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Fegato
e colestasi.
appunti del
dott.
Claudio Italiano
La colestasi viene
definita come una alterata secrezione di bile, nel senso che la
escrezione di bile incontra un ostacolo per cui la malattia epatica si
caratterizzata per l'accumulo nel plasma di sostanze che sono, in
condizioni fisiologiche, escrete nella bile come gli acidi biliari, il
colesterolo e la bilirubina.
Normalmente i segni della colestasi sono rappresentati da un rialzo
degli enzimi
AST ed ALT, da aumento della fosfatasi alcalina e della gamma GT, oltre
che da incremento della bilirubina diretta. Una forma speciale è la
colestasi in gravidanza, una condizione che si manifesta spesso,
apparentemente dovuta a un'esagerazione su base idiosincrasica dei
normali effetti degli ormoni sul trasporto della bile. Un prurito
intenso, che è la prima manifestazione della colestasi, si manifesta
nel 2o o 3o trimestre; seguono, a volte, urine
ipercromiche e
ittero. Non c'è un'infiammazione epatica e non si hanno sintomi
sistemici. Questo disordine è benigno e si risolve dopo il parto;
tuttavia, tende a ripresentarsi ad ogni gravidanza successiva e le donne
che ne sono colpite spesso sviluppano la stessa sindrome quando assumono
contraccettivi orali.
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Uno dei segni eclatanti della colestasi è il
prurito da colestasi, la cui eziologia è sconosciuta, ma sembra
relazionabile ai sali biliari che passano in circolo non essendo
scaricati nel tubo digerente. Esso si manifesta come complicazione di
alcune patologie epatiche che si manifestano con una colestasi serrata,
come appunto la cirrosi
biliare primitiva (PBC) e nella colangite
sclerosante primitiva (PSC). Tuttavia una colestasi può interessare
anche altre patologie di minore impatto che si caratterizzano per un
modica alterazione del profilo
sierico epatico, con segni moderati di
colestasi (p. es., prevalentemente un aumento dell'attività della
fosfatasi alcalina e della v-glutamil transpeptidasi), come avviene
nell’epatite
C cronica, possono associarsi a prurito. Si è visto, ancora, che il prurito dipende nella
colestasi da un’aumentata neurotrasmissione oppioidergica , per cui i
farmaci che antagonizzano gli oppiacei possono diminuire il prurito da
colestasi.
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Trattamento per spegnere il prurito.
Gli interventi atti alla rimozione dei pruritogeni nella colestasi
non sono stati valutati in studi clinici controllati. I farmaci più
efficaci sono la colestiramina (questran) ed il colestipolo e, più
recentemente, il colesevalam, cioè delle resine di scambio anionico non
assorbibili usate per abbassare il colesterolo sierico, resine non sono
assorbibili, catturano gli anioni nel piccolo intestino e aumentano
l'escrezione fecale del(i) pruritogeno(i). La colestiramina è il
farmaco più largamente utilizzato e prescritto per trattare il
prurito da colestasi. Molti pazienti rispondono alla
colestiramina una diminuzione del prurito, ma alcuni non rispondono
affatto ed altri rispondono transitoriamente.
Basandosi sul fatto che
il(i) pruritogeno(i) viene escreto nella bile, l'assunzione della
colestiramina in polvere (4 g/dose) miscelata con diversi liquidi può
essere correttamente prescritta prima e dopo colazione per ottenere
vantaggio dal passaggio del contenuto nel piccolo intestino
all'interruzione del digiuno notturno. Le prime due dosi non sono
associate alla remissione del prurito, ed il dosaggio può essere
incrementato aggiungendo 4 g a pranzo ed a cena. Viene raccomandato di
non superare i 16 g al giorno, altrimenti può comparire gonfiore di
pancia e stitichezza
ostinata. Il malassorbimento delle vitamine liposolubili peggiora
impiegando le resine e soprattutto l’attvità della protrombina si può
allungare.
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Antistaminici
Gli antistaminici . sono
somministrati frequentemente ai pazienti con colestasi e prurito, benché
non ci siano evidenze che supportino il ruolo dell'istamina in questo
tipo di prurito. Gli antistamini idroxizina non inducono un
miglioramento consistente da colestasi. La prescrizione di antistaminici
a pazienti questa classe di farmaci non porta alcun miglioramento.
