Nel 1991 il Gruppo di studio della
terapia iperbarìca nell'ambito SIAARTI ha pubblicato un elenco di
indicazioni circa l'impiego della camera iperbarica.
Ma che
cos'è una camera iperbarica ed a cosa serve?
Una camera iperbarica è un
apparato metallico di forma cilindrica, inventato nel 1916 da
Alberto Gianni, un palombaro, che sembra, vista da fuori,
una specie di autoclave dell'acqua, in grado di sopportare la
pressione di aria al suo interno. In essa vengono pompate aria od
ossigeno allo scopo di trattare delle persone che vengono ospitate
al suo interno. Chi vi scrive possiede un brevetto di camera
iperbarica (cfr
curriculum) ed è stato dentro una camera iperbarica nel corso di
esercitazioni effettuate dalla Marina Militare italiana. nel momento
in cui si "scende in quota", quando cioè l'aria è pompata
all'interno, l'atmosfera si fa pesante e si respira aria compressa,
che diventa "pesante" tanto che sembra di raccoglierla con la mano.
Nel frattempo le labbra sembrano intorpidirsi e la parola si fa
strana, per "effetto Donald", cioè si parla come
Paperino! All'interno della camera iperbarica vengono ospitate delle
persone sostanzialmente per due tipi di trattamento:
-
trattamento iperbarico
di decompressione nel caso di subacquei; infatti i sub
che non rispettano le tabelle di decompressione quando salgono
in superficie, poichè nel loro sangue è disciolto azoto a
pressione, nel momento della risalita il gas inizia ad "effervescere",
proprio come una bibita gasata, determinando pericolose embolie
gassose, con impilamento delle piastrine e gravi disturbi
ischemici specie cerebrali.
-
terapia iperbarica con
ossigeno nel caso di pazienti affetti da diverse
patologie, come appresso specificato, che necessitano comunque
di ossigeno a pressione adeguata
In generale le patologie che vengono
trattate sono:
- Malattia dovuta ad
infezione da batteria anaerobi, che notoriamente
temono l'ossigeno; in questo caso viene
sfruttata proprio la concentrazione elevata di
ossigeno che giunge ai tessuti infetti, specie
nelle miocarditi, nelle osteomieliti, nelle
necrosi dei tessuti da batteri anaerobi.
- Nelle intossicazioni da
monossido di carbonio, per esempio
intossicazioni da fumo negli incendi, per
utilizzo improprio di stufe a legna e a gas ecc.
- Barotraumi, cioè i
subacquei che emergono in fretta senza attuare
le manovre di decompressioni ed impiegare le
tabelle previste per i sub
-
Anemie acute dove non è indicata o possibile
l'emotrasfusione
- Radiodermiti,
radionecrosi ed osteoradionecrosi
- Insufficienze vascolari
periferiche,
ulcere vascolari, ulcere da decubito e
cutanee
- Osteomieliti ed
osteonecrosi, protesi infette, interventi
chirurgici, plastica ricostruttiva
- edema acuto cerebrale e
midollare
- Sindromi
ipossico-asfittiche
- ustioni e congelamenti
- Infezioni da acinomiceti
(cfr
micosi)
-
Sclerosi multiple
- Vasculopatie croniche,
rieducazione motoria delle sindrome
pareto-spastiche
- Cardiopatie ischemiche,
cuore polmonare, alcuni disturbi del ritmo
cardiaco
- Sindrome da
schiacciamento
-
cefalea vascolare
- Sindromi vestibolari ed
acustiche
- Conservazione degli
organi da trapianto
In fase di ricerca scientifiche dai risultati
favorevoli
.
Indicazioni indilazionabili, urgenti
e primarie, per le quali la Terapia Iperbarica deve essere attuata
con la maggior celerità possibile e riveste un ruolo determinante.
