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appunti del dott. Claudio Italiano
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ARTRITE BATTERICA ACUTA
Patogenesi. I batteri penetrano nell'articolazione dal torrente ematico, per contiguità da un sito di infezione osseo o dei tessuti molli, oppure per inoculazione diretta durante interventi chirurgici, infiltrazioni intrarticolari o traumi. Nelle infezioni ematogene i batteri raggiungono l'articolazione attaverso i capillari sinoviali, che sono privi di membrana basale, e provocano entro poche ore una sinovite con marcato infiltrato neutrofilo. I neutrofili e i batteri giungono nel cavo articolare e successivamente i batteri aderiscono alla cartilagine articolare. La distruzione della cartilagine ha inizio entro 48 ore a seguito dell'aumento della pressione intrarticolare, del rilascio di proteasi e citochine dai condrociti e dell'invasione del tessuto cartilagineo da batteri e cellule infiammatorie. Lo studio istologico dimostra la presenza di batteri che rivestono la membrana sinoviale e la cartilagine e di ascessi che si estendono nella sinovia, nella cartilagine e, nei casi gravi, nell'osso subcondrale. La proliferazione sinoviale dà origine a un panno che riveste la cartilagine e si verifica la formazione di trombi nei vasi sinoviali. I fattori batterici che appaiono importanti nella patogenesi delle artriti infettive comprendono i recettori per il collagene presenti su S. aureus (che consentono l'adesione alla cartilagine) e le endotossine (che promuovono la degradazione condrocito-mediata della cartilagine.
Microbiologia. La via di infezione più comune a tutte le età è quella ematogena. Nei neonati i patogeni usuali sono rappresentati da streptococchi del grupppo B, enterobatteri Gram-negativi e S. aureus. Dopo l'avvento del vaccino contro l'Haemophilus influenzae, nei bambini di età inferiore ai 5 anni sono divenuti predominanti S. aureus e Streptococcus pyogenes, (streptococco del gruppo A). Tra i giovani adulti e gli adolescenti il microrganismo maggiormente implicato è la N. gonorrhoeae. S. aureus è, tra i batteri non gonococcici, quelle isolato con maggiore frequenza a tutte le età; i bacilli Gram-negativi, gli pneumococchi e gli streptococchi del gruppo B e di altri tipi sono coinvolti in un terzo delle artriti infettive degli anziani, soprattutto in quelli affetti da malattie concomitanti. Le infezioni conseguenti a interventi chirurgici o traumi sono generalmente dovute a S. aureus e occasionalmente ad altri batteri Gram-positivi o bacilli-Grarn negativi. Le infezioni da stafilococchi coagulasi-negativi sono rare, tranne che a seguito di impianti di protesi articolari o artroscopie. I microrganismi anaerobi, spesso in associazione con aerobi o batteri patogeni facoltativi, vengono isolati dopo morsi umani o quando ulcere da decubito o ascessi intraddominali si diffondono per contiguità alle articolazioni adiacenti. Infezioni polimicrobiche possono complicare lesioni traumatiche contaminate. Morsi o graffi di gatte possono causare artriti infettive da Pasteurella multocida.
Artriti batteriche non gonococciche
EPIDEMIOLOGIA Anche se le infezioni ematogene da microrganismi virulenti quali S. aureus, H. influenzae e streptococchi piogeni si verificano in soggetti sani, in molti casi di artrite settica è presente una qualche condizione predisponente. 1 pazienti con artrite reumatoide presentano la più alta frequenza di artriti infettive, soprattutte da S. aureus, a causa della flogosi articolare cronica, della terapia cortisonica e della frequente rottura dei noduli reumatoidi, delle ulcere vascolari e della cute sovrastante le articolazioni deformate. Il diabete mellito, la terapia steroidea, l'emodialisi e le neoplasie aumentano il rischio di infezioni da S. aureus e bacilli Gram-negativi. Le infezioni da pneumococchi complicano l'alcolismo, i deficit dell'immunità umorale e le emoglobinopatie. 1 tossicodipendenti possono infettarsi con saprofiti cutanei (stafilococchi e streptococchi) o con Pseudomonas e altri Gram-negativi veicolati dalle droghe e dalle siringhe.