Induttori degli enzimi epatici
Gli induttori degli enzimi epatici includono il fenobarbital e la
rifampicina, usati per trattare i pazienti con prurito da colestasi. Il
documentato miglioramento del prurito da colestasi dato dal fenobarbital
ma il beneficio è momentaneo ed i rischi di sedazione notevoli. La
rifampicina migliora il prurito nella cirrosi biliare primitiva ma è
tossica sul fegato, né si conosce l’intimo meccanismo d’azione. A
dosi tra 300 e 450 mg/die o
10 mg/kg, la rifampicina migliora il prurito da colestasi.
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Antagonisti degli oppiacei
L'infusione continua dell'antagonista degli
oppiacei naloxone (0,2 microgrammi/kg/ora), preceduta dalla
somministrazione endovenosa (ev) di 0,4 mg in bolo e dalla
somministrazione orale del nalmefene, si è dimostrata associata ad una
significativa riduzione del grattamento, la manifestazione
comportamentale del prurito, e della sua percezione. Questi risultati
supportano l'ipotesi che il prurito da colestasi viene mediato, almeno
in parte, da un meccanismo che coinvolge il sistema degli oppioidi
endogeni e fornisce un razionale per l'uso degli antagonisti degli
oppiacei nel trattamento di queste forme di prurito. Una preoccupazione
riguardante l'uso degli antagonisti degli oppiacei nei pazienti con
colestasi e prurito è la reazione simile a quella da sospensione degli oppiacei
che questi farmaci possono precipitare in tali pazienti. L’unico
antagonista degli oppiacei disponibile negli Stati Uniti per la
somministrazione orale è il naltrexone, in capsule da 50 mg, dose che
può essere elevata all'inizio del trattamento in alcuni pazienti.
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Antagonisti della serotonina
Il prurito è mediato dal sistema serotoninergico
essendo una stimolo nocicettivo. L’ondansetron orale è stato
associato ad una piccola ma significativa riduzione del prurito.Seguendo
la teoria della neurotrasmissione serotoninergica, una revisione
retrospettiva della letteratura pubblicata in forma abstract ha
stabilito che i pazienti con PBC hanno riportato miglioramenti del
prurito associati alla somministrazione di sertralina, un inibitore
selettivo del reuptake della serotonina (SSRI). Come un SSRI (cioè,
sertralina), o un antagonista del recettore tipo 3 della serotonina (cioè,
ondansetron) possa alleviare il prurito da colestasi non è noto. Se
questi report saranno confermati in studi clinici controllati, saranno
necessari studi sull'azione del sistema della serotonina nella
colestasi.
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Tre pazienti con colestasi hanno sperimentato la
remissione del prurito dopo la somministrazione di drotiabinolo, un
agonista del recettore cannabinoide. Dati sperimentali suggeriscono che
il sistema degli endocannabinoidi partecipa nella mediazione della
nocicezione, ma come ciò sia correlato, alla fine, con il prurito, non
è noto.
Modalità di interventi antiprurito che esulano
da una classificazione
Il propofol è un anestetico con qualche attività anti-oppioide.
Alle dosi subipnotiche, è stato riportato in uno studio in aperto e in
doppio cieco placebo controllato che includeva 10 pazienti, che il
propofol migliora il prurito da colestasi.E’ stato segnalato che la
S-adenosilmetionina (SAME) ha migliorato il prurito da colestasi in un
gruppo di pazienti. Tale agente ha proprietà antidepressive. Se
l'effetto antiprurito della SAME fosse reale, sarebbe un effetto del
farmaco sul miglioramento dell'umore a livello centrale, che potrebbe
avere un impatto significativo sul modo in cui viene sperimentato il
prurito o potrebbe cambiare la componente centrale del prurito, a
giocare un ruolo nelle azioni antipruritogene. Da alcuni medici viene
usata la fototerapia con luce ultravioletta (UV) B. Il trattamento con
UV B alle dosi eritematogene
è uno dei trattamenti per la psoriasi. Non c'è alcun razionale
evidente per l'uso di questo intervento nel trattamento del prurito da
colestasi. L'effetto del trattamento con UV B su questo tipo di prurito
è largamente discutibile. Non è possibile fornire dei suggerimenti
generali sull'uso dei trattamenti descritti in quest'ultimo paragrafo a
causa dei limitati dati a disposizione. Altre modalità terapeutiche che
sono state utilizzate per trattare il prurito da colestasi includono il
flumecinolo, la lignocaina, gli antiossidanti e gli androgeni. L'acido
ursodesossicolico (UDCA) è un farmaco approvato per trattare la PBC. Il
trattamento con UDCA può essere associato a qualche miglioramento del
prurito grazie all'impatto che ha sulla malattia epatica e sulla
escrezione della sostanza biliare pruritogena.
