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GESTIONE
DELLA DISPEPSIA
appunti
personali del
dott. Claudio Italiano, gastroenterologo
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Il paziente dispeptico è
uno dei problemi più frequenti che si incontrano Pratica clinica
gastroenterologica, rappresentando il motivo di prima visita nel 2-5%
dei casi (Switz, 1976; Knill-Jones, 1991). La dispepsia si aggira
intorno al 12-45%, con una media del 25%.
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Che cosa significa
dispepsia?
La
dispepsia è un sintomo e non una diagnosi, nel senso che può avere
diverse manifestazioni:
a)
dolore
in genere dell'epigastrio, o ai quadranti
superiori di destra e di sinistra
b)
collegamenti variabili con i pasti e/o con l'evacuazione
c)
sensazioni di sazietà precoce, di flatulenza,
nausea
e conati di vomito
Cosa importante da
sottolineare è che i sintomi dispeptici non sono associati con alterate
abitudini intestinali, sebbene sia stato collegata da alcuni autori
la dispepsia con la sindrome
dell'intestino irritabile (IBS) molto frequentemente.
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Che cosa fare in caso di
dispepsia?
Il gastroenterologo può decidere, secondo scienza e coscienza, di
intervenire, cosa assai auspicabile
con un'opportuna diagnostica (esame gastroscopico, esame delle feci per
sangue occulto,
manometria, pH metria, ecografia ddome, ecg
e visita cardiologica. Infatti occorre anche escludere fatti cardiaci.
Chi vi scrive, si è imbattuto un tempo, in un paziente anziano che presentava
dispepsia severa e conseguente iporessia, la dove il problema era
costutuito da una cardiopatia
ischemica in classe NYHA III-IV. Infatti il paziente eseguì allo
scopo delle accertamenti cardiologici che ocumentarono segni severi di
ischemia cardiaca che si accentuava al pasto, per ovvi motivi di impesco
digestivo e, successivamente, una coronarografia documentò
una stenosi trivasale. Il paziente purtroppo morì in divisione di
cardiologia. Talora,
viceversa, il medico, specie se il paziente da esaminare è anziano, se
è certo che i sintomi sono correlabili ad una patologia da reflusso
gastro-esofageo (GERD),
può attuare un approccio farmacologico, che in un certo senso funziona
anche da prova (cfr dolore
toracico ribelle). Deve essere fatta un'importante distinzione tra i
pazienti con sintotici che non vengono esaminati (dispepsia non
indagata) che vengono esaminati. Se invece i sintomi sono correlabili a
patologia bilio-pancreatica,
il percorso diagnostico-terapeutico si fà più arduo. Infine
vanno contemplati i casi in
cui il disturbo è motorio. Per esempio, classicamente, si parla di gastroparesi
diabeticorum e ci si riferisce a segni di alterato svuotamento
gastrico per neuropatia sistemica. Altre
volte i sintomi sono determinati da spasmi esofagei, per esempio nel
paziente con acalasia
e nel paziente con semplice "bolo isterico".
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Disturbi
dispeptici funzionali.
I
pazienti con dispepsia funzionale hanno sintomi che per definizione non
sono correlabili a malattia
ulcerosa gastroduodenale; ciò i segni non trovano una spiegazione
organica, in lesioni cioè ulcerose, benigne o neoplastiche.E'
il classico quadro del paziente stressato o sottoposto a mobbing sul
posto d lavoro che Essa può giunge alla vostra attenzione per un dolore
o un fastidio localizzato all'epigastrio senza una spiegazione organica
e non associato ad un quadro patologico intestinale (Talley et al.
1999). I criteri di Roma II specificano che i sintomi devono essere
presenti per 12 settimane
nei precedent 12 mesi. Sebbene questa rigidità non sia fondamentale
nella pratica clinica, la cronicità è una caratteristica molto
importantante della dispepsia funzionale.
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La
dispepsia funzionale è un disturbo eterogeneo i cui meccanismi
predisponenti sono rappresentati da:
a)
ipersensibilità viscerale alla distensione e stiramento
b)
alterato svuotamento dello stomaco
c)
patologia da rilassamento del fondo dello stomaco nel periodo
post-prandiale
d)
ipomotilità gastrica
e)
disritmia
gastrica (lo stomaco ha un pace-maker nel suo fondo che regola il
movimento)
f)
dismotilità del piccolo intestino
g)
neuropatia vagale
h)
ipersensibilità acida
i)
disturbi psicosociali, stress,
depressione,
ansia.
