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appunti
del dott. Claudio Italiano
oppure cfr
Il
gradiente termico ( + 2°, + 3°C) che il reflusso e la stasi venosa
determinano a livello scrotale è certamente responsabile dei danni
alla linea germinale e delle alterazioni interstiziali. È stato
tuttavia ipotizzato che anche il reflusso di catecolamine provenienti
dalla vena surrenalica sinistra possa influire negativamente sulla
funzione testicolare. La bilateralità del danno testicolare viene
spiegata dalla presenza di anastomosi fra i sistemi venosi dei due
emiscroti. Dal punto di vista macroscopico si osserva la dilatazione,
la tortuosità, l'allungamento delle vene del cordone spermatico. Lo
scroto mostra uno stato di atonia e di flaccidità ed al suo interno si
apprezza la presenza di un testicolo diminuito di volume e talvolta
del tutto atrofico. Più importanti sono tuttavia le modificazioni
istologiche che subisce il tessuto ghiandolare e che interessano
entrambi i testicoli. Il
reperto più caratteristico, anche se non patognomonico, a livello dell'epitelio
seminifero è l'arresto maturativo che nelle forme più lievi
interessa solo le serie cellulari più mature (spermatociti di secondo
ordine, spermatidi, spermatozoi), mentre nelle forme più gravi colpisce
anche le linee cellulari meno differenziate (spermatociti di primo
ordine, spermatogoni). Anche l'interstizio
è interessato, mostrando vari gradi di fibrosi delle pareti vasali.
Le cellule di Leydig possono presentare aspetti di immaturità. I danni
alla via seminale si traducono, sul piano pratico, in una alterazione
del contenuto spermatico consistente fondamentalmente in una
oligoastenospermia, nella presenza di forme immature, in una diminuzione
notevole della motilità degli spermatozoi e talora in una azoospermia . Quadro clinico e diagnosiIn
un elevato numero di casi il varicocele è del tutto asintomatico;
non è peraltro infrequente che il soggetto affetto lamenti un senso
di pesantezza scrotale, dolori testicolari fugaci, sensazione di calore,
in modo particolare dopo prolungati periodi di stazione eretta o stress
fisici di vario genere. La diagnosi
di varicocele conclamato non presenta particolari difficoltà ed è
sufficiente l'esame clinico del malato per accertarne la presenza. L'esame
obiettivo in
posizione clinostatica consente di apprezzare il plesso pampiniforme
parzialmente svuotato; successivamente, in ortostatismo, si assiste al
graduale e spesso rapido riempimento del plesso venoso che appare
turgido nel contesto di uno scroto flaccido. Nei casi dubbi è opportuno
far praticare una manovra di Valsalva che rende più evidente il
riempimento del plesso. L'ecografia
scrotale è il mezzo più rapido, economico ed incruento per fare
diagnosi di varicocele. Un
esame del Liquido Seminale e un Eco-Doppler sono necessari.
L'Eco-Doppler è un esame non-invasivo che impega gli ultrasuoni molto
simile all'Ecografia. L'Eco-Doppler viene solitamente eseguito con il
paziente in piedi in modo tale che le vene ripiene di sangue sono più
agevolmente visibili. L'indagine
eco-doppler è
in grado di rilevare l'inversione del flusso ematico nella vena
gonadica, anche nelle forme più lievi di varicocele.
L'individuazione
del flesso pampiniforme ectasico è agevole ma il ruolo dell'ecografia
è prezioso soprattutto per la valutazione obiettiva dei diametri
testicolari. Una eventuale ipotrofia del testicolo, infatti, è
indice prognostico negativo per quanto riguarda il danno indotto
alla linea seminale. È dato ormai consolidato che il volume testicolare
sia indice primario per la valutazione clinico prognostica sulla
ripresa di una efficace spermatogenesi, dal momento che la quota
tubulare e gli elementi germinali contribuiscono in ragione del 98% a
costituire il volume medesimo. La
flebografia intraoperatoria si
esegue in senso sia prossimale che distale rispetto al punto di sezione
della vena gonadica. Da informazioni precise sul sistema venoso e
dovrebbe essere sempre eseguita durante l'intervento chirurgico. La Prima opzione è la scleroembolizzazione percutanea attraverso catetere che viene eseguita da un Radiologo Interventista. La Seconda opzione è l'intervento chirurgico che viene eseguito dal Chirurgo o dall'Urologo, con l’intento di bloccare il reflusso venoso e, dunque, di facilitare lo scarico del plesso pampiniforme. Le tecniche utilizzate sono: a) legatura retroperitoneale b) legatura inguinale c) legatura subinguinale Qualora il varicocele non arrechi disturbi soggettivi e non sia causa di infertilità non appare consigliabile alcun tipo di terapia (a volte è sufficiente che il paziente indossi gli “slip” invece che i “boxer.
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