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Speciale
sul dolore toracico
appunti del
dott.
Claudio Italiano
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Il
dolore
toracico
viene definito come qualsiasi dolore che anteriormente si
verifichi tra la base del naso e l'ombelico e posteriormente tra la nuca
e la XII vertebra dorsale, che non abbia causa traumatica o chiaramente
identificabile. È un frequente sintomo di consultazione del medico di
medicina generale e del cardiologo. Nella medicina generale, 112% circa
delle consultazioni riguarda questo sintomo. In numerosi studi è stato
evidenziato che nei Pronto Soccorso il 5% circa di tutte le visite è
rappresentato da valutazione per la presenza di dolore toracico. Nella
maggior parte dei casi la causa ha un'origine non cardiovascolare (nel
50% si tratta di dolore della parete toracica, il cosiddetto "dolore
intercostale" o chest waII syndrome). Un'origine ischemica del sintomo
viene diagnosticata nel 10-20% dei casi nelle diverse statistiche. Tra i
pazienti dimessi dal Pronto Soccorso con dolore toracico ed ECG e
troponina negativi, il 5% nei successivi 6 mesi presenta un infarto del
miocardio. Una mancata diagnosi di origine ischemica o comunque
cardiovascolare comporta una mortalità a breve termine doppia di quella
attesa in caso di ricovero, fonte di contenzioso medico-legale. Esistono
scarsi dati epidemiologici sul dolore toracico nella pratica
cardiologica ambulatoriale a livello sia territoriale sia ospedaliero.
In questo studio
abbiamo valutato la frequenza delle visite per dolore toracico in un
ambulatorio cardiologico generalista e il follow-up di questi pazienti
in un periodo di sei mesi.
Tabella.
Chest Poin Score (ANMCO-SIMEU 2009)
|
Localizzazione
|
|
|
Retrosternale, precordiale
|
+3 |
|
Emitorace sinistro, collo, mandibola, epigastrio
|
+2 |
|
Apice
|
-1 |
|
Carattere
|
|
|
Oppressivo, strappamento, morsa
|
+3 |
|
Pesantezza, restringimento
|
+2 |
|
Puntorio, pleuritico, pinzettante
|
-1 |
|
lrradiazione
|
|
|
Braccia, spalla, posteriore, collo, mandibola
|
+1 |
|
Sintomi associati
|
|
|
Dispnea,
nausea, sudorazione
|
+2 |
Risultato;
score <4 = dolore atipico, bassa probabilità di angina pectoris
score >4 =
dolore tipico, probabilita intermedio-alta di angina. |
.
|
|
.
|
|
.
|
Un
paziente su 10 visitati presso un ambulatorio cardiologico generalista
richiede la consulenza per aver presentato nei giorni o nelle settimane
precedenti una sintomatolo già caratterizzata dalla presenza di dolore
toracico. Nella maggioranza dei casi (86%) si tratta di un dolore
toracico atipico per ischemia o chiaramente non anginoso. Di questi
pazienti, il 5%, tuttavia, presenta una coronaropatia e I'1% può andare
incontro nei successivi sei mesi a
sindrome coronarica acuta. Nel caso di dolore toracico tipico (14%
dei casi) la frequenza di coronaropatia è elevata (70%) soprattutto in
concomitanza di età >67 anni, presenza di
diabete mellito, anamnesi di cardiopatia ischemica e ricorrenza del
dolore nelle ultime 24 ore. La probabilità di coronaropatia in base
alle caratteristiche del dolore e al
rischio cardiovascolare
va valutata
in maniera attenta ed è fondamentale nella scelta del percorso
diagnostico-assistenziale da effettuare. Tuttavia, non sempre la
raccolta dell'anamnesi è semplice e completa sia per limitazioni
comunicative sia perché i pazienti da valutare spesso sono anziani con
difficoltà uditive, di comprensione,
declino cognitivo, impatto emotivo e quant'altro. Tra gli elementi
di cui bisogna tenere conto nella valutazione del dolore, la regressione
del dolore dopo somministrazione di nitrati non va considerata come
criterio diagnostico; infatti, anche il dolore di origine non cardiaca
(ad es.,di origine esofagea) può recedere dopo somministrazione di tali
farmaci. In caso di elettrocardiogramma negativo, il passo successivo
nella valutazione del paziente con
dolore toracico che non presenti caratteristiche di urgenza è il
test da sforzo al cicloergometro. Nell'approccio bayesiano, considerando
la prevalenza della coronaropatia nella popolazione generale e in quella
con nella fascia di età 60-69 anni, la probabilità di
angina in presenza di
dolore toracico tipico è deI 94% negli uomini e del 91% nelle donne.
