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Tromboembolismo venoso:
TEV. ovvero se sono allettato, col cancro, dopo un incidente, avrò una
trombosi venosa e, di conseguenza, la possibilità che mi parta un embolo
al polmone???
da
appunti del dott. Claudio Italiano
vedi anche la
profilassi della trombosi
Il tromboembolismo venoso,
cioè la formazione di trombi, quindi di sangue coagulato entro le vene,
è un grave problema di salute pubblica perché può determinare
mortalità ospedaliera tra il 5 ed il 10%, per via del rischio di embolia
polmonare, cioè dei trombi si staccano e diventano emboli che raggiungono
il circolo polmonare, causando uno stop in un vaso più o meno importante
del polmone. La prevalenza del TEV è elevata nei pazienti a rischio e
cioè nei:
Per tutte queste ragioni si
è tenuto in luglio 2007 a Ginevra un Congresso della International
Society on Thrombosis and Haemostasis, arrivando alle seguenti
conclusioni:
-
Il TEV è un problema
sanitario globale
-
Si può attuare
profilassi, cioè prevenire il rischio di embolismo con adeguato
trattamento antitrombotico, con eparine a basso peso molecolare, in
particolare enoxaparina.
Lo studio
Endorse.
Lo studio endorse
(epidemiologic
International Day for the Evaluation of Patients at risk of Venous
Thrombosis in the Acute Hospital Care Setting) è uno studio
multinazionale, osservazionale trasversale (di prevalenza) per la
valutazione del rischio TEV nei pazienti ospedalizzati e per lo studio di
una adeguata profilassi per il tromboembolismo venoso tra i pazienti
ricoverati in ospedale, secondo le linee ACCP, basate sulle evidenze. Lo
studio ENDORSE è stato condotto in 32 diverse nazioni e in 358 ospedali
su circa 68 mila pazienti. Con l'ausilio delle linee guida del 2004
stilate dall'American College of Chest Physicians è stato calcolato il
rischio di tromboembolismo venoso dei pazienti che hanno partecipato allo
studio; è stata anche calcolata la percentuale di pazienti che
effettivamente veniva sottoposta a profilassi. Dei pazienti
ricoverati nei reparti di medicina generale e di chirurgia la metà è a
rischio di tromboembolismo venoso ma, tra questi, solo un
paziente su due è sottoposto a profilassi per prevenire la formazione di
trombi. Questo quanto emerso dallo studio ENDORSE, i cui
dati completi sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet. I
numeri sono significativi:
-
sono a rischio di
tromboembolismo venoso il 64 per cento dei pazienti dei reparti di
chirurgia
-
e il 46 per cento dei
pazienti dei reparti di medicina interna
-
I risultati dello
studio ENDORSE dimostrano chiaramente che dovrebbe esserci una maggior
consapevolezza sull'alta prevalenza di ricoverati sia chirurgici sia
medici a rischio di tromboembolismo.
Prolungare la profilassi
con enoxaparina riduce in modo significativo il rischio di
tromboembolismo venoso non solo nei pazienti chirurgici ma anche
in quelli allettati con patologia medica. Lo dimostrano i dati raccolti
dall’EXCLAIM Study e presentati al Congresso della International Society
of Thrombosis and Hemostasis in corso a Ginevra. "EXCLAIM è il primo
studio internazionale ad avere dimostrato i vantaggi di proseguire
fino a 30 giorni la terapia con eparina a basso molecolare nei
pazienti medici che sono stati immobilizzati in seguito a un
ricovero", ha precisato Victor Tapson, direttore del Center for
Pulmonary Vascular Disease della Duke University e coordinatore dello
studio EXCLAIM. "Le evidenze finora raccolte avevano dimostrato l’importanza
della profilassi per dieci giorni nel prevenire la trombosi venosa in
questa popolazione di pazienti per i quali il rischio di tromboembolismo
venoso persiste anche dopo l’interruzione della terapia. Ma nessuno
studio aveva indagato efficacia e sicurezza di estendere la terapia per
quattro settimane".
Lo studio ha coinvolto 370 centri ospedalieri di 20 paesi differenti,
Italia inclusa, e ha arruolato più di 5000 pazienti medicalizzati con
mobilità ridotta per più di tre giorni in seguito a un ricovero
ospedaliero. Tutti pazienti sono stati sottoposti alla terapia standard
con enoxaparina sodica subcutanea 40 mg per dieci giorni, che è stata
mantenuta per 28 giorni circa oppure sostituita con placebo. A tre mesi di
distanza è stata riscontrata una riduzione del 44 per cento del
rischio relativo di eventi di tromboembolismo venoso nei pazienti
che avevano beneficiato di un’estensione della terapia. In particolare,
è stata registrata una riduzione del 73 per cento degli eventi
sintomatici di trombosi venosa profonda e del 34 per cento di quelli
asintomatici. Il rischio di emorragia è risultato maggiore in questi
pazienti, tuttavia gli eventi sono stati rari e non si è riscontrata una
differenza di mortalità per tutte le cause a distanza di sei mesi.
