--> Il cancro dell'ovaio

Il cancro dell’ovaio

appunti personali del dott. Claudio Italiano

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Incidenza.

Il cancro dell’ovaio ha un’incidenza assai elevata che negli ultimi anni si attesta su 26.700 nuovi casi per anno negli USA, essendo responsabile di 14.800 decessi. E’ una patologia subdola, che colpisce all’improvviso e che si manifesta talora con aumento di volume dell’addome ed ascite neoplastica, con diffusione intraperitoneale del tumore (disseminazione carcinomatosa peritoneale).

E’ un tumore raro prima dei 40 anni, che si manifesta nella menopausa, specie nelle donne che hanno presentato:
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  • lavoro nell’industria

  • problemi di fertilità

  • abortività

  • utilizzo di clomifene per l’ovulazione assistita

  • storia familiare di cancro ovarico

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Cancro ovarico, pezzo operatorioAltri links per voi:

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Viceversa l’impiego di anticontraccettivi orali riduce il rischio di cancro ovarico, così come le gravidanze riducono ciascuna il rischio di cancro nel 10% dei casi.

Eziologia

Nelle donne con forme ereditarie di cancro ovarico-mammario il locus di suscettibilità BRCA-I è localizzato sul cromosoma 17q12-21. E’ probabile che BRCA-I sia un gene oncosoppressore e la proteina sintetizzata agisca come regolatore negativo della crescita tumorale. L’analisi citogenetica evidenzia dei riarrangiamenti cromosomici complessi, con anomalie strutturali che compaiono frequentemente a carico dei cromosomi 1 ed 11 e a perdita di eterozigosità è piuttosto comune sui cromosomi 3q, 6q ed 11 q e 17.

Quadro clinico.

Quando sospettare la malattia? Purtroppo la diagnosi spesso viene fatta per caso, perché la donna si reca dal suo medico per improvviso aumento di volume dell’addome, che si accompagna a dolore addominale, ai quadranti inferiori e stitichezza, con la presenza di segni urinari, come minzione frequente, bruciore quando si urina. Talora il quadro è drammatico, se avviene la torsione del peduncolo ovarico, per un tumore imponente che genera un quadro di addome acuto chirurgico. Diversamente dal carcinome dell’endometrio o tubarico, qui non abbiamo perdite emorragiche vaginali.

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 Nemmeno è possibile evidenziare delle masse addominali, perché si tratta in genere di cisti benigne e non del carcinoma. Invece uno screening dovrebbe contemplare la valutazione del marcatore CA 125, una glicoproteina con dimensioni molecolari tra 220 e 100 kDa, che è sempre incrementato in questi casi. Tuttavia va precisato che anche nelle donne sane si possono avere valori pari o maggiori di 35 U/ml; se però i valori sono di 65 U/ml in donne in menopausa, allora è imperativo procedere con l’ecografia pelvica e la visita ginecologica. Da sottolineare che un tumore in stadio I o II ha tuttavia valori di CA-125 inferiori a 65 u/ml. L’ecografia transvaginale, la dove è possibile, ha sostituito l’ecografia addominale che è meno attendibile come tecnica.

Anatomia patologica.

I tumori epiteliali rappresentano la maggioranza delle neoplasie ovariche. Essi possono essere benigni nel 50% dei casi o borderline. Si distinguono 5 sottotipi principali di tumori epiteliali dell’ovaio:

  • sierosi nel  50%

  • mucinosi nel 25%

  • endometroidi nel 15%

  • a cellule chiare nel 5%

  • tumore di Brenner 1% di derivazione uroteliale

Tumori ovarici.

  • Meno del 5% di tutti i tumori

  • Comprendo i teratomi disgerminomi, tumori del seno endodermico ed il carcinoma embrionale.

  • Cancro ovarico stromali rappresentano il 19% dei tumori. Derivano dalle cellule del Sertoli, di Leydig e tumori stromali

 

I tumori epiteliali benigni di sviluppano in donne abbastanza giovani tra i 20 e fino ai 60 anni. Sono di grandi dimensioni. I tumori maligni si presentano nei soggetti con più di 40 anni, come masse solide di 10-15 cm, che possono dare metastasi a distanza, specie nel peritoneo. Viceversa tumori della mammella, del polmone, del colon, dello stomaco si possono sviluppare come secondari, nell’ovaio.

Stadiazione.

La prognosi del tumore dipende non solo dallo stadio, se cioè il tumore è confinato all’ovaio ma anche dal’estensione della malattia residuo e dal grado istologico. La sopravvivenza a 5 anni risulta essere la seguente: carcinoma ben differenziato 88%; carcinoma moderatamente differenziato 58% e carcinoma scarsamente differenziato, 27%.

Terapia.

Dipende dallo stadio in cui si trova il paziente. Si avvale di intervento chirurgico che se in stadio I da ottimi risultati e non necessita in genere di terapia adiuvante, ma dipende pure dal grado istologico, come si è detto. Quando la terapia adiuvante è indicata si ricorre al cisplatino o alla polichemioterapia.

Approssimativamente il 70% delle donne risponde alla chemioterapia iniziale, mentre il 40-50% mostra una completa regressione di malattia. Sembra che la terapia con paclitaxel-cisplatino consenta una migliore risposta terapeutica quantizzabile nella percentuale del 77%, con remissione nel 54% dei casi.

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