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Gli
esami radiologici non sono sempre necessari, ma sono una procedura normale
in caso di trauma o nei controlli dopo frattura. Gli esami rx vanno
eseguiti in caso di infezione sospetta (cfr piede
diabetico)
o di osservazione di anomalia ossea significativa, per cui possa essere
indicato I'intervento chirurgico; sono necessari inoltre quando esistono
dubbi diagnostici. Se non sono presenti lesioni traumatiche, sono
sufficienti le proiezioni AP e laterale in carico del piede e della
caviglia. Talvolta sono utili anche proiezioni particolari per i
sesamoidi, o proiezioni oblique. Nel caso di patologie della caviglia
possono essere necessarie la visione AP e laterale in carico. Per
evidenziare patologie ossee oscure, quali la coalescenza delle ossa
tarsali, possono essere utili altre proiezioni o l'esame tomografico. (1) alluce posto al di sotto del secondo dito che viene sollevato (fino a sublussazione o lussazione dorsale della seconda articolazione metatarsofalangea); (2) paziente che non riesce a calzare alcun tipo di scarpa a causa del dolore; (3)
paziente che non riesce a calzare comodamente scarpe esteticamente
soddisfacenti. Inizialmente il trattamento dovrebbe consistere nel fare
indossare al paziente scarpe con punta larga e arrotondata, evitando
cuciture che passino sopra le sporgenze ossee. Sono importanti tacchi
bassi. Occorre domandare al paziente di mettersi in piedi di fianco alle
sue scarpe e osservare il contorno dei piedi raffrontandolo con quello
delle scarpe; spesso
ciò risulta molto illuminante per il paziente. Ammorbidire le scarpe
nelle zone che ricoprono sporgenze ossee serve a “guarire” molti
pazienti, almeno temporaneamente. Nel trattamento delI'alluce rigido è
bene suggerire al paziente di camminare lentamente a passi brevi, calzando
scarpe con suola curva; può essere indicato anche I'intervento chirurgico
correttivo. Borsite
del quinto metatarsale. Si
tratta di una zona di indurimento, spesso eritematosa, che compare sopra
la testa del quinto metatarsale ed è provocata da svasatura o sporgenza
ossea presenti sulla parte laterale del piede; anche essa è spesso
accompagnata da borsite. Gli esami sono indicati soltanto se è previsto
I'intervento chirurgico. Anche in questo caso I'adozione di calzature
più larghe è in genere sufficiente ad alleviare il dolore. Dito
a martello e dito ad artiglio
Inoltre
per la pressione contro la suola della scarpa, sulla punta del dito si può
formare un callo (specialmente nel caso di dito ad artiglio). In genere
queste deformità richiedono parecchio tempo per instaurarsi e sono dovute
a scarpe troppo corte o a lieve squilibrio muscolare. Se queste deformità
compaiono o evolvono in poco tempo, occorre eseguire indagini per
escludere che all'origine ci siano disturbi neurologici quali, per
esempio, neuropatia periferica (cfr neuropatia). Per
osservare queste deformità dinamicamente (e per valutare le forze anomale
interessate), può essere necessario chiedere al paziente
di mettersi in posizione eretta o di camminare. Anche in questo
caso non eseguiamo di routine gli esami rx, a meno che non si sospetti
un'infezione profonda o sia previsto I'intervento chirurgico. Spesso una
suoletta interna flessibile allevierà le callosità presenti sulla punta
delle dita e allargare le scarpe (spesso già deformate) in corrispondenza
delle dita, fornirà ulteriore sollievo al paziente. Se disponibili,
risultano molto utili le scarpe con maggiore spazio per I'alloggiamento
delle dita. Un sostegno di cuoio posto sotto le dita può dare a
quest'ultime un punto d'appoggio maggiore sulla scarpa; talvolta questa
manovra accompagnata da uso di scarpe di lunghezza adeguata, ridurrà la
deformazione a martello ed artiglio delle dita. Se nessuna delle
manovre indicate riesce ad alleviare i disturbi del paziente, si può
procedere a intervento chirurgico. Manifestazioni
ipercheratosiche.
