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Le
ulcere degli arti inferiori
appunti
del dott.
Claudio Italiano
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Talora
agli arti inferiori possono comparire delle lesioni ulcerate. Di che
cosa si tratta? Il paziente soffre di varici,
oppure ha problemi di arteriopatia
obliterante cronica ostruttiva? Siamo di fronte ad un paziente con diabete?
E’ una lesione dovuta alla neuropatia
diabetica o un problema neuroischemico? In parole più semplici: il
paziente ha un’insufficienza venosa o un’insufficienza arteriosa?
Quali dei due circuiti vascolari è alterato? Ed il sistema nervoso
autonomo è efficiente?
Pertanto,
prima di rivolgervi al chirurgo vascolare, per effettuare un’accurata
valutazione specialistica e l’esecuzione di indagini diagnostiche,
prime fra tutte un ecocolordoppler, si potranno chiarire gli eventuali
dubbi diagnostici e indicare al medico il trattamento migliore. Ed ora
leggiamo e cerchiamo di capire che cos’è un’ulcera flebostatica.
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Le
ulcere flebo statiche sono conseguenza delle varici, cioè dalle vene
varicose o ricurve, che sono delle ectasie, cioè dilatazioni e
deformazioni delle vene, specie osservabili agli arti inferiori, dove
appaiono come govoccioli e tumefazioni sacciformi bluastre, con grande
ansia per le signore che vedono deturpata l’estetica e la bellezza
delle gambe e corrono rischi non indifferenti (embolia).
Si definiscono infatti come dilatazioni permanenti della parete delle
vene appunto degli arti inferiori ma possono interessare altre
localizzazioni (il plesso emorroidi,
setto nasale, esofago, il plesso
pampiniforme del testicolo, varicocele). L’insufficienza venosa è
alla base della formazione di ulcere flebo statiche, dovute al
rallentamento del circolo ematico e della sofferenza dei tessuti degli
arti inferiori. Nei soggetti che manifestano vene varicose
particolarmente evidenti, o non adeguatamente curate, o che presentano
gli esiti di una trombosi
venosa profonda degli arti inferiori lo sviluppo di un'ulcera
venosa è altamente probabile. In Italia si stima che, mediamente, una
persona su 92 sviluppi un'ulcera venosa nel corso della propria vita ed
il 10% dei pazienti con varici ne sviluppi qualcuna. Queste ulcere flebo
statiche possono infettarsi e diventare, perciò, torpide, finendo per
non guarire più. Il dolore, la secrezione, le infezioni, l’invalidità,
sono le problematiche principali per cui il paziente consulta il medico.
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Una
volta effettuata l’ispezione della lesione ed il tampone da ferita che
è un’indagine semplice che consente di studiare quale infezioni
affliggano la lesione torpida, si procede con la cura. Alla base della
cura, una buona medicazione, una disinfezione della lesione e lo
sbrigliamento dal tessuto necrotico, quindi è buona norma attuare un
bendaggio con bende medicate con creme a base di ossido di zinco (tecnica di
Unna). I bendaggi vanno, però, effettuati da medici e personale
esperto, presso ambulatori di chirurgia vascolare. Qualche autore, una
volta rimosso il bendaggio, in genere dopo una settimana, o quando le
secrezioni lo rendono manovra dovuta e necessaria, di procede con una
detersione della piaga ulcerata, anche utilizzando della semplice acqua
tiepida e delle garze imbevute in sapone del tipo di “marsiglia”,
quello del bucato. Si cerca, quindi, di fare sanguinare la lesione dai
margini e si aspetta con paziente che nel corso di mesi cicatrizzi.
Tuttavia ribadiamo che al di là delle varie medicazioni più o meno
appropriate, il cardine terapeutico è rappresentato dalla terapia
elastocompressiva con bende elastiche.
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In alternativa si impiegano delle
calze
elastocompressive, con scopo preventivo, cioè con
elastocompressione graduata a 18 mmHg o terapeutiche, che vanno calzate,
in genere, con l’aiuto di una persona. Il trattamento
elastocompressivo, se ben effettuato, è in grado di promuovere la
riepitelizzazione del 90—95 % delle lesioni ulcerative nel giro di 6-8
settimane a seconda della grandezza della lesione e del tipo di
insufficienza venosa cronica che la sostiene. Il trattamento
elastocompressivo è generalmente controindicato nella cura delle altre
lesioni ulcerative cutanee che non riconoscono una genesi flebostatica.
In caso di recidiva di ulcera la terapia elastocompressiva va effettuata
con calze elastiche della II^ o meglio della III^ classe di
compressione. L’elastocompressione o, peggio, il bendaggio
all’ossido di zinco non è semplice da sopportare da parte del
paziente. Però quando il paziente o la paziente si accorgono che le
loro gambe sono diventate sgonfie e le caviglie sottili, allora di buon
grado accettano la cura.
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Nei casi più impegnativi il paziente potrebbe
richiedere l’esecuzione di un intervento chirurgico o la semplice
scleroterapia. Anche i farmaci, sempre in associazione al trattamento
elastocompressivo possono avere un ruolo complementare nel trattamento
delle lesioni ulcerative specie per quanto riguarda il controllo
dell'edema, dell'infezione e della sintomatologia dolorosa correlata.
La comparsa di un’ulcera agli arti inferiori potrebbe tuttavia non
essere dovuta esclusivamente alla presenza di una insufficienza venosa.
indice
della visita del paziente
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