Le vene varicose

LE VARICI DELLE GAMBE

appunti del  dott Claudio Italiano

La parola varici deriva dal latino varus, cioè ricurvo, perché le vene varicose sono appunto delle ectasie, cioè dilatazioni e deformazioni delle vene, specie osservabili agli arti inferiori, dove appaiono come govoccioli e tumefazioni sacciformi bluastre, con grande ansia per le signore che vedono deturpata l’estetica e la bellezza delle gambe e corrono rischi non indifferenti (embolia!). Si definiscono infatti come dilatazioni permanenti della parete delle vene appunto degli arti inferiori ma possono interessare altre localizzazioni (il plesso emorroidi, setto nasale, esofago, il plesso pampiniforme del testicolo, varicocele) Le varici non vanno confuse con le teleangectasie, sostanzialmente dei capillari dilatati

 

Eziopatogenesi

Vanno particolarmente soggetti a questo tipo di alterazione gli individui che per motivi di lavoro devono stare in piedi; ancora sono più colpite le donne (4:1) per ragioni ormonali (estrogeni, contraccezione orale), per le maternità con compressione dell’utero sul sistema delle vene cave, gli anziani, gli obesi e coloro che per meiopregia ne hanno la tendenza. Inoltre c’è in gravidanza il pericolo di un'infiammazione (flebite). La familiarità, il tipo di lavoro (commessa, fornaia, parrucchiera…), la stipsi cronica sono altri fattori di base che ne favoriscono l’insorgenza.
varici arti inferiori

Fisiopatologia.

Il sistema delle vene presenta delle valvole, che a guisa di tasche, nel momento in cui il sangue pressa per tornare indietro, si riempiono e ne chiudono il circuito  di ritorno; tuttavia accade che il vaso, per varie ragioni, si sfianchi per cui il sangue rifluisce verso il basso, anzichè procedere verso il sistema delle vene femorali, iliache e cave e quindi il cuore. Ciò provoca una ulteriore  dilatazione delle vene che diventano "varicose", cioè tortuose e le alterazioni valvolari causano un flusso molto lento con  una progressiva dilatazione e stasi che si ripercuotono progressivamente sulle strutture a valle. Da qui l’edema, responsabile della gran parte dei sintomi e delle complicazioni, con alterazioni che coinvolgono il microcircolo cutaneo delle zone più declivi, con dilatazione dei capillari intorno alla caviglia,  ripetuti microstravasi ematici e alterazioni cromatiche (dermatite ocra), fino a vere infezioni della cute ed ulcerazioni. La stasi all’interno delle vene è anche responsabile anche  della facilità con cui il sangue tende a coagulare (flebiti e trombosi). Temibili, perciò, sono le complicazioni: embolie polmonari, le emorragie, le infezioni, l’eczema da stasi e le ulcere alle gambe portano non solo ad un aggravarsi dei sintomi, ma soprattutto a dei rischi che non vale la pena di correre.

Sintomi

Presenza di dolore sordo o senso di compressione a livello degli arti inferiori dopo periodi prolungati di stazione eretta, che recede o si allevia con il sollevamento degli arti. Sensazione di gambe pesanti e lieve gonfiore alle caviglie. Altri sintomi sono crampi, prurito o sensazione di pesantezza nelle gambe; possono manifestarsi anche dolori e, se il male è trascurato, infiammazione cutanea locale. Infine possono prodursi ulcere, specie alle caviglie o altre complicazioni. Talora prevale una sintomatologia caratterizzata  da arrossamento, gonfiore, dolore, calore, e la comparsa di un cordone dolente nella regione situata lungo il decorso della varice.

Trattamento.

