|
|
Attività
fisica nel post-infarto 1
appunti del dott.
Claudio Italiano
vedi anche l'indice
argomenti di cardiologia
Related
links: Cardiologia New!
Apparato Circolatorio: cuore e arterie
New!
La visita del paziente cardiologico New!
Il paziente con ritenzione di liquidi, edematoso, perchè?
New! Il
paziente con scompenso: come valutare, il BNP Il
dolore al torace: attento! New:
dimmi se perdi proteine nelle urine e ti dirò se ti viene l'infarto.
New!
Stress ed infarto: mai innervosirsi! Il
dolore al torace: l'angina instabile New!!Il
dolore al torace che non risponde alle cure, perchè? NEW!
come ti ascolto il cuore! La
stenosi della valvola aortica: che fare? La
prevenzione del rischio cardiovascolare! La
prevenzione del rischio cardiovascolare, la cura con le statine ed i
fibrati! La
prevenzione del rischio cardiovascolare:la placca ateromasica e la
stenosi delle coronarie La
cardiopatia ipertrofica, il cuore ingrossato ed il dolore al petto
|
Le malattie
cardiovascolari sono la principale causa di mortalità nel mondo
occidentale, essendo responsabili di circa il 50% dei decessi che
avvengono annualmente. Inoltre, il danno provocato da un evento
cardiovascolare rappresenta un fattore significativo di morbilità, come
dimostra chiaramente l'incidenza in aumento dei casi di scompenso
cardiaco nei pazienti sopravvissuti ad un infarto miocardico.
Nell'ambito della
malattia coronarica, pertanto, i candidati alla riabilitazione cardiaca
sono prevalentemente pazienti reduci da un infarto miocardico, ma anche
quelli che sono stati sottoposti a intervento
rivascolarizzante coronarico.
Nell'ultimo decennio la
strategia è completamente cambiata e l'esercizio fisico viene
programmato per:
In passato, la
riabilitazione era riservata ai pazienti in condizioni migliori, e che
si riteneva potessero sopportare senza problemi un certo grado di
esercizio fisico oggi, invece, le
terapie disponibili per le manifestazioni cliniche della malattia
aterosclerotica coronarica restituiscono alla comunità pazienti con
una migliore capacità, di affrontare un graduale esercizio fisico,
tanto che alla riabilitazione
cardiaca viene ammesso un alto numero di pazienti con scompenso
cardiaco, anche se con programmi riabilitativi leggermente modificati.
Infine, la riabilitazione si rivolge anche a quel sottogruppo molto
particolare di pazienti rappresentato dai trapiantati cardiaci.
Altri
links correlati:
Il
cuore polmonare Il
cuore polmonare: aspetti di fisiopatologia Il
cuore polmonare: le patologie che sottendono un cuore polmonare
Il
cuore polmonare: diagnosi e cura Lo
scompenso cardiaco Speciale
scompenso cardiaco, segni e diagnosi, parte prima
Speciale
scompenso cardiaco, trattamento, parte seconda
Un
dolore toracico particolare: embolia polmonare! Un
dolore al petto di ferragosto,dopo una mangiata!!
La
cura dell'infarto miocardico New!
Terapia con anticoagulanti orali sincope
Le
manovre di Rianimazione L'ipertensione
arteriosa Speciale
ipertensione, quando, come e perchè curare Un
nuovo farmaco per la pressione, quando, come e perchè si e
perchè no. Le
complicanze nel paziente con ipertensione arteriosa
L'ipertensione
arteriosa: la cura farmacologica Nuova
cura dell'ipertensione oggi 2010 L'arteriopatia
obliterante cronica ostruttiva L'arteriopatia
obliterante cronica: la cura New!
L'arteriopatia obliterante cronica: Angioplastica Percutanea
Un'arteriografia
del tripode celiaco del dott. Ilario Carella Le
vene varicose infarto
del miocardio Edema
polmonare acuto cardiogeno
Il
trapianto di cuore, quando, come e perchè Le
pericarditi Le
endocarditi, terapia e profilassi aritmie
Le
aritmie da causa extracardiaca Il
pacemaker, cos'è e a che serve? La
fibrillazione atriale, una aritmia stupida e pericolosa. Che
fare? Quando trattare? elettrocardiogramma
elettrocardiogramma2
elettrocardiogramma
ed onde T di ischemia Infarto
ed elettrocardiogramma Deviazione
dell'asse elettrico del cuore: che significa? Terapia
con anticoagulanti orali: che significa? Dieta
nella terapia con anticoagulanti orali: scegliere gli alimenti
giusti
Perché è indicato l’esercizio nel post-infarto?
Prevenzione Primaria
Molti dati
epidemiologici ed evidenze scientifiche confermano che la sedentarietà,
ossia la limitazione dell'attività fisica sia nel lavoro che nel tempo
libero, determina un maggiore rischio di malattia
ischemica cardiaca e si calcola che attualmente una percentuale
variabile dal 60 all'80% degli adulti non svolga un'attività fisica
sufficiente a determinare effetti benefici sulla salute.
Livelli di attività
fisica leggera - moderata - vigorosa sono inversamente proporzionali
alla mortalità per cause cardiovascolari sia nell'uomo che nella donna
ed è stato calcolato che il rischio relativo per morte cardiovascolare
è circa 5 volte superiore nei soggetti inattivi rispetto a quelli molto
allenati. Tale considerazione conserva la sua validità anche nei
soggetti affetti da ipertensione
arteriosa dove sia l'assenza di attività che la presenza di
un'attività vigorosa aumentano il rischio di malattie cardiovascolari.
