degli anni ’60 al 18% dei primi anni ’80;
tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 è
progressivamente scesa al di sotto del 10% per poi arrivare, attualmente,
al 5-6%. Ciò è stato reso possibile grazie alla introduzione e
diffusione delle UTIC, cioè Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC)
e, più ancora, delle Unità di
Emodinamica, cioè di quei servizi
presenti negli Ospedali Maggiori che consentono il trattamento in acuto
del malato attraverso l’attuazione della PTCA, cioè dell’angioplastica,
ossia una tecnica con la quale, attraverso la l’arteria femorale o la
radiale, si raggiunge l’aorta e le arterie coronariche per disostruirle
dalle placche ateromasiche, cioè per ripulirle dalle stenosi callose e
calcifiche che nel frattempo si sono create, posizionando degli STENT,
cioè come se si trattasse di "molle", per così dire, che hanno
il compito di impedire alla coronaria di collassare nuovamente e che,
oggi, sono anche medicati con sostanze antiaggreganti.
PTCA SI O NO? EMODINAMICA O UTIC??
Pertanto, sintetizzando, i
due trattamenti che deve effettuare il malato di infarto sono:
In sala emodinamica le procedure che
si possono attuare sono:
-
angioplastica coronarica (cioè
disostruzione delle coronarie occluse)
-
valvuloplastica (cioè ripristino
delle valvole cardiache)
-
biopsia intramiocardica
-
pericardiocentesi
-
interventistica strutturale
-
interventistica vascolare
Materiali da consumo impiegati
Sono principalmente dei cateteri che vengono introdotti
tramite un passaggio creato nell'arteria femorale o radiale. Essi sono:
-
cateteri Pig Tail 6 French (1 french=0.2mm)
-
catetere di Judkins per coronaria sinistra curva 3,5
4,0, 5.0, 6.0
-
catetere di Judkins per coronaria destra curva 3,5
4,0, ,5.0, 6.0
-
catetere Amplatz per coronaria sinistra
-
catetere Amplatz per coronaria destra
-
catetere per mammaria
-
catetere multipurpose
Il paziente, prima dell'0ntervento, deve eseguire:
-
indagini funzionalità renale (azotemia, creatinina,
sodio e potassio)
-
emocromo
-
coagulazione : INR aPTT
-
valutazione allergologica
Presidi per PTCA e stenting
-
palloni per angioplastica: si tratta di cateteri
speciali, complianti e non, cioè con dilatazione calibrata e non, che
montano un palloncino che viene gonfiato anche a 10-20 atmosfere per
dilatare la coronaria stenotica, che può essere anche calcificata.
-
stent metallici
-
stent medicati (cioè con farmaci antiaggreganti)
sirolimus, everolimus, pacllitaxel
-
sistemi di protezione embolica a canestro, ad
ombrello,ad aspirazione
In entrambi i casi
essenziale è il fattore tempo: più precocemente si interviene,
più alte sono le percentuali di successo, in quanto la quantità di
tessuto cardiaco salvato è proporzionale alla precocità della
riperfusione, cioè della disostruzione dell'arteria occlusa e, appunto,
del passaggio del sangue (riperfusione) per ridurre l’estensione dell’infarto.
Se però vi è scelta fra PTCA e trombolisi, allora va preferita la PTCA,
perché risolve alla base il problema della stenosi della coronaria.
Per raggiungere l’
obiettivo della cura del paziente infartuato occorre:
-
ridurre i tempi di
intervento preospedalieri, già trattandolo sul territorio,
-
diagnosticare
correttamente l’IMA e direzionare bene i pazienti, già dal
territorio tramite il 118, anche col teleconsulto (vedi Messina, AUSL
5 ed Isole Eolie.
-
iniziare un trattamento
trombolitico, meglio se abciximab (o altro trattamento farmacologico),
se necessario, che da migliore mortalità a 30 giorni secondo
metanalisi.
-
indirizzare e
trasportare il paziente "al posto giusto" (nella struttura
cardiologia più idonea); -
Ma cosa fare, dunque?
Trombolisi o PTCA?
Lo studio coronarografico e l'eventuale PTCA devono
essere eseguite entro le 72 ore, non subito. Ma
non immediatamente. Il trattamento invasivo precoce si
associa a prognosi peggiore!!
La decisione dipende da
diversi fattori:
-
in primo luogo dal
tempo trascorso dal momento di esordio dei sintomi dell’IMA. La
trombolisi deve essere attuata preferibilmente entro le tre ore.
