Il vomito

Il vomito, l'ematemesi e la melena.

appunti personali del dott. Claudio Italiano                                 

cfr anche la cattiva digestione  nausea  emorragie

 

.

cfr visita e cura del paziente con vomito

Il vomito costituisce un sintomo assai frequente, osservabile nei più vari processi morbosi, senza rappresentarne tuttavia una caratteristica costante, perchè è soggetto a variazioni individuali, per cui il gastroenterologo spesso equipara anoressia e nausea al vomito stesso. Il vomito, tuttavia, non è un sintomo delle affezioni gastroenteriche: infatti compare anche nell’uremia da insufficienza intestinale ed alcalosi, nelle coliche renali, nell’infarto cardiaco, nella bulimia ed anoressia e, se "vomito a getto" o a "bocca di barile", nelle vasculopatie cerebrali acute.

 

Il vomito dipende da:

Più che vomito, si tratta di un rigurgito esofageo, specie se vi sono i diverticoli o il carcinoma dell’esofago; talora il malato con ernia jatale esofagea e refluso gastro-esofageo si sveglia al mattino e trova il cuscino bagnato da saliva mista a sangue e residui del cibo ingerito che è stato rigurgitato.

Tuttavia il vomito delle affezioni gastriche è quello più frequente; il soggetto con gastriti erosive talora avverte un senso di nausea e vomita l’ingesto; altre volte avverte un senso di gonfiore allo stomaco (pancia gonfia). Nel caso di vomito frequente ed abbondante si deve pensare ad una stenosi pilorica; occhio perchè le lesioni gastriche non sono come quelle duodenali e nascondono delle insidie gravi (cancro del digerente, cancro del pancreas, calcolosi, carcinoma gastrico, ulcera-cancro, cancro stenosante dell’antro e del piloro ecc)

Lesione ulcerata vegetante del colon discendenteNelle stenosi intestinali il vomito è precoce, quanto più alta è la stenosi, mentre nelle stenosi ileali occorrono anche 4 ore e nelle ostruzioni del colon crasso il vomito manca. Inizialmente il vomito delle stenosi è giallastro, poi brunastro ed infine fecaloide nei casi più gravi, si tratta di una emergenza chirurgica (vomito fecale, miserere nobis!). Classico esempio è costituito dalle ernie inguinali, intasate o strozzate; nel caso dello strozzamento avremo l’irritazione peritoneale ed un vomito che si instaura precocemente, e così pure nelle altre affezioni con irritazione peritoneale: peritonite, appendicite, torsione del peduncolo di una cisti ovarica, necrosi pancreatica, perforazione di un’ulcera, stenosi ed occlusione delle vie escretrici biliari con o senza ittero o urinarie ad esempio per calcoli, nonchè degli organi genitali femminili.

Il vomito centrale, invece, è legato a stimolazione bulbare e può causare intossicazione dell’apomorfina. Per lo più è causato da un’intossicazione esogena o endogena, per es. da farmaci (digitale) oppure da uremia o coma epatico. Nella stessa categoria va contemplata l’iperemesi gravidica,  l’ipertensione endocranica o la sindrome di Meniere e il paziente con vertigine  che vomita; lo stesso dicasi per certe forme di cefalea o emicrania che trovano beneficio nell’impiego di farmaci motori intestinali come la metoclopramide. Infine ricordiamo l’enterocolite acuta o l’ingestione di tossine batteriche e quindi le tossinfezioni alimentari si accompagnano a vomito, per es. quando mangiamo creme o maionese o altro che è stato manipolato o contaminato da batteri produttori di tossine.

Ematemèsi,

ossia il vomito di sangue, con emissione di materiale liquido di colore bruno ("fondo di caffè") è una condizione grave, che si associa a particolari patologie gastriche e dell’esofago. nella grande maggioranza dei casi dipende da ulcera gastrica o duodenale, per erosione dei vasi sanguigni dal fondo di un cratere ulceroso, carcinoma gastrico, però occorre effettuare le indagini ed escludere se si tratti o meno di varici esofagee. Queste ultime dipendono da una condizione di ostacolo al deflusso del sangue che dall’intestino, tramite il sistema della vena porta, deve raggiungere il fegato, essere "filtrato", e portarsi al circolo sistemiche tramite le vene epatiche ed il sistema della cava superiore fino all’atrio destro. In questi casi, invece, una condizione di epatopatia (per es. cirrosi, epatite cronica attiva grave ecc.) può causare ipertensione nel circolo portale e, di conseguenza, l’afflusso del sangue avviene per via di collaterali, appunto le vene esofagee. Queste vanno incontro a "sfiancamento" e danno origine alle varici.

 

Quando, invece, il sangue è digerito, le feci si tingono di nero e si parla di "feci picee" o di "melena"; si accompagnano, talora, a scariche diarroiche putrefattive. Attenzione però al fatto che anche soggetti che hanno mangiato mirtilli o assunto bismuto colloidale (antiulcera) o ferro per os possono avere feci nere.

Età del paziente.

 

Se il paziente è anziano (>60 anni), è più frequente l’emorragia inferiore, per cancro del colon, diverticolosi, ischemia intestinale; nel giovane pensiamo a polipi del colon, malattie infiammatorie intestinali e coliti infettive. Se, tuttavia, vi è una recente storia di assunzione di farmaci antinfiammatori, alllora ci si orineta per una "gastrite da fans"; in altri casi, nell’epatopaziente, con problemi di diatesi emorragica (piastrinopenia < 70.000 piastrine/mm3, attività protrombinica <40%) ci orientiamo per un problema di varici esofagee e per una gastropatia congestizia, dovuta sostanzialmente ad una condizione di ipertensione portale.

cfr anche la nausea

In sintesi se il paziente ha emorragie dal tubo gastrioenterico ciò può essere causato da:

 

segue  vomito 2

cfr anche indice di gastroenterologia