Embolia gassosa arteriosa
Questa patologia, in ambito subacqueo ed
iperbarico, si può verificare a seguito di una sovradistensione
polmonare e/o pervietà misconosciuta del setto interatriale, mentre,
in ambito clinico, può verificarsi a seguito di interventi
chirurgici ( cardiochirurgia, neurochirurgia, chirurgia toracica e
chirurgia generale maggiore), di procedimenti di emodialisi e di
incannulamento di vasi centrali. Non e' importante il tipo di gas
che viene a trovarsi nel distretto circolatorio, quanto la quantità
di questo gas. L'Ossigenoterapia Iperbarica (O.T.I.) ha un suo
razionale vuoi nel trattamento ricompressivo, e quindi nella
riduzione del volume della bolla gassosa, vuoi nell'utilizzo
dell'Ossigeno in quanto gas metabolico per una migliore
ossigenazione del tessuto ipossico. Per quanto riguarda le
dimostrazioni sperimentali e cliniche, l'entità di quelle fin'ora
proposte è tale per cui l'embolia gassosa arteriosa è considerata
indicazione obbligatoria alla terapia iperbarica, quando sono
presenti sintomi neurologici. (Moon 1989, Dutka
1992, Leitch 1984).
Malattia da decompressione
L'evento scatenante di una malattia da
decompressione è la formazione di bolle gassose all'interno dei
tessuti e del sangue. Queste bolle si formano dal gas inerte
disciolto nei tessuti che diventano soprasaturi quando,
repentinamente, si riduce la pressione ambiente. 1 gas più
usualmente coinvolti in questo sono l'azoto, il monossido di
carbonio, l'argon e il vapore acqueo. Nelle immersioni ad alti
fondali può essere coinvolto anche l'elio o, al limite, il neon e
l'idrogeno. La terapia più accreditata per queste forme è la
ricompressione terapeutica in camera iperbarica. La riduzione del
volume della bolla, legata alla legge di Boyle‑Mariotte, è
l'elemento cardine dell'indicazione. L'impiego dell' Ossigeno ad
elevate pressioni parziali, migliorando l'ossigenazione dei tessuti
resi ischemici, sfruttano l'elemento pressione, in sìmbiosi con
l'elemento ossigeno, sono state proposte e vengono comunemente
utilizzate. Il trattamento ricompressivo in camera iperbarica con
Ossigeno è da applicare con la massima tempestività e comunque, non
oltre le 24 ore dall'incidente (Workman 1968, Fructus 1979, Flyrm
1992).
Gangrena gassosa da clostridi.
La mionecrosi e le celluliti crepitanti
sono infezioni rapidamente progressive determinate da germi
anaerobi, per lo più della specie Clostridica. Le alterazioni
indotte dai Clostridi sono dirette e mediate dalla produzione di una
alfa‑esotossina in grado di determinare necrosi tissutale, emolisi,
alterazioni neurologiche specifiche. L'O.T.I svolge un ruolo
antibatterico diretto, incrementando la pressione parziale di
ossigeno tissutale ed indiretto, stimolando la funzione "killing"
dei polimorfonucleati. Per questa patologia si pone un'indicazione
d'urgenza al trattamento con O.T.l. in associazione ad una terapia
antibiotica e chirurgia locale.
(Bakker 1988, Hart 1983, Lamy 1977,
Heimbach 1992).
Infezione dei tessuti molli da flora
batterica mista
Una condizione ipossica distrettuale
può inibire la funzione killing dei polimorfonucleati, e quindi, può
svilupparsi un'infezione localizzata e da li generalizzarsi. In
questa patologia vengono incluse le fascitì necrosanti, la
mionecrosi non clostridica, la gangrena batterica progressiva che
riconoscono specifiche sedi anatomiche di localizzazione e di germi.
L'O.T.I. può essere validamente impiegata per la normalizzazione
della pressione parziale dell'02 tissutale. Una triade terapeutica
composta da antibiotico‑terapia, terapia chirurgica locale ed OTI, è
di fondamentale importanza per il trattamento di questa patologia. (Mader
1987, Bakker 1985, Thom 1992).
.
Gangrena umida delle estremità in
diabetici (piede
diabetico gangrenoso).
Il paziente diabetico è un paziente
affetto da una patologia metabolica complessa, caratterizzata anche
da una ridotta perfusione periferica. Si sovrappone, inoltre, una
ridotta sensibilità per una neuropatia specifica, e, per questi due
eventi patologici, si determinano con facilità lesioni delle
estremità che hanno la tendenza alla evoluzione settica. La gangrena
diabetica è la più importante causa di amputazione nei diabetici e
la letteratura internazionale concorda su questo aspetto. L'O.T.I.,
in questi anni, si è imposta come metodica terapeutica valida, sia
per il suo effetto sulla flora batterica mista, sia per la sua
azione di demarcazione delle zone colliquate e di supporto alla
riparazione dei tessuti circostanti.
