--> VULVITE

 

INFIAMMAZIONI ASPECIFICHE DELLA VULVA E DELL'URETRA

appunti del dott. Claudio Italiano

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Definizione.

La vulvite è l’infiammazione dei genitali femminili esterni (vulva). Essa comprende le labbra o le pieghe del clitoride, e le aperture per l’uretra e la vagina.

Incidenza

La flogosi vulvo-vaginale è una condizione in progressivo  aumento soprattutto nelle donne in età fertile e  postmenopausale  e  rappresenta una delle cause più frequenti di consultazione medica. Oltre due milioni all’anno in Italia.

 

Gli agenti eziologici della vulvite sono essenzialmente rappresentati da streptococchi, stafilococchi, diplococchi ecc. nonché dal Trichomonas e da miceti. Più rara è oggi l'eziologia gonococcica.La forma più semplice di vulvite è la vulvite eritematosa, nella quale si ha arrossamento e tumefazione dei tessuti con bruciore e prurito. Può essere presente anche una secrezione sieromucosa, che però non costituisce una caratteristica obbligatoria.

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 La vulvite eritematosa può anche essere determinata da una reazione ad una leuco-xantorrea persistente o da una reazione allergica (biancheria di fibre sintetiche, resi­dui di detersivi usati per il bucato, prodotti cosmetici e deodoranti, o può verificarsi su base traumatica (pantaloni troppo stretti, ecc.) .La terapia consiste nell'eliminare la causa principale, sia essa dovuta ad una flogosi o a malattie generali o a fattori locali irritativi. Oltre a ciò, è naturalmente neces­sario instaurare un'accurata pulizia della parte ed applicare localmente polveri o po­mate a base di cortisone o sostanze antibatteriche aspecifiche prive di azione allergizzante.

 Vaginite da candida, essudazione come "di ricotta" dalla vagina e bruciore con perdite, arrossamento delle pieghe vulvariLa vulvite eritematosa è scatenata talora da fattori irritanti, legati ad errate abitudini sia igieniche che comportamentali.  Questi agenti chimici o fisici danneggiano la cute vulvaria, più suscettibile di quella di altri distretti corporei a tali agenti, e possono causare una reazione allergica che porta ad una cronicizzazione della patologia. Oltre agli agenti irritanti responsabili della vulvite vi sono fattori endogeni  che  possono contribuire a scatenare la dermatite da contatto.

·      Fattori implicati

·      Abiti e body troppo attillati

·      Biancheria sintetica

·      (nylon, lycra)

·      Uso di carta igienica oleosa o profumata

·      Uso di assorbenti o proteggislip sintetici o poco traspiranti

·      (contenenti cellulosa)

·      Abuso di sostanze topiche (spray deodoranti, cere depilatorie, detergenti aggressivi)

·      Contraccettivi di barriera

La vulvite follicolare è caratterizzata dalla presenza di papule del diametro di pochi millimetri che vanno talora incontro ad un processo di suppurazione. Si ha in questo caso la formazione di pustole. Questa forma di vulvite è localizzata alle zone ricoperte dai peli, cioè alle grandi labbra ed è più rara della vulvite eritematosa. La terapia consiste nell'uso locale di so­luzioni disinfettanti ma non irritanti (acido borico, acido lattico, complessi di polivinilpirrolidone ed iodio e di polveri aspersorie.

 

La vulvite diabetica è una forma fre­quente nelle pazienti che soffrono di questa malattia ed è caratterizzata da un arrossa­mento delle grandi e piccole labbra con tumefazione ed edema dei tessuti. La terapia della vulvite diabetica consiste nella stessa cura antidiabetica el trattamento locale con soluzioni disinfettanti del tipo già ricordato e con polveri antibatteriche.Frequentemente, specie su questo terre­no distrofico, si sovrappongono infezioni micotiche particolarmente ribel li. Le vulviti da Trichomonas e quelle miceti saranno trattate nel paragrafo de­dicato alle vaginiti, perché generalmente sono secondarie a queste. L'infiammazione della vulva si associa spesso all'infiammazione dell'uretra. Alcune volte l'infezione dell'uretra è secondaria ad una vulvite, mentre altre volte è la vulvite che compare nel corso di un'uretrite. Lu. retra è infatti uno dei punti di elezione per la localizzazione del Trichomonas e di altri agenti patogeni (streptococco, stafilococco, bacterium coli, gonococco).