lana
d'agnello, imbottiture per calli, fustagno o strisce di schiuma
poliuretanica. In caso di macerazione è essenziale tenere le dita
separate e asciutte. La mistura di Castellani è una sostanza che tiene
asciutta la zona, ha azione antisettica e può essere usata in piccole
quantità su lesioni di dimensioni ridotte. Per prevenire la recidiva ogni
giornb, dopo il bagno, il paziente dovrebbe limare le lesioni dure. Ciò
può essere fatto con pietra pomice, carta smerigliata o lima e va fatto
con regolarità. Talvolta tra le dita riscontriamo infezioni micotiche. E'
possibile eseguire colture fungine e somministrare griseofulvina; tuttavia
spesso è sufficiente la combinazione delI'applicazione locale di una
crema antimicotica con una igiene dei piedi adeguata. Metatarsalgia
Generalmente
il dolore nella regione metatarsale è aspecifico. Sotto una testa
metatarsale sporgente o dolente può formarsi una zona callosa iocalizzata
(cheratosi plantare intrattabile); spesso tale disturbo viene osservato
nel piede torto cavo o può essere causato da sporgenza o lesione di un
sesamoide. Può esserci anche eccessiva lungh ezza relativa di un
matatarsale rispetto ai metatarsali adiacenti o una eccessiva sporgenza di
uno dei condili plantari. Ín genere la prima condizione provoca una
lesione cheratosica diffusa, mentre la seconda dà luogo a una lesione
localizzata. Per la diagnosi sono utili esami radiologici con indicatori
radioopachi sulla sede della lesione; possono essere necessarie anche
proiezioni per evidenziare i sesainoidi. E' possibile osservare frattura
di un sesamoide; tuttavia il sesamoide può essere bipartito o presentare
altre variazioni anche senza essere leso. Un sesamoide può essere
ingrossato o spostato lateralmente a causa di forze abnormi associate a
borsite. Presenza di sesamoide dolente e infiammato può essere dovuta ad
alterazioni degenerative a carico della superficié ossea o cartilaginea.
In tutte queste condizioni è essenziale evitare calzature appuntite e con
tacchi alti. Spesso il paziente indossa scarpe con suole sottili e
flessibili che non offrono alcuna protezione alle strutture plantari. E'
possibile associare la prescrizione di calzature migliori con un adeguato
alloggiamento per le dita e suola piuttosto rigida, a quella di una
suoletta interna imbottita o plantare. Si Possono tagliare in forme adatte
pezzi di feltro o di schiuma poliuretanica con dorso adesivo per alleviare
la compressione sulle lesioni facendo galleggiare le zone dolenti
(scaricandola pressione in senso circolare o prossimale). Utilizzare anche
calzature rigide con suole ricurve perché consentono al piede di
scaricare le dita durante il ciclo dell'andatura, esercitando una
compressione minima sulle teste metatarsali. Inoltre per ridurre il dolore
durante I'andatura, si può chiedere al paziente di camminare più
lentamente e di compiere passi più brevi, perché ciò riduce le forze di
carico che si sviluppano durante il passo. Neurinoma
di Morton Nel
neurinoma interdigitale plantare è presente dolore sul lato plantare del
piede, che aumenta alla deambulazione e diminuisce con il riposo. Spesso
il dolore viene descritto come “urente” e può irradiarsi alle dita
adiacenti a un interspazio. Sono frequenti intorpidimento o formicolio
delle dita adiacenti. Dolenzia plantare locale viene osservata a livello
di un interspazio anziché sotto una testa metatarsale e la compressione
può provocare irradiazione del dolore alle dita adiacenti. Talvolta si
palpa una massa, che può essere rappresentata dal neurinoma stesso (posto
sotto il legamento metatarsale trasverso profondo) o da una cisti