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Approccio
al paziente dispeptico.
Sostanzialmente
il congresso di Roma II, getta le basi per un approccio ottimale del
paziente dispeptico. Esso inizialmente
deve essere sempre inquadrato come paziente affetto da GERD, cioè
affetto da reflusso
acido in esofago di materiale, cioè, di provenienza gastrica, con o
senza la classica pirosi retrosternale, cioè il bruciore alla bocca
dello stomaco.
I quadri
, però, che si riscontrano sono di due tipi:
a)
la dispepsia ulcerosa
b)
la dipepsia non ulcerosa e, dunque, funzionale.
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Nel caso
a) l’approccio è più chiaro e più lineare, nel caso b) che si
associa a sensazione di stomaco gonfio, di flatulenza,
con eruttazione, digestione lenta e laboriosa, con il paziente che per
tutto il santo pomeriggio sente un sapore acido ed amaro delle polpette
al sugo che ha mangiato alle dodici, fino a quando vomita alle 20 (!!),
si può pensare a disturbo della motilità e del coordinamento della
pompa antro-bulbare. Sono
questi pazienti perfezionisti, frustrati, sempre sotto stress,
col capo ufficio che li tartassa, ansiosi e depressi,
che hanno vissuto eventi traumatici e che, quando vanno a casa, trovano
pure una moglie e dei figli conflittuali. Per cui se il paziente
incontra un medico come lo scrivente che ha lavorato anche molto in
psichiatria, allora l’approccio sarà globale, rivolto cioè alla
persona; se piuttosto il medico vede una pancia quando visita, allora la
diagnosi risulterà impossibile.
La visita
del dispetico funzionale
La visita
è un momento di incontro che serve a fare una conoscenza approfondita
col paziente. Dovete essere felici che qualcuno di rivolge a voi ed
essere disponibili ed ascoltare il paziente, mettere il paziente a suo
agio, lasciando da parte i mille problemi che affliggono questa nostra
categoria di poveri medici (stipendio da miseria, denuncie senza senso e
poco tempo per l’aggiornamento!!).
Quindi occorre identificare i fattori che hanno innescato o
esacerbato i sintomi per arrivare a concordare col paziente un piano di
intervento attivo, per stabilire una fattiva collaborazione.
Le
indagini da effettuare
a)
approccio al paziente con richiesta di indagini
specifiche, cominciando dal banale prelievo del sangue, con assetto del
ferro, sangue delle feci occulto, gruppo epatico (profilo epatico).
Quindi se le condizioni lo consentono,
passare a richiedere la esofagogastroduodenoscopia, oppure, più
semplicemente, un esofago baritato se pensiamo ad un’acalasia.
Nel corso dell’indagine endoscopica, la ricerca dell’Helicobacter
Pylori è essenziale, per discernere i quadri di gastrite.
L’esame ecografica dell’addome, mirata alle vie biliari ed al
pancreas, deve darci contezza della dispepsia su base litiasica (calcolosi
della colecisti, calcolosi
della via biliare, calcolosi del Wirsung, pancratite
cronica ecc. ). Seguono poi altri test più sofisticati, riservati
alle indagini di secondo livello. Per esempio il test dello svuotamento
dello stomaco con studio scintigrafico, la pH metria e la manometria
esofagea, a cui si rimanda.
Cura
La cura,
affidata solo a mani esperte, prevede:
a)
eradicazione dell’Helicobacter pylori ove presente, con
ricerca ad un mese degli antigeni fecali di H.P.
b)
impiego di antiacidi ed inibitori di pompa protonica (omeprazolo
e succedanei o di anti-H2, tipo ranitidina)
c)
impiego di procinetici ove si è dimostrato uno
svuotamento lento dello stomaco e/o un conseguente reflusso
gastro-esofageo
d)
sali biliari nelle gastriti alcaline
e)
antidepressivi ed ansiolitici (nella dispepsia non
ulcerosa, nel paziente con attacchi di ansia, nel nevrotico ecc.), con
particolare riferimento al buon buspirone che consente un ottimale
svuotamento dello stomaco
f)
interventi psicologici. Se il capoufficio rompe, devo
riuscire a combattere il suo mobbing! Se la moglie mi martorizza, lo
psicologo mi deve aiutare a risolvere il problema (problem solving).
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