 

Si distinguono:

 1 ) una uretrite acuta e

2) una uretrite cronica.

 

 L'uretrite acuta nella donna è di prognosi più favorevole rispetto a quella dell'uomo. La sintomatologia è rappresen­tata da dolore più o meno continuo, sia spontaneo sia alla pressione, da minzione urente e talora da prurito. Spesso si ha anche l'interessamento dei dotti delle ghiandole parauretrali di Skene, i cui sbocchi appaiono circondati da un alone rossastro. Questo segno era una volta considerato quasi patognomonico di un'infezione blenorragica, ma in realtà può esse­re presente anche in altre forme di infezione.

La diagnosi deve essere rivolta all'identificazione dell'agente in c   ausa.Il trattamento deve essere generale e lo­cale. I migliori risultati si ottengono col trattamento generale: somministrazione di antibiotici, sulfamidici o di sostanze disin­fettanti che vengono eliminate soprattutto attraverso le vie urinarie (acido nalidixico, nitrofuranici). Molti germi sono però insensibili a vari tipi di antibiotici e pertanto è regola isolare in coltura il germe, individuarlo e quindi iniziare un trattamento in base ai dati dell’antibiogramma.

2. L'uretrite e/o la skenite cronica, possono essere la conseguenza di una for­ma acuta non guarita perfettamente, op­pure insorgere primitivamente in seguito ad un'infezione che evolve in modo attenuato.

La sintomatologia è caratterizzata da do­lore e bruciore durante la minzione.Obiettivamente si nota che la mucosa dell'uretra è arrossata, edematosa e a volte presenta delle granulazioni. La terapia può ancora prevedere il ricor­so ad instillazioni locali con soluzioni disinfettanti o con nitrato di argento alla concentrazione del 2 %, ma anche in questo caso è opportuno instaurare un'adeguata terapia antibiotica in base ai dati della col­tura e dell’antibiogramma. La bartolinite, che talora è indipenden­te dalla flogosi vulvare, è dovuta il più delle volte ai germi abitualmente rilevati nelle infezioni genitali. In genere i germi della vulva passano nel condotto escretore della ghiandola di Bartolini dando così origine a un processo infiammatorio, prima a carat­tere flemmonoso e successivamente a ca­rattere ascessuale. In questo caso la cavità ghiandolare viene invasa da materiale purulento, che può svuotarsi attraverso il condotto escretore della ghiandola. Il pus può anche farsi stra­da verso la faccia interna delle grandi lab­bra o, più raramente, verso la vagina. La bartolinite colpisce per lo più donne in età feconda. Può essere a volte bilaterale, ma generalmente è unilaterale. Inizialmen­te si nota una tumefazione della ghiandola con iperemia dei tessuti circostanti. La tu­mefazione ha un volume variabile, con diametri compresi da 1 a 5-6 cm e talora anche più. La sintomatologia è caratterizzata sog­gettivamente da senso di tensione a livello della ghiandola e da dolore, che si accentua con la progressiva distensione. Nello stadio acuto è presente febbre. Frequentemente la forma si cronicizza e la ghiandola si trasforma in una cisti. La diagnosi in genere è facile. All'esame obiettivo si nota una tumefazione evidente del grande labbro, molto dolente alla pressione. La diagnosi differenziale deve prendere in esame la foruncolosi, l'elefantiasi delle grandi labbra, la cisti del dotto di Nuck. La terapia della forma acuta consiste nello svuotamento dell'ascesso mediante l'incisione col bisturi o mediante aspira­zione con siringa, facendo seguire l'intro­duzione nella sacca ascessuale di antibio­tici. Lo svuotamento deve essere associato ad un trattamento antibiotico per via generale. La foruncolosi vulvare è un'infezione di solito determinata dallo stafilococco au­reo. Essa per lo più è localizzata in corri­spondenza delle grandi labbra, meno fre­quentemente sul monte di Venere. In gene­re non si tratta di un foruncolo unico ma di più foruncoli che possono evolvere a poussèes e recidivare per molti mesi. La terapia consiste nella somministrazio­ne di antibiotici nella fase acuta, eventual­mente associata nelle forme cronicizzate alla vaccinoterapia (autovaccino) e a tera­pia epatoprotettiva o antidiabetica, se necessario.

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