-
In caso di insorgenza
del dolore da oltre 12 ore, tanto la trombolisi quanto la PTCA
non risultano ormai più vantaggiose. Solo in caso di shock cardiogeno
o di grave insufficienza cardiaca è ancora indicato tentare la via
della PTCA o dell’intervento cardiochirurgico (by-pass), anche se
tardivamente, e conviene trasportare quindi immediatamente il paziente
in Emodinamica o in Cardiochirurgia.
-
In
tutti gli altri casi il paziente viene trasportato nell’ospedale
più vicino o nell’UTIC di riferimento, se c'è solo UTIC (unità di
terapia cardiologica intensiva).

-
In caso di insorgenza
del dolore da oltre 6 ore e meno di 12, la PTCA non offre
più grossi vantaggi rispetto alla trombolisi. Infatti c'è sempre
il rischio che riperfondere un miocardio danneggiato esponga a
pericolose aritmie per instabilità del
tessuto necrotico del miocardio e meccanismi di rientro, rieccitazione
ecc . La trombolisi resta indicata. Il paziente viene
trasportato all’ospedale più vicino o all’UTIC di riferimento (senza
passare dal Pronto Soccorso) dove viene appunto eseguita la
trombolisi. Resta intesa l’eccezione dello shock cardiogeno e dell’insufficienza
cardiaca, come detto in precedenza.
-
In caso di insorgenza
del dolore da meno di 6 ore, vanno considerate due possibili
evenienze:
-
A) se l’IMA non è
ad alto rischio, è indicato procedere quanto prima alla
trombolisi, trasportando il paziente direttamente (è importante
evitare il passaggio dal Pronto Soccorso) nella UTIC di riferimento
(dove la trombolisi deve essere eseguita entro 30 minuti) oppure
eseguendo immediatamente la trombolisi a domicilio o in ambulanza, se
occorrono più di 60 minuti per raggiungere l’UTIC;
-
B) se l’IMA è ad
alto rischio (anteriore, cioè interessa a pieno il ventricolo
sinistro e/o con ST sopraslivellato in 5 o più derivazioni ECG
e/o con frequenza cardiaca superiore a 100/min e paziente ipoteso con
pressione arteriosa inferiore a 100 mmHg e/o con altri segni evidenti
di compromissione emodinamica), è indicato procedere quanto prima
alla PTCA, trasportando direttamente il paziente in Emodinamica (PTCA
primaria) oppure, se l’Emodinamica non è raggiungibile in 60
minuti, passando prima dall’ospedale più vicino o dall’UTIC di
riferimento per iniziare terapia di supporto e facilitazione alla PTCA,
PTCA che verrà poi eseguita trasferendo il paziente in Emodinamica (PTCA
facilitata); la stessa terapia di "facilitazione" può anche
essere iniziata in ambulanza, evitando passaggi intermedi.
TROMBOLISI E PTCA.
Nonostante alcuni elementi contrastanti, gli studi ADMIRAL e CADILLAC e
almeno altri due studi, STOP-AMI ed ISAR 2, indicano che la combinazione
dello stenting con abciximab* potrebbe costituire la procedura
più efficace e sicura per il trattamento dell’IMA.
LINEE GUIDA ESC 2007. Quando intraprendere una iniziativa invasiva in
corso di Sindrome coronarica acuta?
-
Ischemia ricorrente sintomatica o
silente
-
ischemia ricorrente severa con
tratto ST sopraslivellato > 2mm
-
angina post-infartuale precoce
-
elevati livelli di troponina
-
instabilità emodinamica
-
aritmie ventricolari maggiori
-
diabete mellito
-
ridotta funzionalità renale GFR
<60 ml/min
-
risck score intermedio o alto (GRACE-
TIMI- AI)
-
il TIMI index è un semplice
parametro calcolato sulla base della PA sistolica e della frequenza ed
alla sua età all'ingresso del paziente che permette una stratificazione
del rischio. Es (FC/PA) x(età/10) al quadrato. Per esempio um
paziente con 92 di frequenza 150 mmHg di pressione e di età 70 anni,
avremo 92/150 x 49= 30
Problema dello stenting che
può richiudersi. Che fare?
Il trattamento dell'IMA
presuppone di ripristinare il più precocemente una ottimale perfusione
miocardica e di mantenerla nel tempo. La dimostrazione che una precoce
ripresa del flusso in una arteria coronaria occlusa che sottende ad un
infarto miocardio acuto può determinare il salvataggio di miocardio ed
aumentare la sopravvivenza ha cambiato l’approccio terapeutico all’occlusione
coronarica acuta
con sopraslivellamento di ST. In molti centri infatti la
strategia riperfusiva di scelta nei pazienti con infarto miocardico acuto
si è spostata dalla trombolisi alla PTCA primaria per i dimostrati
effetti benefici di quest’ultima sulla sopravvivenza, sulle recidive
ischemiche (ischemia residua, reinfarto) e sulle complicanze emorragiche.