In questo caso, la coronarografia è ritenuta il gold standard, per cui
la positività o negatività di uno stress test ha scarsa influenza nella
decisione del percorso diagnostico assistenziale. Nella fascia di età
30-39 anni, in presenza di un dolore riconosciuto come non anginoso la
probabilità di coronaropatia è del 5% negli uomini e dell'1% nelle
donne. In questi pazienti l'esecuzione di uno stress test dunque è
probabilmente inappropriata. Lo stress test è invece importante nella
diagnostica di un dolore toracico giudicato atipico, in qualunque fascia
di età, tenendo conto della presenza di condizioni di rischio clinico
concomitanti (età >67 anni, ricorrenza del dolore nelle ultime 24 ore,
cardiopatia ischemica pregressa, diabete mellito). La presenza di uno o
più fattori di rischio cardiovascolare aumenta la possibilità di andare
incontro a un evento cardiovascolare maggiore: si passa dallo 0% in caso
di CPS <4 e assenza delle comorbilità considerate al 3% in presenza di
un solo fattore, al 5% se concomitano due fattori, al 18% se tre
fattori, al 30% se 4 o più fattori.Probabilmente, in presenza solo di
dolore toracico atipico è sufficiente limitarsi al test ergometrico,
mentre negli altri casi sarebbe utile considerare un imaging stress test
in quanto più sensibile dal punto di vista diagnostico e forse anche
prognostico. Bisogna ricordare che la sensibilità di questi test arriva
al massimo al 91% con la PET e la specificità all'88% con l'eco-stress
(che però è un esame molto operatore-dipendente). Tuttavia, anche tra i
pazienti con stress test negativo una percentuale variabile, in genere
1%, può andare incontro nei successivi sei mesi a sindrome
coronarica acuta. Secondo il calcolo probabilistico, un paziente di 45
anni con dolore atipico e test da sforzo negativo ha comunque una
probabilità di avere un evento fatale a un anno dello 0,7%. Su questa
percentuale incide anche la modalità di definire la diagnosi di infarto
miocardico, che è basata prevalentemente sul riscontro di elevati
livelli di marcatori di necrosi miocardica (soprattutto troponina). In
effetti, può anche accaderein rari casi che si verifichi a sei mesi un
infarto
NSTEMI con tipica curva della troponina, ma a coronarie indenni. Il
dolore toracico, soprattutto se atipico, mette a dura prova le capacità
diagnostiche del cardiologo ambulatoriale. Una diagnosi centrata al
100% è forse praticamente impossibile. È realistico constatare che una
percentuale di pazienti, probabilmente ancora da definire in studi più
ampi (0,5-1,%), valutati a livello ambulatoriale, vada incontro a una
sindrome coronarica acuta nell'arco di sei mesi nonostante la
negatività degli esami diagnostici. Soprattutto nelle donne, una
sintomatologia di dolore toracico ricorrente anche a coronarie integre
ha un impatto prognostico sfavorevole e impone un trattamento preventivo
farmacologico e non farmacologico aggressivo, in quanto questa
popolazione ha un numero di eventi cardiovascolari doppio rispetto a
quella senza dolore toracico. Questi pazienti hanno dimostrato di avere
una maggiore sensibilità agli stimoli dolorosi durante cateterizzazione
cardiaca. L’avvento della TC multislice coronarica potrebbe modificare
l'approccio diagnostico ai pazienti con dolore toracico sospetto
ischemico, ma i dati a disposizione sono ancora insufficienti. La TC,
oltre a rilevare la presenza o meno di