Tanto più tempestiva è la sua
applicazione, tanto maggiore è la possibilità di ottenere un
risultato positivo. (Baroni, 1985, Wattel 1991, Oriani 1992).
Intossicazione da monossido di
carbonio.
L'intossicazione da monossido di
carbonio è una intossicazione grave che determina conseguenze
dirette, ed a distanza. Il danno diretto è condizionato dal legame
che si viene a determinare fra i gruppi porfirinici (Emoglobina,
Mioglobina, Citocromo a‑a3), ed il monossido di carbonio, e quindi
alla incapacità di trasportare Ossigeno verso i tessuti ed
all'inibizione della Citocromo‑ossidasi. Il danno secondario è
caratterizzato da una sindrome neurologica post‑intervallare ad
etiologia non nota che si verifica in un intervallo di tempo
variabile fino a 40 giorni dall'evento patologico. L'Ossigeno
iperbarico svolge una azione diretta di massa (legge di Haldane)
sull'Emoglobina e Mioglobina, spiazzando il legame creatosi con il
monossido di carbonio, mentre non è stato ancora dimostrato il suo
effetto sul Citocromo a‑a3 L'O.T.I aumentando la quota di ossigeno
disciolta, migliora l'ossigenazione tissutale. Numerosi lavori hanno
dimostrato la validità di questo trattamento nelle intossicazioni
gravi da CO sia sul danno acuto che su quello ritardato.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l'O.T.l. nel
protocollo di trattamento dell'intossicazione da CO e sono stati
realizzati protocolli specifici da applicare in funzione della
gravità della patologia. (Wattel 1985, Meyers 1989, Sala 1992).
Sindrome da schiacciamento (Crush
syndrome)
Una ischemia acuta post‑traumatica si
verifica quando, in seguito ad un trauma severo, la circolazione
distrettuale ne risulta compromessa. L'alterazione che si determina
può portare ad una ischemia del distretto interessato e,
successivamente ad una superinfezione batterica La applicazione
tempestiva dell'O.T.l. è mirata, in una situazione di sofferenza
compartimentale, ad aumentare la pressione parziale di ossigeno
tissutale, a ridurre l'edema vasogenetico, a demarcare le zone
vitali da quelle non vitali, innestando il meccanismo macrofagico.
L'O.T.I. è da applicarsi con tempestività, in associazione ad una
corretta terapia antibiotica e chirurgica per la stabilizzazione dei
segmenti ossei.
(Strauss 1988, Mathieu 1991, Strauss
1992).
Osteoradio‑necrosi.
Questa patologia si determina a seguito
di una terapia radiante che determina, localmente, una diminuzione
della vascolarizzazione, una ipossia tissutale, un arresto dei
processi riparativi (ridotta attività cellulare). Il meccanismo
d'azione dell'011. nel trattamento di questa patologia, prevede la
normalizzazione, della ossigenazione tissutale, la neoangiogenesi,
l'attivazione della funzione macrofagica, determinando un
miglioramento dei processi riparativi tissutali. Sono stati
pubblicati numerosi studi controllati che evidenziano l'efficacia
dell'O.T.l. nel trattamento di questa patologia ed anche l'analisi
dei costi benefici è favorevole a questo tipo di trattamento (Marx
1987, Van Marckesteun 1990, Marx 1992).
Sordità improvvisa di origine
traumatica vascolare.
Questa indicazione ha trovato il suo
razionale nella migliorata conoscenza della fisiologia cocleare e
nella dimostrazione della elevata domanda di ossigeno di questa
struttura. E stato dimostrato che un rumore di elevata intensità e/o
un'onda di pressione elevata (colpo di fucile) sono in grado di
determinare un'ipossia severa a livello cocleare e come questa crisi
ipossica, con un meccanismo di automantenimento, possa indurre un
danno di tipo ischemico. L'indicazione allarga. I. viene
raccomandata a condizione che possa essere iniziata precocemente.
Con il passare dei giorni si modifica la prognosi in senso negativo
e l'O.T.l. non è in grado di modificarne i risultati (Holbach 1976,
Lamm 1990, Cavallazzi 1991).
>>>segue
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