Nonostante questi indiscutibili vantaggi rimangono delle zone buie
riguardo i tempi di riperfusione ed i sottogruppi di pazienti in cui per
motivi differenti non si riesce a ripristinare un flusso adeguato (TIMI
III) tale da garantire l’avvenuta riperfusione ed i vantaggi ad essa
associati. Di recente inoltre un numero sempre crescente di evidenze ha
indicato che una nuova classe di antiaggreganti piastrinici, gli inibitori
del recettore per la GP IIb/IIIa, potrebbe ridurre gli eventi ischemici
acuti ed a distanza dopo procedure di rivascolarizzazione percutanea
elettive ed in urgenza.
FARMACI IMPIEGATI NELLA
PREVENZIONE DELLA SINDROME CORONARICA ACUTA, LINEE GUIDA ESC 2007
Sindrome coronarica acuta con ST
sottoslivellato
Quali farmaci impiegare nella
prevenzione della SCA, secondo le linee guida?
-
ASA livello evidenza A (cioè
accettato sulla base dei trials a doppio cieco ecc.)
-
eparina livello evidenza A
-
clopidogrel livello evidenza A
-
betabloccante, livello di evidenza
B, riducono del 13% la progressione verso Infarto
-
nitrati (livello di evidenza C)
Sindrome coronarica acuta con ST
sottoslivellato
-
Nella sindrome Coronarica acuta
con ST sottoslivellato il trattamento presuppone una precisa
stratificazione del rischio; avviato il corretto trattamento
farmacologico, nel 10% dei casi l'approccio invasivo rappresenta un
'emergenza. La coronarografia o PTCA dovrà essere eseguita entro le 24 o
72 ore dall'inizio della sintomatologia., dopo appropriata preparazione
farmacologica.
Sindrome coronarica acuta con ST sopraslivellato!!
Qui il discorso
cambia: l'effetto tempo è fondamentale per la prognosi quoad vitam. Il
trattamento perfusivo va attuato al più presto possibile.
Antiaggregazione con clopidogrel
Il clopidogrel può essere
somministrato a:
-
• pazienti reduci da
infarto miocardico; il trattamento con clopidrogrel può iniziare nei giorni
subito dopo IMA e dura al massimo 35 giorni;
-
• pazienti reduci da
ictus ischemico recente (ictus non emorragico); il trattamento con
clopidrogrel può iniziare nei 7 giorni successivi all’episodio ictale e
dura al massimo 6 mesi;
-
• pazienti affetti da
AOCP arteriopatia obliterante periferica (problema di circolazione
sanguigna nelle arterie);
-
• pazienti affetti da
un disturbo noto come sindrome coronarica acuta, a cui viene
somministrato con aspirina (un altro anticoagulante), compresi i
pazienti cui è stato impiantato uno stent . Può essere usato in
pazienti che subiscono un attacco cardiaco con "elevazione del
segmento ST" quando il medico ritiene che il trattamento
possa essere benefico. Può anche essere usato in pazienti che non
presentano tale lettura anomala sull’ECG, qualora affetti da angina
instabile (una grave forma di dolore toracico) o da infarto
miocardico senza onde Q (un tipo di infarto senza segni ecg grafici).
Clopidogrel va
somministrato in dose giornaliera singola di 75 mg (una compressa) durante
o fuori dai pasti. Nella sindrome coronarica acuta, associato ad
aspirina e il trattamento generalmente inizia con una dose iniziale di 300
mg, seguita da una dose quotidiana di 75 mg per almeno quattro settimane
nell’infarto del miocardio con elevazione del segmento ST o di 12 mesi
in presenza di sindrome senza elevazione del segmento ST.
E’ un medicinale
inibitore dell’aggregazione piastrinica: contribuisce cioè a prevenire
la formazione di coaguli di sangue. Il sangue coagula quando alcune
cellule speciali del sangue, le piastrine, si aggregano. Clopidogel blocca
l’aggregazione delle piastrine impedendo a una sostanza (ADP) di legarsi
a un recettore speciale presente sulla superficie delle piastrine. Ciò
rende quindi queste ultime poco "appiccicose", riduce il rischio
di formazione di coaguli e, di riflesso, previene
il ripetersi di attacchi cardiaci o di ictus.
del dott. Claudio Italiano
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