placche aterosclerotiche, ci permette anche di valutarne le
caratteristiche e la probabilità
che tali
lesioni possano dare nel tempo una sindrome coronarica acuta. In uno
studio del 2009, Motoyama et al. hanno dimostrato che a un follow-up a
50 mesi lo 0,5% dei pazienti con nessuna caratteristica TC di placca
vulnerabile andava incontro a sindrome coronarica acuta, contro il 3,7%
che aveva una caratteristica a rischio ed il 22,2% che aveva due
caratteristiche a rischio. Nessuno dei pazienti senza placca andava
incontro a sindrome coronarica acuta, anche se la popolazione con questa
caratteristica era esigua. In una recente metanalisi, la TC ha
dimostrato una sensibilità del 96% e una specificità del 77% nel
diagnosticare una sindrome coronarica acuta e Il valore predittivo
negativo di questa metodica è invece elevato (98%); non bisogna
dimenticare, tuttavia, che l'esame ha un impiego limitato nei pazienti
con elevata frequenza cardiaca o con
aritmie cardiache e che comporta una considerevole radio
esposizione. La patologia aterosclerotica risente di numerosi fattori
ambientali (soprattutto
fumo, alimentazione, attività fisica) e quindi è normale
un'eventuale progressione nel corso del tempo anche in pazienti in cui
al momento della valutazione clinica e strumentale i riscontri non
evidenzino una patologia clinicamente rilevante. Negli studi che hanno
valutato l'insorgenza di sindrome coronarica acuta in pazienti valutati
al Pronto Soccorso per dolore toracico con elettrocardiogramma e
troponina negativa, è stato riscontrato che questa si verificava nel 3%
dei casi a 30 giorni, nel 4,8% a 6 mesi, nel 6,7% a 12 mesi e nel 10% a
31 mesi. Nemmeno la combinazione di condizioni cliniche a rischio
(Goldman score) e strumentali (troponina) riesce a identificare pazienti
con un rischio di eventi cardiovascolari <7% a 30 giorni dalla
dimissione dal Pronto Soccorso.
Nella
pratica cardiologica ambulatoriale più del 10% dei pazienti visitati
chiede una valutazione per dolore toracico presentato nei giorni o
settimane precedenti. La stragrande maggioranza (>85%) presenta un
dolore toracico atipico o chiaramente non anginoso. Nel 5% di questi
pazienti, tuttavia, è presente una coronaropatia e l'1%, anche con
stress test negativo, può andare incontro a una sindrome coronarica
acuta nei successivi sei mesi. La contemporanea presenza dolore toracico
atipico e di condizioni a rischio, come un'età >67 anni, la ricorrenza
del dolore nelle ultime 24 ore, la presenza di cardiopatia ischemica
pregressa e la presenza di
diabete mellito, impone un approfondimento diagnostico con strategie
diagnostico-assistenziali probabilmente ancora da definire nella
migliore appropriatezza. Nei pazienti con dolore toracico tipico (CPS >
soprattutto in un soggetto con elevata probabilità pretest di avere una
coronaropatia, lo stress test con cicloergometro o mediante imaging non
permette di escludere in modo esaustivo una coronaropatia e
probabilmente in questi casi può essere previsto percorso diagnostico
che preveda l'esecuzione diretta di una coronarografia. Attualmente, la
TC coronarica ha un buon potere predittivo negativo, ma non una
specificità sufficiente per poter rimpiazzare la diagnostica
angiografica invasiva.
Appresso potete fruire del calcolatore di rischio cardiovascolare di
Goldman. |
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