La terapia delle varici è in linea di massima, di tipo conservativo, cioè con farmaci. Non di rado infatti la sintomatologia regredisce tenendo periodicamente sollevati gli arti, evitando di assumere a lungo la posizione eretta e ricorrendo all’uso di calze elastiche, che permettono di controbilanciare la pressione esistente nelle vene. Terapia orale con farmaci vai e disparati che vanno da benzopironi (cumarina, flavonoidi, diosmine, rutina, esperidina);
- saponine (escina, rusco, centella asiatica altri estratti da piante (antocianosidi del mirtillo, ginkgo biloba - sostanze sintetiche (calcio dobesilato…) Alcuni fra i prodotti, per uso orale o per uso topico, presenti in commercio in Italia sono (in ordine alfabetico):

ALVEN ARVENUM DAFLON DIOSVEN ESSAVEN FIBRASE FLEBORAL FLEBOSIDE FLEBS HIRUDOID LIOTON TEGENS VENORUTON VENOSMINE

Un plantare è utile a ridurre l’edema, specie nei casi in cui si associano difetti di pompa muscolare. Consigliare di evitare il caldo, specie a mare d’estate, e di preferire abluzioni con acqua ghiacciata, linfodrenaggi e passeggiate o ciclette, è un’ ottima scelta per intraprendere un primo trattamento.La metodica migliore deriva dalla combinazione delle tecniche, chirurgiche e non, anche in tempi e modi diversi. Solo usando tutti i metodi a disposizione è possibile risolvere la malattia varicosa

Calze elastiche e farmaci sono terapie utili nel trattamento dei disturbi, ma non eliminano le cause e le complicazioni.

Nelle forme benigne, infine, mediante iniezione di una soluzione chimica, si sclerotizzano le vene interessate fino a farle chiudere; anche in tal caso il sangue arriva al cuore attraverso altre vene. I casi più semplici si tengono sotto controllo raccomandando al paziente di evitare di stare in piedi a lungo e di riposarsi frequentemente, tenendo le gambe leggermente sollevate rispetto al tronco. Le calze elastiche contribuiscono a evitare il gonfiore, mentre la marcia stimola la circolazione sanguigna nelle gambe.In presenza di piccole varici sintomatiche, è talora indicata la scleroterapia, che consiste nell’iniezione nella varice di una sostanza che ne provoca la "chiusura" e quindi la scomparsa, seguita dall’applicazione di una fasciatura compressiva. La terapia chirurgica consiste nella legatura e nell'asportazione delle safene (stripping) e va riservata ai pazienti con sintomatologia importante, con episodi ricorrenti di tromboflebite e/o ulcerazioni cutanee. Anche in mancanza di queste vene il circolo sanguigno dell'arto, dopo l'intervento, ritorna efficiente.  La diagnosi è molto semplice; una buona visita specialistica ; seguita da esame ecocolordoppler, che serve ad escludere complicazioni maggiori a carico delle vene profonde (trombosi soprattutto) e a stabilire quale approccio terapeutico è meglio usare tra quelli a disposizione. Con questa metodica è infatti possibile valutare con precisione e affidabilità alcune caratteristiche morfologiche (diametro, profondità, sede) e funzionali (entità, sede, lunghezza dei reflussi), in grado di influenzare la scelta del metodo migliore di trattamento. la chirurgia, soprattutto quella mini-invasiva, trova indicazione quando i principali assi venosi (le safene) sono alterati; si va dal classico stripping totale, allo stripping corto, alle metodiche di legatura selettiva (c.h.i.v.a.), al laser endovascolare. La scleroterapia trova indicazione quando le safene sono ancora sane (varici extrasafeniche), in alcuni casi di varici safeniche con determinate caratteristiche di reflusso e valvole coinvolte, o quando le safene sono state precedentemente asportate (varici recidive).Il laser e la radiofrequenza sono ottime metodiche, ma trovano poche applicazioni;., senza dimenticare però che la patologia, espressione di una debolezza intrinseca di parete, è cronica e necessita di controlli nel tempo, soprattutto quando coesistono anche problematiche del circolo profondo o quando si sono già instaurate complicazioni. Una domanda molto frequente da parte dei pazienti, relativa alla possibilità del ritorno delle varici, va valutata singolarmente da caso a caso, in base al grado di compromissione valvolare, alla condizione del circolo profondo, alle problematiche costituzionali e posturali, ai concomitanti fattori di rischio, dopo una corretta valutazione clinica e un attento e mirato esame ecodoppler.

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