MANIFESTAZIONI CLINICHE Il 90% dei pazienti presenta un coinvolgimento monoarticolare: solitamente il ginocchio, meno frequentemente l'anca e ancora meno la spalla, il polso e il gomito. Le piccole articolazioni delle mani e dei piedi vengono coinvolte solitamente tramite diretta inoculazione o da un morso. Tra i tossicodipendenti, le infezioni del rachide o delle articolazioni sacroiliache e sternoclavicolari sono più frequenti di quelle dello scheletro appendicolare. Le infezioni poliarticolari, i osservano con maggiore frequenza nei pazienti con artrite reumatoide e possono simulare una riacutizzazione della malattia sottostante.
Il sintomo di presentazione più comune è il dolore, da lieve a intenso, che interessa l'articolazione in modo uniforme, seguito da versamento endoarticolare, spasmo muscolare e deficit della funzionalità articolare. t comune il riscontro di febbre (38,3-39,9°C), che tuttavia può essere anche assente, specialmente nei soggetti con artrite reumatoide, insufficienza epatica o renale, oppure patologie che necessitano di terapie immunosoppressive. La flogosi e la tumefazione articolare sono visibili all'ispezione, eccetto che nel caso di articolazioni localizzate profondamente, come l'anca e la sacroiliaca. Celluliti, borsiti e o,teornieliti acute possono avere un quadro clinico simile a quello dell'artrite settica, dalla quale si differenziano per la minore compromissione della funzionalità articolare e per la tumefazione non uniforme; sono solitamente presenti un focus settico extrarticolare e una leucocitosi neutrofila con deviazione a sinistra dello schema di Arneth. Lo studio radiologico rileva la tumefazione dei tessuti molli, lo slargamento della rima articolare e la dislocazione dei tessuti per la distensione aella capsula. Il restringimento della rima articolare e le erosioni ossee sono indici di uno stadio avanzato dell'infezione e di una prognosi sfavorevole. L’ecografia consente di rilevare versamenti endoarticolari dell'anca, mentre le artriti settiche del l'articolazione sacroiliaca e del rachide sono ben evidenziate dalla tomografia computerizzata (TC) e dalla risonanza magnetica (RNI).
DATI DI LABORATORIO Prima di instaurare una terapia antibiotica è opportuno prelevare campioni di sangue periferico e di liquido sinoviale. Le emocolture sono positive nel 50% dei casi di infezione da S. aureus, mentre lo sono meno frequentemente nelle infezioni da altri microrganismi. Il liquido sinoviale ha un aspetto torbido, sieroematico o francamente purulento, con un'alta percentuale di leucociti neutrofili. I livelli di proteine io:Ai e di lattato deidrogenasi nel liquido sinoviale sono aumentati. mentre sono ridotti i livelli dì glucosio; tali valori, tuttavia, non sono rilevanti ai fini diagnostici. E consigliabile anche la ricerca di microcristalli nel liquido sinoviale, poiché la gotta e la pseudogotta possono simulare un'artrite settica e, sebbene raramente, infezione e artrite da microcristalli possono coesistere. I corpi batterici sono evidenziabili nello striscio di liquido sinoviale in circa il 75 % delle infezioni da S. aureus e streptococchi e nel 30-50% delle infezioni sostenute da batteri Gram-negativi e di altro tipo. Le colture di liquido sinoviale sono positivi in oltre il 90% dei casi; l'inoculazione del liquido sinoviale in provette contenenti brodo di coltura aumenta la possibilità i isolamento dei patogeni.