Uno studio pubblicato
nel 1995 che aveva osservato per circa 21 anni un numero elevato di
impiegati israeliani in base al loro livello di attività fisica
(attività lieve - attività elevata) ha dimostrato come nel secondo
gruppo si ha una riduzione del 21% di mortalità cardiovascolare, dato
confermato da uno studio svedese effettuato in oltre settemila maschi di
età compresa fra 47 e 55 anni con un follow up medio di 20 anni dove
l'attività fisica elevata confrontata con quella lieve diminuisce il
rischio di mortalità cardiovascolare del 28%.
|
.
|
|
.
|
|
.
|
Tale "effetto
protettivo" dell'attività fisica nei confronti dell'incidenza
delle malattie cardiovascolari si evidenzia sia per gli uomini che per
le donne come dimostra uno studio pubblicato nel 1997 su maschi e
femmine di età media per un periodo di 4-7 anni con riduzione della
mortalità nei maschi del 18% e delle femmine del 27%. Tale rischio di
mortalità cardiovascolare oltre al livello di attività fisica va
correlato alla coesistenza di fattori di rischio (fumo, ipertensione,
eccesso di colesterolo, ecc.) di maggiore entità generalmente nel
gruppo a scarsa attività. Tale dato viene confermato da un'analisi
retrospettiva effettuata sugli studenti dell'Università di Harvard dove
si vede che il fare esercizio fisico moderato, non fumare, avere valori
di pressione arteriosa normali o controllati dalla terapia protegge
dalla malattia cardiovascolare.
Un'analisi effettuata
nel 1999 da un gruppo di esperti sull'attività fisica praticata a
livello ricreativo in una settimana tipo degli Europei dimostra che
circa il 32% non effettua alcuna attività e ben il 58% di individui
effettua 3 ore o meno di attività fisica settimanale.
In Italia circa il 66%
dei soggetti svolge un'attività fisica quotidiana inferiore ai trenta
minuti.
Riabilitazione e
Prevenzione secondaria
Vari studi hanno
permesso di identificare i meccanismi biologici che aiutano a spiegare
gli effetti protettivi o preventivi dell'esercizio fisico:
Riduzione dei fattori di
rischio cardiovascolare (effetti antiaterogenetici)
-
Effetti sulla
coagulazione (antitrombotici)
-
Alterazione della
funzione endoteliale
-
Effetti di protezione
sull'ischemia
-
Effetti di protezione
sull'aritmia
-
Effetti
antiaterogenetici (contrastare insorgenza e progressione aterosclerosi)
L'attività fisica
generalmente si abbina ad una cardiopatia ischemica meno severa e in età
più avanzata con placche ateromasiche meno voluminose e può favorire
il rallentamento della progressione e talora la regressione.
Tali benefici sono
dovuti in massima parte alla concomitante modificazione dei fattori di
rischio quali:
·
riduzione dell'obesità:
l'attività fisica associata alla dieta costituisce la base per ottenere
un calo ponderale e deve essere effettuata in maniera regolare con
impegno cardiovascolare moderato-severo. L'attività contribuisce anche
al miglioramento della distribuzione corporea del grasso;
·
riduzione incidenza diabete
mellito: l'esercizio fisico ha effetti positivi sul metabolismo dei
glucidi e sulla disponibilità dei tessuti all'insulina (riduzione
obesità) e riduce la necessità nel paziente diabetico di utilizzo
insulina o ipoglicemizzanti orali. È necessario in tali pazienti
durante attività fisica moderata-intensa un attento monitoraggio dei
valori di glicemia (bassi valori minori di 100 mg/dl o alti maggiori di
300 mg/dl controindicano l'attività fisica);
·
minore incidenza di ipertensione: studi clinici
controllati hanno dimostrato che un'attività fisica costante e regolare
(almeno 45-60 minuti per circa 3-5 giorni alla settimana) diminuisce sia
la pressione massima o sistolica (circa 10 mmHg) che quella diastolica o
minima (circa 7-8 mmHg). Nel paziente affetto da ipertensione
arteriosa vanno evitati esercizi isometrici (sollevamento pesi,
esercizi contro resistenze elevate) che possono determinare un rapido
incremento della pressione arteriosa;
·
modificazione del profilo lipidico: i risultati
dell'attività fisica sono generalmente un calo del colesterolo totale e
della frazione LDL (favorente la formazione della placca)
e un aumento della frazione HDL ("colesterolo buono"); è
possibile anche un calo dei valori dei trigliceridi mentre scarsa
influenza ha l'attività fisica sulle dislipidemie a prevalente
componente genetica.
Effetti sulla
Coagulazione
·
La formazione di trombi è la causa più frequente di
disturbi coronarici e l'esercizio fisico costante ha determinato la
riduzione dell'attività favorente la coagulazione (calo fibrinogeno,
riduzione aggregazione delle piastrine, ecc.). L'esercizio acuto intenso
nei soggetti sedentari può determinare un aumento dell'aggregazione
delle piastrine.
Azione sull'endotelio:
·
L'endotelio è la membrana che riveste l'albero
cardiovascolare che svolge un ruolo importante nella regolazione del
tono arterioso da cui dipende la pressione arteriosa e nell'aggregazione
piastrinica in parte attraverso il rilascio di ossido nitrico. Tale
vasodilatazione regolata dall'endotelio risulta modificata nei pazienti
affetti da aterosclerosi coronarica, elevati valori di colesterolo, diabete
mellito, fumatori
e ipertesi. Studi recenti dimostrano come l'esercizio aerobico
continuato (camminata, cyclette, nuoto, ecc.) migliora la funzione
endoteliale favorendo la vasodilatazione.
segue
attivita_fisica_nel_post_infarto
2
indice
argomenti di cardiologia
index |
|