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Tumore del rene oggi.
Il nostro potente motore di ricerca: E' uno dei tumori più subdoli e pericolosi che esistano; talora comincia con la presenza di un peso al testicolo di sinistra o con il sangue nelle urine o con un dolore che sembra una lombalgia banale. Cerchiamo di capire come prevenirlo e quali sono i segni da temere.
Le cifre
Chi è a rischio I fattori di rischio sono:
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Sintomi I sintomi classici di questo tumore sono rappresentati da tre aspetti ben chiari: ematuria (perdita di sangue con le urine), dolore lombare che viene scambiato per lombalgia (sic!) e massa palpabile. Ma può anche darsi che la malattia esordisca in maniera subdola con problematiche connesse con la fertilità, quale la comparsa di varicocele con la dilatazione delle vene spermatiche o con quadri complessi di febbre, anemia secondaria, ipercalcemia, col quadro della cosiddetta “sindrome paraneoplastica”. l carcinoma renale può diffondersi direttamente a tessuti e organi vicini, sia per via linfatica che per via ematica. Le sedi più frequenti di metastasi sono i linfonodi, polmoni nel 55% dei casi, fegato, ossa, rene contro laterale (11%) controlaterale, cervello, milza, grosso intestino e cute
Diagnosi. Si attua con le seguenti indagini strumentali e di laboratorio. Si comincia a sospettarlo quando il cosiddetto “gruppo renale” si altera, quando cioè l’azotemia, la creatinina, sodemia, potassemia, calcemia, la LDH, la clearance della creatinina. si sono alterate. A questo punto, dopo la visita, si procede con indagini meno invasive quali la ecografia, che è in grado di discriminare una massa solida (sospetta per neoplasia) da una massa cistica e si può approfondire con la Tomografia Computerizzata (Tac), che risulta fondamentale per valutare la presenza di masse di piccole dimensioni, e che permette di valutare l’estensione della malattia. Altre indagini utilizzate per una corretta stadiazione della malattia e valutare se esistano o meno metastasi a distanza sono la Radiografia del torace, la Scintigrafia ossea, l’ Urografia (radiografia dell’apparato urinario visualizzato attraverso la somministrazione di mezzo di contrasto) ed infine la Risonanza Magnetica (Rmn), se associata alla Tac, può fornire immagini tridimensionali della massa neoplastica al fine di una ottimale programmazione chirurgica. Per ultimo è indicata l’agobiopsia tac o eco guidata delle lesioni, tecnica a rischio per la possibilità di diffondere il male (!!).
. Tipologia istologica. Il tipo più frequente di tumore del rene nell'adulto è l’adenocarcinoma che origina dalle cellule che rivestono i tubuli interni dell'organo: esso si riscontra nel 90 per cento dei casi e in una piccola percentuale (2 per cento) può anche essere bilaterale, cioè manifestarsi in entrambi i reni. Di questo tipo esistono tre varianti: la variante a cellule chiare (25 per cento), a cellule granulose (15 per cento) a cellule sarcomatose (10 per cento); forme miste di questi tre tipi. sarcomi nelle loro varie forme, forme queste assai rare (liposarcomi, leiomiosarcomi, rabdomiosarcomi, angiosarcomi, fibrosarcomi) che originano da tessuti diversi (dalla capsula oppure dalle strutture che circondano il rene). il nefroblastoma o tumore di Wilms,dei bambini che può tuttavia presentarsi anche nell'adulto.
Staging Per descrivere il tumore del rene, la sua sede ed estensione, nonché il coinvolgimento di altre strutture o organi, si utilizza la classificazione basata sul sistema TNM o quella di Robson, modificata. Esiste anche una classificazione per stadio di gravità: stadio I: il cancro è limitato al rene; stadio II: il cancro è diffuso al tessuto adiposo che circonda il rene ma non ha superato la capsula che racchiude l'organo; stadio III: il cancro si è diffuso attraverso i vasi principali che portano il sangue pulito fuori dal rene oppure ai linfonodi intorno all'organo; stadio IV: il cancro si è diffuso agli organi vicini (intestini, pancreas) oppure ha dato metastasi a distanza (ai polmoni, al cervello). Come si cura È la chirurgia radicale, ovvero l'eliminazione del rene malato, la soluzione più usata in caso di cancro limitato all'organo e a un solo rene. Nei casi di malattia bilaterale non si asporteranno i due reni ma si cercherà di eliminare solo la parte malata dell'organo. Il tumore del rene che ha già dato luogo a metastasi viene curata con la chemioterapia anche se i risultati sono solo parziali: i farmaci che si sono dimostrati più attivi sono la vinblastina, il CCNU e l'ifosfamide. Risultati e speranze sono riposte nella immunoterapia, cioè in cure che attivino il sistema immunitario del malato contro il cancro: esistono esperienze e studi che utilizzano l'interferone alfa, l'interleuchina 2 e le cellule LAK con diversi risultati. Accanto a queste terapie si stanno studiando anche dei vaccini sperimentali . Nuove terapie. Si tratta di cure miranti ad inibire l’angiogenesi, cioè lo sviluppo dei vasi sanguigni da cui la massa tumorale trae nutrimento. Tra le terapie molecolari mirate attualmente in fase avanzata di sviluppo ci sono: sorafenib, sunitinib e bevacizumab.
Sorafenib: è un composto somministrabile per via orale in grado di esercitare sia un effetto contro l’angiogenesi sia un effetto diretto sulla crescita della cellula tumorale. Per verificare l’efficacia di sorafenib, a seguito di studi di fase II che hanno dato risultati molto promettenti, è stato pianificato e realizzato il più grosso studio di fase III nel tumore del rene avanzato. Da un’analisi non ancora definitiva di questo studio, in cui sono stati arruolati 903 pazienti (di cui metà trattati con il farmaco e metà trattati con placebo) è emerso che sorafenib ha raddoppiato il tempo libero da progressione di malattia. Gli ultimi risultati (non ancora definitivi) indicano che i pazienti trattati con sorafenib hanno una sopravvivenza mediana di 19,3 mesi mentre la sopravvivenza mediana dei pazienti trattati soltanto con placebo è stata di 14,3 mesi. In tutti gli studi sino ad oggi condotti con sorafenib si è riscontrata una stabilizzazione di malattia in circa l’80% dei Sunitinib: è un composto somministrabile per via orale in grado di esercitare sia un effetto contro l’angiogenesi sia un effetto diretto sulla crescita della cellula tumorale. Sunitinib è stato valutato in due studi di fase II non comparativi (cioè, senza alcun confronto con altri farmaci o con placebo) condotti su un totale di 168 pazienti con carcinoma renale metastatico ricaduti dopo trattamento con immunoterapie. L’analisi globale ha indicato che il 61,3% dei pazienti ha ottenuto riduzioni più o meno evidenti della massa tumorale mentre il 29,1% non ha avuto una progressione della malattia. Il 50% dei pazienti è rimasto libero da progressione della malattia per un periodo di 8,2 mesi.
Bevacizumab: è un anticorpo monoclonale somministrabile per via iniettabile che si lega e neutralizza il VEGF circolante (uno dei fattori di crescita responsabile dell’angiogenesi), è attualmente in fase di studio in altri tipi di tumori tra cui il carcinoma renale metastatico. Pazienti trattati con bevacizumab hano avuto un prolungamento del tempo alla progressione di malattia rispetto al gruppo di pazienti trattati con placebo. |
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