VITAMINA D E DIABETE

VITAMINA D E DIABETE ?

La sorgente alimentare di vitamina D è invece assai scarsa: pochi cibi naturali infatti contengono vitamina D e in quantità limitate, tanto da provvedere al 10 % del fabbisogno. I cibi con presenza di vitamina D sono il pesce grasso (salmone selvatico, sardine, sgombro, tonno e merluzzo) ed i funghi secchi; quantità molto più basse si trovano nei derivati del latte intero e nelle uova. Un’acquisizione certamente più recente è invece la funzione metabolica della vitamina D in molti altri tessuti ed apparati e, parallelamente a questo, è stato rilevato come la sua carenza sia associata all’insorgenza o all’aggravarsi di molte malattie nell’uomo. Così è stato osservato che la deficienza di vitamina D si associa a riduzione della forza muscolare, alla comparsa di dolore nelle strutture muscolari ed a disturbi dell’equilibrio, con conseguente aumento del rischio di caduta, che amplifica ulteriormente la probabilità di incorrere in fratture.

Ruolo della vitamina D e sue influenze:

• Tessuto muscolare
• Crescita e differenziazione cellulare
• Funzione immunitaria
• Secrezione insulinica
• Progressione dell’osteoartrosi
• Sistema cardiovascolare
• Tessuto nervoso
• Altro

Nell’ultimo decennio, un interessante filone di ricerca si è sviluppato sulla relazione tra sistema endocrino della vitamina D e controllo della crescita e differenziazione delle cellule e, in ultima analisi, sul problema della cancerogenesi. Insieme all’evidenza epidemiologica che alcuni tipi di tumore sono più frequenti in quelle regioni del mondo dove monore è l’esposizione solare, è stato osservato in molti studi come il rischio di tumore della mammella, del colon, della prostata ed in parte del pancreas, dell’ovaio e di alcuni linfomi, sia decisamente maggiore (intorno al 50% in più) nei soggetti con bassa vitamina D, rispetto ai soggetti con valori nella norma. Dati più recenti indicano, poi, come la somministrazione di vitamina D sia in grado di ridurre l’incidenza di tumori maligni.

 
Altro ruolo rilevante della vitamina D è il suo intervento nella regolazione di alcune funzioni delle cellule del sistema immunitario (linfociti T). Una sua carenza si associa ad una maggiore predisposizione alle infezioni (in particolare a quella tubercolare) e ad alcune malattie a genesi autoimmune, come la sclerosi multipla, le malattie infiammatorie intestinali e le artriti infiammatorie.  Esistono prove che la  Vit D influenza cellule beta circa la secrezione di insulina attraverso un aumento della concentrazione intracellulare di calcio (effetto indiretto) e da un effetto diretto dimostra la presenza di VDreceptors sulle cellule β e la loro capacità di esprimere idrossilasi 1-α e quindi attivare 25 OH (D) a 1,25 OH (D). Inoltre, vit D ha un'azione immuno-modulazione e protegge le cellule β da citochine infiammatorie.  Esistono diverse modalità attraverso cui la vitamina D influenza la secrezione di insulina. Per esempio attraverso l'amplificazione ed attivazione dei geni dell'insulina oppure con azione antiapoptosica della beta-cellula che si espleta con l'attivazione di geni regolatori nucleari. Le proprietà immuno-modulatori della vitamina D suggeriscono che potrebbe svolgere un ruolo terapeutico potenziale di prevenzione del diabete mellito tipo 1 (DM1). Si ipotizza che le grandi dosi di vitamina D possono influenzare il modello di regolazione immunitaria e la successiva progressione di T1DM in un individuo geneticamente suscettibile. Nel Diabete Mellito tipo 2, la vitamina D può influenzare sia la secrezione di insulina e la sensibilità. Una relazione inversa tra diabete di tipo 2 e la vitamina D è postulata da studi trasversali e prospettici, anche se prova conclusiva è ancora carente. Nel complesso, sebbene da un lato numerosi studi sperimentali indichino che la VITAMINA D, per la sua attività sulle cellule β pancreatiche e del sistema immunitario, è potenzialmente in grado di prevenire e forse modificare il decorso della malattia diabetica, il trasferimento degli effetti positivi conseguiti negli animali da esperimento all’uomo appare complesso per diversi motivi:
1. I trial di prevenzione e di intervento siano stati spesso condotti basandosi su analisi post hoc e su coorti numericamente limitate e disomogenee per caratteristiche cliniche (esposIzione ai raggi UV, latitudine di residenza, stili di vita e di alimentazione)
2.Differenze nei polimorfismi dei geni correlati con il metabolismo e trasporto della VDR.
3. La formulazione, la quantità e la durata della supplementazione del preparato vitaminico non è stata adeguatamente codificata nei diversi trial
Il cattivo compenso glicemico potrebbe determinare un’alterazione del metabolismo della VIT D interferendo con l’attività della 25 OH epatica. La supplementazione di VIT D in pazienti diabetici scompensati ( HbA1c > 9%) potrebbe essere inefficace a causa di una bassa attività della 25 OH epatica. Pertanto si potrebbe ipotizzare un’utilizzazione preferenziale del Calcifediolo invece della VIT D3 ( Colecalciferolo)
Obiettivo auspicabile per i livelli di Vitamina D : 30 ng/ml (75 nmol/l)
deficif < 25; normale 78-125; ipervitaminosi > 250

Cura

Correzione dell’ipovitaminosi D con la somministrazione giornaliera e settimanale di 25(OH)D3 o VitD3 Il calcifediolo risulta nuovamente più rapido ed efficace. I dati certamente più interessanti e robusti sono quelli che riguardano la relazione tra vitamina D e sistema cardiovascolare. La vitamina D è in grado di modulare l’azione di molte sostanze coinvolte nella regolazione della pressione arteriosa e nella progressione dell’aterosclerosi. La carenza di vitamina D si associa ad una maggiore frequenza di  patologie quali l’infarto del miocardio, lo scompenso cardiaco e l’ischemia cerebrale. Un buon stato vitaminico D riduce il rischio di queste malattie. Le evidenze scientifiche che dimostrano che adeguati livelli di vitamina D sono necessari per garantire la maggior parte degli effetti positivi sopra ricordati, hanno indotto a ridefinire le dosi giornaliere raccomandate di vitamina D (7), Tali dosi sono comprese tra 1500 e 2000 Unità Internazioni al giorno, nei soggetti adulti e anziani, pari a 10 volte le vecchie raccomandazioni mediche. Tali dosi si possono raggiungere soprattutto con l’esposizione alla luce del sole. Ad esempio una esposizione delle braccia e delle gambe per 10-15 minuti al giorno consente di ottenere da 3000 a 20.000 UI, mentre 100 grammi di salmone fresco contengono circa 600 UI di vitamina.

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