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LE
AMILOIDOSI 1
appunti del
Claudio Italiano
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DEFINIZIONE.
Le amiloidosi sono
alterazioni del metabolismo e della conformazione delle proteine, nelle
quali diverse proteine autologhe, tra loro non correlate, si aggregano
in fibrille che si depositano nei tessuti, causando disfunzione degli
organi interessati da questo processo. Fino ad oggi, sono stati
classificati più di 20 tipi di amiloidosi sulla base delle diverse
proteine che formano le fibrille di amiloide in vivo . La forma più
frequente è rappresentata dall'amiloidosi AL, seguita dall'amiloidosi
reattiva [2]. Fra le forme familiari, l'amiloidosi da transtiretina è la
più comune, anche se in zone geografiche specifiche vi può essere la
prevalenza di un tipo particolare. Con il termine "amiloidosi"
non viene definita una singola entità clinica, bensì un insieme di
malattie caratterizzate dalla deposizione di materiale proteico e
differenziate su base biochimica. Esse hanno in comune la sede
extracellulare della deposizione proteica; tali depositi mostrano
un'affinità tintoriale eosinofila con le colorazioni tessutali standard,
formano legami con il rosso Congo ed emettono una birifrangenza
verde-mela alla visione al microscopio a luce polarizzata. Altri aspetti
comuni sono rappresentati dalla comparsa di metacromasia a contatto con
il cristal-violetto e dall'evidenza, al microscopio elettronico di una
serie di fibrille non ramificate di dimensioni comprese tra 75 e 100 A
e, alla cristallografia a raggi X, di una configurazione trasversale di
tipo crociato beta, a foglio pieghettato. Le suddette malattie
differiscono, invece, nella natura biochimica dei depositi proteinici,
nell'eziologia" delle patologie associate (neoplastica, infiammatoria,
degenerativa, ereditaria), nel tropismo della deposizione proteica e
nello spettro delle manifestazioni patologiche. Pertanto, come detto, l'amiloidosi
non costituisce una singola malattia. bensì identifica una serie di
condizioni morbose, che vanno dal rilievo incidentale di un deposito
focale nel soggetto asintomatico all'interessamento generalizzato con
grave insufficienza multiorgano.
Prima degli iniziali
anni '70, si riteneva che la sostanza amiloide avesse una singola
caratterizzazione chimica, nonostante il rilievo clinico della presenza
di amiloidosi sistemica in alcuni pazienti con
plasmocitoma ed in altri che presentavano una patologia
infiammatoria cronica, quale
tubercolosi, osteomielite,
artrite reumatoide,
spondilite anchilosante e
morbo di Crohn. L'evento decisivo per la caratterizzazione
fisico-chimica delle proteine amiloidi fu la scoperta che molte delle
proteine non amiloidi, localizzate nel tessuto ricco di sostanza
amiloide, potevano essere estratte con l'impiego di una soluzione
fisiologica, mentre le fibrille amiloidi insolubili venivano
solubilizzate per mezzo di soluzione acquose diluite e/o di agenti
chemiotropici, quali urea e guanidina, isolate utilizzando la
cromatografia a colonna e definite biochimicamente mediante analisi
della sequenza aminoacidica. Pertanto, studiando i tessuti ricchi di
sostanza amiloide e impiegando le suddette tecniche, è stato possibile
identificare numerose differenti proteine amiloidi e precursori
proteici, associati a sindromi cliniche o a malattie specifiche .
Tutte le proteine
amiloidogeniche monomeriche assumono in soluzione, come detto, una
conformazione a foglio pieghettato di tipo beta e molte di esse si sono
dimostrate in grado di formare in vitro fibrille insolubili del medesimo
aspetto. Le riconosciute proprietà dei depositi amiloidi tessutali,
quali il legame al rosso Congo, la resistenza alla proteolisi e
l'insolubilità nelle soluzioni fisiologiche vengono direttamente
attribuite alla presenza del suddetto ricorrente motivo strutturale. La
formazione in vivo di tale strutturazione costituisco un processo
estremamente complesso che richiede adeguate concentrazioni ioniche e la
creazione di legami idrogeno tra numerose catene polipeptidiche
monomeriche simili in presenza di elevate concentrazioni focali, oltre
allo stabilirsi di interazioni molecolari con le innumerevoli componenti
della matrice extracellulare. Inoltre, va rilevato che la maggior parte
dei depositi amiloidi contiene una sieroproteina circolante di fase
acuta, la cosiddetta componente P.
Non esiste una
classificazione clinica soddisfacente delle amiloidosi; una metodica
classificativa prevede la suddivisione in tre forme sistemiche maggiori,
AA, AL e ATTR: due forme localizzate maggiori, AP, e Ap e numerose forme
eterogenee; per ognuna di queste forme esistono numerose varianti
cliniche.