sinoviale associata, derivante da un'articolazione metatarsofalangea
adiacente. Secondo la nostra esperienza due terzi di questi pazienti
rispondono al posizionamento di un cuscinetto di feltro fisso o mobile
prossimalmente alle teste metatarsali. Iniezioni di steroidi, lidocaina o
farmaci antiinfiammatori sono utili, ma raramente risolutive. Di solito,
se la sintomatologia non viene alleviata dall'inserzione di cuscinetti, è
indicato I'intervento chirurgico, che nel 90 per cento circa dei casi
elimina la sintomatologia. Sintomatologia. Il
paziente deve essere avvisato che, dopo I'intervento, la zona
interdigitale rimarrà permanentemente intorpidita (ciò tuttavia
raramente risulta fastidioso). Fascite
plantare e sperone calcaneare Questi
pazienti sono tra i più difficili da trattare. Presentano dolore
progressivamente ingravescente sotto il calcagno, di solito in sede
mediana. Spesso il dolore è maggiore al mattino al risveglio, si riduce
durante le normali attività e aumenta nuovamente dopo una giornata in cui
il piede ha dovuto sopportare il peso del corpo. Spesso sforzi marcati
risultano molto dolorosi. Spesso all'anamnesi non è possibile rilevare
cambiamenti recenti di attività o traumi. La fascia plantare si estende
dalla base delle falangi prossimali fino all'osso calcaneare e la tensione
cronica su questa fascia provoca infiammazione della sua inserzione
posteriore. In questa sede si forma uno sperone osseo per un processo
reattivo; non è questo a provocare dolore quanto I'infiammazione
dell'inserzione della fascia plantare. Questa condizione è più frequente
in soggetti con piedi molto arcuati, tipo piede cavo, piedi piatti e
pronati o atrofia e flaccidità dei cuscinetti calcaneari. In pazienti con
dolore bilaterale assicurarsi di poter escludere patologie sistemiche, tra
cui gotta, spondilite anchilosante, sindrome di Reiter e altre artriti
infiammatorie. Alcuni medici ritengono che molti di questi disturbi siano
dovuti a intrappolamento della branca calcanearè del nervo tibiale
posteriore nel punto in cui attraversa la caviglia e trattano alcuni casi
con iniezione di steroidi o decompressione chirurgica. Tuttavia, in genere
questi paziente i sono recalcitranti all'intervento. Nella metà circa di
queste situazioni una semplice coppa calcaneare di plastica allevierà
parzialmente la sintomatologia. Un piede cavo richiederà sostegno sotto
I'arco e ulteriore imbottitura. Un piede piatto o pronato può rispondere
bene a inserzione del cuscinetto calcaneare di feltro. Stiramento
del Piede Con questo termine complessivo si intende lo stiramento delle strutture tendinee e legamentose del piede. Nel piede piatto e flaccido o nel piede cavo la fascia plantare è soggetta a una tensione cronica. Nel corso di un certo lasso tempo, o acutamente per uno sforzo eccessivo, anche i legamenti posti tra ossa adiacenti possono essere tesi. Il tendine tibiale posteriore, che è il tendine principale che sostiene I'arco longitudale, può infiammarsi nel punto di di inserzione sull'osso navicolato nella sua guaina tendinea (tendinite tibiale posteriore). Riduzione di attività, somministrazione di antinfiammatori e sostegno dell'arco alleviano a breve e lungo termine questa condizione. Occorre prestare attenzione al paziente che presenti un piede piatto monolaterale, di comparsa recente (spesso dopo trauma minimo). Questa condizione, se accompagnata dall'impossibilità di ruotare all'interno la caviglia quando il paziente viene fatto sollevare sulla punta dei piedi, patognomonico di una rottura del tendine tibiale posteriore. vedi anche l'indice ortopedia |