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appunti del dott. Claudio Italiano
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È imporrante associare alla quota di carboidrati anche quella delle fibre in quanto le fibre vegetali, particolarmente quelle solubili, hanno la capacità di rallentare la digestione e I'assorbimento dei carboidrati modulando la risposta glicemica all’alimento. Le fibre grazie a questa loro peculiarità rallentano la digestione ed evitano i picchi iperglicemici nel periodo post-prandiale e le ipoglicemie negli intervalli fra i pasti. Questo effetto modulante è però caratteristico solo delle fibre solubili (pectine, guar, glucomannano, gomme, ecc.) ma non delle fibre insolubili (cellulosa, alcune emicellulose, lignina, ecc.) e dipende in parte dalla loro capacità di aumentare Ia viscosità del contenuto gastrointestinale, di rallentare lo svuotamento gastrico, di essere fermentate dalla flora batterica colica in acidi grassi a corta catena (ac. acetico, propionico e butirrico che influenzano il metabolismo glico-lipidico a livello epatico), ma soprattutto dalla struttura fisica che esse conferiscono agli alimenti in cui sono contenute naturalmente. Negli alimenti naturali le fibre circondano i granuli di amido riducendone I’accessibilità da parte degli enzimi amilolitici e rallentano la sua digestione. Questo spiega perché gli alimenti naturalmente ricchi in fibre solubili sono più efficaci nel controllare la glicemia rispetto agli alimenti arricchiti artificialmente in fibre o ai supplementi di fibre sotto forma di capsule. Gli alimenti da inserire quindi nella dieta del paziente diabetico sono:
Dieta non solo del diabete tipo 2 ma anche tipo 1
Gli effetti benefici della dieta ricca in fibre sul controllo glicemico osservati in acuto sono clinicamente rilevanti anche a lungo termine. Infatti, un nostro studio, condotto però in pazienti diabetici di tipo 1, non ospedalizzati in condizioni di vita libera, ha dimostrato che la dieta ricca in fibre (circa 40 g/die, prevalentemente del tipo solubile), composta unicamente da alimenti naturali e facilmente reperibili nei supermercati, rispetto a una dieta ad eguale contenuto in carboidrati ma povera in fibre (<20 g/die) dopo sei mesi migliorava la glicemia a digiuno e nel periodo post-prandiale e riduceva I'HbA1c . Un altro risultato interessante dello studio è che il miglior compenso glicemico si associava ad una riduzione di circa il 50% degli eventi ipoglicemici, risultato mai osservato quando I'ottimizzazione de I compenso è ottenuto con terapia farmacologica; ad esempio nell'UKPDS nel gruppo che veniva portato a un compenso glicemico ottimale aumentava significativamente il numero di ipoglicemie rispetto al gruppo di controllo con un compenso glicemico non ottimale. Questo, indubbiamente, rappresenta un vantaggio della dieta ricca in fibre e rinforza le ragioni per cui tale modello alimentare deve essere incoraggiato nel paziente diabetico. Per quanto riguarda invece la fattibilità a lungo termine della dieta ricca in fibre, a base di alimenti naturali, i nostri risultati mostrano che la percentuale dei pazienti che aderivano alla dieta era simile per la dieta ricca e povera in fibre, 71 e 75%. Risultati simili, sia in termini di miglioramento glicometabolico che di adesione alla dieta, sono confermati anche da uno studio in pazienti diabetici di tipo 2 condotto negli Stati Uniti dove, notoriamente, si consuma una dieta più povera in fibre rispetto alle popolazioni dell'area mediterranea. |
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