NOMENCLATURA E
CLASSIFICAZIONE DELLE AMILOIDOSI
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TIPO DI
AMILOIDE |
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Amiloidosi
sistemiche maggiori |
AA
AL |
Stati
infiammatori cronici
a)
infetti: tbc, osteomielite
b)
non infettivi: artrite reumatoide giovanile, spondilite
anchilosante, morbo di Crohn,
2) febbre
mediterranea familiare
discrasia
plasmacellulare, mieloma multiplo o forme idiopatiche |
Re F M Tg Ts
C 1
Tn Ra
C F M I
Tn Tg Ts |
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Amiloidosi
localizzate maggiori |
ATTR
A β2 M
A β |
Varie
polineuropatie familiari e cardiomiopatie
Dialisi cronica
di durata > 8 anni
Morbo di
alzheimer
Sindrome di
Down
Cerebrale
ereditaria, variante olandese
Emorragia
cerebrale |
Tn C Re O Tg Ts
To S T |
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Amiloidosi
eterogenee |
A Apo AI
A Gel
A cys
ASCR
A Cal
AANF
AIAPP |
Polineuropatia
familiare
Amiloidosi
familiare
Emorragia
cerebrale ereditaria
Malattia di
Creutzfeldt-Jakob
Carcinoma
midollare della tiroide
Amilioide
atriale
Diabete mellito
insulinomi |
Tn Re
Ne O Cute
Tc Vc
Ti
C |
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.
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.
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.
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Re = rene; F = fegato;
M = milza; Tg = tratto gastrointestiriale; Ts = tessuto sottocutaneo C
- cuore; I = infrequente; Tn = tessuto nervoso; Ra = raro; L = lingua; 0
= occhio, To - tessuto osseo; S = sinoviale T = tenosinovia, Tc =
tessuto cerebrale; Ve = vasi cerebrali, Nc nervi cranici; Ti = tiroide;
P = pancreas.
PATOGENESI E
MANIFESTAZIONI CLINICHE. Amiloidosi primitiva (AL). Tale forma è
associata alla prima proteina amiloide definita biochimicamente, avente
la medesima struttura della regione variabile della catena leggera delle
immunoglobuline (proteina di Bence-Jones). Essa costituisce la forma più
diffusa tra le amiloidosi sistemiche negli Stati Uniti ed è associata al
plasmocitoma (20%) o alle discrasie plasmacellulari (80%), con
interessamento di cute, tessuto sottocutaneo, tessuto nervoso, fegato,
milza, cuore, rene e polmoni. Nell'ambito di un'ampia serie
retrospettiva di pazienti con AL, circa il 50% manifestava quali sintomi
di esordio
astenia e
calo ponderale; meno frequentemente, il quadro clinico comprendeva
edemi periferici,
dispnea, parestesie,
vertigini, disfonia, porpora e dolore osseo (abitualmente correlato
alle lesione ossee del plasmocitoma). L'esame obiettivo iniziale
evidenziava
epatomegalia ed
edemi periferici in circa il 30% dei pazienti. Con minore frequenza
veniva rilevata la presenza di
ipotensione ortostatica, porpora, macroglossia,
splenomegalia, papule, ecchimosi e
linfoadenopatia. Tale quadro clinico consegue alla deposizione di
sostanza amiloide a livello di organi e tessuti, con conseguenti aspetti
disfunzionali. Esempi di quadri sindromici derivano dall'interessamento
del tessuto nervoso e sono rappresentati dalla sindrome del tunnel
carpale, dalla neuropatia periferica con parestesie delle dita della
mano e del piede, e dalla disfunzione del sistema simpatico,
caratterizzata da
ipotensione ortostatica, impotenza, sudorazione alterata e sintomi
gastrointestinali dovuti a interessamento del sistema nervoso autonomo.
Altri quadri clinici si associano ad insufficienza cardiaca congestizia,
che può presentarsi come
scompenso prevalentemente destro per una cardiomiopatia restrittiva,
secondaria a rigidità e mancata "compliance" della parete ventricolare e
ispessimento del setto intraventricolare o, raramente, come scompenso
biventricolare per una cardiomiopatia dilatativa. In entrambe le forme,
si possono evidenziare disturbi della conduzione. E’ stato descritto,
inoltre, un interessamento renale con presenza di
albuminuria e piena evidenza di sindrome nefrosica, con esito in
insufficienza renale progressiva a lenta evoluzione. Infine, va
rilevato che traumi cutanei di minore entità possono dare origine ad
ecchimosi e alla cosiddetta "porpora da pizzico" a causa dell'aumentata
fragilità legata all'infiltrazione amiloide dei vasi di piccolo calibro.
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segue Parte seconda : amiloidosi 2
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