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Diagnosi. E’ imperativo porre diagnosi al più presto, perché nell’80% dei casi, un tumore non diagnosticato per tempo, può dare infiltrazione ai tessuti adiacenti e metastasi a distanza. Chi vi scrive, da giovane medico, si è imbattuto nel caso di un signore che lamentava lombalgia ribelle a terapia e che aveva, purtroppo, già metastasi alla colonna vertebrale. Un altro caso si è presentanto durante una guardia di notte, un signore che veniva dal nord in vacanza ed aveva un globo vescicale fino all’ombelicale trasversa!!
Visita del paziente. Si deve procedere con
l’esplorazione rettale, poiché la prostata è palpabile nel paziente
in posizione genupettorale, palpando in avanti l’ampolla rettale, fino
a percepire il fondo della prostata. Occorre valutarne la consistenza ed
il volume, specie se la prostata è dura, lignea, per aree fibrotiche
nel suo contesto o, peggio, la neoplasia. Non si palpa l’incisura
mediana tra i lobi in questi casi e si può perfino apprezzare
l’infiltrazione delle vescicole seminali. Marcatori della lesione. La misurazione dei livelli di PSA, test assai semplice e sensibile che si valuta attraverso un banale prelievo del sangue, tenendo conto che i livelli di PSA sono più elevati nella razza negra e nei soggetti che presentano di già un’ipertrofia prostatica “benigna”. In mani esperte il PSA se maggiore a 10 ng/ml e l’esplorazione rettale consentono insieme di screenare il 60% dei carcinomi, in fase iniziale. Se viceversa il PSA è < a 4 ng/ml, allora occorre tenere il paziente in osservazione. Talora è opportuno praticare subito delle biopsie se si ha un dubbio o praticare una ecografia tranrettale, tenere conto dell’età del paziente, dei sintomi, degli incrementi del PSA, quantificarne la quota libera e quella legata a proteine, valutare la risposta alle terapie. Ecografia transrettale. Con l’ecografia il tumore è evidenziabile con aree ipoecogena nel contesto della ghiandola prostatica; quindi si procede con le biopsie ecoguidate e documentando l’estensione delle lesioni alle vescicole seminali. Altre tecniche affiancabili sono la RMN e la TAC, ma già la sola ecografia transrettale dà buoni immagini. Le altre tecniche sono di aiuto per la ricerca della diffusione delle lesioni. L’adenocarcinoma può diffondere attraverso le tre vie:
La prostatoseminovescicolectomia totale è il classico trattamento. La prostatectomia non è indicata nei tumori allo stadio T1a e T1c, poiché la malattie può essere trattata in maniera radicale con una prostatectomia semplice. L’indicazione alla totale rimozione della prostata è data dalla lesione in stadio T2, ma anche e soprattutto negli stadi T3 ed M1. Radioterapia. La radioterapia si avvale della somministrazione di 60-70 Gy per un periodo di 6 settimane. Le complicanze sono determinate dalla impotenza nel 30-60% dei casi e la proctite cronica nel 10-15%. La radioterapia esterna prevede l’impiego delle radiazioni per il controllo delle lesioni. L’irradiazione interstizialeimplica l’impianto retropubico o perineale di piccole capsule contenenti 125I 198 Au 103Pa o 192 Ir. Soppressione degli androgeni. Poiché la prostata è soggetta a controllo ormonale degli androgeni testicolari per controllare il tumore si può procede a: a) asportazione chirurgica dei testicoli e del surrene b) inibizione della produzione di gonadotropine ipofisarie mediante terapia con estrogeni, ipofisectomia o con ormone luteinizzante c) inibizione della sintesi testicolare e surrenalica di androgeni d) inibizione del legame con gli androgeni ai recettori specifici (ciproterone, flutamide, bicalutamide). Chemioterapia. Purtroppo la chemioterapia non dà risultati ottimali specie nel paziente anziano. Si associano in genere estramustina fosfato in associazione con la prednimustina e cisplatino. |
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