Vaccarella, un pezzo di Milazzo che non c'è più...

Vaccarella di Milazzo: dei divertimenti dei bimbi di Vaccarella e del passato

a cura del dott Claudio Italiano

C'era una volta Vaccaredda....

C'era una volta un Paradiso Terrestre che Iddio aveva creato in terra di Sicilia e la stoltezza dell'uomo aveva distrutto...

Almeno qui, nell'iperuranico mondo del Web abbiamo ricostruito il buon tempo antico, perchè non se ne perda il ricordo.. Avendo scritto una cosa offensiva e provocante, ma volutamente, di Vaccarella, che qui si vende pesce surgelato, diesel, che si spegne nelle barche, facendo allusione agli sversamenti di idrocarburi in mare (cfr legambiente news 2011) non perché non amo la gente di quel quartiere che è speciale, ma perchè era mio intento scuotere i loro animi ed evocare il sentimento marinaro e verghiano che è nel loro cuore, mi sono sentito apostrofare, giustamente, da un vecchio amico che per ragione di privacy, chiameremo "Stefunu" (ma che in realtà è Mariano ed è pure pescatore per caso e famoso infermiere !).

 

Allora, Stefunu mi ha detto: "Ma dutturi, che cosa scrivi di pisci congelati? E poi.. al cianuro? A Vaccaredda abbiamo pesci freschi: così lo vogliamo fare il turismo a Milazzo? " E qui comincia a raccontarmi del suo passato e della miglior stagione di sua vita…

Chiazze oleose a Vaccarella

Il vergognoso inquinamento da materiale oleoso nelle acque del golfo di Milazzo nell'alluvione del novembre 2011, quando le fiumare trascinarono in mare oli pesanti e detriti.

-Io mi ricordo che mio zio mi diceva che i pesci di "supra o' Molu", cioè i pesci pescati nel Golfo di Milazzo, erano i migliori del mondo... con le reti di appostamento si prendeva il ben di Dio! E quando u Zu’ Micu, la buonanima, calava la "ugghiara" in Marina, sembrava "il Signuri nel lago di Galilea, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci; a parti gli scherzi, perchè tutti noi, "i picciriddi" ci buttavamo addosso a lui, quando arrivava il sacco della rete, per giocare con i "piscitti", per metterli nelle lattine... e il sacco, per miracolo, non si rompeva per quanti pesci c’erano! E zu Micu, gettava un "lagnu": "Allontanatevi da qua!" Però quell’omone alto, abbronzato dal sole e dal cuore tenero, con le sue grandi mani, prendeva una manciata di alghe, la buttava in un angolo e noi bimbi ci precipitavamo lì, per cercare i pescetti!  C’era una coralità nella gente di mare: per esempio quando veniva "u malu tempu", non c’era la mia e la tua barca: si andava da una punta e si finva alla Cruce di Mare per salvare le barche dalle mareggiate!.. E si tiravano tutte a mano, senza  verricelli! Il rumore strascicante, di lontano, dei carrettini spezzava le ore di riposo di un sonno tranquillo di pescatori che erano usciti la notte a mare, per portare il pesce di "‘una nuttata di fatica, di acqua e freddo, per venderli ‘o riatteri", cioè a quello che acquistava i pesci all’ingrosso. E ora questo rumore dei cuscinetti a sfera mi è rimasto impresso nella mente, ormai soffocato dal continuo viavai di mezzi, chè invece di lasciare la macchina nei parcheggi e passeggiare e godersi la "l'odore di buridda (profumo del mare)" sul lungomari, e comprare il sarago doc, questi automobilisti si sentono autorizzati a strombettare e, se dovessero malauguratamente rallentare e far passare quel suo nominato vecchietto, che ha finito di farsi la "massa" davanti al vecchio Asilo Calcagno, si metterebbero a "jastimare", per la rabbia di doversi fermare.
Dutturi, lei voli sapiri, poi, i divertimenti di nuiautri picciriddi?
-Uno di questi -dice in tono scherzoso- era la "pesca ‘o zucculuni", che era un nostro compagno di giochi. -Che significa la pesca ‘o zucculuni?- chiediamo.-
-Mi spiego: sa, di giocattoli c’erano pochi, di soldi meno, ma di ricchezza dentro di più; ora ci sono tanti soldi e poca ricchezza! E noi ‘picciriddi ci divertivamo "‘o stissu": per esempio si prendeva la lenza, ci si metteva un boccone all’amo e si stava davanti agli scarichi delle fogne, aspettando che.... abboccasse ‘u zucculuni, cioè "u surici (il ratto)!" Però era prerogativa di pochi!

Il Capo di Milazzo che si protende a sfidare i flutti verso le Eolie.E a noi, che ascoltiamo, ‘sta cosa fa accapponare la pelle, ma Stefunu mi spiega che questo era anche uno svago utile, perchè Vaccarella era allora infestata da grossi "zucculuni", che anche i gatti temevano di affrontare... E noi gli chiediamo: "E se il ratto la mordeva??" Ma quali muzzicuni, dutturi? Poteva capitare, ma noi eravamo di ferro; sempre a piedi nudi a giocare tra la battigia, senza raffreddore, nè febbre, già da piccoli in barca col papà, anche marinando la scuola, "salando" come si suol dire, perchè appunto la scusa al maestro era che papà doveva "salare" e noi lo aiutavamo! O Casale, invece, si "facìa foggia", cioè si aiutava il papà maniscalco nella forgia!

-Ma erano altri tempi, quando ancora il verme corallino, "u vemmo ‘i rina", "u vemmu bau", "u’ vemmu puzzolenti", "u fimmineddu" e "‘u vemmu culu", chi si cugghia 'nta l’alica motta da Cruci i Mari in poi, crescevano rigogliosi ed ora queste cose li desidero...ed il suo sguardo si fa triste e si perde nell’orizzonte fumoso...

La mattanza dei tonni: particolare dell'infiocinamento del tonno che viene tirato sulla barca, a ricordo delle Tonnare di Milazzo

La mattanza dei tonni: particolare dell'infiocinamento del tonno che viene tirato sulla barca, a ricordo delle Tonnare di Milazzo

Altri hobby erano che "si camiava a cefuli ‘nta Marina" o si pigghiavanu i "sparagghiuni" o "quandu si cugghiano i brogni chi pedi".

-E che significa?-chiedo.-

-Ci si immergeva in mare, fino all’altezza del torace, e con le dita "prensili" dei piedi si raccoglieva e si portava alla mano tutto quanto potesse assomigliare alla conchiglia della lumaca di mare, chiamata "brogna"; di fronte al Ristorante al Marinario, nel Porto, c’era poi una secca e si usciva fino a 200 mt, e si raccoglievano pure là i "brogni"... ed ora queste conchiglie non ci sono quasi più! E i polpi di tre etti si prendevano cu' "suffatu i ramu", per farli uscire dalla tana; però noi bambini svuotavamo tutte le lattine che si vedevano fino alla profondità di un metro, un metro e mezzo..-

… e qui il racconto si farebbe molto lungo, ma basta a farci capire che è tramontata un'epoca felice che solo la Riserva Marina potrebbe resuscitare, se i Milazzesi capissero di avere un tesoro in fondo al mare!

Perciò, un grazie va a te, don Stefunu, e a tutti i pescatori di Milazzo che ancora credono ancora nella forza del mare.

 

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