Al congresso internazionale, gli autori hanno sottolineato che EXCLAIM
aggiunge nuove evidenze sull’importanza dell’estensione della
somministrazione di enoxaparina sodica non solo nei pazienti chirurgici,
ma anche in quelli medicalizzati con mobilità ridotta in seguito a un
ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco, insufficienza respiratoria,
malattia infiammatoria oppure oncologica. "La profilassi
nella trombosi venosa profonda non deve riguardare soltanto il medico
ospedaliero ma anche il medico di medicina generale, al quale
spetta la gestione del suo assistito nel delicato periodo post-ospedaliero".
La profilassi della
tromboembolia venosa con Eparina a basso peso molecolare o Eparina non
frazionata è raccomandata nell’ictus ischemico acuto, ma esiste
incertezza riguardo al regime in grado di fornire il trattamento ottimale.
Lo studio PREVAIL ( The Efficacy and Safety of Enoxaparin Versus
Infractionated Heparin for the Prevention of Venous Tromboembolism After
Acute Ischaemic Stroke ) ha confrontato l’efficacia e la sicurezza dell’Enoxaparina
( Clexane, Lovenox ) con quella dell’Eparina non frazionata nei pazienti
con ictus. Lo studio ha riguardato 1762 pazienti con ictus ischemico
acuto.
Questi pazienti sono stati assegnati in modo casuale entro 48 ore dall’insorgenza
dei sintomi a ricevere Enoxaparina 40 mg per via sottocutanea 1 volta/die
oppure 5000 UI di Eparina non frazionata per via sottocutanea ogni 12 ore
per 10 giorni ( range 6-14 ).
I pazienti erano stati stratificati mediante il punteggio NIHSS ( ictus
grave: maggiore o uguale a 14; ictus meno grave: minore di 14 ). L’endpoint
primario composito di efficacia comprendeva la trombosi venosa profonda
sintomatica o asintomatica, l’embolia polmonare sintomatica o l’embolia
polmonare fatale.
Gli endpoint primari di sicurezza erano rappresentati da: emorragia
intracranica sintomatica, emorragia extracranica maggiore e mortalità per
tutte le cause. L’Enoxaparina ( n=666 ) e l’Eparina frazionata ( n=669
) sono state somministrate in media per 10,5 giorni.
L’Enoxaparina ha ridotto il rischio di tromboembolia venosa del 43%
contro l’8% dell’Eparina non frazionata.
La frequenza combinata di emorragia extracranica maggiore e di emorragia
intracranica sintomatica è risultata piccola e simile tra i due gruppi (
Enoxaparina 1% versus Eparina non frazionata 1% ).
Non è stata osservata nessuna differenza riguardo all’emorragia
intracranica sintomatica tra i gruppi ( 1% versus 1%, rispettivamente ).
La percentuale di emorragia extracranica maggiore era più alta nel gruppo
Enoxaparina rispetto al gruppo Eparina non frazionata ( 1% versus 0%; p =
0.015 ).
I risultati hanno indicato che per i pazienti con ictus ischemico acuto, l’Enoxaparina
è preferibile all’Eparina non frazionata per la profilassi della
troboembolia venosa. ( Xagena2007 ). Profilassi trombosi venosa profonda del paziente di pertinenza medica: fondaparinux sodico, che non è un'eparina a basso peso molecolare, bensì una molecola nuova, un pentasaccaride sintetico che inibisce, legandosi all'antitrombina, il fattore FXA (fattore decino attivato), è indicato al dosaggio di 2,5 mg al giorno; per i pazienti con insufficienza renale (dove eparina a basso peso molecolare deve essere monitorata attentamente)il dosaggio di fondaparinux è di 1,5
mg/die (pazienti con clearance compresa tra 20 e 50 ml/min). Uno dei principali vantaggi di fondaparinux vs eparina basso peso molecolare è che non da
piastinopenia, perchè non si lega alle piastrine e quindi il medico non è obbligato dal punto di vista medico-legale a fare il dosaggio delle piastrine. Inoltre è indicato fondaparinux nel trattamento dell'embolia polmonare emodinamicamente stabile e della trombosi venosa profonda al dosaggio di 7,5 mg sottocute una
volta/die nei pazienti di peso compreso tra 50 e 100 kg. Nella sindrome coronarica acuta, pazienti non
STEMI, vedi link su questo sito, e nel trattamento dei pazienti con angina instabile, fondaparinux ha ridotto, vs
enoxaparina, la mortalià del 17% ed ha ridotto i sanguinamenti maggiori del 48% (studio OASIS-5, New England Journal of Medicina. Il dosaggio qui utilizzato è 2,5
mg/die. Questo studio ha fatto cambiare le linee guida ESC (European Society of
Cardiology), raccomandazione id grado 1A.
DOSAGGIO DI ENOXAPARINA NELLA PROFILASSI TROMBOEMBOLICA
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4.000 U.I. aXa al
giorno |
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2000 |
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4000 |
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4000 |
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100/kg all’inizio
seduta |
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100 U.I. aXa /kg ogni
12 ore |
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100 U.I.
aXa/ kg ogni
12 ore |
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RISCHIO SCORE |
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1 |
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1 |
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2 |
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3 |
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3 |
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3 |
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PER
VALORI > 3 PAZIENTE AD ELEVATO RISCHIO |
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di cardiologia
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