L'astenia
da colestasi
I pazienti con colestasi possono andare incontro ad astenia,
che può anche essere molto accentuata. La presenza di questo sintomo,
misurata in un questionario, è stata associata ad una cattiva qualità
del sonno e alla depressione;
ciò suggerisce che l'astenia è mediata centralmente. L'aumento del
tono serotoninergico mediante la somministrazione di paroxetina è stato
associato ad una peggiore performance di atleti maschi al
cicloergometro. L’astenia è mediata dall'aumento della
neurotrasmissione serotoninergica, per cui in uno studio, un paziente
che assumeva, ondansetron, cioè un antagonista della serotonina, aveva
un miglioramento verso il sintomo. Infine sembra che anche l’aumento
del tono oppioidergico nella colestasi potrebbe contribuire
all'astenia. L'uso dell'ondansetron alle dosi di 4 mg per os 3 volte al
giorrio nei pazienti con PBC è stato associato con una diminuzione dei
punteggi di astenia, valutati dal Fisk Fatigue Impact Score (FFIS), come
pubblicato in forma di abstract. Mal
di testa e costipazione, però, sono gli effetti collaterali più
comuni dell'ondansetron.
Esercizi aerobici
Il training aerobico aumenta la massima capacità di lavoro e
riduce l’astenia.
Ipercolesterolemia
L’ipercolesterolemia è una complicanza della colestasi. Inoltre
nei pazienti con PBC, alla cute dei pazienti con ipercolesterolemia
possono essere identificati xantomi e xantelasmi. I dati disponibili
tendono a suggerire che le lipoproteine ad alta densità costituiscano
la frazione lipidica più rappresentata nel siero dei pazienti con PBC
ed ipercolesterolemia. Nei pazienti con colestasi si incrementano le
lipoproteine Apo(a) nel plasma dei pazienti con PBC (cfr lipidi)
rispetto a quelli del gruppo di controllo. Sembra che ciò sia una sorta
di difesa dell’organismo nei confronti delle complicazioni secondarie
come l’aterosclerosi, che anzi sembra essere una complicanza non
presente nei pazienti con colestasi.
Malassorbimento
La colestasi determina in una diminuita concentrazione di acidi
biliari nell'intestino. Ne consegue il malassorbimento dei grassi e
delle vitamine liposolubili quando la concentrazione degli acidi biliari
cade al di sotto di una concentrazione micellare critica. La deficienza
delle vitamine liposolubili A, D, E e K tende ad essere correlata con
durata e grado della colestasi. Ci può anche essere un certo grado di
maldigestione nelle malattie epatiche.
Malassorbimento di grassi e vitamine.
Il malassorbimento dei grassi può accompagnare alcune malattie
epatiche croniche ma il grado di steatorrea è modesto, con più del 70%
di grassi ingeriti che viene assorbito. Nei pazienti con PBC viene
riportata un'associazione con la malattia
celiaca. Infatti il malassorbimento
di magnesio o ferro è sempre da relazionare alla malattia celiaca. Un
importante malassorbimento dei grassi nei pazienti con colestasi può
essere trattato con la somministrazione di trigliceridi a catena media.