TERAPIA
La tempestiva somministrazione di antibiotici per via sistemica e il drenaggio dell'articolazione coinvolta può prevenire la distruzione della cartilagine, l'artropatia degenerativa postinfettiva, l'instabilità articolare o la deformità. Una volta allestito lo studio colturale del sangue e del liquido sinoviale, deve essere iniziata la terapia antibiotica, anche -.e non mirata, sulla base dello striscio o contro l'agente ritenuto più probabile, tenendo conto dell'età e dei fattori di rischio del paziente. Il trattamento iniziale prevede la somministrazione per via endovenosa di un antibatterico; l'infiltrazione diretta di antibiotico nel l'articolazione non è necessaria per raggiungere un adeguato livello di farmaco nel liquido sinoviale e nel tessuto. In gran parte delle infezioni dell'adulto, un'adeguata copertura può essere ottenuta mediante somministrazione endovenosa di una cefalosporina di terza generazione, per esempio cefotaxime (1 g ogni 8 ore) o ceftriaxone (1-2 g ogni 24 ore), associata a oxacillina o nafcillina (2 g ogni 4 ore). In caso di probabile infezione da S. aureus meficillina-resistente in pazienti ospedalizzati, deve essere utilizzata la vancomicina (1 g ogni 12 ore). Inoltre, dovrebbe essere somministrato un aminoglicoside ai tossicodipendenti o ai pazienti con probabile infezione da Pseudomonas aeruginosa.
La terapia definitiva si basa sull'identificazione e sulla sensibilità antibiotica del batterio isolato all'esame colturale. Le infezioni dovute a stafilococchi sono trattate con oxacillina, nafcillina o vancomicina per 4 settimane. Le infezioni streptococciche e pneumococciche da batteri penicillino- sensibili rispondono a 2 settimane di terapia cori penicillina G (2 milioni di unità ogni 4 ore per via endovenosa); le infezioni da H. influenzae e da ceppi di S. pneumoniae penicillina-resistenti possono essere risolte con cefotaxime o ceftriaxone somministrati per 2 settimane. Gran parte delle infezioni da enterobatteri Gram-negativi può essere trattata in 3-4 settimane con una cefalosporina di seconda o terza generazione somministrata per via endovenosa. Le infezioni da P. aeruginosa dovrebbero essere trattate per almeno 3 settimane con un aminoglicoside in associazione con una penicillina ad ampio spettro, come la mezlocillina (3 g e.v. ogni 24 ore) oppure una cefalosporina, come la ceftazidime (1 g e.v. ogni 8 ore). Se tollerata, la terapia deve essere continuata per ulteriori 23 settimane; in alternativa, si può utilizzare un fluorochinoIone, come la ciprofloxacina (750 mg per os ogni 12 ore), in sostituzione dell'aminoglicoside.
Il drenaggio articolare del materiale purulento e necrotico facilita la risoluzione dell'infezione. L'artrocentesi di articolazioni facilmente accessibili, come il ginocchio, è talvolta sufficiente nel caso la presenza di recessi o di altri problemi nell'articolazione ostacolino la completa decompressione. Il ricorso al drenaggio e il lavaggio per via artroscopica è necessario quando ripetute artrocentesi non inducono un miglioramento della sintomatologia, la riduzione del volume e della conta dei leucociti del liquido sinoviale e la scomparsa dei batteri dagli strisci e dalle colture. In alcuni casi si rende necessaria l'artrotomia per rimuovere loculazioni e detriti infetti di membrana sinoviale, cartilagine od osso. L’artrotomia è consigliabile nell'artrite settica dell'anca, in particolare nei bambini, nei quali l'infezione potrebbe causare la distruzione della testa femorale. Un’immobilizzazione delle articolazioni infette non è necessaria, eccetto che per il controllo del dolore prima dell'effetto dell'antibioticoterapia. t indispensabile evitare il carico meccanico finché persistono i segni dell'infiammazione; è tuttavia indicata la mobilizzazione passiva dell'articolazione per mantenerne la funzionalità. |