La vitamina A è disponibile dalle fonti dietetiche animali come
retinolo e dai vegetali come P-carotene. L'uptake del retinolo da parte
delle cellule intestinali è regolato dalla proteina legante il
retinolo.L'assorbimento del P-carotene dipende dalla disponibilità
degli acidi biliari nel piccolo intestino. In aggiunta allo scarso
assorbimento secondario alla deficienza di acidi biliari, la diminuita
disponibilità della proteina legante il retinolo, che risulta dalla
malattia epatobiliare cronica, contribuisce alla deficienza di vitamina
A. La deficienza di vitamina A determina una compromissione
dell'adattamento al buio, della quale il paziente può anche non essere
consapevole; quindi, una consulenza oftalmologica in genere si rende
necessaria per un esame completo in pazienti a rischio per questa
deficienza. L'attivazione del retinolo in composto fotochimico e la
secrezione epatica della proteina legante il retinolo dipendono dallo
zinco; quindi, è necessario monitorare i livelli di zinco e correggerne
la deficienza se presente. Sono raccomandate dosi orali da 25000 Ul/d a
30000 Ul 3 volte alla settimana per la supplementazione di vitamina A.
La vitamina A può essere tossica per il fegato e altri organi; quindi,
deve essere somministrata sotto stretto controllo per non superare
quelli che vengono considerati i livelli normali.
La più importante fonte
di vitamina
D negli uomini è la produzione endogena. Il metabolismo della
vitamina D è normale persino nei pazienti con PBC. Ciò ha suggerito
che nella colestasi la scarsa esposizione alla luce solare a causa di
una malattia cronica debilitante sia la maggiore causa di carenza di
questa vitamina, in aggiunta alla diminuzione del suo assorbimento e
alle perdite renali dei suoi metaboliti, che possono essere aumentate
nella PBC. La vitamina D, il paratormone e la calcitonina regolano
l'omeostasi del fosforo e del calcio, quindi, i livelli di questi ultimi
possono essere anormali nei casi di deficit di vitamina D. Le dosi
raccomandate per l'integrazione di vitamina D vanno da 400 a 4000 Ul per
via orale al giorno o 50000 Ul per via orale 3 volte la settimana.
L'integrazione cronica di vitamina D può esitare in ipocalcemia e
calcificazioni dei tessuti molli.
I tocoferoli naturali
che richiedono una solubilizzazione micellare per l'assorbimento sono la
fonte più abbondante di vitamina E. La vitamina E inibisce
l'ossidazione degli acidi grassi insaturi, previene la perossidazione
dei lipidi ed elimina i radicali liberi. La deficienza di vitamina E si
manifesta con una sindrome neurologica caratterizzata da neuropatia
periferica, degenerazione cerebellare e movimenti anomali degli occhi.
La degenerazione retinica può essere attribuita alla deficienza di
vitamine E ed A da sole o combinate. Nei bambini le complicanze della
deficienza di vitamina E sono molto più severe che negli adulti con
colestasi. Si raccomanda di trattare il deficit di vit. E con dosi di
a-tocoferolo da 2 a 20 Ul per os al giorno, 100 ing d ue volte al giorno
o da 10 a 25 Ul / kg / die.
Due forme di vitamina K
contribuiscono alla sua attività; K1, o fitonadione, che viene trovato
nella maggior parte dei vegetali e K2, una serie dei menachinoni, che è
prodotto dai batteri gram-positivi nell'intestino. La deficienza di
vitamina K si manifesta con coagulopatia, come si può notare da un PT
prolungato secondario alla deficienza dei fattori della coagulazione
vitamina K dipendenti, o può essere asintomatica. La coagulopatia da
deficienza di vitamina K secondaria alla colestasi si risolve con la
somministrazione della vitamina mancante per via sottocutanea. La
deficienza di vitamina K può essere corretta con dosi da 1 a 10 mg di
vitamina K, per via sottocutanea quotidianamente per tre giorni
consecutivi. Nei pazienti con colestasi cronica, la deficienza di
vitamina K può essere prevenuta dalla somministrazione mensile di 10 mg
di vitamina K. La somministrazione intramuscolare della vitamina K, o di
altri farmaci, dovrebbe essere evitata nei pazienti con coagulopatie
a causa del rischio di emorragie intramuscolari. Se la coagulopatia è
causata dal danno degli epatociti, non si risolverà con il trattamento
con vitamina K.
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